Categoria: Curiosità

Professioni del prossimo futuro: quali sono le più richieste in Italia?  

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mercato del lavoro, offrendo nuove opportunità ma mettendo in luce anche una carenza di professionisti qualificati. Nonostante gli stipendi elevati e le prospettive di carriera molto promettenti, molte aziende italiane faticano a trovare esperti in questo settore. Attualmente, si stima che in Italia operino circa 50.000 specialisti in ambito IA, ma la crescente digitalizzazione e l’automazione industriale stanno facendo aumentare esponenzialmente la richiesta di nuove competenze.

Esperti di data science, di IA e di machine learning 

Tra le professioni più ambite in questo settore, gli esperti di data science rivestono un ruolo cruciale, occupandosi dell’analisi dei dati e della creazione di modelli predittivi, con stipendi che possono arrivare fino a 8.000 euro al mese. Accanto a loro, gli specialisti in intelligenza artificiale, con competenze nello sviluppo di soluzioni personalizzate per le aziende, possono guadagnare fino a 5.000 euro.

Un altro profilo molto richiesto è quello degli ingegneri del machine learning, responsabili della progettazione di algoritmi avanzati di apprendimento automatico, con retribuzioni che possono raggiungere i 12.000 euro. Anche gli AI engineer, che sviluppano infrastrutture e software basati sull’intelligenza artificiale, sono sempre più richiesti, con stipendi che arrivano a 6.000 euro al mese.

Sviluppatori e analisti 

La gestione e l’interpretazione di grandi quantità di dati sono affidate agli analisti di big data, figure fondamentali per trasformare le informazioni raccolte in strategie aziendali efficaci, con compensi che possono toccare i 4.000 euro mensili. Allo stesso modo, gli sviluppatori di algoritmi IA, responsabili della creazione di modelli avanzati per software e applicazioni, possono guadagnare fino a 10.000 euro.

Un altro ambito strategico è quello della sicurezza informatica, dove gli esperti di cybersecurity giocano un ruolo chiave nella protezione dei sistemi aziendali da minacce informatiche, con stipendi che possono arrivare a 5.000 euro.

Consulenti di etica e ingegneri fintech

L’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, ma pone anche importanti sfide etiche e normative. I consulenti di etica dell’IA, incaricati di valutare le implicazioni morali e legali di queste tecnologie, possono percepire fino a 4.000 euro mensili. Nel settore finanziario, gli ingegneri fintech stanno integrando l’intelligenza artificiale nei servizi bancari e assicurativi, con stipendi fino a 5.000 euro.

Infine, la robotica è un altro ambito in forte espansione, con professionisti specializzati nella progettazione e manutenzione di robot per applicazioni industriali e domestiche che possono guadagnare fino a 6.000 euro al mese.

Un booster per l’economia nazionale

Secondo le previsioni di Susini Group StP, riferisce Adnkronos, l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale potrebbe far crescere il PIL italiano di 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, con un incremento stimato del 6,4%. Entro il 2030, il numero di professionisti impiegati nel settore potrebbe raggiungere le 500.000 unità, a dimostrazione del ruolo cruciale che l’IA avrà nello sviluppo economico del Paese.

Per affrontare questa trasformazione, diventa essenziale investire nella formazione di nuove competenze e nella riqualificazione del personale, rendendo l’IA non solo una rivoluzione tecnologica, ma una leva fondamentale per la competitività dell’Italia nel panorama globale.

Gran Bretagna: per andare a Londra servirà un permesso elettronico

Il Governo britannico sta gradualmente introducendo l’Electronic Travel Authorisation (ETA) per chi viaggia nel Regno Unito dal Continente e dal resto del mondo. Non si tratta di un visto, poiché l’ETA è un’autorizzazione elettronica a raggiungere la Gran Bretagna ed è riservata agli stranieri esentati dall’obbligo di visto.

I cittadini dei Paesi UE, Italia inclusa, potranno richiedere una ETA a partire dal 5 marzo 2025, e dal 2 aprile 2025 potranno viaggiare nel Regno Unito con tale autorizzazione.
Per i cittadini extra-UE, come americani, israeliani o giapponesi, l’obbligo è iniziato a partire dall’8 gennaio 2025, con apertura della possibilità di fare domanda dal 27 novembre 2024.

Fare domanda con l’app UK ETA

Per richiedere l’ETA serve il passaporto con cui si viaggia (non una fotocopia o un passaporto digitale), un indirizzo email, una carta di credito o una carta di debito o Apple Pay o Google Pay.
Il modo più veloce per presentare domanda è tramite l’app gratuita UK ETA, scaricabile da Apple Store o Google Play.

Segno dei tempi, l’app oggi risulta al quarto posto nel rank ‘Top Free Apps’ di iPhone, pur non potendo vantare una valutazione ottimale da parte degli utenti.
Esiste comunque anche una guida all’uso dell’app. Si tratta di una pagina internet sul sito del governo britannico, all’indirizzo gov.uk/guidance/using-the-uk-eta-app.

Il costo è 10 sterline e vale 6 mesi

L’ETA è utile per una visita della durata fino a 6 mesi e costa 10 sterline. La possibilità di presentare domanda dipende dalla data del viaggio e dalla nazionalità sul passaporto, riferisce Askanews,

Secondo il sito ‘Welcome to GOV.UK’ (www.gov.uk) l’ETA non va bene per svolgere un lavoro retribuito, o non retribuito, per un’azienda del Regno Unito o per lavoratori autonomi, salvo eccezioni (Creative Worker visa concession). Ma anche per vivere nel Regno Unito con visite frequenti o successive, oppure per sposarsi o registrare un’unione civile.
Anche per dare comunicazione di matrimonio o unione civile sarà necessario richiedere un visto ad hoc (Marriage Visitor visa).

Non serve ai cittadini dei territori britannici d’oltremare

Inoltre, non ha bisogno di un’ETA chi ha un visto o il permesso di vivere, lavorare o studiare nel Regno Unito, incluso chi possiede lo status di residente permanente o provvisorio o il diritto di residenza.

Anche chi è un cittadino britannico o irlandese e chi sta viaggiando con un passaporto di cittadino dei territori britannici d’oltremare non ha bisogno dell’ETA, così come chi vive in Irlanda e viaggia in Gran Bretagna da Irlanda, Guernsey, Jersey o dall’Isola di Man.

I fenomeni che guidano la spesa italiana nel labirinto delle etichette

L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy individua e misura trend e fenomeni in atto ‘nel carrello della spesa’ degli italiani. L’ultimo rapporto, il 16°, ha monitorato più di 100 claim, certificazioni, pittogrammi, indicazioni geografiche, presenti sulle etichette degli oltre 138mila prodotti che entro giugno 2024 hanno realizzato 47,7 miliardi di euro in supermercati e ipermercati italiani, l’83,4% del giro d’affari totale.

“Nei 12 mesi raccontati in quest’edizione dell’Osservatorio Immagino abbiamo registrato l’andamento positivo di molti trend, che fino alla fine del 2023 erano stati penalizzati, soprattutto nei volumi, dall’elevata crescita dei prezzi”, dichiara Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy.
Segno che gli italiani continuano a mostrare particolare attenzione verso le direttrici di crescita del largo consumo negli ultimi anni: salute, benessere, territorio e sostenibilità.

Benessere e territorio i più dinamici

Tra i 12 fenomeni rilevati dall’Osservatorio sono proprio quelli focalizzati su benessere e territorio ad aver mostrato il maggior dinamismo.
Di fatto, in un anno il carrello della spesa dei prodotti legati all’italianità, trainato dai prodotti Dop (+3,5% a valore, +2,1% a volume) ha aumentato il giro d’affari del +2,1%, superando 11,3 miliardi di euro.

L’area del free from ha registrato +3,0%, superando 8 miliardi di euro, guidato dalla maggior attenzione all’assenza o alla riduzione di zuccheri e grassi idrogenati, e caratterizzato dagli exploit dei prodotti senza pesticidi o residui o glifosato.
Crescita annua del +3,4% anche per gli incassi dei prodotti arricchiti, pari a oltre 5 miliardi di euro di sell-out, dove le proteine si confermano il fenomeno del momento.

L’inarrestabile avanzata della sostenibilità

Inarrestabile anche l’avanzata della sostenibilità, a cui l’Osservatorio Immagino, insieme all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, dedica il consueto approfondimento nella sua triplice declinazione, ambientale, sociale e benessere animale.

La sostenibilità è entrata ormai prepotentemente anche sulle etichette dei prodotti mass market. L’84,8% dei prodotti rilevati dall’Osservatorio presenta on pack almeno un’indicazione relativa alla sostenibilità. In termini assoluti, si tratta di 117mila referenze, ovvero, 3.430 in più rispetto alla rilevazione precedente.
Ma tra i fenomeni individuati e raccontati dalla sedicesima edizione dell’Osservatorio c’è anche l’evoluzione del petcare. 

Un comparto in evoluzione: il petcare

In un anno i prodotti destinati all’alimentazione di cani e gatti hanno aumentato del +6,2% il giro d’affari, sfiorando 1,2 miliardi di euro.
Anche in questo settore si stanno affermando logiche analoghe a quelle che guidano il mondo degli alimenti ‘per umani’, come l’attenzione all’equilibrio nutrizionale, alla sostenibilità e all’italianità dei prodotti.
A testimoniarle sono ancora una volta le etichette dei quasi cinquemila prodotti petfood analizzati dall’Osservatorio.

Altro fenomeno entrato nel radar dello studio è l’e-commerce, protagonista del dossier di approfondimento di questa edizione, che ha analizzato pesi e indici rispetto al canale fisico su un paniere composto da 102.567 prodotti rilevati nel canale web.

Quanto costerà il Natale 2024? Fino al 300% in più

Quest’anno il Natale costerà decisamente tanto: si parla di aumenti che per alcune voci di spesa arriveranno fino al +300%.
Dagli addobbi ai regali, dai viaggi agli alberghi fino agli skipass il rapporto congiunto Facile.it – Consumerismo No Profit fa il punto su quanto spenderanno le famiglie italiane per il periodo natalizio. E ha scoperto che per i soli regali di Natale gli italiani spenderanno quasi 11 miliardi di euro, con un esborso pro capite di 256 euro.

Tanti connazionali (6,2 milioni), però, spenderanno meno rispetto allo scorso anno. Tra questi, il 47% (oltre 2,9 milioni) preferirà tagliare sui costi natalizi, mentre il 40% spenderà meno perché si trova in difficoltà economica.

Pranzo e cenone: 3,5 miliardi

Per il pranzo o il cenone di Natale gli intervistati dall’indagine hanno dichiarato di mettere a budget in media 83 euro, per una spesa complessiva stimata di oltre 3,5 miliardi di euro.
Per i prezzi del pranzo o del cenone bisogna guardare anche al settore alimentare, che secondo le stime di Consumerismo no Profit, ha guidato l’aumento dell’inflazione, con un incremento dei prezzi del 2,4% rispetto all’1,1% di settembre 2024.

I rincari maggiori riguardano i beni di prima necessità, come pasta, olio, riso, farina e pane, con incrementi che vanno fino al +84% rispetto al 2014.

Addobbi: 270 euro

Nel 2023, la spesa media per decorare un albero di Natale tradizionale (albero, luci e addobbi), era stimata intorno a 233,33 euro. Nel 2024, la cifra è salita a circa 270 euro, circa il +16%, ovvero, 37 euro in più rispetto all’anno precedente.
Il costo per addobbare un albero di Natale nel 2024 può variare significativamente. Ad esempio, per l’albero artificiale, da 30 a 500 euro, a seconda di altezza, qualità e caratteristiche. Per palline e ornamenti da 10 a 100 euro per set, a seconda del materiale e del design, per le luci da 15 a 100 euro, ghirlande e festoni, da 10 a 50 euro, puntale, da 10 a 50 euro.

Vacanze, trasporti, alloggi

Tra Natale e Capodanno saranno 11 milioni e mezzo gli italiani che si concederanno una vacanza con pernottamento di almeno una notte, per una spesa media di 335 euro e una stima complessiva di quasi 4 miliardi.
Durante le festività i voli subiranno poi rincari fino al 100%, mentre viaggiare in treno potrà costare fino al 300% in più. Sui traghetti rincari più contenuti, ma comunque a doppia cifra, mentre gli skipass hanno subito aumenti fino al +30% negli ultimi tre anni.
Il 97% delle agenzie di viaggi riscontra una media di aumento di prezzi per pacchetto vacanze del 20%. Quanto agli hotel, l’incremento è dell’8,1% sul prezzo medio di una camera (151,47 euro).

Libere professioni: nel 2023 un balzo di 10mila unità

Nel 2023 in Europa si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, e tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale.

L’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.

Emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.

Prosegue un processo di ribilanciamento di genere

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Progressione dei redditi tra tutti i gruppi professionali

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

II bilancio del mercato del lavoro indipendente è ancora negativo

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.

Ristrutturazioni: quali sono le scelte dei proprietari italiani?

L’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool, esplora le attitudini e i comportamenti degli italiani rispetto alle ristrutturazioni residenziali.
Se il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% dei proprietari di casa sceglie di ristrutturare, entro il 2034 il 70% ha pianificato una ristrutturazione, e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. La conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta però limitata.

A ristrutturare sono soprattutto coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari. Indipendentemente dalla dimensione della casa, è infatti questa categoria a mostrare maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio. 

Realizzare interventi urgenti è meno importante della riduzione dei consumi

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.

L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).
La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Agevolazioni e incentivi rafforzano le intenzioni

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Più attenzione verso isolamento termico e pannelli fotovoltaici

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.

PMI, come attrarre nuovi talenti?  

Le piccole e medie imprese (PMI) italiane si trovano ad affrontare una sfida sempre più complessa nell’attrarre nuovi talenti. Le tecnologie emergenti e l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro stanno cambiando radicalmente il panorama occupazionale.

Secondo una recente indagine di Adecco, il 32,4% delle PMI segnala difficoltà nel reclutare talenti, principalmente a causa di percorsi di crescita professionale meno attrattivi rispetto a quelli offerti dalle grandi aziende. Altre criticità sono la scarsa riconoscibilità del brand (21,4%) e l’assenza di politiche di welfare strutturate (18,8%).

Le strategie delle piccole e medie aziende

Per contrastare queste difficoltà, le PMI stanno cercando di adottare strategie mirate a fidelizzare i propri dipendenti. La formazione, sia interna sia esterna, rappresenta la soluzione più diffusa, scelta dal 33,3% delle imprese. Un’altra opzione è l’offerta di bonus economici legati al raggiungimento di obiettivi aziendali o personali, segnalata dal 25,1% delle aziende.
Tuttavia, un dato preoccupante è che il 15% delle PMI non adotta alcuna misura per trattenere i propri dipendenti: ciò significa che ci sono ampi margini di miglioramento in merito.  

Differenze su base regionale e “strutturale”

Le politiche adottate variano anche in base alla dimensione dell’azienda e alla sua posizione geografica. Le piccole imprese, in particolare, puntano maggiormente sulla formazione, soprattutto nel Sud Italia, dove però circa il 25% delle aziende non implementa alcuna misura di fidelizzazione.

Le medie imprese, invece, pongono più attenzione a politiche di welfare, con un’enfasi sulla flessibilità oraria, adottata dal 40% delle imprese. Però, nel Sud Italia, il 45% delle PMI non offre alcun tipo di servizio di welfare, mostrando un divario rispetto ad altre aree del Paese.

Difficoltà nel reperire competenze specialistiche

Oltre all’attrazione di nuovi talenti, molte PMI trovano complicato reperire le competenze specialistiche necessarie per affrontare le sfide del mercato. Secondo l’indagine di Adecco, oltre il 40% delle aziende dichiara una certa difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze tecniche.

Le figure più richieste includono operai specializzati, informatici e addetti alla logistica, con una maggiore concentrazione di queste richieste nel Nord Italia.

Le soft skills: un requisito essenziale

Non solo competenze tecniche: anche le cosiddette soft skills giocano un ruolo fondamentale. La capacità di lavorare in team e il problem solving sono tra le abilità trasversali più ricercate dalle PMI, con una maggiore attenzione a queste competenze nel Nord e Sud Italia.
Come sottolinea Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, è cruciale che le PMI investano non solo in nuove tecnologie, ma anche nella formazione e nel welfare per i dipendenti. Solo così potranno competere efficacemente in un mercato in costante evoluzione.

Podcast e audiolibri: un mercato da 17,6 milioni di ascoltatori

Un’industria consolidata e più matura: è quella dell’audio entertainment, che di anno in anno conta un numero sempre più alto di ascoltatori. Nel 2024 in Italia sono 17,6 milioni coloro che ascoltano podcast e audiolibri, quasi il 30% della popolazione e 700mila in più rispetto al 2023 (+4%). Solo il podcast ne raccoglie 17,2 milioni, oltre 800mila in più in un anno (+5%). E dal 2018, quando ad ascoltare podcast erano 10,3 milioni, si stima una crescita del 67%.

È quanto rileva l’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, presentata nell’ambito di PodTrends, l’evento organizzato da Audible e Amazon Music.
Ma chi sono gli ascoltatori di podcast? Si tratta in prevalenza di uomini, tra 25 e 34 anni, molto connessi (oltre 4 ore al giorno passate su Internet) ed equamente distribuiti in tutto il Paese.

Non affatica la vista, e intanto si può fare altro

Dietro questa crescente presenza dei podcast nella dieta mediatica, per il 68% degli intervistati c’è la possibilità di poter ascoltare in modalità multitasking, ovvero mentre si fa altro. Apprezzata anche l’opportunità di poter scegliere le news da ascoltare o gli argomenti da approfondire (44%) senza dover affaticare la vista (35%).

Anche quest’anno, poi, la casa si conferma il luogo preferito per l’ascolto (72%), seguita dall’ascolto durante gli spostamenti (59%), soprattutto in macchina (36%), sui mezzi pubblici e camminando per strada (24%).
Ma il momento migliore per ‘un podcast’ è quando si rientra dal lavoro, o prima di dormire, e nel weekend.

Dove, quando e quanto si ascolta?

Quest’anno a crescere, tuttavia, non è solo il numero degli ascoltatori, ma anche il tempo dedicato all’ascolto di podcast.
In media, una sessione dura quasi 25 minuti, 4 minuti in più rispetto allo scorso anno, e mediamente i podcast vengono ascoltati quasi 5 volte al mese.

Per il 48% del campione l’ascolto dei podcast è un appuntamento settimanale, mentre per l’11% è un’ abitudine quotidiana.
Se, invece, si guarda al tipo di contenuti, sono i podcast di approfondimento (47%) a primeggiare, seguiti sul podio da informazione (45%) e inchiesta (36%). Attrattivi anche l’intrattenimento (34%) e true-crime (29%).

Cosa veicola la scelta?

Se i principali veicoli di informazione per i podcast da ascoltare restano i social, compreso WhatsApp, e il passaparola, aumenta l’impatto dei siti degli editori per scoprire nuovi contenuti (34%). Rilevanti per la scelta finale sono tema (75%), narratore (53%) e autore (51%).
In generale informarsi, scoprire nuovi contenuti e approfondire argomenti specifici rimangono i principali motivi che guidano l’ascolto. Tra le barriere, invece, diminuisce la difficoltà nella ricerca (8% dal 21%).

Sebbene i podcast vantino un buon livello di fedeltà, riporta Askanews, attualmente chi li abbandona lo fa perché li trova noiosi. Tra le ragioni di chi invece non li ascolta affatto emergono la preferenza di altre modalità di informazione/intrattenimento (62%), la non conoscenza del mezzo (24%) e non trovare titoli di proprio interesse (8%).

Al via gli incentivi del Piano Transizione 5.0: come ottenerli?

Supportare e traghettare il passaggio dei processi produttivi a un modello energetico efficiente, sostenibile e basato su fonti rinnovabili supportando gli investimenti in digitalizzazione, transizione green e formazione del personale. È quanto si propone il Piano Transizione 5.0 promosso dal Mimit, il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con l’omonimo decreto attuativo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. 

La piattaforma per la prenotazione degli incentivi sarà attiva dalle ore 12.00 del 7 agosto 2024 sul sito del GSE, il Gestore dei servizi energetici, l’ente incaricato della gestione delle agevolazioni e del credito per conto del Mimit.

Una misura da 12,7 miliardi di euro

La pagina web, previo accesso attraverso SPID, guiderà le imprese nell’adempiere correttamente agli oneri documentali previsti dal decreto.
Il totale delle risorse stanziate ammonta a 12,7 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Di questi, 6,3 miliardi di euro, provenienti dal programma RePower EU, finanzieranno il Piano Transizione 5.0. Altri 6,4 miliardi, già previsti dalla legge di bilancio, saranno a disposizione per il Piano Transizione 4.0.

Il Piano Transizione 5.0 si caratterizza innanzitutto per l’automatismo della misura. Le imprese potranno infatti usufruire del beneficio fiscale automaticamente, senza alcuna istruttoria e valutazione preliminare. La sua trasversalità coinvolge inoltre tutti i tipi attività, senza distinzione di dimensione, settore e territorio.

Ammessi investimenti per la riduzione dei consumi energetici almeno del 3%

Il beneficio fiscale è inoltre cumulabile con altre agevolazioni finanziate con risorse nazionali, a eccezione del credito d’imposta Transizione 4.0 e del credito per investimenti nella Zona Economica Speciale (ZES) e nelle Zone Logistiche Speciali (ZLS).

Sono ammissibili al beneficio 5.0 i progetti di innovazione aventi a oggetto investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati (gli stessi riportati nell’allegato A e B del Piano Transizione 4.0) purché si raggiunga una riduzione dei consumi energetici pari ad almeno il 3% dell’unità produttiva, o del 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento.

Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45%

A queste condizioni è possibile agevolare anche le spese di formazione e gli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.

Il bonus è riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, con possibilità di completare gli oneri documentali entro il 28 febbraio 2026.
Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45% ed è modulato in 9 aliquote in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita.

Le vacanze del 2024: più brevi, più intense, più frequenti 

Quest’estate 2024, gli italiani prediligono una nuova tipologia di vacanza: più breve, più intensa e più frequente. Sono infatti 36 milioni coloro che prevedono di partire tra giugno e settembre. Di questi, il 90% ha scelto una destinazione italiana, mentre poco più del 10% opterà per mete estere, soprattutto località di mare vicine all’Italia.

Secondo la ricerca di Federalberghi condotta da Tecnè, saranno 36 milioni gli italiani in viaggio, di cui 27,6 milioni adulti e 8,4 milioni minori.

Quando si parte e verso quali mete?

Un terzo dei vacanzieri farà più di un periodo di vacanza. 3,6 milioni partiranno almeno un’altra volta, 3,1 milioni due volte e 1,7 milioni tre volte, confermando la tendenza a suddividere le ferie estive in più segmenti.

L’Italia resta la meta preferita con l’89,8% dei vacanzieri che sceglieranno di restare nel Belpaese. Il 10,2% andrà all’estero, prediligendo il mare (57,5%), le capitali europee (16,2%) e le crociere (9,4%). Le regioni più gettonate sono Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Puglia, Campania, Trentino Alto Adige e Sardegna. L’80,7% opterà per il mare, il 13,1% per montagna, laghi e terme, mentre il 3,3% sceglierà località d’arte e cultura. Gli italiani scelgono la meta delle vacanze principalmente per le bellezze naturali (73,2%), la voglia di ritrovare luoghi abituali (33,8%) e le offerte di divertimento (24,3%). La vicinanza alla propria abitazione è determinante nel 14,7% dei casi.

La spesa media per le ferie

La vacanza principale durerà in media 10,3 giorni e costerà 886 euro a persona. Le vacanze aggiuntive saranno più brevi, in media 4,8 giorni per un costo di 473 euro. Il giro d’affari totale sarà di 40,6 miliardi di euro, con giugno che contribuirà per circa 10 miliardi, luglio per 12,1 miliardi, agosto per 16,5 miliardi e settembre per 2 miliardi.

Il 27,3% del budget sarà destinato ai pasti, il 27,9% al pernottamento, il 20,4% ai viaggi, il 10,4% allo shopping e il 14% ad altre spese come divertimenti ed escursioni.

Qual è l’alloggio scelto?

Le preferenze per il soggiorno vedono al primo posto le case di parenti e amici (28,5%), seguite dagli alberghi (27,2%), case di proprietà (12,8%), B&B (6,9%), affitti brevi (5,6%), residence (5,2%), villaggi turistici (5,1%) e campeggi (3,7%).

I flussi vedono 15 milioni di vacanzieri in giugno, 16 milioni in luglio, 18,4 milioni in agosto e 4,6 milioni in settembre, con agosto che rimane il mese preferito per le vacanze.

Cosa si fa?

Durante le vacanze, gli italiani si dedicheranno principalmente a passeggiate (72,6%), serate con amici (53,7%), cene al ristorante (44,8%) ed escursioni (44%).

Per quanto concerne gli spostamenti, il 56% dei vacanzieri utilizzerà la propria auto, il 31,4% viaggerà in aereo e il 4,1% in nave, scegliendo il mezzo di trasporto principalmente per comodità (63,9%).