Categoria: Curiosità

Giovani e nuovi trend nella socialità: meno schermi, più incontri “dal vivo”

Tra connessioni digitali e notifiche, qualcosa sta cambiando nel modo in cui i giovani vivono le relazioni. La Generazione Z e i Millennials, pur cresciuti nell’era dei social network, stanno invertendo la rotta: oggi mostrano una chiara preferenza per l’interazione in presenza.

È quanto emerge da una ricerca di AstraRicerche per Heineken Italia, realizzata all’interno della campagna “Together”, dedicata al valore della convivialità.

La socializzazione è anche un luogo fisico

Oltre il 75% dei giovani intervistati dichiara di preferire le relazioni dal vivo rispetto a quelle virtuali. I luoghi prediletti sono quelli più familiari: bar, ristoranti, locali notturni, cinema, parchi e palestre, indicati dal 57,5% del campione. Seguono l’ambiente lavorativo (31,3%) e l’università (14,8%), spazi quotidiani dove è più facile incontrarsi senza filtri digitali.

Anche nel contatto virtuale emergono segnali di cambiamento: le app di messaggistica e i gruppi chat (43,8%) superano i social media (32,9%) come strumenti preferiti per comunicare. E quasi la metà degli intervistati (48,3%) considera l’impatto dei social negativo per la qualità delle relazioni.

Convivialità e birra: un binomio che piace

In questo scenario, riferisce AnsaCom, la birra mantiene un ruolo centrale come simbolo di aggregazione. Secondo l’indagine, quasi l’80% dei giovani tra i 18 e i 35 anni la associa ai momenti trascorsi con gli amici. Le ragioni? Il gusto, indicato dal 52,1%, la familiarità con il prodotto (35,1%) e la sua versatilità nei contesti informali e conviviali.

“La socialità ha cambiato forma, ma non ha perso valore,” spiega Alfredo Pratolongo, Corporate Affairs Director di Heineken Italia. “Anzi, Gen Z e Millennials mostrano un desiderio crescente di esperienze autentiche, fuori dalla logica digitale.”

“Un pretesto per incontrarsi”

“La birra – aggiunge Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia – è ormai parte integrante del modo in cui gli italiani vivono il tempo insieme. Non è solo una bevanda, ma un pretesto per incontrarsi, condividere, creare momenti che lasciano il segno.”

Estate: per le donne il “break” è una leggenda

Per molte donne la bella stagione porta più scadenze che sollievo. Le scuole sono chiuse ma il lavoro corre lo stesso, e chi regge tutto è sempre lei.
I mesi estivi dovrebbero essere un tempo di pausa, ma per le donne si trasformano in una versione più sudata della solita routine.

“Luglio invita a fermarci, ma spesso lo fa solo a parole. E se non cambiamo sguardo rischiamo di vivere la vacanza come un’ennesima prestazione da gestire – spiega Alessandra Bitelli, coach e pedagogista -. Siamo cresciute con l’idea che saper fare tutto insieme fosse un punto di forza ma più che multitasking siamo diventate specialiste nel resistere”.
Qual è la soluzione? Secondo Alessandra Bitelli è quella di sostituire l’urgenza con la priorità.

Quando la vacanza diventa un trasloco di impegni

Anche sotto l’ombrellone si può rispondere a mail, ascoltare lamentele, pianificare logistica. Il corpo è in spiaggia, ma la mente è altrove: casa, figli, lavoro, imprevisti. Quando manca una vera cesura, la vacanza diventa solo un trasloco di impegni, con lo zaino mentale sempre pieno.

“Una vera vacanza non si misura in chilometri percorsi – prosegue Bitelli – ma in pensieri che smetti di rincorrere. Se non ci concediamo uno spazio mentale senza doveri, cambiamo paesaggio ma restiamo prigioniere. Il luogo è solo il contenitore. La libertà vera comincia da dentro”.

“Non siamo al servizio dell’efficienza”

Per anni ci hanno detto che fare tutto insieme era performante, vincente. Poi abbiamo scoperto che era solo estenuante. Fare una cosa alla volta non è inefficienza, è lucidità. Secondo una ricerca il 64% delle donne tra 35 e 49 anni afferma di sentirsi più stanca in estate rispetto ai mesi lavorativi, a causa della gestione continua dei figli e dell’organizzazione domestica anche in vacanza.

“Il vero antidoto al multitasking non è la lista delle priorità, è il coraggio di lasciare indietro qualcosa. Fermarsi davvero significa riconoscere che non siamo al servizio dell’efficienza, ma della nostra energia. Il primo passo? Scegliere ogni giorno una cosa da non fare. “Perché a volte il vero potere sta nel sottrarre”, aggiunge Bitelli.

Imparare a dire stop!

Piccoli segnali quotidiani, a volte trascurabili che rivelano un carico mentale più grande di quanto sembri. Sono i 5 stop da rispettare.

Il primo è quello di non fare il programma per tutti. Il tempo libero non ha bisogno di un’agenda. Lasciare dunque spazio all’improvvisazione.
Non dire ‘faccio io’ anche quando non serve: a volte si dice per anticipare la fatica di spiegare. Ma spiegare è educare. Lasciare quindi che anche gli altri imparino.
Non controllare le mail di lavoro con il costume bagnato: rispettare le pause, e se non è possibile almeno non fingere di essere in vacanza. 
Impara a dire di no senza aggiungere giustificazioni: se non ce la fai, non ce la fai.
Non pensare che un momento per te sia tempo rubato: non è così. Se non ti ricarichi, ti svuoti. E poi non resti per nessuno, nemmeno per te.

Basta con le relazioni mordi e fuggi: arriva il primo slow social

A sfidare il paradigma dominante della velocità e dell’immediatezza è una rinnovata esigenza di autenticità nelle relazioni.
Da questa necessità nasce un social network innovativo che propone un approccio completamente diverso alla socialità online. Si chiama Intrigue e si posiziona come pioniere del movimento ‘slow social’, una filosofia che privilegia la qualità delle interazioni rispetto alla quantità.

“Si tratta di un’applicazione che vuole realizzare un sogno, quello di riportare in primo piano i valori relazionali e individuali tra le persone, ridando loro centralità e responsabilità – spiega Walter Mazzucchelli, ideatore della piattaforma -. Stiamo parlando di slow social, slow time, slow life”.
Insomma, basta con le relazioni mordi e fuggi. Servono soluzioni che diano ai giovani, e non solo, soluzioni diverse.

“Questo è il momento giusto per cambiare”

Per poter offrire soluzioni diverse occorre lavorare con un linguaggio ‘riconoscibile’. Il meccanismo di funzionamento di Intrigue è rivoluzionario e alla portata di tutti,
“Il gioco è semplice, chi invia un messaggio deve accoppiare un’immagine a una parola. L’immagine viene scomposta in un puzzle che il destinatario deve risolvere per accedere al messaggio di testo. Si crea così un dialogo tra le parti comprensibile solo ai due interlocutori”, chiarisce Mazzucchelli.

La piattaforma si distingue dall’approccio dominante nel settore. “Sappiamo bene di essere in controtendenza, tutti vanno fast, velocissimi. Noi siamo totalmente l’opposto – aggiunge Mazzucchelli -. Però abbiamo percepito che questo è il momento giusto per cambiare, per rivoluzionare, per riprendere i valori interpersonali”.

Il criterio della velocità non è più premiante

Oltre alla sua funzione sociale, Intrigue incorpora anche un elemento educativo. Ogni giorno, la piattaforma invia agli utenti una ‘pillola’ di cultura sotto forma di puzzle, stimolando l’apprendimento attraverso il gioco e la scoperta. Questa caratteristica sottolinea l’impegno della piattaforma verso un utilizzo più consapevole e arricchente della tecnologia. Il potenziale di mercato appare significativo.

Con una proiezione di 5,42 miliardi di utenti totali di social media a livello mondiale entro il 2025 c’è ampio spazio per realtà che offrono alternative al modello in voga.
Alcuni studi confermano che entro pochi anni più del 50% dei social verrà ridotto in modo drastico, perché il criterio della velocità non è più premiante.

Riportare al centro dell’esperienza digitale riflessione, pazienza, profondità

L’approccio di Intrigue non è tanto una critica ai social media esistenti quanto una proposta per un loro utilizzo più consapevole.
“Non combattiamo i social, ma vorremmo solo usarli in un modo un po’ più appropriato”, precisa Mazzucchelli.
La piattaforma punta a riportare al centro dell’esperienza digitale valori come la riflessione, la pazienza e la profondità delle relazioni.

Intrigue rappresenta quindi non solo un nuovo social network, riferisce Askanews, ma un ripensamento del concetto stesso di socialità digitale.
In un mondo sempre più veloce e frammentato, la sua proposta di rallentare e approfondire potrebbe rispondere a un bisogno crescente di connessioni più autentiche e significative.

Alimentazione: cultura e costi cambiano le abitudini globali


Nell’ultimo anno, una parte significativa della popolazione mondiale ha modificato attivamente le proprie abitudini alimentari. Quasi la metà (45%) ha ridotto il consumo di fast food, il 37% di alimenti confezionati e il 40% l’assunzione di dolci.
Allo stesso tempo, l’aumento del costo della vita spinge i consumatori a rivalutare le proprie abitudini alimentari, riducendo gli elementi non essenziali come fast food e snack industriali.
Un cambiamento che a livello mondiale favorisce modelli di consumo più consapevoli e attenti al costo.

Insomma, la tendenza è chiara: le restrizioni economiche sono strettamente legate ai cambiamenti nei consumi alimentari.
Emerge dalla nuova Worldviews Survey di WIN, Worldwide Independent Network of Market Research.

Vitamine: cresce l’uso ma persistono ampie differenze regionali

Dal 2018, si registra un notevole aumento globale delle persone che assumono regolarmente vitamine, passate dal 25% al 34%.
Questo comportamento è più comune tra le donne (38%), gli anziani (39% vs 27% 18–24enni) e chi ha un livello di istruzione più alto (46% vs 27% chi non ha istruzione formale). 

Tuttavia, questa tendenza positiva nasconde marcate differenze regionali e nazionali. Gli Stati Uniti sono in cima alla classifica, con il 57% degli intervistati che assume regolarmente vitamine, seguiti da Finlandia (56%) e Canada (52%). 
All’estremo opposto, la Costa d’Avorio registra la percentuale più bassa (11%), seguita da Argentina (16%), Perù e Cile (entrambi 17%) e Thailandia (19%). 

Giappone: un caso di fiducia e soddisfazione

Il Giappone si distingue per la notevole stabilità alimentare. La maggior parte degli intervistati non segnala cambiamenti significativi nella propria dieta nell’ultimo anno. Una coerenza attribuibile alla cultura alimentare giapponese, da sempre orientata a pasti bilanciati e nutrienti. Inoltre, i cibi confezionati e pronti in Giappone sono associati a standard elevati di freschezza, qualità e presentazione.

Le preferenze culturali per la routine, l’elevata fiducia nelle normative sulla sicurezza alimentare e la presenza di una popolazione anziana che tende a mantenere abitudini consolidate contribuiscono alla stabilità delle abitudini alimentari in Giappone. Il Paese registra infatti il minor numero di cambiamenti nelle abitudini alimentari in quasi tutte le categorie analizzate, tra cui dolci, fast food, prodotti biologici e alimenti confezionati.

In Italia meno fast food più cibi bio

Sebbene si registrino aumenti nel consumo di alcuni alimenti meno salutari tra i giovani (fast food, dolci), prevalgono tendenze di riduzione per carne, sale e piatti pronti, e un leggero aumento di alimenti biologici e a basso contenuto di zuccheri e grassi.

La maggior parte degli italiani dichiara una buona salute percepita e mostra una crescente attenzione verso le proprie abitudini alimentari.
Il 16,3% definisce il proprio stato di salute ‘molto buono’, mentre il 63,1% ‘buono’, per un totale di risposte positive pari al 79,4%. Solo il 4,2% ritiene di avere una salute ‘non buona’.
Nella fascia 18-24 anni l’85,2% si considera in buono stato di salute.

Cybersicurezza: gli attacchi hanno causato danni milionari alle industrie europee

Le imprese industriali dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) stanno affrontando un’emergenza silenziosa ma estremamente costosa: la sicurezza informatica. Secondo uno studio congiunto realizzato da Kaspersky e VDC Research, molte aziende del comparto manifatturiero e dei servizi essenziali hanno subito danni economici ingenti in seguito a cyberattacchi.

In oltre la metà dei casi, le perdite ammontano ad almeno un milione di dollari, mentre quasi un’organizzazione su dieci segnala cifre ben superiori ai 5 milioni.

Aumentano i rischi per energia e trasporti

Il rapporto, intitolato “Securing OT with Purpose-built Solutions”, esplora la vulnerabilità delle tecnologie operative (OT), fondamentali per la gestione degli impianti industriali. L’indagine ha coinvolto oltre 250 figure chiave in settori come energia, trasporti, utility e produzione.

Il quadro che ne è emerge non è roseo: molte aziende faticano ad arginare le minacce informatiche, spesso perché le strutture OT non sono sufficientemente protette.

L’impatto si estende a tutti i settori dell’azienda

I danni non si limitano agli aspetti tecnici. Le aziende colpite devono sostenere spese elevate per gestire gli incidenti, sia attraverso team interni che tramite consulenze esterne. A ciò si aggiungono la perdita di ricavi, i costi per la sostituzione delle apparecchiature compromesse, eventuali riscatti pagati agli hacker e lo scarto di materiali in lavorazione.

L’effetto è sistemico, con ripercussioni su produzione, logistica, vendite e rapporti con i clienti.

Il blocco della produzione è il problema principale 

Uno dei problemi principali emersi è legato alle interruzioni non previste delle attività produttive. Secondo il report, quasi il 60% degli intervistati ha segnalato fermi macchina compresi tra le quattro e le ventiquattro ore.

Queste pause forzate causano perdite economiche, rallentano i processi aziendali e compromettono la fiducia di clienti e partner. L’imprevedibilità e la durata di questi blocchi li rendono tra gli aspetti più dannosi degli attacchi informatici.

La sicurezza digitale è una priorità strategica

Andrey Strelkov, responsabile della divisione industriale di Kaspersky, sottolinea come rafforzare la cybersicurezza sia essenziale per difendere profitti e stabilità operativa. Secondo l’esperto, non investire in sicurezza significa esporsi a rischi che possono compromettere l’intero business.

In un contesto industriale sempre più digitalizzato, ignorare il pericolo informatico equivale a minare la competitività stessa delle imprese e addirittura la loro sopravvivenza sul mercato.

Telemarketing in Italia: tra fastidio, sospetti e qualche opportunità

Ricevere telefonate non richieste da call center è diventato un fenomeno quasi quotidiano per milioni di italiani. A volte si tratta di proposte legittime, altre volte di offerte poco trasparenti o, peggio, di tentativi di truffa.

A fare il punto su come gli italiani vivono questo bombardamento telefonico è un’indagine pubblicata da Radar di SWG, che monitora costantemente comportamenti, abitudini e percezioni della popolazione.

Un fenomeno poco gradito

Le chiamate promozionali raggiungono praticamente tutti. Secondo i dati raccolti, il 63% delle persone prova fastidio alla ricezione di queste telefonate, mentre un altro 24% le affronta con indifferenza.

Solo una piccola minoranza – il 9% – si dichiara irritata, e appena il 4% mostra una qualche forma di apertura, tra interesse e divertimento.

Rispondere o rifiutare: gli italiani sono divisi

Di fronte a un numero sconosciuto, come si comportano gli italiani? Circa un terzo sceglie di non rispondere affatto, per principio. Tuttavia, il 29% ammette di rispondere sempre o quasi, lasciando aperta la possibilità che la chiamata contenga una proposta utile.

Questo comportamento è più comune tra i giovani, mentre la generazione più adulta si mostra più prudente.

Tra scetticismo e qualche apertura

Non tutte le telefonate vengono percepite allo stesso modo. Le offerte che promettono facili guadagni, investimenti o posti di lavoro sono le più sospette: la maggior parte degli intervistati le considera potenziali frodi.

Diversa, invece, l’attitudine verso le proposte relative a telefonia, energia o assicurazioni: in questi casi si tende a valutare l’offerta con più attenzione.

Teleselling: cosa pensa chi ha accettato? 

Sebbene la maggioranza rifiuti, una fetta della popolazione decide di fidarsi e acquistare tramite telefono. Il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver accettato almeno una proposta ricevuta via teleselling. Gli uomini e i giovani sono i più inclini ad aderire, dimostrandosi più aperti rispetto alla media.

Soddisfazione “media”, ma comunque c’è chi è contento 

Dopo aver accettato una proposta, il grado di soddisfazione è generalmente moderato. Pochi si dichiarano completamente entusiasti, ma nemmeno delusi: la maggioranza parla di un’esperienza “abbastanza positiva”, pur con alcune riserve.

Le chiamate da parte dei call center continuano a rappresentare un elemento controverso nella quotidianità degli italiani. Se da un lato provocano irritazione e diffidenza, dall’altro non mancano casi in cui si rivelano utili. Il vero nodo resta la trasparenza: solo offrendo proposte chiare e oneste il teleselling potrà sperare di recuperare credibilità.

Mutui più leggeri? Gli scenari dopo il taglio dei tassi BCE

Nonostante le tensioni commerciali e l’incertezza sui mercati internazionali, gli analisti guardano con fiducia al prossimo futuro. La riunione della Banca Centrale Europea ha portato un nuovo intervento sui tassi di interesse: un taglio di 25 punti base che può offrire un po’ di respiro ai titolari di mutui a tasso variabile.

Secondo le stime di Facile.it e Mutui.it, una riduzione simile si dovrebbe tradurre in un calo della rata media da 640 a 623 euro, con un risparmio mensile di circa 17 euro per un mutuo standard.

Mutui variabili: tendenze in calo per tutto il 2025

Le proiezioni sui futures Euribor a 3 mesi, aggiornate all’11 aprile 2025, anticipano un ulteriore calo graduale dell’indice: dal 2,07% previsto a metà anno, si arriverebbe all’1,76% entro dicembre. Se queste stime si realizzeranno, la rata di un mutuo tipo potrebbe scendere fino a 598 euro, portando un beneficio annuo complessivo di oltre 40 euro al mese rispetto ai livelli attuali.

Gli effetti delle tensioni globali sui mutui a tasso fisso

Il recente braccio di ferro commerciale tra USA e Cina ha avuto un impatto indiretto anche sul mercato europeo dei mutui, in particolare su quelli a tasso fisso. L’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato americani ha trascinato verso l’alto anche i titoli europei, facendo aumentare leggermente il valore dell’IRS, cioè il parametro su cui si calcolano i mutui fissi.

Tuttavia, come precisano gli esperti di Facile.it, si tratta di “oscillazioni temporanee, che negli ultimi giorni sembrano già rientrare”.

Fisso o variabile: una scelta da valutare con attenzione

Attualmente il mutuo a tasso fisso resta leggermente più vantaggioso: le migliori offerte partono da un Tan del 2,76%, corrispondente a una rata mensile di 582 euro, contro un Tan del 2,97% e una rata di 596 euro per i variabili.
Ma lo scenario potrebbe cambiare: l’Euribor è sceso sotto l’IRS e, con un eventuale aggiustamento degli spread, i mutui variabili potrebbero tornare competitivi.

Mutui flessibili e surroga: opportunità da considerare

La decisione sul tipo di tasso dipende da molti fattori: reddito, durata del mutuo, propensione al rischio. “Il tasso fisso offre stabilità, il variabile può dare un vantaggio economico, ma va seguito con attenzione”, spiegano da Facile.it.

Infine, la surroga resta una possibilità concreta: si può iniziare con un fisso, più sicuro, e valutare un passaggio al variabile se in futuro le condizioni saranno davvero favorevoli.

Data Privacy Benchmark Study: nell’era dell’AI la gestione dei dati personali diventa più complessa

Il panorama odierno della privacy è complesso, con i fornitori globali, apprezzati per le loro capacità, da una parte, e dall’altra lo storage locale, percepito come più sicuro.

In pratica, la richiesta di conservazione dei dati a livello locale si interseca con l’utilizzo delle competenze di fornitori internazionali. E sebbene siano aumentati i costi operativi derivanti dalla localizzazione dei dati, il 90% delle organizzazioni italiane ritiene che la conservazione locale sia intrinsecamente più sicura. Ma allo stesso tempo, l’88% pensa che affidarsi a un provider globale offra una migliore protezione dei dati. 
Sono alcuni dati evidenziati dall’ottava edizione del Data Privacy Benchmark Study 2025 di Cisco.

Creare fiducia attraverso la conformità

Le normative in materia di privacy restano una pietra miliare della fiducia dei clienti. L’84% degli intervistati italiani ha notato un impatto positivo sulla propria azienda. Nonostante i costi associati alla conformità, un 97% delle imprese italiane dichiara che i ritorni sono nettamente superiori agli investimenti.

Questo orientamento è confermato dall’aumento della consapevolezza e della fiducia dei consumatori nelle leggi sulla privacy. Il 62% dei consumatori italiani conosca infatti le leggi sulla privacy del Paese.
Tra questi, l’89% si sente sicuro della capacità di proteggere i propri dati, rispetto ad appena il 43% di coloro che non conoscono le normative.

Un’AI responsabile nell’era dell’AI Generativa

Con l’aumento della familiarità verso l’AI (il 63% degli intervistati afferma di avere ormai molta dimestichezza con la GenAI, l’Intelligenza artificiale generativa), anno dopo anno le preoccupazioni rimangono le stesse.
Molte organizzazioni segnalano di aver ricevuto benefici significativi dalla GenAI, ma la privacy dei dati resta ancora un rischio considerato importante. 

In particolare, il 64% degli intervistati si preoccupa di condividere inavvertitamente informazioni sensibili pubblicamente o con i concorrenti, ma quasi la metà ammette di immettere dati personali dei dipendenti, o non pubblici, negli strumenti GenAI.

Raddoppiano i budget IT da destinare all’AI

Questa lacuna evidenzia la necessità di strumenti in grado di proteggere le aziende dall’uso improprio dell’AI e dalla perdita di dati.
Al contempo, la ricerca evidenzia un focus crescente su investimenti nei processi di governance dell’AI.

Il 99% degli intervistati italiani prevede infatti di riallocare parte delle risorse destinate alla privacy verso iniziative di AI nel prossimo futuro.
Una tendenza confermata anche dal report AI Readiness Index 2024 di Cisco, che sottolinea come le allocazioni di budget IT nel prossimo anno quasi raddoppieranno, grazie all’implementazione sicura di tecnologie AI.

DE&I: come comunicare le iniziative aziendali in ambito sociale?

Nelle strategie aziendali, il tema della Diversity, Equity & Inclusion (DE&I) ha assunto progressivamente un ruolo centrale. Le imprese hanno compreso che la valorizzazione delle differenze non è solo una questione etica, ma rappresenta un significativo vantaggio competitivo.
Eppure, nonostante questa consapevolezza, molte aziende continuano a interrogarsi sull’opportunità di comunicare esternamente le proprie iniziative in ambito DE&I, prediligendo una comunicazione interna delle stesse.

Viceversa, alcuni brand hanno deciso di schierarsi apertamente nella promozione dei principi DE&I, ottenendo però una risposta incerta, e non pienamente efficace da parte del pubblico.
Questo perché le sensibilità e le attese sui questi temi sono molteplici e sfaccettate, sia per quanto riguarda il genere sia la fascia d’età.

Perché le imprese dovrebbero parlare di parità di genere?

Come uscire, allora, da questa impasse?
Considerando la parità di genere, uno dei temi che rientrano nell’ambito delle politiche DE&I, una ricerca di Eumetra mostra come l’impegno delle imprese nell’affrontare la parità di genere, oltre a essere richiesto dal pubblico (62% donne, 39% uomini), contribuisca positivamente a migliorare la reputazione aziendale (40% donne, 29%).

Sempre secondo il sondaggio, per favorire un ambiente più inclusivo e collaborativo, incrementare il benessere e coinvolgimento dei dipendenti, esprimere l’impegno a favore della collettività, attrarre le nuove generazioni.
Tutto ciò si traduce anche in benefici economici, perché un ambiente più equo e motivante aumenta la produttività, riduce il turnover, attira talenti e investitori, rafforza la fidelizzazione e il vantaggio competitivo.

Il rischio social washing in pubblicità

Tuttavia, comunicare male o in modo incoerente provoca la percezione che si tratti solo di una moda o di social washing, mettendo a rischio la credibilità e l’autenticità dell’impegno dichiarato.
Inoltre, oggi in generale le persone si sentono poco rappresentate dalla pubblicità, in termini di genere e di età. Solo 1 persona su 5 ritiene che le pubblicità rappresentino il proprio genere.

E il quadro peggiora in riferimento alle età: GenZ e Boomer sono le generazioni che si riconoscono meno nella comunicazione pubblicitaria dei brand, forse perché in molti settori fa ancora largo uso di luoghi comuni.
Al contrario, le campagne che evitano stereotipi ispirano maggiore fiducia nel marchio.
Lo sostiene il 66% degli intervistati, soprattutto donne e appartenenti alla Gen Z.

Verificare la coerenza tra dichiarazioni e azioni

Per valutare le campagne di comunicazione in ambito DE&I, Eumetra ha sviluppato una metodologia basata su dati relativi al rapporto tra consumatori e imprese nei temi della Corporate Social Responsibility (CSR) per identificare gli asset più rilevanti e le aree di miglioramento.

L’applicazione della metodologia Eumetra consente di verificare la coerenza tra dichiarazioni e azioni, poiché misura quanto il brand stia agendo in modo efficace. 
Attraverso questa valutazione, le aziende possono comprendere quanto il loro brand sia percepito come inclusivo, quali elementi migliorare, e quali risultati aspettarsi da una strategia di comunicazione più inclusiva ed efficace.

Logistica ed e-commerce: nel 2025 mobilita 217 miliardi di pacchi e per oltre 20 trilioni di dollari 

Nel 2025 il valore totale delle transazioni globali toccherà 20,36 trilioni di dollari. Alla crescita continua dei pagamenti digitali si affianca il boom delle spedizioni online, che nel 2025 supereranno 217 miliardi di pacchi, con una previsione di crescita dell’8% rispetto al 2024.

Nel settore della Logistica, l’e-commerce continua a registrare una crescita esponenziale anche in Italia, dove oltre il 24% delle spedizioni riguarda il settore Abbigliamento, Sport e Accessori, mentre Informatica ed Elettronica rappresentano oltre il 18% del totale.
Sono alcune evidenze presentate a Milano in occasione di Netcomm Focus Payment & Logistics 2025, evento annuale del Consorzio del commercio digitale in Italia.

Innovazione e crescita dei volumi

L’analisi delle categorie merceologiche emersa dalla ricerca Delivery Index di Netcomm, in collaborazione con Poste italiane, rileva anche una forte concentrazione di spedizioni tra i principali 10 merchant. Costoro, detengono quote superiori all’80% in categorie come Editoria, Arredamento e Informatica ed Elettronica.

Questo scenario richiede una maggiore attenzione a una gestione logistica sempre più efficiente e integrata, con soluzioni che vanno dalla multicanalità all’automazione al fine di migliorare l’efficienza e ridurre i costi operativi. Tecnologie come l’Intelligenza artificiale e la Business Intelligence si rivelano sempre più cruciali, permettendo di analizzare dati logistici in tempo reale e ottimizzare la pianificazione della supply chain.

Sostenibilità e impatto dei resi

Con l’aumento dei volumi di spedizione, la sostenibilità si pone oggi come una priorità per i merchant omnicanale.
Particolare attenzione va riservata ai resi, che in Italia nel 2024 impattano particolarmente sulle zone del Sud, con una percentuale del 7%, (+0,3 rispetto al 2023), seguito dal Nord-Est (6%, +0,5%) e dal Nord-Ovest e le Isole, che registrano aumenti più contenuti, rispettivamente del +5,3% (+0,3) e del +5% (+0,6).

In questo contesto, l’evoluzione della logistica ‘last mile’ incentiva sempre più i retailer ad adottare soluzioni più sostenibili, come i punti di ritiro e i locker.

Nuove modalità di consegna e spedizione

Queste opzioni di ritiro stanno guadagnando popolarità tra i consumatori italiani, e ormai costituiscono la modalità di consegna preferita nel 20% dei casi. Si tratta di sistemi che non solo riducono l’impatto ambientale, ma ottimizzano anche il flusso delle consegne, rendendo la logistica più efficiente e meno costosa.

Le aziende stanno anche investendo in packaging innovativo, utilizzando materiali ecocompatibili e design minimalisti per ridurre gli sprechi e migliorare l’esperienza del consumatore.
Allo stesso tempo, la crescente domanda di spedizioni veloci e flessibili sta facendo emergere nuove soluzioni logistiche, come l’utilizzo di droni, robot e veicoli autonomi per ottimizzare le consegne.