Categoria: Curiosità

Industria, a ottobre 2021 balzo in avanti per il fatturato: +16,9

Per il mese di ottobre del 2021 le stime dell’Istat per il fatturato dell’Industria sono positive. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di ottobre 2021 sono stati 21 contro i 22 di ottobre 2020) il fatturato totale cresce infatti in termini tendenziali del 16,9%, In particolare, +19,4% sul mercato interno e +12,1% su quello estero. A livello congiunturale, la stima di crescita al netto dei fattori stagionali è del 2,8%. Un balzo che risulta da una crescita su entrambi i mercati, +3,4% per quello interno e +1,4% per quello estero.

Terzo trimestre: +2,8% sui tre mesi precedenti

Nella media del trimestre agosto-ottobre l’indice complessivo evidenzia un incremento del 2,8% rispetto ai tre mesi precedenti. In particolare, +4,0% sul mercato interno e +0,7% su quello estero. Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a ottobre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento per tutti i principali settori, dall’energia (+5,4%) ai beni strumentali (+3,9%), dai beni intermedi (+2,3%) ai beni di consumo (+1,8%).

Marcati incrementi tendenziali per energia e beni intermedi

Per quanto riguarda gli indici corretti per gli effetti di calendario riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, l’Istat registra incrementi tendenziali molto marcati per l’energia (+49,0%) e i beni intermedi (+28,0%), più contenuti invece per i beni di consumo (+10,9%) e i beni strumentali (+4,2%). Con riferimento al comparto manufatturiero, gli aumenti tendenziali riguardano tutti i settori di attività economica, a eccezione del comparto dei mezzi di trasporto, riporta Askanews.
“Prosegue a ottobre, per il quinto mese consecutivo, la crescita congiunturale del fatturato dell’industria – commenta l’Istituto per gli studi statistici -. Anche nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale segna un risultato positivo. Nel confronto tendenziale su dati corretti per i giorni lavorativi, l’incremento è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, con aumenti più marcati per l’energia e i beni strumentali”.

Gli indicatori positivi sostengono la crescita del Pil

Gli indicatori positivi del fatturato industriale, inoltre, trainano numerosi altri settori, che spingono verso l’alto il prodotto interno lordo nella sua totalità.
Nella media del trimestre agosto-ottobre l’indice complessivo del Pil ha infatti evidenziato un incremento del 6,2%, superando di 2 punti percentuali le stime degli economisti e del Governo. Numeri positivi supportati anche dagli studi di Bankitalia, secondo i quali lo scenario macroeconomico prefigurerebbe, oltre all’aumento del Pil nel terzo trimestre 2021, aumenti del 4,0% nel 2022, del 2,5% nel 2023, e dell’1,7% nel 2024, si legge su affaritecnici.it.

Sui regali di Natale nel 2021 pesano rincari, bollette e inflazione

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio quest’anno per i regali di Natale si spenderà di meno: 6,9 miliardi rispetto ai 7,4 miliardi dello scorso anno, e in termini pro capite, 158 euro rispetto ai 164 del Natale 2020. In pratica, l’8% in meno rispetto al 2019 e oltre il 36% in meno rispetto al 2009. Di fatto, a pesare sui regali di Natale sono il clima di fiducia in calo delle famiglie, la forte ripresa dell’inflazione e i rincari delle bollette.
“La crescita dei consumi a Natale rischia di essere frenata dai timori per la pandemia, dall’inflazione e dai costi dei consumi obbligati – afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. Per rilanciare la fiducia occorre accelerare il previsto taglio delle tasse, a cominciare da Irpef e oneri contributivi a carico delle imprese”.

A dicembre per beni e servizi le famiglie spenderanno 76 miliardi

Considerando anche i consumi di chi non beneficia degli emolumenti auspicati, cioè l’area del lavoro autonomo, complessivamente la spesa media per famiglia a dicembre, inclusi affitti, bollette e utenze, si attesta a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora molto al di sotto rispetto al 2019 (-7,5%).
In totale per dicembre si stimano circa 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019. Per le sole spese commercializzabili di beni e servizi la stima è di 76 miliardi, calcola Confcommercio. Nel 2020, questa spesa, fortemente correlata al benessere economico delle famiglie, era scesa a circa 66 miliardi di euro correnti.

A rischio (forse) anche la parte iniziale del 2022

Le stime effettuate per il 2021 non considerano improvvisi deterioramenti del quadro pandemico, ma al di là della situazione sanitaria qualche spunto di preoccupazione emerge dal versante economico. A novembre, il clima di fiducia delle famiglie, pur attestandosi a livelli storicamente elevati, ha ripiegato per il secondo mese consecutivo. Questa situazione, se confermata nei prossimi mesi, rischia di avere ripercussioni nella parte iniziale del 2022 oltre che comprimere, seppure marginalmente, le spese di dicembre e per i regali di Natale.

L’inflazione comprime il potere d’acquisto

Il deterioramento è correlato in buona parte al riemergere dell’inflazione, riporta Adnkronos, che per la parte inattesa, cioè quella eccedente l’1,5%-2%, potrebbe comprimere il potere d’acquisto delle famiglie, riverberando principalmente in una contrazione degli acquisti di beni e servizi commercializzabili. Infatti, la ripresa dell’inflazione sta colpendo in prevalenza, e almeno per adesso, i beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, ovvero i cosiddetti consumi obbligati. Nell’arco di dodici mesi si è passati da un contesto di deflazione a una variazione dei prezzi al consumo superiore al 3% (3,8% a novembre 2021). Il nuovo scenario non ha intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie fino a modificarne i comportamenti, ma il suo protrarsi non potrà non incidere sulle scelte di consumo.

I musei italiani sono sempre più digitali: il 95% ha un sito web

L’ultimo anno ha dato il via a un’accelerazione verso il digitale che non ha coinvolto solo le imprese produttive, ma anche le istituzioni culturali. Ne sono un esempio chiaro i musei, che nei mesi passati hanno avviato un’importate trasformazione digitale, come evidenzia l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano. Lo spiega bene Michela Arnaboldi, responsabile scientifico dell’Osservatorio, che ha dichiarato: “I canali digitali sono passati da essere prevalentemente un mezzo di promozione e informazione a vero e proprio strumento di diffusione della conoscenza. Oggi, il 95% dei musei ha un sito web (una crescita importante, superiore al 10%, rispetto al 2020) e l’83% un account ufficiale sui social (una crescita, rispetto al 76% del 2020, guidata dal forte aumento della presenza su Instagram). Grazie al digitale si è aperta l’opportunità di ripensare il rapporto con l’utente come un’esperienza estesa, nel tempo e nello spazio, in quanto non confinata al luogo e al momento dell’esperienza in loco, ma potenzialmente continua e accessibile da qualsiasi luogo e in qualunque momento”. 

I “numeri” dei musei 

Per dare il peso di questo processo, ecco qualche dato significativo: il 95% dei musei ha oggi un sito web (una crescita importante, superiore al 10%, rispetto al 2020) e l’83% un account ufficiale sui social (una crescita, rispetto al 76% del 2020, guidata dal forte aumento della presenza su Instagram). Come riferisce l’Osservatorio, ripreso da AdnKronos, “Grazie al digitale si è aperta l’opportunità di ripensare il rapporto con l’utente come un’esperienza estesa, nel tempo e nello spazio, in quanto non confinata al luogo e al momento dell’esperienza in loco, ma potenzialmente continua e accessibile da qualsiasi luogo e in qualunque momento”. In questo contesto, è aumentato anche il numero di musei che hanno pubblicato la collezione digitalizzata sul proprio sito web (dal 40% del 2020 al 69% del 2021) e il 13% ha proposto dei podcast. Tuttavia, sono solo il 24% (come un anno fa) le  le istituzioni che si basano su un vero e proprio piano strategico che comprenda anche l’innovazione digitale.

Cambia l’esperienza offerta

Ovviamente, a seguito delle imitazioni che abbiamo tutti vissuto, anche i musei hanno dovuto adeguarsi e cambiare la tipologia di esperienza offerta. Tanto che almeno l’80% dei musei italiani ha proposto almeno un contenuto digitale. È molto elevata la quota di istituzioni che propongono laboratori e attività didattiche online (il 48%), mentre il 45% delle istituzioni offre tour e visite guidate online e il 13% si è cimentato anche sull’offerta di podcast. 

Mobilità: l’e-bike piace agli italiani, ma l’auto rimane la prima scelta

Cosa cambia nella mobilità post-Covid degli italiani? Poco. Salvo l’emergente passione per e-bike e mobilità green gli italiani continuano infatti a prediligere lo spostamento con l’auto tradizionale snobbando il trasporto pubblico. È quanto emerge dal 18° Rapporto Audimob sulla mobilità degli italiani, presentata al convegno organizzato da Isfort, CNEL e MIMS – Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. 
“Le scelte di mobilità sono molto volatili – commenta il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini -. La vera questione è se nel 2022 ci sarà una domanda diversa di mobilità, anche a causa dello smart working”.

Auto elettriche in rimonta

L’indagine evidenzia comunque una crescita del parco dei mezzi elettrici, arrivati a 83.463 auto (+57% rispetto a fine 2020), 18.635 ciclomotori (+12,3%), 12.471 scooter e moto (+32,7%), 8.352 quadricicli (+18,2%). In ascesa anche l’immatricolazione delle auto ibride, che supera il diesel e fa conquistare all’Italia il podio in Europa. Ma nonostante le velleità green degli italiani, il parco circolante è ancora vetusto, con oltre 12 milioni di auto, quasi un terzo del totale, che non superano lo standard emissivo Euro 3. Le alimentazioni a benzina e gasolio riguardano infatti oltre 35 milioni di auto, quasi il 90% del totale, mentre le auto ibride sono 550mila e quelle elettriche poco più di 50mila. Tuttavia, nelle immatricolazioni 2020 la quota di auto elettriche e ibride è stata pari a quasi il 20% del totale.

Impennata delle bici elettriche

Una parte degli italiani però ha scelto un mezzo più ecologico, incentivato anche dai bonus, e ha acquistato una e-bike. Secondo i dati Ancma, nel 2020 sono state vendute in Italia oltre 2 milioni di biciclette, di cui 280mila e-bike (+17% rispetto al 2019), e nei primi sei mesi del 2021 ne sono state vendute 157.000 (+12% rispetto allo stesso periodo del 2020). Quanto alla mobilità condivisa, riporta Teleborsa, il 2020 è stato un anno di luci e ombre. La flotta complessiva di veicoli è cresciuta del 65%, con un parco disponibile di 85mila mezzi, ma si tratta di un incremento quasi interamente imputabile ai monopattini elettrici (+35mila). 

L’autobus entra in crisi

Gli italiani continuano però a snobbare il trasporto pubblico locale e a intasare le strade con auto datate, riferisce Ansa. Insomma, l’auto resta il mezzo preferito degli italiani e l’autobus entra in crisi, dimezzando la propria quota modale (dal 10,8% al 5,4%) e perdendo oltre il 50% dei passeggeri. Una tendenza che secondo le previsioni Audimob è destinata a proseguire, complici le norme di distanziamento, la paura dei contagi e lo smart working che di fatto ha ridisegnato la mobilità dei cittadini. Gli smart workers si muovono infatti molto più a piedi o in bicicletta e meno con i mezzi motorizzati, che sia l’auto o il trasporto pubblico.

Lavoro: le competenze “green” saranno sempre più richieste

Se solo un anno fa la richiesta di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni, ora, anche grazie al Pnrr, si sta verificando il ‘grande balzo’, ed entro il 2025 la richiesta salirà a 2.375.000 posizioni. Di questi, 1.448.000 sono figure con competenze green elevate. È quanto emerge dal focus Censis Confcooperative, dal titolo Sostenibilità, investire oggi per crescere domani, presentato nel corso della prima giornata della sostenibilità organizzata dalla confederazione.
“Le imprese saranno pronte ad assumere – commenta Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative -, ma in cinque anni il mismatch, cioè la mancanza di occupati con competenze green, sarà di 741mila unità che possono pesare fino al 2,5% del Pil. Questo in un momento in cui le imprese stanno aumentando spesa e investimenti in sostenibilità”.

Transizione ecologica e crescita occupazionale. Mancano i profili tecnici

La crescita occupazionale innescata dalla ‘missione 2’, ovvero, la ‘rivoluzione verde’ e la transizione ecologica, deve trovare disponibilità di competenze, in grado di raccogliere la sfida di una crescita green.
In particolare, le professioni green con un grado maggiore di difficoltà di reperimento sono i disegnatori industriali, gli idraulici e posatori di tubazioni, i verniciatori artigianali e industriali, gli ingegneri energetici e meccanici, i tecnici della sicurezza sul lavoro. Questo è uno dei nodi da sciogliere per la riuscita del Pnrr, e che può costituire un punto critico particolarmente rilevante. Sulla base del prodotto interno lordo per occupato, si stima per i prossimi anni una perdita annuale di 10,2 miliardi di euro complessivi, in media il 2,5% del Pil.

La ‘missione 2’ incrementa l’occupazione femminile e giovanile

Su 2,5 milioni di occupati riconducibili oggi a interventi della ‘missione 2’, due milioni (78,6%) sono rappresentati da uomini nella fascia 35-49 anni, prevalentemente nelle regioni del Nord, mentre mezzo milione saranno donne. Quanto alla variabile dell’età, la componente giovane (15-34 anni) si fermerebbe a 534mila unità (uno su cinque), mentre la fascia (35-49 anni) risulterebbe maggioritaria, con un milione e 42mila occupati (40,8% sul totale). I lavoratori più anziani rappresentano invece il 38,3% del totale, che in termini assoluti colloca gli over 50 di poco sotto il milione. Rispetto al 2020, grazie alla ‘missione 2’, l’incremento di occupazione femminile e giovanile sarebbe da un lato di 385mila donne, dall’altro di 201mila giovani. Per l’occupazione femminile si supererebbe la soglia dei 10 milioni, mentre i giovani occupati si collocherebbero oltre i 5 milioni.

Le imprese sostenibili sono più performanti

Le imprese mediamente e altamente sostenibili hanno più anni di attività (quasi 29 anni) e una dimensione elevata in termini di addetti (336 addetti) rispetto alle imprese meno orientate alla sostenibilità. Sul piano degli indicatori legati alla performance economica, riporta Askanews, emerge una correlazione fra sostenibilità e produttività del lavoro, con quasi 20mila euro in più per le imprese green-oriented, e fra sostenibilità e redditività, con un margine operativo lordo sul fatturato superiore di 2 punti e mezzo. Inoltre le imprese più sostenibili risultano più internazionalizzate, più patrimonializzate e contano su una maggiore disponibilità di capitale per addetto e su un più alto livello di capitale umano.

Caro benzina e aumenti, stangata di 768 euro per famiglia

Saranno un autunno e un inverno “caldi”, almeno per quanto riguarda i conti che dovranno fare – e pagare – gli italiani. Visti gli aumenti delle ultime settimane, ci si aspetta una sensibile stangata sui bilanci familiari. A lanciare l’allarme è il Codacons, che riprendendo i dati definitivi comunicati dall’Istat stima che gli aumenti costeranno ai nostri connazionali 768 euro annui a famiglia. In particolare, fanno lievitare le spese gli andamenti dei prezzi al dettaglio, che a settembre registrano un balzo al +2,5% raggiungendo i livelli più alti dal novembre del 2012. Non solo: continua la corsa di aumenti per trasporti e caro benzina. Insomma, le tasche dei nostri connazionali si svuotano per le occupazioni più normali (e necessarie), come fare la spesa o muoversi per andare a scuola o al lavoro.

Una fiammata dei prezzi che rischia di frenare la crescita dei consumi 

“I numeri dell’Istat confermano in pieno l’allarme rincari lanciato dal Codacons e rappresentano una minaccia sul fronte dei consumi – spiega l’Associazione -. L’inflazione al 2,5% produce un aggravio di spesa su base annua, considerata la totalità dei consumi di un nucleo, pari a +768 euro a famiglia, con un vero picco per i trasporti che registrano a settembre un aumento tendenziale del +7%: in pratica una famiglia con due figli solo per gli spostamenti deve mettere in conto una maggiore spesa pari a +378 euro annui. Una fiammata dei prezzi che rischia di frenare la crescita dei consumi e rallentare la ripresa economica del paese”.

Lo spettro degli aumenti di luce e gas

Ma le minacce per le finanze degli italiani non sono ancora finite. Come sottolinea l’associazione, infatti, “La stangata d’autunno, purtroppo, è destinata ad aggravarsi. I rincari delle bollette luce e gas scattati ad ottobre e la corsa senza freni dei carburanti alla pompa avranno un impatto fortissimo sull’inflazione, con i prezzi al dettaglio che continueranno ad aumentare in numerosi comparti, compresi gli alimentari. Per tale motivo rivolgiamo un appello al Governo Draghi affinché, dopo le bollette dell’energia, intervenga anche sulla tassazione che vige su benzina e gasolio, tagliando Iva e accise allo scopo di contenere la crescita dei prezzi al dettaglio e salvaguardare le tasche delle famiglie”. Non ci resta che aspettare le prossime settimane e vedere quali misure potrà mettere in campo il governo per lenire, almeno in parte, questo balzo in avanti dei costi, riferiti peraltro a beni e servizi pressoché necessari.

Sempre meno cash lovers: per il denaro contante -23% di users in un anno

A una profonda riduzione dei consumi causata dalla pandemia corrisponde una crescita dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal denaro contante, che a livello nazionale aumentano del +1.5%. L’analisi dell’utilizzo dei diversi strumenti di pagamento per gli acquisti mette infatti in luce una contrazione del ricorso al contante, e la tendenza alla sua ulteriore riduzione: il target dei Cash Lovers registra infatti un calo del -23% rispetto al 2020. Di fatto la pandemia ha accelerato lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi contactless e mobile, spingendo verso un processo di innovazione sempre più orientato allo switch tra contante e strumenti digitali. È quanto emerge dalla 19° Edizione dell’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments, curata da Assofin, Ipsos e Nomisma con il contributo di CRIF.

Meno carte di credito, più carte di debito e prepagate

Nel 2020 il numero di carte di credito attive in Italia risultava pari a 15,3 milioni, con un valore delle transazioni effettuate che si attestava nell’ordine di 75,4 miliardi di euro, una cifra in netta riduzione rispetto all’anno precedente. Nel 2020 si riconferma invece l’utilizzo di carte di debito. Nonostante il crollo dei consumi il numero delle operazioni delle carte di debito ha registrato una lieve crescita rispetto al 2019 (+1.1%). Il 2020 però ha confermato anche l’ampio utilizzo delle carte prepagate. Nel 2020, infatti, l’Osservatorio ha registrato un ulteriore aumento delle carte in circolazione, con una variazione sul 2019 di oltre il 10%, confermando il successo di questa tipologia di strumento, favorita negli acquisti online.

Aumentano consapevolezza e utilizzo del contactless

Aumenta l’offerta di carte opzione/rateali, che coprono quasi la metà delle carte di credito attive. Per tali carte, che vengono utilizzate prevalentemente a saldo (81% dei flussi), si rileva una debolezza dei flussi complessivamente movimentati nel corso del 2020, e nei primi 6 mesi del 2021 non si recuperano i livelli pre-Covid. I primi mesi del 2021 hanno poi evidenziato una crescita di oltre il 20% del possesso/presa di consapevolezza della funzionalità contactless. E anche l’utilizzo è in forte crescita: il 70% dei titolari di carte contactless ha utilizzato questa modalità di pagamento più di 2 volte al mese e la media di utilizzo mensile è di 3,7 volte.

L’evoluzione dei pagamenti da mobile

La pandemia ha imposto una forte accelerazione dell’e-commerce: oltre il 50% dei clienti analizzati compie più di 30 transazioni ogni mese. Il ricorso all’e-commerce, che nel 2020 ha registrato cambiamenti repentini e significativi, nei mesi recenti evidenzia una stabilizzazione delle abitudini, in parte con ritorni all’acquisto in-store, ma anche consolidando nuovi comportamenti di acquisto online. L’analisi delle dinamiche dei pagamenti da mobile (m-payments/smart payments) evidenzia poi consistenti evoluzioni: il 70% dei decisori li conosce (+10% rispetto al 2020 e + 37% rispetto al 2019). L’Osservatorio inoltre registra un bacino potenziale di users di m-payments in crescita del 10% rispetto al 2020 e del 33% rispetto al 2019.

Turismo e ristorazione, i pagamenti cashless crescono del +46% in un anno

L’estate 2021 ha fatto registrare un vero e proprio boom nei pagamenti senza denaro contante, proprio nei settori tra i più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, quelli del turismo e della ristorazione. Secondo gli analisti di SumUp, il valore del transato medio dei commercianti che operano nei settori turismo e ristorazione dopo essere diminuito dal 2019 al 2020 del 9% nell’ultimo anno è cresciuto del 46%. Confrontando il 2021 con il 2019 per il valore delle transazioni digitali si osserva infatti un aumento del 32%. L’Osservatorio Turismo Cashless, realizzato da SumUp, la fintech del settore pagamenti digitali e soluzioni innovative cashless, ha analizzato le transazioni medie e il valore del transato medio per commerciante registrati durante i mesi estivi, ovvero dal 1 giugno al 15 agosto 2021, da hotel e altre strutture ricettive, operatori turistici, centri benessere, ma anche bar, club e ristoranti.

Il valore del transato medio per commerciante aumenta più del 45%

Se l’estate 2021 si è caratterizzata da una crescita massiccia del cashless nel settore del turismo e della ristorazione, stando ai dati diffusi dall’Osservatorio Turismo Cashless di SumUp, il valore del transato medio per commerciante è cresciuto più del 45% rispetto al 2020 e più del 30% rispetto al 2019, ovvero, durante la fase pre-Covid. Un trend che è avvalorato anche dalla crescita del numero medio di transazioni per esercente, pari a +71% tra il 2020 e il 2021. Secondo gli analisti si abbassa poi anche lo scontrino medio. Dalla spesa per il gelato a quella per l’ombrellone, i consumatori infatti pagano sempre più spesso senza ricorrere al denaro contante anche per piccole cifre. 

Un trend confermato anche dal numero medio di transazioni

Si tratta di un trend confermato anche dal numero medio di transazioni per esercente: i dati SumUp mostrano infatti una crescita del 71% tra il 2020 e il 2021, mentre tra il 2019 e il 2021 l’aumento è del 113%, riporta Adnkronos.“I numeri del turismo si inseriscono perfettamente nell’ambito della rivoluzione digitale che ha caratterizzato il Paese negli ultimi due anni – ha commentato Umberto Zola, Country Growth Lead Italia di SumUp -, anche a causa della pandemia, e che ha avuto risvolti importanti soprattutto per quanto riguarda i pagamenti”.

Trieste è la città più cashless d’Italia 

Quanto alla distribuzione geografica del trend, si legge su mixerplanet.com, l’Osservatorio evidenzia come, sebbene l’aumento delle transazioni digitali si sia manifestato da Nord a Sud lungo tutta la Penisola, esiste un podio delle città più cashless d’Italia. Al primo posto infatti compare Trieste, che lo scorso anno era al 25° posto della classifica, seguita da Livorno (l’anno scorso, al 45°) e Vibo Valentia, che quest’anno scala di tre posizioni la classifica delle città italiane più cashless.

Gli stabilimenti balneari ora si prenotano con l’app

Per evitare di non trovare posto in spiaggia, quest’estate i bagnanti hanno scelto di prenotare sdraio e ombrellone online. Tanto che rispetto allo scorso anno l’incremento delle prenotazioni online degli stabilimenti balneari è cresciuto del 200%, e l’anticipo medio è di 2,8 giorni. Stando ai dati diffusi da Spiagge.it, il portale dedicato ai gestori e agli utenti degli stabilimenti balneari, il 2021 è l’anno d’oro per la prenotazione online della spiaggia. Gli stabilimenti che hanno scelto di digitalizzarsi hanno infatti registrato un incremento medio del 25% rispetto allo scorso anno in termini di occupazione dei posti. La giornata delle vacanze estive che ha fatto registrare un record è stata venerdì 13 agosto, con oltre 8.000 prenotazioni, e sold out per il 70% delle località balneari nel weekend di Ferragosto. Soprattutto per il litorale romagnolo e per la Calabria, che segna un +350% di prenotazioni. 

La giornata in spiaggia si organizza con la logica del booking

Se è costante la durata media del soggiorno presso lo stesso stabilimento (1,5 giorni) risulta in aumento il numero di utenti che nello stesso momento hanno prenotato più di uno stabilimento in giornate diverse (+20% circa). Un dato che fa emergere il trend di organizzare le giornate in spiaggia con più attenzione, e secondo le logiche utilizzate dal booking dei pernottamenti. In ogni caso, le prenotazioni online sono esplose nel periodo più caldo della stagione estiva. Tra il 10 e il 17 agosto le prenotazioni sul portale di Spiagge.it sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2020, passando a quota 50.000 transazioni online.

Litorale romagnolo e Calabria, record di prenotazioni

Tra le spiagge più apprezzate spiccano quelle del litorale romagnolo, che ha registrato sold out, con numeri che non si vedevano da almeno 5 anni, quasi raddoppiando le prenotazioni. In particolare, un famoso stabilimento di Rimini ha raggiunto il numero record di prenotazioni da app di 150 ombrelloni nel solo weekend di Ferragosto. Exploit della Calabria, poi, con +350% in termini di prenotazioni online rispetto allo stesso periodo del 2020, e del litorale Veneto (+180%).

Le spiagge hanno deciso di digitalizzarsi

Per consentire ai bagnanti di godersi il mare senza preoccupazioni o file alle casse dello stabilimento, nell’estate 2021 è quadruplicato il numero di stabilimenti che si sono serviti dello strumento Spiaggia e ristorante, messo a disposizione attraverso il gestionale di Spiagge.it. Questo, evidenziano i founder del portale, ha permesso a sempre più clienti di ordinare, pagare direttamente online e ricevere cibo e bevande direttamente sotto l’ombrellone, in tutta sicurezza, riporta Adnkronos.
“Gli stabilimenti che hanno scelto di digitalizzarsi utilizzando Spiagge.it hanno effettivamente ricevuto un incremento di prenotazioni sia infrasettimanali che nel week end – spiegano i fondatori di Spiagge.it – e registrato un incremento medio del 25% rispetto allo scorso anno in termini di occupazione dei posti”.

Le conseguenze economiche del Covid sulle famiglie, secondo l’Istat

A fine luglio 2021 l’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, ha scattato una fotografia di quelle che sono le conseguenze economiche della pandemia. E il quadro che ne esce non è certo confortante, sia per quanto riguarda il calo dei consumi sia per quanto concerne l’aumento delle persone che si trovano a fare i conti con una nuova situazione di povertà.  Come ha ricordato lo stesso presidente dell’Istituto, Gian Carlo Blangiardo, nel 2020 si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà, con un’incidenza passata dal 6,4 del 2019 al 7,7%, e oltre 5,6 milioni di individui, in crescita dal 7,7 al 9,4%. Blangiardo ha anche sottolineato che “nel 2020, è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro: a livello nazionale, rispetto al 2019, cresce l’incidenza per le famiglie con persona di riferimento occupata (dal 5,5 al 7,3%), sia dipendente che indipendente; per le famiglie con persona di riferimento inquadrata nei livelli più bassi, operai o assimilati, l’incidenza sale dal 10,2 al 13,2%; fra gli indipendenti di altra tipologia, ossia lavoratori in proprio, dal 5,2 al 7,6%”. “Sull’incidenza della povertà hanno anche inciso le misure messe in campo a sostegno dei cittadini, che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020 sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà”.

Nel Nord la crescita più marcata di famiglie in difficoltà

Imprevidente dell’Istat ha poi aggiunto: “Se nel Mezzogiorno l’incidenza di famiglie in povertà assoluta si conferma più alta (9,9% nel Sud e 8,4% nelle Isole), è nel Nord che si osserva la crescita più marcata, sia per le famiglie (dal 5,8 del 2019 al 7,6%) sia per gli individui (dal 6,8 al 9,3%); nel Nord-ovest e nel Nord-est l’incidenza familiare di povertà assoluta passa, rispettivamente, dal 5,8 al 7,9% e dal 6,0 al 7,1%”. Questo fenomeno è stato provocato da “il blocco improvviso di interi segmenti dell’economia, con gli effetti sulla produzione di valore aggiunto e sull’occupazione, che ha determinato nella primavera del 2020 una forte caduta del reddito disponibile, nonostante le misure pubbliche di sostegno introdotte dal governo”.

Consumi in caduta 

“I consumi finali delle famiglie hanno così subito un crollo di dimensioni mai registrate dal dopoguerra, con una diminuzione del 10,9% che ne ha portato il valore a un livello di poco superiore a quello del 2009 – e a quello del 1997 se considerato al netto dell’effetto della variazione dei prezzi. Dall’indagine sulle Spese per consumi, la stima della spesa media mensile familiare per il 2020 è di 2.328 euro mensili in valori correnti, in calo del 9,0% rispetto al 2019″.