In un contesto in cui la fiducia è diventata un vantaggio competitivo determinante, le Pmi italiane stanno entrando in una fase decisiva, dove l’Intelligenza artificiale si conferma il motore che sta trasformando lavoro, ambizioni e modelli di crescita.
Tutto ciò si traduce in un’accelerazione dell’imprenditorialità:
Secondo il nuovo Work Change Report di LinkedIn, che analizza i segnali emergenti di oltre 18 milioni di piccole e medie imprese presenti sulla piattaforma a livello globale, in Italia quasi 4 dipendenti su 10 (il 39% dei dipendenti di piccole imprese), affermano che l’avanzata dell’Intelligenza artificiale li ha spinti infatti a prendere in considerazione percorsi imprenditoriali prima inesplorati.
Oggi i brand più piccoli possono competere con i grandi player
Oggi l’AI oggi è realtà per l’85% delle piccole imprese nei mercati globali. La vera sfida non è più “se” adottarla, ma quanto velocemente farlo. Tanto che l’AI viene definita il grande equalizzatore, capace di permettere ai brand più piccoli di competere con player più grandi e attivi su fette di mercato prima considerate inaccessibili. Un’opportunità confermata dal 70% dei responsabili marketing delle PMI italiane.
Non è un caso che in Italia per il 56% dei lavoratori delle piccole imprese l’AI migliorerà la vita lavorativa quotidiana, con il 22% dei dipendenti italiani che la utilizza autonomamente per attività avanzate e il 31% per attività come email, sintesi o ricerca.
Skill e fiducia, i nuovi driver di carriera e reputazione
Le skill AI per dipendente nelle piccole aziende sono cresciute del 54% anno su anno (+39% grandi aziende). Tuttavia, il 36% di questi professionisti non sa quali competenze, oltre all’AI, saranno determinanti per la crescita della propria carriera.
Con l’aumento esponenziale dei contenuti generati dall’AI distinguersi diventa essenziale, tanto che il 77% dei marketer delle piccole imprese concorda sul fatto che sia ancora più importante ‘guidare’ con voci umane reali.
La fiducia emerge infatti come il nuovo driver della reputazione. Le tre voci che più alimentano fiducia nei brand delle piccole imprese italiane sono clienti e partner (56%), esperti e leader del settore (45%), creator e influencer (44%).
Oggi la “valuta” è la rete di relazioni
Ma la nuova valuta competitiva sono le relazioni professionali. La propria rete di connessioni conta sempre di più, rappresentando un motore tangibile di crescita, dalla generazione di lead alle decisioni di assunzione fino al supporto nei momenti critici. Quando si tratta di consigli per orientarsi verso nuove scelte strategiche le fonti più rilevanti per i professionisti delle piccole imprese sono proprio le reti professionali (40%), seguite da amici e famiglia (37%), motori di ricerca (27%), leader di settore (26%).
Tuttavia, riporta Adnkronos, i professionisti italiani collocati in imprese con meno di 50 dipendenti registrano un tasso di crescita del proprio network di contatti dell’8% anno su anno, contro il 10% di chi lavora in una grande azienda.