Categoria: Curiosità

Gli stabilimenti balneari ora si prenotano con l’app

Per evitare di non trovare posto in spiaggia, quest’estate i bagnanti hanno scelto di prenotare sdraio e ombrellone online. Tanto che rispetto allo scorso anno l’incremento delle prenotazioni online degli stabilimenti balneari è cresciuto del 200%, e l’anticipo medio è di 2,8 giorni. Stando ai dati diffusi da Spiagge.it, il portale dedicato ai gestori e agli utenti degli stabilimenti balneari, il 2021 è l’anno d’oro per la prenotazione online della spiaggia. Gli stabilimenti che hanno scelto di digitalizzarsi hanno infatti registrato un incremento medio del 25% rispetto allo scorso anno in termini di occupazione dei posti. La giornata delle vacanze estive che ha fatto registrare un record è stata venerdì 13 agosto, con oltre 8.000 prenotazioni, e sold out per il 70% delle località balneari nel weekend di Ferragosto. Soprattutto per il litorale romagnolo e per la Calabria, che segna un +350% di prenotazioni. 

La giornata in spiaggia si organizza con la logica del booking

Se è costante la durata media del soggiorno presso lo stesso stabilimento (1,5 giorni) risulta in aumento il numero di utenti che nello stesso momento hanno prenotato più di uno stabilimento in giornate diverse (+20% circa). Un dato che fa emergere il trend di organizzare le giornate in spiaggia con più attenzione, e secondo le logiche utilizzate dal booking dei pernottamenti. In ogni caso, le prenotazioni online sono esplose nel periodo più caldo della stagione estiva. Tra il 10 e il 17 agosto le prenotazioni sul portale di Spiagge.it sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2020, passando a quota 50.000 transazioni online.

Litorale romagnolo e Calabria, record di prenotazioni

Tra le spiagge più apprezzate spiccano quelle del litorale romagnolo, che ha registrato sold out, con numeri che non si vedevano da almeno 5 anni, quasi raddoppiando le prenotazioni. In particolare, un famoso stabilimento di Rimini ha raggiunto il numero record di prenotazioni da app di 150 ombrelloni nel solo weekend di Ferragosto. Exploit della Calabria, poi, con +350% in termini di prenotazioni online rispetto allo stesso periodo del 2020, e del litorale Veneto (+180%).

Le spiagge hanno deciso di digitalizzarsi

Per consentire ai bagnanti di godersi il mare senza preoccupazioni o file alle casse dello stabilimento, nell’estate 2021 è quadruplicato il numero di stabilimenti che si sono serviti dello strumento Spiaggia e ristorante, messo a disposizione attraverso il gestionale di Spiagge.it. Questo, evidenziano i founder del portale, ha permesso a sempre più clienti di ordinare, pagare direttamente online e ricevere cibo e bevande direttamente sotto l’ombrellone, in tutta sicurezza, riporta Adnkronos.
“Gli stabilimenti che hanno scelto di digitalizzarsi utilizzando Spiagge.it hanno effettivamente ricevuto un incremento di prenotazioni sia infrasettimanali che nel week end – spiegano i fondatori di Spiagge.it – e registrato un incremento medio del 25% rispetto allo scorso anno in termini di occupazione dei posti”.

Le conseguenze economiche del Covid sulle famiglie, secondo l’Istat

A fine luglio 2021 l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, ha scattato una fotografia di quelle che sono le conseguenze economiche della pandemia. E il quadro che ne esce non è certo confortante, sia per quanto riguarda il calo dei consumi sia per quanto concerne l’aumento delle persone che si trovano a fare i conti con una nuova situazione di povertà.  Come ha ricordato lo stesso presidente dell’Istituto, Gian Carlo Blangiardo, nel 2020 si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà, con un’incidenza passata dal 6,4 del 2019 al 7,7%, e oltre 5,6 milioni di individui, in crescita dal 7,7 al 9,4%. Blangiardo ha anche sottolineato che “nel 2020, è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro: a livello nazionale, rispetto al 2019, cresce l’incidenza per le famiglie con persona di riferimento occupata (dal 5,5 al 7,3%), sia dipendente che indipendente; per le famiglie con persona di riferimento inquadrata nei livelli più bassi, operai o assimilati, l’incidenza sale dal 10,2 al 13,2%; fra gli indipendenti di altra tipologia, ossia lavoratori in proprio, dal 5,2 al 7,6%”. “Sull’incidenza della povertà hanno anche inciso le misure messe in campo a sostegno dei cittadini, che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020 sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà”.

Nel Nord la crescita più marcata di famiglie in difficoltà

Imprevidente dell’Istat ha poi aggiunto: “Se nel Mezzogiorno l’incidenza di famiglie in povertà assoluta si conferma più alta (9,9% nel Sud e 8,4% nelle Isole), è nel Nord che si osserva la crescita più marcata, sia per le famiglie (dal 5,8 del 2019 al 7,6%) sia per gli individui (dal 6,8 al 9,3%); nel Nord-ovest e nel Nord-est l’incidenza familiare di povertà assoluta passa, rispettivamente, dal 5,8 al 7,9% e dal 6,0 al 7,1%”. Questo fenomeno è stato provocato da “il blocco improvviso di interi segmenti dell’economia, con gli effetti sulla produzione di valore aggiunto e sull’occupazione, che ha determinato nella primavera del 2020 una forte caduta del reddito disponibile, nonostante le misure pubbliche di sostegno introdotte dal governo”.

Consumi in caduta 

“I consumi finali delle famiglie hanno così subito un crollo di dimensioni mai registrate dal dopoguerra, con una diminuzione del 10,9% che ne ha portato il valore a un livello di poco superiore a quello del 2009 – e a quello del 1997 se considerato al netto dell’effetto della variazione dei prezzi. Dall’indagine sulle Spese per consumi, la stima della spesa media mensile familiare per il 2020 è di 2.328 euro mensili in valori correnti, in calo del 9,0% rispetto al 2019″.

Appuntamenti amorosi? Solo con chi è vaccinato per il 48% degli italiani

Isolamento e restrizioni imposte dalla pandemia hanno aumentato il livello di attenzione che gli utenti prestano a salute e sicurezza personale, anche durante gli appuntamenti amorosi. Secondo l’indagine di Kaspersky dall’inizio della pandemia gli utenti sono più ansiosi a incontrare qualcuno di persona, tanto che il numero di utenti che preferisce non organizzare incontri offline è raddoppiato, passando dal 22% al 41%. Il 48% degli italiani, la percentuale più alta in Europa, preferisce organizzare incontri offline solo con persone che possiedono un certificato di vaccinazione, mentre i meno preoccupati sono gli olandesi (13%) e i tedeschi (15%).

Cresce il numero di utenti sulle piattaforme di incontri online

Gli eventi causati dalla pandemia hanno cambiato radicalmente molte attività quotidiane, e gli appuntamenti romantici non fanno eccezione. Nei mesi in cui è stato imposto l’autoisolamento, le persone hanno trascorso più tempo sulle app di incontri e il numero di utenti di queste piattaforme è cresciuto. La necessità di chiedere a un potenziale partner il certificato di vaccinazione è un’ovvia conseguenza della pandemia, ma le preoccupazioni che nascono quando arriva il momento di incontrare il proprio match offline non si limitano al solo fatto di ammalarsi. Il 39% degli italiani ha dichiarato che quando arriva il momento del primo incontro dal vivo si sente agitato, mentre il 28% prova insicurezza.

Essere consapevoli dei dati che si condividono con il potenziale partner

Per alleviare alcune di queste preoccupazioni, il 71% degli utenti italiani di queste app preferisce iniziare da un approccio telefonico o da una videochiamata prima di accettare un incontro offline.“Le politiche e le restrizioni vigenti in tutto il mondo hanno dato agli appuntamenti online un ruolo importante nella vita delle persone. Tuttavia, il passaggio da ‘online’ a ‘offline’ è per molti un ‘atto di fede’ – commenta David Jacoby, security expert di Kaspersky -. Per continuare a godersi gli appuntamenti online e offline in tutta sicurezza, è importante essere consapevoli dei dati che si condividono con il potenziale partner perché nel caso in cui si cambi idea sull’incontro è sempre possibile avere il controllo della situazione, sapendo quante informazioni personali sono state condivise e come possono essere utilizzate”.

Incontrarsi di persona dopo mesi di isolamento è un bisogno intrinseco

“In fondo, incontrarsi di persona dopo mesi di isolamento è un bisogno intrinseco negli esseri umani – commenta la terapista Birgitt Hölzel dello studio Liebling + Schatz di Monaco -. Certo, le app di incontri hanno permesso di entrare in contatto con nuove persone durante la pandemia, ma solo virtualmente. Un incontro fisico è tutta un’altra cosa”.Un’alternativa che può essere d’aiuto per tutelarsi fino a quando non ci si sente sicuri a incontrare qualcuno che non abbia ancora fatto il vaccino, è quello di organizzare una videochiamata un po’ più “intima” ma sicura.

Mercato del libro in Italia, +44% nei primi 5 mesi del 2021

Secondo le ultime rilevazioni GfK nei primi cinque mesi del 2021 il mercato italiano del libro ha registrato una crescita a valore del +44% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un giro d’affari di oltre 564,2 milioni di euro. Ma il trend è positivo anche nel confronto con le vendite registrate durante lo stesso periodo del 2019. In questo caso la crescita a valore è del +23%. Dopo un 2020 positivo anche quest’anno quindi è iniziato con una forte crescita, in particolare, GfK evidenzia le performance del Fumetto, che ha segnato una crescita del +182% a valore. Quanto alle copie vendute, complessivamente, nel periodo compreso tra i mesi di gennaio e maggio 2021 nel nostro Paese ne sono state vendute 39,7 milioni. 

Un trend positivo anche nel confronto con le vendite registrate nel 2019

La positività del mercato non è solo un effetto del confronto con il periodo del primo lockdown, che era coinciso con le chiusure di librerie e negozi. Infatti, analizzando l’andamento delle prime dieci settimane del 2021 si registra una crescita del +30% a valore rispetto allo stesso periodo del 2020, ovvero prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19. Ma il trend è positivo anche se si confrontano le vendite registrate tra gennaio e maggio 2021 con quelle dello stesso periodo del 2019, e in questo caso la crescita a valore è del +23%.

La Top 10 dei libri più venduti registra una crescita del +47%

Analizzando nel dettaglio i dati relativi al primo quadrimestre 2021, crescono del +13% le nuove pubblicazioni, le nuove referenze uscite nell’anno, che includono sia i titoli nuovi sia le nuove edizioni di titoli già pubblicati in passato. La Top 10 dei prodotti più venduti registra invece una crescita del +47%. Per quanto riguarda il prezzo medio di vendita è stato pari a 14,20 euro, con una crescita del +1,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un effetto, questo, dell’entrata in vigore a marzo 2020 della nuova legge per la promozione e il sostegno alla lettura, che ha ridotto lo sconto ordinario massimo applicabile dal 15% al 5% del prezzo di copertina.

L’andamento positivo coinvolge un po’ tutti i comparti

In termini di contenuto, si evidenzia una crescita generalizzata che coinvolge un po’ tutti i comparti, dall’editoria per Bambini, che segna un +33%, alla Narrativa (+42%), la Saggistica (+52%) e la Manualistica (+37%). Particolarmente significativa risulta la crescita del Fumetto, che registra un trend a valore pari al +182% rispetto al 2020.

Lombardia, il manifatturiero pronto a ripartire

Un anno dopo, uno studio per “fare il punto” sullo stato di salute delle imprese in Lombardia, su cosa è cambiato e su quali sono le principali criticità delle aziende.  La Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Lombardia hanno indagato le conseguenze della pandemia e le strategie di reazione adottate dalle imprese nell’ambito delle attività trimestrali di monitoraggio del manifatturiero, a distanza di un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Le interviste sono state realizzate nella prima metà di aprile 2021, quando le imprese si sono trovate in zona rossa e arancione. 

Clienti e ordinativi le criticità prevalenti

Nel manifatturiero le criticità prevalenti sono legate a problemi con i clienti e gli ordinativi (problema segnalato dal 32,4% delle imprese industriali di Milano, il 28,6% di Monza Brianza, il 25% di Lodi). A Lodi il dato più importante sono i problemi di approvvigionamento/organizzazione col 29,5%, che per Milano e Monza Brianza sono rispettivamente il 22,8% e 26,4%. Con la ripresa della domanda mondiale stanno inoltre emergendo anche difficoltà di reperimento dei materiali e significativi rincari delle materie prime e semilavorati. 

Il miglioramento (e le perdite non recuperabili) secondo gli imprenditori

Dalle dichiarazioni degli imprenditori emerge una situazione difficile, anche se in lento miglioramento. La percentuale che dichiara di non avere alcun problema è abbastanza elevata (16,2% per Milano, 14,3% per Monza e Brianza, ancora più alta, con il 22,7%, per Lodi). Le imprese che sostengono di aver subito perdite difficilmente recuperabili sono il 10,1% per Milano, 14,3% per Monza Brianza, 9,1% per Lodi. Le imprese in questo periodo di difficoltà hanno fatto largo impiego degli ammortizzatori sociali: il 37,3% per Milano, il 29,3% per Monza Brianza, il 27,3% per Lodi dichiara di aver utilizzato recentemente la Cassa Integrazione. Questo strumento ha permesso di limitare il ricorso a provvedimenti con impatti maggiormente negativi sull’occupazione come la riduzione dell’organico e il mancato rinnovo dei contratti in scadenza.

Bene l’industria e lo smart working

Nell’industria il 26,3% delle imprese di Milano, il 32,1% di Monza Brianza, il 36,4% a Lodi ha dichiarato di non aver avuto ripercussioni o di avere aumentato l’organico, con imprese in espansione (22,8% a Milano, 20% a Monza Brianza, 18,2% a Lodi).
Interessanti i dati sullo smart working: oltre la metà delle imprese lo ha adottato durante la pandemia nell’industria (62,1% a Milano, 59% a Monza Brianza e 55% a Lodi). Non tutte le imprese sembrano comunque intenzionate a rendere strutturale questa modalità di lavoro: non lo sono il 52% a Milano, il 64,6% a Monza Brianza, il 54,2% a Lodi.

Pasta, i consumi tornano a livelli pre Covid

Alla pasta non si rinuncia, e per noi italiani è sicuramente un must della dieta. Anche nei mesi più duri del primo lockdown e poi durante le limitazioni imposte dalla pandemia, che hanno rallentato l’attività di locali e ristoranti, il consumo di pasta e prodotti a base di grano ha comunque tenuto. L’analisi di questo specifico comparto è stato messo sotto la lente nel corso dei Durum Days 2021, l’evento che ogni anno riunisce tutti i partecipanti della filiera.

Livelli di produzione antecedenti al Covid

Dopo aver vissuto la forte turbolenza causata dalla prima ondata di pandemia, la filiera del grano duro e della pasta sembra essere tornata ai livelli antecedenti l’epidemia, e l’andamento relativo sia alla produzione sia al consumo è perfettamente in linea con il 2019. Anche il mercato sta tornando alla piena normalizzazione, grazie anche al sensibile allentamento della pressioni sui prezzi che invece aveva caratterizzato le ultime due campagne. Durante l’evento, un rapporto di ricerca elaborato dall’istituto di ricerca Areté ha mostrato che nonostante il lungo lockdown del settore ho.re.ca, la produzione di pasta della filiera italiana nel 2020 è aumentata dell’11% rispetto al 2019. In alcuni periodi dell’anno si sono addirittura raggiunti picchi superiori al 40%. Si prevede che ritorni ai livelli pre-pandemia nel 2021, con una produzione superiore dell’1% rispetto al 2019. 

I consumi si stanno normalizzando

Anche per quanto i consumi si sta tornando a livelli pre epidemia. La domanda, infatti, si sta normalizzando: nel primo trimestre del 2021 il consumo di pasta ha registrato valori inferiori del 15,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 (probabilmente nel primo lockdown i nostri connazionali hanno scelto la pasta proprio come comfort food, per “scacciare” le preoccupazioni). Rispetto al 2020, la stima per il 2021 è di -3,4%, che porterà il livello dei consumi a dati del tutto analoghi a quelli del 2019 (anche se è prevista una crescita stimata a +1%). Per quanto riguarda le scelte di acquisto dei consumatori, queste continueranno a essere orientate verso prodotti di qualità e soprattutto totalmente Made in Italy. E proprio questo è uno dei principali trend del mercato, che vedrà anche nei prossimi mesi la forte ascesa dei piccoli brand di nicchia. Insomma, anche per quanto riguarda la scelta di un “semplice” piatto di pasta gli italiani privilegiano la bontà del prodotto piuttosto che il prezzo.

La “Generazione Z” riscopre l’agricoltura sostenibile

Giovani sì, ma con i piedi per terra. In base al nuovo Osservatorio del mondo agricolo, dal titolo “La riscoperta dell’agricoltura nella youth economy” condotto dalla Fondazione Enpaia (l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura) e il Censis si scopre un nuovo rapporto fra giovani e la terra. Sono proprio loro, i cosiddetti Millennial (i nati fra la metà degli anni Ottanta e Novanta) e la Generazione Z (i nati nel decennio successivo)  i protagonisti di una vera e propria rivoluzione nel settore dell’agricoltura. Che dovrà essere  necessariamente sostenibile.

Speranza per il futuro e opportunità di occupazione

In base all’Osservatorio, per nove giovani su dieci la sostenibilità ambientale e la lotta al riscaldamento globale sono le priorità dell’agenda italiana; in particolare spicca il ruolo dell’agricoltura, che sa interpretare meglio di altre queste urgenze. Infatti, per il 60% della GenZ (composto da giovani di età compresa tra 15 e 24 anni), gli agricoltori sono impegnati a rendere sostenibile la filiera alimentare, contro il 48% dei Millennial. Agricoltura sostenibile per i giovani significa anche opportunità di lavoro immediate e future: l’88,7% di loro crede che si possano creare occasioni di lavoro di alta qualità e tra le generazioni più giovani tale valore raggiunge l’89,5%. Per il 51,7% dei ragazzi, il settore agricolo ripartirà prima degli altri dopo il Covid-19, mentre per l’82% -85% di GenZ questa ripresa giocherà un ruolo decisivo anche per alti comparti oggi in difficoltà, come il turismo e il food.

Il “colpo è stato duro”

Nonostante l’ottimismo, il 60,2% dei giovani è ritiene che la strada verso lo sviluppo nel dopo pandemia sarà lunga e complicata, perchè “il colpo subito è stato duro e ci ritroveremo con i soliti problemi aggravati”. Ad esserne più sicuri sono i Millennial (63,8%), probabilmente perché hanno già vissuto sulla propria pelle la crisi del 2008.

L’agricoltura “giovane” è tecnologica

Negli ultimi anni, l’agricoltura in cui sono impegnati i giovani è un’industria ad alta intensità tecnologica e le aziende hanno potuto sfruttare le opportunità delle TIC. Pertanto, è necessario concentrarsi sull’innovazione tecnologica per aiutare lo sviluppo del mondo rurale. Per i giovani, la sostenibilità rimane lo standard a cui fare riferimento per l’eccellenza economica e sociale. Infatti, tenuto conto del Covid-19, il 62,8% degli intervistati presterà maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi. Il rapporto tra GenZ (60,7%) e Millennial (63,5%) è simile; il 46,4% farà la raccolta differenziata, mentre il 32,2% acquisterà prodotti locali e a chilometro zero per limitare l’inquinamento. Infine, il 32,1% delle persone eviterà di acquistare prodotti in plastica (43,8% tra la GenZ e 27,9% tra i Millennial).

Felicità e lavoro, donne meno appagate degli uomini

Il 44% delle donne italiane non è appagato dalle opportunità di carriera. Dai dati dell’Osservatorio sulla Felicità condotto dall’Associazione Ricerca Felicità emerge che le donne si sentono meno felici sul lavoro rispetto agli uomini. Una sensazione confermata dal 41% delle intervistate, che si dichiara insoddisfatta del proprio compenso, mentre l’insoddisfazione per l’opportunità di sviluppo di carriera è per le donne maggiore di 9 punti percentuali rispetto agli uomini (35%). Del resto, l’insoddisfazione femminile nell’ambito professionale è il punto di partenza per una felicità equa nel mondo del lavoro.

Poca soddisfazione per compenso e opportunità lavorative

Il barometro della felicità misura la soddisfazione della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro basandosi su un sistema di misurazioni oggettive effettuate a cadenza annuale. L’obiettivo è aiutare le organizzazioni a considerare il tema della felicità in ambito lavorativo. I temi indagati dalla seconda edizione dell’Osservatorio riguardano la soddisfazione sul compenso e sulle opportunità lavorative. E i risultati parlano chiaro: le donne risultano meno soddisfatte rispetto agli uomini, il 41% del compenso, contro il 28% degli uomini, e il 44% per le opportunità di sviluppo di carriera, contro il 35% degli uomini.

Un punto di partenza su cui si è chiamati a riflettere

“I dati raccolti non hanno la pretesa di voler fornire risposte, si tratta di un punto di partenza su cui noi tutti siamo chiamati a riflettere – dichiara Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità -. Il nostro obiettivo è quello di captare i segnali provenienti dal mondo del lavoro, affinché si possano trovare gli strumenti utili per il raggiungimento di un benessere collettivo. Non sappiamo con assoluta certezza perché il 41% delle donne non siano soddisfatte del proprio compenso e il 44% non siano appagate dalle proprie opportunità di sviluppo di carriera sul lavoro, ma supponiamo possa esistere nella donna un certo grado di difficoltà nell’esprimere il proprio disagio in ambito lavorativo, e in questa ricerca penso abbiano voluto farlo presente”.

Meno divario per il rispetto e il riconoscimento dei propri meriti

Quanto a rispetto e riconoscimento dei propri meriti il divario tra uomo e donna è minore. Infatti, alla domanda “mi trattano con rispetto, senza discriminazione”, le risposte negativo da parte delle donne sono il 14%, mentre quelle degli uomini il 10%. Alla domanda “riconoscono sempre i miei meriti”, le risposte negative delle donne sono il 31%, contro il 28% di quelle degli uomini. Tuttavia, l’11,9% degli intervistati riconosce come falsa l’affermazione “mi aiuta a capire me stesso” in ambito lavorativo, così come è ritenuta falsa dal 12,2% l’affermazione “l’ambiente mi fa sentire compreso”.

Complessivamente, il campione ritiene di essere considerato dagli altri più felice di quanto si senta. Una sensazione lievemente più evidente per le donne (39% vs 36% uomini), anche rispetto a sentirsi veramente felici (26% vs 31% uomini).

Un sondaggio mondiale sull’uguaglianza e la violenza di genere

La violenza domestica è aumentata a causa delle misure di sicurezza a contrasto della pandemia? Le restrizioni hanno avuto implicazioni sull’uguaglianza di genere? A rispondere è l’Annual WIN World Survey (WWS – 2020), che monitora proprio i dati globali sulla violenza e l’uguaglianza rilevando i cambiamenti avvenuti rispetto agli anni precedenti. La ricerca di WIN International, di cui BVA Doxa è membro italiano e socio fondatore, esplora le opinioni di 29.252 cittadini di 34 paesi in tutto il mondo, ed evidenzia che in linea con quanto rilevato a livello globale, anche in Italia la percentuale di donne che dice di aver subìto violenze di tipo fisico o psicologico si attesta al 17%.

La situazione italiana

Per quanto riguarda le molestie subìte nell’ultimo anno, in Italia il 5% di donne ammette di esserne stata vittima, un dato leggermente più basso rispetto alla media globale (8%) ed europea (6%). Anche in Italia poi il luogo in cui l’uguaglianza di genere è maggiormente percepita è la casa (74%), un dato allineato anche con la media europea (71%). Si distanziano di molto però le percentuali di coloro che in Italia credono che l’uguaglianza di genere sia stata raggiunta in altri ambiti: solo il 41% al lavoro e il 42% in politica, che come a livello mondiale si riconfermano gli ambienti meno equi.

Il monitoraggio sulla violenza

Rispetto agli anni precedenti, c’è poco o nessun miglioramento in termini di violenza subita dalle donne, e i risultati sono purtroppo stabili (17% 2020, 16% 2019). Sebbene riscontrino un miglioramento rispetto allo scorso anno le donne nel continente americano (23%) e le donne in Africa (24%) hanno subìto violenze fisiche o psicologiche più delle donne di altre aree.  Come nelle precedenti rilevazioni, poi, le donne tra i 18 ei 24 anni subiscono la più alta incidenza di violenza fisica e psicologica (24%), ma la percentuale di donne in India che subisce violenza è più alta che in altri paesi (48%), seguite da donne cilene e argentine (36%). Le percentuali più basse si trovano invece in Vietnam (1%), Cina e Corea del Sud (5%).

Le molestie sessuali

Nonostante le campagne in tutto il mondo, i risultati mostrano scarsi miglioramenti: l’8% delle donne ha subìto molestie sessuali nell’ultimo anno (2020), rispetto al 9% nel 2019 e al 10% nel 2018. In relazione ad altre regioni, le donne nelle Americhe riferiscono di aver subito molestie sessuali in misura maggiore, anche se la percentuale scende di 4 punti rispetto allo scorso anno (20% vs 16%). In generale, se le differenze che emergono fra le diverse aree geografiche vanno interpretate nel contesto di riferimento le donne di età compresa tra 18 e 24 anni registrano ancora il più alto tasso di molestie sessuali (18%). India (29%), Messico (28%) e Brasile (21%) nel 2020 segnalano le più alte percentuali di molestie sessuali, mentre Vietnam (1%), Slovenia (1%) e Indonesia (2%) le cifre più basse.

Vecchia routine, quando manchi! Nostalgici 7 italiani su 10

Le care, vecchie abitudini messe tutte in discussione dalla pandemia quanto ci mancano? Tanto, ani tantissimo. A confermarlo è il sondaggio “La routine degli Italiani al tempo della pandemia” condotta da Bva-Doxa per l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR). obiettivo dell’indagine, oltre a esaminare il sentiment dei nostri connazionali, è quello di stimolare una riflessione sull’importanza delle certezze della routine quotidiana, proprio come l’istruzione per i bambini, sostenendo dall’altro lato una campagna per raccogliere fondi per ricostruire 4.000 scuole nel Sahel a favore di 700mila bambini rifugiati.

L’85% fa fatica ad adattarsi alla nuova vita

Il 75% degli intervistati, rivela il sondaggio, vorrebbe tornare alla vita di prima e più di 8 su 10 (85%) ha trovato difficile adattarsi alle limitazioni imposte dalla pandemia. Un dato che non ci lascia del tutto sorpresi, visto il particolare momento storico che stiamo vivendo, ma che assume un significato diverso se confrontato con la visione che gli Italiani avevano della routine qualche anno fa: nel 2013, il 35% dei nostri connazionali (quasi 18 milioni di Italiani) dichiarava che avrebbe immediatamente cambiato vita se solo avesse potuto. Se prima della pandemia la routine era considerata in qualche modo noiosa e scontata, oggi invece viene fortemente rivalutata e desiderata.

Come ci sentiamo? Oscilliamo tra paura e speranza

Il 49% degli intervistati si sente preoccupato per il futuro che si presenta incerto, mentre il 40% si pone tutto sommato sereno e fiducioso verso tempi migliori che di sicuro arriveranno; infine l’11% si dichiara fortunato per avere delle certezze e una stabilità. Del resto, il 25% degli Italiani sostiene che in questa fase difficile della nostra storia ha scoperto nuovi aspetti importanti della propria personalità; il 15% è riuscito anche ad adattarsi facilmente e a sfruttare questo momento per una crescita personale. Per quanto riguarda gli aspetti della vita che ci mancano di più rispetto a prima, non sorprende che siano i ritrovi in famiglia e con gli amici, siete ai viaggi e agli abbracci.  

Non sarà come prima, anche nelle piccole cose

Anche se esiste una larga fetta di popolazione che resta positiva, il giudizio sul “poi” è quasi unanime: circa 9 italiani su 10 (88%) pensano che, una volta finita l’emergenza , la routine cambierà completamente. Oltre la metà degli intervistati (53%) afferma che, dopo questa esperienza, apprezzerà di più le certezze e le piccole cose della vita, senza dare più nulla per scontato; il 21% dichiara anche che cercherà di ridurre al massimo gli sprechi. Infine, il 20% sostiene che non si farà più prendere dalla frenesia del lavoro e degli impegni quotidiani e che dedicherà più tempo agli affetti e alle cose veramente importanti, mentre il 6% afferma che dedicherà più tempo anche alle persone più vulnerabili.