Categoria: Curiosità

Mutui più leggeri? Gli scenari dopo il taglio dei tassi BCE

Nonostante le tensioni commerciali e l’incertezza sui mercati internazionali, gli analisti guardano con fiducia al prossimo futuro. La riunione della Banca Centrale Europea ha portato un nuovo intervento sui tassi di interesse: un taglio di 25 punti base che può offrire un po’ di respiro ai titolari di mutui a tasso variabile.

Secondo le stime di Facile.it e Mutui.it, una riduzione simile si dovrebbe tradurre in un calo della rata media da 640 a 623 euro, con un risparmio mensile di circa 17 euro per un mutuo standard.

Mutui variabili: tendenze in calo per tutto il 2025

Le proiezioni sui futures Euribor a 3 mesi, aggiornate all’11 aprile 2025, anticipano un ulteriore calo graduale dell’indice: dal 2,07% previsto a metà anno, si arriverebbe all’1,76% entro dicembre. Se queste stime si realizzeranno, la rata di un mutuo tipo potrebbe scendere fino a 598 euro, portando un beneficio annuo complessivo di oltre 40 euro al mese rispetto ai livelli attuali.

Gli effetti delle tensioni globali sui mutui a tasso fisso

Il recente braccio di ferro commerciale tra USA e Cina ha avuto un impatto indiretto anche sul mercato europeo dei mutui, in particolare su quelli a tasso fisso. L’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato americani ha trascinato verso l’alto anche i titoli europei, facendo aumentare leggermente il valore dell’IRS, cioè il parametro su cui si calcolano i mutui fissi.

Tuttavia, come precisano gli esperti di Facile.it, si tratta di “oscillazioni temporanee, che negli ultimi giorni sembrano già rientrare”.

Fisso o variabile: una scelta da valutare con attenzione

Attualmente il mutuo a tasso fisso resta leggermente più vantaggioso: le migliori offerte partono da un Tan del 2,76%, corrispondente a una rata mensile di 582 euro, contro un Tan del 2,97% e una rata di 596 euro per i variabili.
Ma lo scenario potrebbe cambiare: l’Euribor è sceso sotto l’IRS e, con un eventuale aggiustamento degli spread, i mutui variabili potrebbero tornare competitivi.

Mutui flessibili e surroga: opportunità da considerare

La decisione sul tipo di tasso dipende da molti fattori: reddito, durata del mutuo, propensione al rischio. “Il tasso fisso offre stabilità, il variabile può dare un vantaggio economico, ma va seguito con attenzione”, spiegano da Facile.it.

Infine, la surroga resta una possibilità concreta: si può iniziare con un fisso, più sicuro, e valutare un passaggio al variabile se in futuro le condizioni saranno davvero favorevoli.

Data Privacy Benchmark Study: nell’era dell’AI la gestione dei dati personali diventa più complessa

Il panorama odierno della privacy è complesso, con i fornitori globali, apprezzati per le loro capacità, da una parte, e dall’altra lo storage locale, percepito come più sicuro.

In pratica, la richiesta di conservazione dei dati a livello locale si interseca con l’utilizzo delle competenze di fornitori internazionali. E sebbene siano aumentati i costi operativi derivanti dalla localizzazione dei dati, il 90% delle organizzazioni italiane ritiene che la conservazione locale sia intrinsecamente più sicura. Ma allo stesso tempo, l’88% pensa che affidarsi a un provider globale offra una migliore protezione dei dati. 
Sono alcuni dati evidenziati dall’ottava edizione del Data Privacy Benchmark Study 2025 di Cisco.

Creare fiducia attraverso la conformità

Le normative in materia di privacy restano una pietra miliare della fiducia dei clienti. L’84% degli intervistati italiani ha notato un impatto positivo sulla propria azienda. Nonostante i costi associati alla conformità, un 97% delle imprese italiane dichiara che i ritorni sono nettamente superiori agli investimenti.

Questo orientamento è confermato dall’aumento della consapevolezza e della fiducia dei consumatori nelle leggi sulla privacy. Il 62% dei consumatori italiani conosca infatti le leggi sulla privacy del Paese.
Tra questi, l’89% si sente sicuro della capacità di proteggere i propri dati, rispetto ad appena il 43% di coloro che non conoscono le normative.

Un’AI responsabile nell’era dell’AI Generativa

Con l’aumento della familiarità verso l’AI (il 63% degli intervistati afferma di avere ormai molta dimestichezza con la GenAI, l’Intelligenza artificiale generativa), anno dopo anno le preoccupazioni rimangono le stesse.
Molte organizzazioni segnalano di aver ricevuto benefici significativi dalla GenAI, ma la privacy dei dati resta ancora un rischio considerato importante. 

In particolare, il 64% degli intervistati si preoccupa di condividere inavvertitamente informazioni sensibili pubblicamente o con i concorrenti, ma quasi la metà ammette di immettere dati personali dei dipendenti, o non pubblici, negli strumenti GenAI.

Raddoppiano i budget IT da destinare all’AI

Questa lacuna evidenzia la necessità di strumenti in grado di proteggere le aziende dall’uso improprio dell’AI e dalla perdita di dati.
Al contempo, la ricerca evidenzia un focus crescente su investimenti nei processi di governance dell’AI.

Il 99% degli intervistati italiani prevede infatti di riallocare parte delle risorse destinate alla privacy verso iniziative di AI nel prossimo futuro.
Una tendenza confermata anche dal report AI Readiness Index 2024 di Cisco, che sottolinea come le allocazioni di budget IT nel prossimo anno quasi raddoppieranno, grazie all’implementazione sicura di tecnologie AI.

DE&I: come comunicare le iniziative aziendali in ambito sociale?

Nelle strategie aziendali, il tema della Diversity, Equity & Inclusion (DE&I) ha assunto progressivamente un ruolo centrale. Le imprese hanno compreso che la valorizzazione delle differenze non è solo una questione etica, ma rappresenta un significativo vantaggio competitivo.
Eppure, nonostante questa consapevolezza, molte aziende continuano a interrogarsi sull’opportunità di comunicare esternamente le proprie iniziative in ambito DE&I, prediligendo una comunicazione interna delle stesse.

Viceversa, alcuni brand hanno deciso di schierarsi apertamente nella promozione dei principi DE&I, ottenendo però una risposta incerta, e non pienamente efficace da parte del pubblico.
Questo perché le sensibilità e le attese sui questi temi sono molteplici e sfaccettate, sia per quanto riguarda il genere sia la fascia d’età.

Perché le imprese dovrebbero parlare di parità di genere?

Come uscire, allora, da questa impasse?
Considerando la parità di genere, uno dei temi che rientrano nell’ambito delle politiche DE&I, una ricerca di Eumetra mostra come l’impegno delle imprese nell’affrontare la parità di genere, oltre a essere richiesto dal pubblico (62% donne, 39% uomini), contribuisca positivamente a migliorare la reputazione aziendale (40% donne, 29%).

Sempre secondo il sondaggio, per favorire un ambiente più inclusivo e collaborativo, incrementare il benessere e coinvolgimento dei dipendenti, esprimere l’impegno a favore della collettività, attrarre le nuove generazioni.
Tutto ciò si traduce anche in benefici economici, perché un ambiente più equo e motivante aumenta la produttività, riduce il turnover, attira talenti e investitori, rafforza la fidelizzazione e il vantaggio competitivo.

Il rischio social washing in pubblicità

Tuttavia, comunicare male o in modo incoerente provoca la percezione che si tratti solo di una moda o di social washing, mettendo a rischio la credibilità e l’autenticità dell’impegno dichiarato.
Inoltre, oggi in generale le persone si sentono poco rappresentate dalla pubblicità, in termini di genere e di età. Solo 1 persona su 5 ritiene che le pubblicità rappresentino il proprio genere.

E il quadro peggiora in riferimento alle età: GenZ e Boomer sono le generazioni che si riconoscono meno nella comunicazione pubblicitaria dei brand, forse perché in molti settori fa ancora largo uso di luoghi comuni.
Al contrario, le campagne che evitano stereotipi ispirano maggiore fiducia nel marchio.
Lo sostiene il 66% degli intervistati, soprattutto donne e appartenenti alla Gen Z.

Verificare la coerenza tra dichiarazioni e azioni

Per valutare le campagne di comunicazione in ambito DE&I, Eumetra ha sviluppato una metodologia basata su dati relativi al rapporto tra consumatori e imprese nei temi della Corporate Social Responsibility (CSR) per identificare gli asset più rilevanti e le aree di miglioramento.

L’applicazione della metodologia Eumetra consente di verificare la coerenza tra dichiarazioni e azioni, poiché misura quanto il brand stia agendo in modo efficace. 
Attraverso questa valutazione, le aziende possono comprendere quanto il loro brand sia percepito come inclusivo, quali elementi migliorare, e quali risultati aspettarsi da una strategia di comunicazione più inclusiva ed efficace.

Logistica ed e-commerce: nel 2025 mobilita 217 miliardi di pacchi e per oltre 20 trilioni di dollari 

Nel 2025 il valore totale delle transazioni globali toccherà 20,36 trilioni di dollari. Alla crescita continua dei pagamenti digitali si affianca il boom delle spedizioni online, che nel 2025 supereranno 217 miliardi di pacchi, con una previsione di crescita dell’8% rispetto al 2024.

Nel settore della Logistica, l’e-commerce continua a registrare una crescita esponenziale anche in Italia, dove oltre il 24% delle spedizioni riguarda il settore Abbigliamento, Sport e Accessori, mentre Informatica ed Elettronica rappresentano oltre il 18% del totale.
Sono alcune evidenze presentate a Milano in occasione di Netcomm Focus Payment & Logistics 2025, evento annuale del Consorzio del commercio digitale in Italia.

Innovazione e crescita dei volumi

L’analisi delle categorie merceologiche emersa dalla ricerca Delivery Index di Netcomm, in collaborazione con Poste italiane, rileva anche una forte concentrazione di spedizioni tra i principali 10 merchant. Costoro, detengono quote superiori all’80% in categorie come Editoria, Arredamento e Informatica ed Elettronica.

Questo scenario richiede una maggiore attenzione a una gestione logistica sempre più efficiente e integrata, con soluzioni che vanno dalla multicanalità all’automazione al fine di migliorare l’efficienza e ridurre i costi operativi. Tecnologie come l’Intelligenza artificiale e la Business Intelligence si rivelano sempre più cruciali, permettendo di analizzare dati logistici in tempo reale e ottimizzare la pianificazione della supply chain.

Sostenibilità e impatto dei resi

Con l’aumento dei volumi di spedizione, la sostenibilità si pone oggi come una priorità per i merchant omnicanale.
Particolare attenzione va riservata ai resi, che in Italia nel 2024 impattano particolarmente sulle zone del Sud, con una percentuale del 7%, (+0,3 rispetto al 2023), seguito dal Nord-Est (6%, +0,5%) e dal Nord-Ovest e le Isole, che registrano aumenti più contenuti, rispettivamente del +5,3% (+0,3) e del +5% (+0,6).

In questo contesto, l’evoluzione della logistica ‘last mile’ incentiva sempre più i retailer ad adottare soluzioni più sostenibili, come i punti di ritiro e i locker.

Nuove modalità di consegna e spedizione

Queste opzioni di ritiro stanno guadagnando popolarità tra i consumatori italiani, e ormai costituiscono la modalità di consegna preferita nel 20% dei casi. Si tratta di sistemi che non solo riducono l’impatto ambientale, ma ottimizzano anche il flusso delle consegne, rendendo la logistica più efficiente e meno costosa.

Le aziende stanno anche investendo in packaging innovativo, utilizzando materiali ecocompatibili e design minimalisti per ridurre gli sprechi e migliorare l’esperienza del consumatore.
Allo stesso tempo, la crescente domanda di spedizioni veloci e flessibili sta facendo emergere nuove soluzioni logistiche, come l’utilizzo di droni, robot e veicoli autonomi per ottimizzare le consegne.

Professioni del prossimo futuro: quali sono le più richieste in Italia?  

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mercato del lavoro, offrendo nuove opportunità ma mettendo in luce anche una carenza di professionisti qualificati. Nonostante gli stipendi elevati e le prospettive di carriera molto promettenti, molte aziende italiane faticano a trovare esperti in questo settore. Attualmente, si stima che in Italia operino circa 50.000 specialisti in ambito IA, ma la crescente digitalizzazione e l’automazione industriale stanno facendo aumentare esponenzialmente la richiesta di nuove competenze.

Esperti di data science, di IA e di machine learning 

Tra le professioni più ambite in questo settore, gli esperti di data science rivestono un ruolo cruciale, occupandosi dell’analisi dei dati e della creazione di modelli predittivi, con stipendi che possono arrivare fino a 8.000 euro al mese. Accanto a loro, gli specialisti in intelligenza artificiale, con competenze nello sviluppo di soluzioni personalizzate per le aziende, possono guadagnare fino a 5.000 euro.

Un altro profilo molto richiesto è quello degli ingegneri del machine learning, responsabili della progettazione di algoritmi avanzati di apprendimento automatico, con retribuzioni che possono raggiungere i 12.000 euro. Anche gli AI engineer, che sviluppano infrastrutture e software basati sull’intelligenza artificiale, sono sempre più richiesti, con stipendi che arrivano a 6.000 euro al mese.

Sviluppatori e analisti 

La gestione e l’interpretazione di grandi quantità di dati sono affidate agli analisti di big data, figure fondamentali per trasformare le informazioni raccolte in strategie aziendali efficaci, con compensi che possono toccare i 4.000 euro mensili. Allo stesso modo, gli sviluppatori di algoritmi IA, responsabili della creazione di modelli avanzati per software e applicazioni, possono guadagnare fino a 10.000 euro.

Un altro ambito strategico è quello della sicurezza informatica, dove gli esperti di cybersecurity giocano un ruolo chiave nella protezione dei sistemi aziendali da minacce informatiche, con stipendi che possono arrivare a 5.000 euro.

Consulenti di etica e ingegneri fintech

L’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, ma pone anche importanti sfide etiche e normative. I consulenti di etica dell’IA, incaricati di valutare le implicazioni morali e legali di queste tecnologie, possono percepire fino a 4.000 euro mensili. Nel settore finanziario, gli ingegneri fintech stanno integrando l’intelligenza artificiale nei servizi bancari e assicurativi, con stipendi fino a 5.000 euro.

Infine, la robotica è un altro ambito in forte espansione, con professionisti specializzati nella progettazione e manutenzione di robot per applicazioni industriali e domestiche che possono guadagnare fino a 6.000 euro al mese.

Un booster per l’economia nazionale

Secondo le previsioni di Susini Group StP, riferisce Adnkronos, l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale potrebbe far crescere il PIL italiano di 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, con un incremento stimato del 6,4%. Entro il 2030, il numero di professionisti impiegati nel settore potrebbe raggiungere le 500.000 unità, a dimostrazione del ruolo cruciale che l’IA avrà nello sviluppo economico del Paese.

Per affrontare questa trasformazione, diventa essenziale investire nella formazione di nuove competenze e nella riqualificazione del personale, rendendo l’IA non solo una rivoluzione tecnologica, ma una leva fondamentale per la competitività dell’Italia nel panorama globale.

Gran Bretagna: per andare a Londra servirà un permesso elettronico

Il Governo britannico sta gradualmente introducendo l’Electronic Travel Authorisation (ETA) per chi viaggia nel Regno Unito dal Continente e dal resto del mondo. Non si tratta di un visto, poiché l’ETA è un’autorizzazione elettronica a raggiungere la Gran Bretagna ed è riservata agli stranieri esentati dall’obbligo di visto.

I cittadini dei Paesi UE, Italia inclusa, potranno richiedere una ETA a partire dal 5 marzo 2025, e dal 2 aprile 2025 potranno viaggiare nel Regno Unito con tale autorizzazione.
Per i cittadini extra-UE, come americani, israeliani o giapponesi, l’obbligo è iniziato a partire dall’8 gennaio 2025, con apertura della possibilità di fare domanda dal 27 novembre 2024.

Fare domanda con l’app UK ETA

Per richiedere l’ETA serve il passaporto con cui si viaggia (non una fotocopia o un passaporto digitale), un indirizzo email, una carta di credito o una carta di debito o Apple Pay o Google Pay.
Il modo più veloce per presentare domanda è tramite l’app gratuita UK ETA, scaricabile da Apple Store o Google Play.

Segno dei tempi, l’app oggi risulta al quarto posto nel rank ‘Top Free Apps’ di iPhone, pur non potendo vantare una valutazione ottimale da parte degli utenti.
Esiste comunque anche una guida all’uso dell’app. Si tratta di una pagina internet sul sito del governo britannico, all’indirizzo gov.uk/guidance/using-the-uk-eta-app.

Il costo è 10 sterline e vale 6 mesi

L’ETA è utile per una visita della durata fino a 6 mesi e costa 10 sterline. La possibilità di presentare domanda dipende dalla data del viaggio e dalla nazionalità sul passaporto, riferisce Askanews,

Secondo il sito ‘Welcome to GOV.UK’ (www.gov.uk) l’ETA non va bene per svolgere un lavoro retribuito, o non retribuito, per un’azienda del Regno Unito o per lavoratori autonomi, salvo eccezioni (Creative Worker visa concession). Ma anche per vivere nel Regno Unito con visite frequenti o successive, oppure per sposarsi o registrare un’unione civile.
Anche per dare comunicazione di matrimonio o unione civile sarà necessario richiedere un visto ad hoc (Marriage Visitor visa).

Non serve ai cittadini dei territori britannici d’oltremare

Inoltre, non ha bisogno di un’ETA chi ha un visto o il permesso di vivere, lavorare o studiare nel Regno Unito, incluso chi possiede lo status di residente permanente o provvisorio o il diritto di residenza.

Anche chi è un cittadino britannico o irlandese e chi sta viaggiando con un passaporto di cittadino dei territori britannici d’oltremare non ha bisogno dell’ETA, così come chi vive in Irlanda e viaggia in Gran Bretagna da Irlanda, Guernsey, Jersey o dall’Isola di Man.

I fenomeni che guidano la spesa italiana nel labirinto delle etichette

L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy individua e misura trend e fenomeni in atto ‘nel carrello della spesa’ degli italiani. L’ultimo rapporto, il 16°, ha monitorato più di 100 claim, certificazioni, pittogrammi, indicazioni geografiche, presenti sulle etichette degli oltre 138mila prodotti che entro giugno 2024 hanno realizzato 47,7 miliardi di euro in supermercati e ipermercati italiani, l’83,4% del giro d’affari totale.

“Nei 12 mesi raccontati in quest’edizione dell’Osservatorio Immagino abbiamo registrato l’andamento positivo di molti trend, che fino alla fine del 2023 erano stati penalizzati, soprattutto nei volumi, dall’elevata crescita dei prezzi”, dichiara Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy.
Segno che gli italiani continuano a mostrare particolare attenzione verso le direttrici di crescita del largo consumo negli ultimi anni: salute, benessere, territorio e sostenibilità.

Benessere e territorio i più dinamici

Tra i 12 fenomeni rilevati dall’Osservatorio sono proprio quelli focalizzati su benessere e territorio ad aver mostrato il maggior dinamismo.
Di fatto, in un anno il carrello della spesa dei prodotti legati all’italianità, trainato dai prodotti Dop (+3,5% a valore, +2,1% a volume) ha aumentato il giro d’affari del +2,1%, superando 11,3 miliardi di euro.

L’area del free from ha registrato +3,0%, superando 8 miliardi di euro, guidato dalla maggior attenzione all’assenza o alla riduzione di zuccheri e grassi idrogenati, e caratterizzato dagli exploit dei prodotti senza pesticidi o residui o glifosato.
Crescita annua del +3,4% anche per gli incassi dei prodotti arricchiti, pari a oltre 5 miliardi di euro di sell-out, dove le proteine si confermano il fenomeno del momento.

L’inarrestabile avanzata della sostenibilità

Inarrestabile anche l’avanzata della sostenibilità, a cui l’Osservatorio Immagino, insieme all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, dedica il consueto approfondimento nella sua triplice declinazione, ambientale, sociale e benessere animale.

La sostenibilità è entrata ormai prepotentemente anche sulle etichette dei prodotti mass market. L’84,8% dei prodotti rilevati dall’Osservatorio presenta on pack almeno un’indicazione relativa alla sostenibilità. In termini assoluti, si tratta di 117mila referenze, ovvero, 3.430 in più rispetto alla rilevazione precedente.
Ma tra i fenomeni individuati e raccontati dalla sedicesima edizione dell’Osservatorio c’è anche l’evoluzione del petcare. 

Un comparto in evoluzione: il petcare

In un anno i prodotti destinati all’alimentazione di cani e gatti hanno aumentato del +6,2% il giro d’affari, sfiorando 1,2 miliardi di euro.
Anche in questo settore si stanno affermando logiche analoghe a quelle che guidano il mondo degli alimenti ‘per umani’, come l’attenzione all’equilibrio nutrizionale, alla sostenibilità e all’italianità dei prodotti.
A testimoniarle sono ancora una volta le etichette dei quasi cinquemila prodotti petfood analizzati dall’Osservatorio.

Altro fenomeno entrato nel radar dello studio è l’e-commerce, protagonista del dossier di approfondimento di questa edizione, che ha analizzato pesi e indici rispetto al canale fisico su un paniere composto da 102.567 prodotti rilevati nel canale web.

Quanto costerà il Natale 2024? Fino al 300% in più

Quest’anno il Natale costerà decisamente tanto: si parla di aumenti che per alcune voci di spesa arriveranno fino al +300%.
Dagli addobbi ai regali, dai viaggi agli alberghi fino agli skipass il rapporto congiunto Facile.it – Consumerismo No Profit fa il punto su quanto spenderanno le famiglie italiane per il periodo natalizio. E ha scoperto che per i soli regali di Natale gli italiani spenderanno quasi 11 miliardi di euro, con un esborso pro capite di 256 euro.

Tanti connazionali (6,2 milioni), però, spenderanno meno rispetto allo scorso anno. Tra questi, il 47% (oltre 2,9 milioni) preferirà tagliare sui costi natalizi, mentre il 40% spenderà meno perché si trova in difficoltà economica.

Pranzo e cenone: 3,5 miliardi

Per il pranzo o il cenone di Natale gli intervistati dall’indagine hanno dichiarato di mettere a budget in media 83 euro, per una spesa complessiva stimata di oltre 3,5 miliardi di euro.
Per i prezzi del pranzo o del cenone bisogna guardare anche al settore alimentare, che secondo le stime di Consumerismo no Profit, ha guidato l’aumento dell’inflazione, con un incremento dei prezzi del 2,4% rispetto all’1,1% di settembre 2024.

I rincari maggiori riguardano i beni di prima necessità, come pasta, olio, riso, farina e pane, con incrementi che vanno fino al +84% rispetto al 2014.

Addobbi: 270 euro

Nel 2023, la spesa media per decorare un albero di Natale tradizionale (albero, luci e addobbi), era stimata intorno a 233,33 euro. Nel 2024, la cifra è salita a circa 270 euro, circa il +16%, ovvero, 37 euro in più rispetto all’anno precedente.
Il costo per addobbare un albero di Natale nel 2024 può variare significativamente. Ad esempio, per l’albero artificiale, da 30 a 500 euro, a seconda di altezza, qualità e caratteristiche. Per palline e ornamenti da 10 a 100 euro per set, a seconda del materiale e del design, per le luci da 15 a 100 euro, ghirlande e festoni, da 10 a 50 euro, puntale, da 10 a 50 euro.

Vacanze, trasporti, alloggi

Tra Natale e Capodanno saranno 11 milioni e mezzo gli italiani che si concederanno una vacanza con pernottamento di almeno una notte, per una spesa media di 335 euro e una stima complessiva di quasi 4 miliardi.
Durante le festività i voli subiranno poi rincari fino al 100%, mentre viaggiare in treno potrà costare fino al 300% in più. Sui traghetti rincari più contenuti, ma comunque a doppia cifra, mentre gli skipass hanno subito aumenti fino al +30% negli ultimi tre anni.
Il 97% delle agenzie di viaggi riscontra una media di aumento di prezzi per pacchetto vacanze del 20%. Quanto agli hotel, l’incremento è dell’8,1% sul prezzo medio di una camera (151,47 euro).

Libere professioni: nel 2023 un balzo di 10mila unità

Nel 2023 in Europa si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, e tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale.

L’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.

Emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.

Prosegue un processo di ribilanciamento di genere

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Progressione dei redditi tra tutti i gruppi professionali

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

II bilancio del mercato del lavoro indipendente è ancora negativo

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.

Ristrutturazioni: quali sono le scelte dei proprietari italiani?

L’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool, esplora le attitudini e i comportamenti degli italiani rispetto alle ristrutturazioni residenziali.
Se il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% dei proprietari di casa sceglie di ristrutturare, entro il 2034 il 70% ha pianificato una ristrutturazione, e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. La conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta però limitata.

A ristrutturare sono soprattutto coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari. Indipendentemente dalla dimensione della casa, è infatti questa categoria a mostrare maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio. 

Realizzare interventi urgenti è meno importante della riduzione dei consumi

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.

L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).
La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Agevolazioni e incentivi rafforzano le intenzioni

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Più attenzione verso isolamento termico e pannelli fotovoltaici

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.