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PMI italiane: grazie all’AI accelera l’imprenditorialità

In un contesto in cui la fiducia è diventata un vantaggio competitivo determinante, le Pmi italiane stanno entrando in una fase decisiva, dove l’Intelligenza artificiale si conferma il motore che sta trasformando lavoro, ambizioni e modelli di crescita.
Tutto ciò si traduce in un’accelerazione dell’imprenditorialità:

Secondo il nuovo Work Change Report di LinkedIn, che analizza i segnali emergenti di oltre 18 milioni di piccole e medie imprese presenti sulla piattaforma a livello globale, in Italia quasi 4 dipendenti su 10 (il 39% dei dipendenti di piccole imprese), affermano che l’avanzata dell’Intelligenza artificiale li ha spinti infatti a prendere in considerazione percorsi imprenditoriali prima inesplorati.

Oggi i brand più piccoli possono competere con i grandi player

Oggi l’AI oggi è realtà per l’85% delle piccole imprese nei mercati globali. La vera sfida non è più “se” adottarla, ma quanto velocemente farlo. Tanto che l’AI viene definita il grande equalizzatore, capace di permettere ai brand più piccoli di competere con player più grandi e attivi su fette di mercato prima considerate inaccessibili. Un’opportunità confermata dal 70% dei responsabili marketing delle PMI italiane.

Non è un caso che in Italia per il 56% dei lavoratori delle piccole imprese l’AI migliorerà la vita lavorativa quotidiana, con il 22% dei dipendenti italiani che la utilizza autonomamente per attività avanzate e il 31% per attività come email, sintesi o ricerca.

Skill e fiducia, i nuovi driver di carriera e reputazione

Le skill AI per dipendente nelle piccole aziende sono cresciute del 54% anno su anno (+39% grandi aziende). Tuttavia, il 36% di questi professionisti non sa quali competenze, oltre all’AI, saranno determinanti per la crescita della propria carriera.

Con l’aumento esponenziale dei contenuti generati dall’AI distinguersi diventa essenziale, tanto che il 77% dei marketer delle piccole imprese concorda sul fatto che sia ancora più importante ‘guidare’ con voci umane reali.
La fiducia emerge infatti come il nuovo driver della reputazione. Le tre voci che più alimentano fiducia nei brand delle piccole imprese italiane sono clienti e partner (56%), esperti e leader del settore (45%), creator e influencer (44%).

Oggi la “valuta” è la rete di relazioni

Ma la nuova valuta competitiva sono le relazioni professionali. La propria rete di connessioni conta sempre di più, rappresentando un motore tangibile di crescita, dalla generazione di lead alle decisioni di assunzione fino al supporto nei momenti critici. Quando si tratta di consigli per orientarsi verso nuove scelte strategiche le fonti più rilevanti per i professionisti delle piccole imprese sono proprio le reti professionali (40%), seguite da amici e famiglia (37%), motori di ricerca (27%), leader di settore (26%).

Tuttavia, riporta Adnkronos, i professionisti italiani collocati in imprese con meno di 50 dipendenti registrano un tasso di crescita del proprio network di contatti dell’8% anno su anno, contro il 10% di chi lavora in una grande azienda.

Debiti e crisi economiche: in Lombardia aumentano del 17% nel 2025

È quanto emerge dal convegno organizzato presso la Camera Arbitrale di Milano (CAM) in collaborazione con l’Osservatorio sul Debito Privato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: nei primi dieci mesi del 2025 alla Camera Arbitrale di Milano sono state depositate 298 istanze. Nel 2024 erano 255. 

In Lombardia in un anno le richieste d’aiuto da parte di piccole imprese in difficoltà economico-finanziaria, ex imprenditori e cittadini sono aumentate del 17%. Il 60% di chi ha presentato domanda è un consumatore, il restante 40% riguarda imprese, ex imprenditori e ditte individuali.
In dettaglio, nel 2025 il Tribunale ha omologato 146 pratiche su 290 chiuse, con un tasso di successo del 50%. La durata media dei tempi medi di definizione delle pratiche risulta di 523 giorni, circa 17 mesi.

La procedura più utilizzata è la liquidazione controllata

La Camera Arbitrale di Milano, società della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, gestisce le domande di crisi da sovraindebitamento attraverso il proprio Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento e per la liquidazione controllata (OCC).
La procedura più utilizzata è la liquidazione controllata (63%), seguita dal piano del consumatore (17%), l’esdebitazione dell’incapiente (12%) e il concordato minore (8%).

Nel corso del Convegno è stata siglata una Convenzione Quadro tra la Camera Arbitrale di Milano e l’Osservatorio del Debito Privato, finalizzata a promuovere azioni concrete, studi e proposte innovative per prevenire e contrastare il fenomeno del debito privato e del sovraindebitamento.

Una Convenzione Quadro per prevenire e gestire il sovraindebitamento

L’obiettivo è diffondere la cultura della prevenzione e della gestione del sovraindebitamento e della crisi d’impresa, contribuendo al miglioramento della normativa e della qualità dei servizi, in una prospettiva orientata al bene comune e alla dignità della persona.

In particolare, la collaborazione prevede lo sviluppo di analisi e ricerche, attività di sensibilizzazione rivolte all’opinione pubblica e ai professionisti, percorsi formativi per debitori, operatori bancari e soggetti del Terzo Settore, nonché il rafforzamento del dialogo tra gli stakeholder della filiera del credito.
I due enti si impegnano inoltre a elaborare proposte innovative da sottoporre alle istituzioni politiche, regionali, nazionali ed europee coinvolte nei processi decisionali in materia.

“Un fenomeno in costante crescita”

“In dieci anni la Camera Arbitrale di Milano ha gestito oltre 1.900 richieste di aiuto da parte di persone in difficoltà patrimoniali ed economiche per eccesso di debito, e il fenomeno è in costante crescita”, commenta Rinaldo Sali, Vicedirettore della CameraArbitrale di Milano e responsabile dell’ OCC.

Per legge possono accedere al servizio i consumatori, le imprese minori sotto la soglia fallimentare e alcune categorie specifiche, come imprese agricole, start-up e associazioni professionali che si trovano in una situazione di squilibrio economico e finanziario.

YouTube: in Europa viene usato per l’istruzione da bambini, genitori e insegnanti

I giovani, gli insegnanti e i genitori europei utilizzano YouTube per l’istruzione e la creatività. 
Emerge da una ricerca condotta dalla società di consulenza indipendente Livity, che ha chiesto a oltre 7.000 giovani di età compresa tra 13 e 18 anni in sette Paesi europei come utilizzano le piattaforme digitali per apprendere.

Che si tratti di fare ricerche su altre lingue e culture o di cercare un video utile per i compiti di algebra, YouTube è un luogo in cui i giovani possono imparare, esplorare le proprie passioni e trovare un senso di appartenenza.

Dentro e fuori classe è centrale il ruolo dei contenuti video

Insomma, i contenuti video ormai svolgono un ruolo centrale nella vita digitale quotidiana degli adolescenti di tutta Europa. Nei focus group condotti da Livity, gli adolescenti hanno espresso la gioia di scoprire nuovi interessi attraverso i video.

Tra gli intervistati, il 74% ha dichiarato di guardare video su YouTube per imparare qualcosa di nuovo per la scuola, il 71% di guardare video su YouTube per imparare qualcosa di nuovo per divertimento o al di fuori della scuola. E il 73% ha dichiarato di guardare contenuti video in generale almeno un paio di volte a settimana per favorire l’apprendimento, sia per la scuola sia per divertimento.

Aiutare i bambini a sviluppare la creatività

Una ricerca di Oxford Economics rivela, inoltre, che genitori e insegnanti di tutti i 27 paesi della UE e del Regno Unito utilizzano YouTube come risorsa fondamentale per aiutare i bambini a imparare, sviluppare la creatività e comprendere il mondo.

In tutta la UE, l’84% degli insegnanti intervistati ha utilizzato contenuti di YouTube nelle proprie lezioni o nei compiti, mentre due terzi (67%) hanno concordato sul fatto che YouTube contribuisce ad aumentare il coinvolgimento degli studenti.
Nel frattempo, i genitori riconoscono il valore di YouTube e YouTube Kids nell’aiutare i bambini a imparare ed esplorare. Tanto che l’80% dei genitori che utilizzano YouTube ritiene che la piattaforma offra contenuti di qualità per l’apprendimento e l’intrattenimento.

Una piattaforma da oltre 100 milioni di utenti attivi al mese

Inoltre, il 71% dei genitori europei è sicuro di poter guidare i propri figli verso un utilizzo responsabile di YouTube, e due terzi (66%) ritengono che li aiuti a scoprire il mondo.

“YouTube è utilizzato da bambini, genitori e insegnanti a fini educativi e siamo consapevoli del ruolo importante che svolgiamo nella vita dei giovani – spiegano da YouTube -.  Ecco perché siamo una delle prime piattaforme a offrire esperienze pensate appositamente per i giovani. I nostri prodotti per i giovani, YouTube Kids ed Esperienze Supervisionate, sono sviluppati sotto la guida di esperti indipendenti e raggiungono oltre 100 milioni di utenti attivi, registrati e non registrati, ogni mese”.

Estate 2025, vacanze in camper: più viaggi, più libertà e voglia di novità

In Italia sono sempre di più i fan del camper, compagno ideale delle vacanze. Ma come vivranno l’estate gli amanti delle quattro ruote? Quali sono le tendenze e le novità? Un sondaggio promosso dal Salone del Camper di Parma, realizzato a maggio 2025 e diffuso alla community di oltre 46.000 appassionati, ha fatto emergere una serie di indicazioni interessanti sulle abitudini e i desideri dei viaggiatori che scelgono il camper per le proprie vacanze.

I risultati offrono un quadro aggiornato delle tendenze e delle preferenze, confrontando l’estate in arrivo con quella dello scorso anno.

Tra relax e avventura: come cambia la formula camper

Tra le evidenze, la prima emerge con chiarezza: il 65% degli intervistati ha già definito i propri piani per l’estate. Sempre più italiani optano per vacanze più lunghe, spesso superiori alle due settimane di durata, distribuite tra giugno e settembre. Questo dato sottolinea un forte orientamento verso un turismo meno concentrato nei classici mesi di punta.

La spiagge restano la meta preferita (quasi il 47%), ma cresce anche l’interesse per borghi autentici e per destinazioni montane.

Esperienze su misura e ritmi lenti

Chi sceglie il camper per le vacanze lo fa soprattutto per vivere un’esperienza autentica e personale. Il viaggio diventa occasione per assaporare prodotti tipici, rilassarsi nella natura e scoprire territori poco battuti dal turismo di massa.

La famiglia è il principale compagno di viaggio (58%), seguita dal partner (39%) e, sempre più spesso, anche dagli amici a quattro zampe. I paesaggi incontaminati e la libertà di movimento sono ciò che rende questo tipo di viaggio così attrattivo.

Le mete più richieste? In testa sempre il mare, ma piacciono anche i luoghi “segreti”

Secondo i dati diffusi anche da Jfc Panorama Turismo – Mare Italia, Jesolo, Rimini e Riccione guidano le preferenze tra le località di mare. Le regioni più desiderate sono Sardegna, Emilia-Romagna e Puglia.

Si registra però un interesse crescente per i piccoli borghi italiani, da Nord a Sud dello Stivale, e per i grandi viaggi in Nord Europa, con mete come Capo Nord e le isole Lofoten tra le più ambite dagli amanti dell’on the road.

Turismo all’aria aperta e digital detox: il futuro è slow

Secondo recenti indagini dell’Osservatorio Slow Living e di ENIT, gli italiani (in particolare i più giovani) stanno abbracciando uno stile di vacanza più riflessivo.

Cammini, percorsi ciclabili, silenzio, natura e la disconnessione dai social diventano esigenze reali per un pubblico sempre più attento a sostenibilità e benessere. L’esperienza di viaggio diventa così profonda e rigenerante.

Mutui e tassi: variabile supera fisso e torna a essere più conveniente

L’anomalia registrata negli ultimi anni, per cui il tasso fisso era più economico di quello variabile, sta rientrando: iniziano a essere disponibili sul mercato le prime offerte di mutuo a tasso variabile con indici inferiori rispetto a quello fisso.
Insomma, il sorpasso era nell’aria, e ora è ufficialmente arrivato.

Secondo l’analisi di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni i tassi variabili ora partono da un TAEG pari a 2,75%, mentre quelli fissi da 2,93%. 
In termini di rata, considerando un mutuo da 126.000 euro di durata pari a 25 anni, e a copertura del 70% del valore dell’immobile, questo si traduce in rate da 567 euro per il tasso variabile e da 575 euro per il fisso.

Un vantaggio ancora limitato ma è solo questione di tempo

In questo momento, il vantaggio dei tassi variabili è comunque limitato, e lo si vede solo su alcuni importi e durata dei finanziamenti, ma è solo questione di tempo prima che la curva dei tassi torni alla normalità, e che sul mercato appaiano regolarmente offerte a tasso variabile meno costose di quello fisso.
Come sempre, non esiste in assoluto una risposta giusta o sbagliata, e oggi più che mai, la scelta torna in mano agli aspiranti mutuatari.

Se fino a qualche mese fa il tasso fisso era generalmente la soluzione migliore, poiché univa alla garanzia della stabilità della rata anche un costo più basso rispetto al variabile, oggi quest’ultimo inizia a tornare conveniente.

La BCE interverrà ulteriormente sugli indici?

Questo primo sorpasso è solo l’inizio di un trend che a breve, a meno che non intervengano ‘scossoni’ internazionali, potrebbe estendersi ai mutui offerti da molte banche.
Come risulta dall’analisi dei Futures sugli Euribor, si attende che la BCE intervenga ulteriormente sugli indici e che il tasso variabile possa scendere ancora.

Seppur probabilmente vicini alla fine dei tagli, secondo le aspettative di mercato l’Euribor a 3 mesi, sceso a maggio sotto il 2,2%, dovrebbe arrivare a circa 1,70% entro fine anno, per poi stabilizzarsi.

In questa fase meglio affidarsi a un consulente esperto

Come spiegano gli esperti di Facile.it, “se è pur vero che il margine di vantaggio a favore del variabile è ancora minimo, è necessario tornare a guardare a questo prodotto con grande attenzione, perché, se da un lato espone il mutuatario a possibili variazioni future della rata, dall’altro la storia insegna che i mutui indicizzati con riferimento all’Euribor si sono alla lunga spesso dimostrati più vantaggiosi rispetto a quelli legati all’Eurirs.

L’intervento di un consulente esperto, in una fase di mercato come quella attuale, può essere più utile che mai per identificare il prodotto più adatto alle proprie esigenze”.

Made in Italy: nel 2025 l’export alimentare vale quasi 23 miliardi 

Nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano. Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro, di cui 23 miliardi sono delle Aziende dei settori Unione Italiana Food.

Lo conferma Unione Italiana Food. In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy (15 aprile), l’Associazione ha reso noti i dati dell’export 2024 dei settori rappresentati, che nello stesso anno hanno sfiorato 23 miliardi di euro, per una crescita superiore all’11% in valore.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano i principali mercati di destinazione. 

Boom dei prodotti simbolo dell’Italia nel mondo 

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Dal piatto al cuore: il food tricolore conquista con le emozioni

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Dazi USA: “necessario dialogo per proteggere l’export” 

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.

Giovani e acquisto della prima casa: perché è così difficile?

Un tempo, comprare casa era un passaggio naturale verso l’indipendenza. Oggi, invece, per molti giovani italiani si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere. Secondo un’indagine condotta da Facile.it in collaborazione con mUp Research, il 62% dei Millennials tra i 29 e i 39 anni non ha ancora acquistato una casa.

Chi è riuscito a farlo negli ultimi cinque anni ha spesso beneficiato del supporto dei genitori: quasi un terzo degli acquirenti ha ricevuto un aiuto economico familiare, dimostrando quanto sia complesso affrontare questa spesa senza un sostegno esterno. Inoltre, più di un milione di giovani tra i 29 e i 39 anni vorrebbe lasciare la casa di famiglia, ma non dispone delle risorse finanziarie per farlo.

Il mutuo: uno strumento indispensabile, ma non sempre accessibile

Per la maggior parte dei giovani, l’unico modo per acquistare un’abitazione è accendere un mutuo. Un desiderio che si scontra contro la dura realtà: i contratti di lavoro precari e il basso livello di risparmi rendono difficile ottenere finanziamenti. Un aiuto arriva dal Fondo di Garanzia Prima Casa, che consente agli under 36 di ottenere mutui fino al 100% del valore dell’immobile.

Nel 2024, grazie a questo fondo, sono stati concessi oltre 80.000 mutui. Secondo l’indagine, il 69% degli acquirenti tra i 29 e i 39 anni si è rivolto a una banca per ottenere un finanziamento, una percentuale che arriva al 74% nel Nord Italia.

L’aiuto determinante dei genitori

Molti giovani sanno fin dall’inizio che senza il supporto economico dei genitori non potrebbero permettersi l’acquisto di una casa. Ben 830.000 intervistati hanno dichiarato di aver ricevuto un aiuto finanziario, che è stato fondamentale per ottenere il mutuo, ridurre l’importo da richiedere alla banca o coprire le spese accessorie.

Sette giovani su dieci tra quelli che hanno comprato casa negli ultimi cinque anni hanno beneficiato del supporto familiare, e 276.000 fortunati hanno potuto acquistare senza ricorrere a un mutuo grazie all’intervento economico dei genitori. Curiosamente, il 56% di chi ha ricevuto aiuti non prevede di restituire la somma, considerandola un regalo, percentuale che sale al 61% tra le donne.

L’andamento delle richieste di mutuo

Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it – Mutui.it, nei primi mesi del 2025 il costo medio degli immobili acquistati con un mutuo è stato di 192.826 euro. Gli acquirenti hanno richiesto in media 142.000 euro, coprendo il 79% del valore dell’immobile, con un piano di rimborso di circa 26 anni.

L’età media dei richiedenti è stata di 38 anni, e un quarto delle domande di mutuo è stata accompagnata da una richiesta di accesso al Fondo di Garanzia Prima Casa, percentuale che sale al 50% per gli under 36.

Per concludere

Comprare casa è una sfida sempre più complessa per i giovani italiani. L’accesso al credito è spesso ostacolato dalla precarietà economica, e il sostegno della famiglia diventa essenziale. Senza misure più incisive, l’acquisto di un’abitazione rischia di rimanere un lusso per pochi.

Software: un motore di crescita per 9 aziende italiane su 10

Non più relegato a compiti secondari, entro il 2030 il software darà un contributo significativo ai ricavi aziendali, tanto che si parla ormai di ‘softwarizzazione’ diffusa. Un’espressione che riassume la tendenza a investire sullo sviluppo software per creare prodotti e servizi di valore. Tanto che 9 imprese italiane su 10 hanno scelto lo sviluppo software per la crescita del proprio business.

Lo confermano i numeri del report ‘The art of software: The new route to value creation across industries’ del Capgemini Research Institute, per il quale il 90% delle aziende intervistate sta già sviluppando strategie basate sul software per vincere le sfide del mercato. 

Softwarizzazione: molto più di un avanzamento tecnologico

I benefici della trasformazione aziendale incentrata sul software hanno permesso all’86% delle imprese di ottenere nuove fonti di ricavo attraverso prodotti ‘software-defined’, mentre il 73% ha beneficiato del software per l’accelerazione dei settori R&S.
Inoltre, la trasformazione digitale guidata dal software si traduce in un aumento della quota di mercato per il 62% delle aziende, e in una riduzione dei costi per oltre la metà di esse. 

“La softwarizzazione è molto più di un avanzamento tecnologico – spiega Giacomo Donzelli, practice head software di Capgemini Engineering -. Si tratta di un cambiamento culturale e strategico”.
Un impatto orizzontale, che coinvolge vari segmenti industriali. Il 90% delle aziende automobilistiche, ad esempio, ha già introdotto nuovi servizi basati sul software.

“È necessario un cambio di paradigma per differenziarsi e innovare”

Anche nei beni industriali e capital goods il 59% delle imprese ha ottenuto significativi risparmi grazie a strategie digitali mirate. Nel settore finanziario e retail, la rivoluzione software è altrettanto evidente: il 77% di banche e assicurazioni ha ridotto i tempi di sviluppo dei prodotti, mentre il 59% delle realtà del commercio al dettaglio ha abbassato i costi operativi.

E la tendenza è destinata a crescere. “Siamo entrati in una nuova era di trasformazione aziendale incentrata sul software – afferma Riccardo Dolfi, managing director di Capgemini Engineering – è necessario un cambio di paradigma se le aziende vogliono differenziarsi, innovare e rimanere competitive”.

Come attuare la trasformazione?

Il 60% delle aziende riconosce che il tema del software è ormai una priorità. Tuttavia, solo il 40% ha già una strategia chiara e strutturata.
Serve infatti un ripensamento radicale dell’organizzazione dei processi, che deve essere flessibile, scalabile e orientata all’interoperabilità.

Ed è la stessa cultura aziendale a doversi evolvere per diventare ‘digital-native’, ridisegnando i processi e aumentando la velocità di sviluppo, riporta ANSAcom. Va però colmata un’evidente carenza di talenti.
“È necessario adottare un approccio olistico: dalla creazione di partnership strategiche alla definizione di una roadmap di trasformazione precisa – aggiunge Dolfi – in modo da garantire che l’architettura su cui si basa il software sia solida, sostenibile e scalabile”.

Rischi digitali: il 40% degli adolescenti ha paura dei deepfake

Sono sempre di più più gli adolescenti preoccupati dai temi della sicurezza online e della diffusione di notizie false. Secondo un’indagine condotta da Telefono Azzurro e Bva-Doxa, il 40% dei ragazzi teme il fenomeno delle fake news, mentre un numero analogo si dichiara spaventato dai deepfake, immagini e video manipolati dall’intelligenza artificiale.

Ma fanno paura anche  la tutela della privacy e dei dati personali (34%), il cyberbullismo (32%) e il rischio di adescamento online (31%). I risultati dello studio sono stati presentati all’Università Cattolica di Milano in occasione del Safer Internet Day 2025.

L’impatto della dipendenza da smartphone 

L’uso sempre più intenso degli smartphone sta modificando profondamente il comportamento dei giovani, influenzando le loro relazioni sociali e la percezione di sé. Molti ragazzi non sono consapevoli dei rischi, tra cui la dipendenza tecnologica e le conseguenze negative sull’autostima.

Il 63% degli adolescenti intervistati ha ammesso di provare emozioni contrastanti mentre naviga sui social: il 24% sente invidia per la vita degli altri, il 21% prova un senso di diversità e il 19% si sente inadeguato.

Intelligenza Artificiale, utile o minacciosa? 

E l’Intelligenza Artificiale dove si inserisce in questo contesto? Se da un lato l’AI è considerata come uno strumento utile per facilitare le attività quotidiane, dall’altro suscita dubbi e timori su questioni etiche e sociali. La preoccupazione principale riguarda la capacità dell’intelligenza artificiale di generare e diffondere contenuti falsi o dannosi.

I deepfake, in particolare, rappresentano un pericolo concreto nel contesto dello sfruttamento online e della diffusione di materiale lesivo per l’immagine dei minori. Quattro ragazzi su dieci temono che un deepfake possa compromettere la loro reputazione e le relazioni sociali.

Verso un web più sicuro

Insomma, serve un impegno collettivo per sensibilizzare sul tema e affrontare i cambiamenti tecnologici con più consapevolezza. Secondo Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, la creazione di un ambiente digitale più sicuro richiede investimenti in infrastrutture, normative adeguate e una maggiore responsabilità da parte delle piattaforme online.

I controlli però non bastano: è essenziale fornire ai giovani strumenti educativi per renderli consapevoli dei pericoli della rete e capaci di difendersi. 

Cybercrime: con la tecnologia avanzata è più facile potenziare gli attacchi

L’ultimo Threat Insights Report di HP evidenzia un trend preoccupante nell’uso di kit di malware e Intelligenza artificiale generativa (GenAI) per potenziare l’efficienza degli attacchi informatici.
Questi strumenti stanno riducendo il tempo e le competenze necessarie per creare componenti d’attacco, permettendo agli aggressori di concentrarsi su tecniche per eludere i sistemi di rilevamento e ingannare le vittime. Ad esempio, incorporando codici dannosi all’interno delle immagini.

Dai dati del report emergono diverse campagne di diffusione malware. Come VIP Keylogger e 0bj3ctivityStealer, che utilizzano tecniche e loader comuni indicando l’uso di kit di malware per distribuire diversi payload.
In queste campagne, i codici dannosi vengono occultati all’interno di immagini sui siti di file hosting eludendo i sistemi di sicurezza basati sulla reputazione dei siti web.

Fondamentale limitare le attività rischiose

“I criminali informatici stanno intensificando gli attacchi con una velocità e una varietà sempre maggiori – dichiara Ian Pratt, Global Head of Security Personal Systems di HP -. Se un documento Excel malevolo viene bloccato, il prossimo attacco potrebbe arrivare sotto forma di un file di archivio, aggirando le difese. Invece di inseguire costantemente nuovi metodi di infezione, le organizzazioni dovrebbero concentrarsi sulla riduzione della propria vulnerabilità. Ciò significa limitare le attività rischiose, come l’apertura di allegati e-mail, i clic sui link e il download da browser, per ridurre drasticamente le possibilità di un attacco”. 

GenAI e documenti HTML malevoli

L’uso della GenAI per creare documenti HTML malevoli è stato identificato in una campagna di diffusione del trojan di accesso remoto XWorm. Questa tecnologia aiuta a redigere i codici che poi verranno utilizzati per scaricare e avviare il malware.

La minaccia si annida anche nei Tools per videogiochi, proprio a causa della enorme diffusione di alcuni titoli. Gli hacker compromettono gli strumenti di cheat e i repository di modifica dei videogiochi ospitati su GitHub, aggiungendo file eseguibili che contengono malware Lumma Stealer, capace di rubare password, informazioni dei portafogli cripto e dati di navigazione.
Gli utenti spesso disattivano gli strumenti di sicurezza per scaricare e utilizzare questi cheat, aumentando il rischio di infezioni.

“Adottare soluzioni che vadano oltre il semplice rilevamento”

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi rapidamente, con tecniche sempre più sofisticate che mettono a rischio la sicurezza di aziende e utenti – commenta Giampiero Savorelli, AD HP Italy -. L’uso di kit malware e GenAI rende gli attacchi più efficaci e difficili da individuare, richiedendo un cambio di approccio nella cybersecurity. In questo contesto, normative come NIS2 e DORA impongono standard di sicurezza e resilienza più stringenti, spingendo le aziende a rafforzare la protezione dei propri sistemi e dati. Perciò è fondamentale adottare soluzioni avanzate che vadano oltre il semplice rilevamento, capaci di prevenire e isolare le minacce in tempo reale”.