Quando ci si rivolge ad un investigatore privato?

Le ragioni per le quali potremmo rivolgerci ad un investigatore privato sono molteplici e certamente più di quelle che di solito potremmo immaginare.

In realtà, ad avere bisogno di un investigatore privato possono essere sia aziende e amministrazioni pubbliche che il privato o normale cittadino.

Le ragioni per le quali potremmo aver bisogno di un investigatore privato sono molteplici e riguardano sia l’ambito lavorativo che quello familiare.

Si potrebbe infatti aver bisogno di un investigatore privato per far luce su determinati comportamenti di un familiare, così come eventuali atti fraudolenti commessi da parte di un dipendente della propria azienda.

Alla stessa maniera si potrebbe avere bisogno di un investigatore privato per far luce su determinati episodi che riguardano furti o sottrazione di materiale tecnico da uffici o altri luoghi in cui è possibile vi siano custoditi beni di un certo valore.

Via è poi il caso classico che è quello che riguarda il sospetto di tradimento da parte del coniuge per il quale si va a richiedere l’intervento di un agenzia investigativa, oppure il controllo sui minori.

Vediamo in dettaglio quali potrebbero essere i casi tipici per i quali si richiedono i servizi di un investigatore privato.

Indagini aziendali

Oggi non è raro ad esempio sentir parlare di assenteismo sul luogo di lavoro: si tratta di quel malcostume diffuso per il quale un lavoratore si assenta in maniera ingiustificata dal luogo in cui si svolge l’attività lavorativa per dedicarsi a faccende personali o per andare a sbrigare delle commissioni.

In questo caso si va a creare un danno all’azienda, perché una risorsa in meno che lavora comporta chiaramente la diminuzione della velocità di produzione e comunque la qualità del servizio erogato ne risente.

Vi può essere poi anche il caso dei furti in azienda: nell’eventualità in cui il patrimonio aziendale venga minacciato da un eventuale dipendente infedele che sottrae attrezzatura di un certo valore in maniera non autorizzata, anche in quel caso l’intervento di un investigatore privato può essere risolutivo per riuscire ad arrivare alla verità.

Indagini familiari

Il caso classico per il quale ci si rivolge ad un esperto di investigazioni private in ambito familiare è il sospetto che il coniuge possa tradire. È proprio in questa evenienza che si decide di rivolgersi ad un’agenzia investigativa che metterà in campo le proprie risorse, così da verificare se effettivamente questi sospetti possano essere fondati o meno.

Vengono a tal proposito protette tutta una serie di prove, le quali sono sufficienti a dimostrare l’eventuale infedeltà di coppia. C’è poi anche la tutela dei minori, in quanto i genitori possono essere preoccupati delle frequentazioni dei figli quando questi non sono in casa.

Eventuali cattive compagnie possono infatti indurre i più giovani a fare delle leggerezze, e per questo i genitori fanno bene ad ingaggiare un professionista che possa verificare in maniera discreta cosa facciano e chi frequentino i figli quando si trovano fuori casa.

Indagini su molestie

In questo caso si tratta di comportamenti fastidiosi e continuati nel tempo che in questo caso il cliente subisce e per questo decide di rivolgersi ad un’agenzia investigativa.

Il caso classico è quello dello stalker, che con i suoi comportamenti invadenti entra nella vita di una persona infastidendola e causando uno stress non indifferente.

In questo caso vengono messe in campo delle pratiche volte a valutare la minaccia e mettere a punto un profilo dello stalker, prima di raccogliere delle prove inconfutabili degli atti compiuti dallo stesso al fine di poterli presentare in sede legale a supporto di una denuncia.

Conclusione

Dunque i motivi per i quali potremmo aver bisogno di rivolgerci ad un’agenzia investigativa sono veramente tanti e riguardano sia la sfera personale che quella lavorativa. Grazie ad un valido professionista sarà possibile ottenere tutte le prove necessarie da utilizzare come si preferisce in sede legale.

Suggerimenti importanti per le persone con allergie ai pollini

Se soffri della tipica allergia ai pollini, e quando esci di casa non smetti più di starnutire, grattarti gli occhi, lacrimare o tossire, è fondamentale per te mettere in atto una serie di accorgimenti che possono aiutarti a vivere più semplicemente la tua vita di tutti i giorni anche in questi periodi dell’anno.

Di seguito di forniamo allora delle informazioni utili per aiutarti ad individuare l’esatta natura della tua allergia ed i consigli per riuscire a mitigarne gli effetti.

A quali pollini sei allergico?

La cosa più importante è conoscere i pollini ai quali sei allergico. Puoi avere un’allergia ad un singolo polline o a più di uno contemporaneamente (si tratta di piante diverse in questo caso), e sarà l’allergologo a confermarlo tramite i suoi test.

Ripetiamo che conoscere bene i pollini ai quali sei allergico è fondamentale per poter curare la tua allergia. Se hai dubbi in merito, e desideri ricevere il consulto di un esperto, puoi richiedere anche un teleconsulto medico e ricevere il parere di un esperto.

I periodi di fioritura

Ogni pianta rilascia polline in determinati periodi dell’anno, e se conosci la pianta alla quale sei allergico, è possibile sapere in anticipo quando questa rilascia polline e quindi quali sono i giorni in cui devi stare particolarmente attento. 

Ecco i periodi di fioritura più comuni:

  • Inverno: Cipresso, Frassino e Salice
  • Marzo-Aprile: Betulla, Quercia e Pino
  • Maggio-Giugno: Erbe e Ulivi
  • Autunno e Primavera: Parietaria
  • Autunno: Artemisia

I consigli per chi è allergico

  1. Utilizza maschere nasali o filtri per evitare di respirare i granuli di polline. Allo stesso modo, adopera occhiali da sole per limitare il contatto diretto del polline con gli occhi. Le persone che indossano lenti a contatto dovrebbero evitare di indossarle durante quei giorni poiché il polline si accumula intorno e può causare gravi danni agli occhi. 
  2. È raccomandato l’utilizzo di lacrime artificiali che contengono acido ialuronico, per pulire e idratare bene l’occhio.
  3. Mantieni sempre un’estrema igiene delle mani e del viso, pulendo frequentemente il naso e gli occhi con acqua fresca. Quando torni a casa, togli i vestiti, mettili a lavare e fai una doccia per rimuovere i resti di polline.
  4. Segui le prescrizioni dal medico. Non dimenticare che esistono farmaci antistaminici che possono causare sonnolenza, quindi tienine conto quando guidi o se devi svolgere attività che richiedono concentrazione.
  5. Evita il contatto diretto con piante che producono polline a cui sei allergico. Nelle persone più sensibili il contatto può produrre eczemi e orticaria sulla pelle.
  6. Viaggiare in macchina con i finestrini chiusi. Evita di uscire in moto o in bicicletta in quei giorni.
  7. Utilizza filtri antipolline nel sistema di aria condizionata dell’auto e controllali prima della stagione della fioritura.
  8. A casa rimuovi la polvere con un panno umido, usa un aspirapolvere, fai arieggiare la casa per poco tempo (bastano 5 minuti circa) e meglio a mezzogiorno, quando la concentrazione di polline è più bassa. La concentrazione più alta la si ha di notte.
  9. Presta particolare attenzione ai giorni ventosi, poiché le concentrazioni di polline in quel caso aumentano notevolmente.
  10. Non appendere i vestiti all’esterno poiché il polline può attaccarsi al tessuto.

Oltre a cercare di attenerti a tutti questi consigli, l’ideale sarebbe il poter effettuare un adeguato trattamento con vaccini specifici che prevengono la progressione della malattia allergica, evitando che quella che in origine era solo una rinite possa diventare asma, e quella che era un’allergia ad un singolo polline possa diventa un’allergia a più pollini diminuendo la qualità della vita della persona interessata.

La rumorosità di un condizionatore d’aria

Quando ci accingiamo ad acquistare un nuovo condizionatore d’aria, siamo soliti valutare parametri quali la potenza, la possibilità di connettersi al Wi-Fi ed il design.

In realtà c’è un altro parametro che merita di essere preso in considerazione, dato che da esso dipende buona parte del comfort domestico. Parliamo proprio del livello di rumore del modello specifico che stiamo valutando, soprattutto in relazione all’ambiente di casa in cui andremo ad inserirlo.

Un aspetto molto importante per la zona notte

La quantità di rumore che produce un condizionatore d’aria viene misurata in decibel: più questo livello è basso, meno rumore sentiremo quando questo sarà in funzione. Soprattutto per quel che riguarda le camere da letto, è indispensabile che il climatizzatore d’aria sia il più possibile silenzioso.

Quando andiamo ad acquistare un nuovo climatizzatore d’aria dunque, dobbiamo assicurarci di controllare per bene quale sia il suo livello di rumorosità, e genericamente possiamo trovarlo all’interno delle specifiche tecniche del prodotto.

Di norma, livello di rumorosità di un condizionatore va di pari passo con la sua capacità di raffreddamento ed il motore, ovvero la macchina esterna, è solitamente più rumorosa dell’unità interna.

Sotto quale soglia di decibel un condizionatore viene considerato “silenzioso”?

In linea di massima, i dispositivi più silenziosi hanno un indice di rumorosità inferiore ai 35 decibel, e i condizionatori Daikin sono tra i più silenziosi al momento presenti sul mercato. In dettaglio, i condizionatori con la tecnologia inverter sono più silenziosi di quelli di tipo “on-off”.

Bisogna considerare che tra quelli di maggior qualità esistono addirittura condizionatori d’aria il cui livello di rumorosità scende sotto la soglia dei 20 decibel. Si tratta di ottime performance considerando che l’orecchio umano non è in grado di percepire dei rumori che scendono al di sotto dei 10 decibel.

Tieni conto di queste indicazioni dunque per la scelta del tuo nuovo condizionatore, soprattutto per quel che riguarda le camere da letto che necessitano di maggiore silenzio.

Una cucina “TOP”

La scelta del TOP per la cucina è di fondamentale importanza al momento della progettazione dell’arredamento di questo ambiente della casa, poiché circa il 70% delle azioni svolte in cucina saranno fatte sul piano da lavoro. Lasciamoci guidare da Pedrazzini Arreda, storica azienda di cucine Milano, che ci fornisce alcuni consigli per questa scelta così importante.

Il cliente che intende acquistare una nuova cucina spesso si trova confuso di fronte a nomi futuristici, spiegazioni sul procedimento di realizzazione che ci lasciano ancora più spiazzati e prezzi di ogni livello. Per questo è necessario fare un po’ di luce sui vari materiali attualmente in commercio. Ne prenderemo in considerazione tre che sono i più richiesti attualmente dal mercato e che accontentano un po’ tutti i palati e i portafogli.

  • Di grande effetto e molto gettonato ultimamente è il top in Dekton®, una miscela composta da oltre 20 minerali naturali. Nel suo processo produttivo sono inseriti vetro, materiali ceramici e quarzo di altissima qualità. Tra le sue caratteristiche principali vanta l’estrema resistenza a graffi, abrasioni, macchie e calore. Non solo, è igienico, impermeabile ai liquidi ed è immune da impronte ed aloni. Grazie all’assenza di porosità, i piani ultracompatti in Dekton® sono molto resistenti e igienici e quindi particolarmente adatti per il top cucina dove sono spesso accompagnati da alzatina e schienale nello stesso materiale per completare l’area operativa in modo funzionale e con lo stesso stile. Avendo questa qualità e robustezza risulta essere una scelta ottimale se si è disposti a scendere a patti con il prezzo che è altrettanto importante.
  • Altro materiale molto performante e versatile è il Fenix, che, come suggerisce il nome, si rigenera da eventuali micrograffi superficiali grazie alla termoriparabilità. E’ composto da cellulosa e resine di nuova generazione, sottoposte contemporaneamente a calore e pressione in fase di realizzazione. In questo modo si può creare un prodotto omogeneo e non poroso ad alta densità con caratteristiche uniche. La caratteristica singolare del piano da cucina in Fenix è che si presenta soffice al tatto. Ha una buona resistenza ai graffi, agli urti, all’abrasione, allo strofinamento e al calore secco. Un’alta attività di abbattimento della carica batterica rende la sua superficie igienica, idrorepellente, antimuffa e facile da pulire. Unica “pecca” sta nella poca versatilità in termini di colori ed effetti che si ripercuote però positivamente sul prezzo che in questo caso è più accessibile rispetto al Dekton.
  • Ed eccoci giunti al nostro ultimo candidato: il top in Stratificato HPL. Questo tipo di piano lavoro è costituito da strati di HPL – high pressure laminate – uniti tra loro grazie alla combinazione di calore e alta pressione. Lo Stratificato HPL è un materiale di eccellente qualità per le sue potenzialità funzionali ed estetiche come la resistenza all’usura, agli agenti chimici e alle alte temperature (fino a 180°C). Essendo facile da pulire, atossico ed antibatterico, risulta molto apprezzato soprattutto per la sua resistenza alle sollecitazioni. Anche questo prodotto risulta essere molto performante e permette la realizzazione del top in diversi colori ed effetti (legno, pietra, marmo, marmo e cemento). Da non sottovalutare in fase decisionale è sicuramente il prezzo che risulta più abbordabile.

Come già anticipato ci sono molti altri materiali utilizzabili per il top cucina come il Quarzo, il Corian, il laminato, il marmo e altri ancora ma in ogni caso è importante farsi consigliare da esperti di settore che sapranno sicuramente indirizzarvi verso la soluzione più adatta ai vostri gusti, alle vostre esigenze e anche alle vostre tasche, per avere il top cucina adatto alla vostra cucina TOP.

Realizzare siti web professionali

Già… qualsiasi web agency si riempe la bocca di grandi parole e grandi progetti web: siti web impeccabili, responsive, perfetti, posizionati nella top 10 di Google. Già … peccato che almeno il 95% di esse non sarà in grado di farvi realizzare nulla attraverso il canale web. Perchè? Perchè se l’utente non si fida di voi, se non ha ben chiaro cosa fare quando naviga il vostro sito, se non ha la chiara percezione di un sito web professionale … beh, andrà altrove.

Cosa intendiamo per sito web professionale? Parecchie cose. Intanto un sito privo di evidenti lacune, difetti, problemi di navigazione e bug tecnici, che possano essere facilmente notati dall’utente finale e quindi penalizzare l’esperienza di navigazione. Poi preciso, completo, ricco di informazioni o, comunque, di contenuti di qualità: originali, ben scritti, strutturati nel modo giusto. Un sito che consenta una facile interazione con l’utente, una ricerca precisa all’interno delle pagine, una navigazione veloce ed esaustiva. Potremmo andare avanti ancora molto, le caratteristiche possono comunque essere riassunte in: un sito che genera conversioni.

Non è assolutamente semplice generare conversioni, ecco perchè WebSenior rappresenta un pò un’eccezione nel panorama delle web agency di Monza e Brianza. Realizza e posiziona siti web professionali in grado di generare contatti profilati, e di trattenere il visitatore per tutto il tempo necessario a massimizzare le possibilità che generi una richiesta. Team professionale, polivalente, molto disponibile e soprattutto continuamente aggiornato su SEO, SEM e web marketing in generale. Provate ad affidarvi a loro, e tornate su queste pagine per farci sapere com’è andata!

Hotel eco-friendly a Monza

Soggiornare all’interno di una struttura ricettiva  e avere la sensazione di stare bene come a casa è un qualcosa di difficilmente immaginabile, nonostante oggi hotel e alloggi di ogni tipo siano sempre più dotati di comodità e particolarità innovative. Le soluzioni di alloggio d’alto profilo proposte da Privilege Apartments superano questo luogo comune riuscendo veramente a regalare ad ogni ospite la piacevole sensazione di essere circondato da idee e soluzioni pensate appositamente per il suo comfort e benessere. Le camere che questo importante hotel a Monza propone ai clienti vantano infatti tutta la tecnologia applicata ai dispositivi di casa di cui si sente il bisogno, detta in gergo “domotica”, per rendere ancora più piacevole la permanenza in struttura. Le soluzioni d’alloggio sono inoltre state concepite secondo principi eco-friendly e dunque in grado di rispettare l’ambiente grazie al risparmio energetico che sono in grado di garantire.

Non solo comfort e benessere dunque, ma anche la certezza di un soggiorno in una struttura che ha un impatto molto più leggero sulla natura. L’angolo cottura inoltre, consente a tutti di potersi dedicare alla preparazione dei pasti in maniera autonoma, il che è un grande vantaggio soprattutto per le famiglie o gruppi. Le soluzioni di alloggio proposte da Privileg Apartments consentono dunque a tutti di poter vivere il soggiorno desiderato senza dover rinunciare a nessuna delle comodità di casa propria, sia che si viaggi per motivi di lavoro che per vacanza. Grazie al bellissimo parco di oltre 10km quadrati che si trova proprio dinanzi la struttura inoltre, è possibile immergersi nel verde e regalarsi una piacevole passeggiata a stretto contatto con la natura. Il comodo servizio transfer da e per gli aeroporti del milanese inoltre, consente di poter raggiungere velocemente la struttura o l’aeroporto senza l’assillo del dover ricerca una agenzia di noleggio che possa garantire il servizio.

IWM | Depuratori Acqua Domestici

Il 70% del nostro corpo è fatto d’acqua, garantire al nostro organismo il giusto apporto quotidiano di liquidi è quindi di fondamentale importanza per il nostro benessere. In particolare, bere dell’acqua buona è importante  per la nostra salute in quanto depura il corpo dalle tossine, mantiene la corporatura corporea, previene malattie renali, mantiene l’idratazione e favorisce la digestione. Spesso però l’acqua che arriva nelle nostre case tramite il rubinetto non è perfettamente equilibrata: un’acqua troppo ricca di un elemento e al tempo stesso povera di un altro può causare scompensi ed essere motivo di patologie anche serie, a lungo andare.

Chi è disposto quindi a risparmiare sulla propria salute? Nessuno, ragion per cui spesso si preferisce comprare dell’acqua minerale al supermercato, più costosa ma qualitativamente migliore e ben bilanciata. Certo, c’è lo svantaggio del dover spesso fare un salto in negozio a far rifornimento e dover poi trasportare fino in casa le pesantissime casse d’acqua. Il più delle volte, se non si è giovani e se non c’è l’ascensore a disposizione, può diventare davvero un problema provvedere all’approvvigionamento d’acqua potabile in appartamento. Esiste una soluzione in grado di rendere buona e sicura l’acqua del nostro rubinetto, consentendoci di risparmiare soldi e fatica?

Certo che esiste, ed è anche a portata di click! International Water Machines è una solida realtà in Italia nel settore del trattamento delle acque potabili, con una fitta rete di collaboratori e tecnici su tutto il territorio nazionale. Un depuratore acqua in casa ti consentirà di risparmiare tantissimo e bere da subito acqua pura. Scegli quello più adatto alle tue esigenze sul sito di IWM www.iwmceasa.it o lasciati consigliare da uno dei consulenti, ti aiuterà ad individuare il prodotto più adeguato a soddisfare le necessità tue e dei tuoi familiari. Contatta il numero verde 800 800 813 per richiedere tutte le informazioni di cui hai bisogno, riceverai una risposta rapida ed esauriente.

Grandi Dimissioni: una nuova sfida per le Direzioni HR 

Nell’ultimo anno il tasso di turnover è aumentato per il 73% delle aziende. Il fenomeno delle Grandi Dimissioni interessa anche il nostro Paese: il 45% degli occupati nell’ultimo anno dichiara infatti di aver cambiato lavoro o di avere intenzione di farlo da qui a 18 mesi. Dopo il blocco del mondo del lavoro a seguito della pandemia le direzioni HR sono tornate a concentrarsi sui temi dell’employer branding e dell’attrazione dei talenti. Ma il mercato del lavoro è profondamente mutato, e per il 44% delle aziende la propria capacità di attrarre candidati è notevolmente diminuita. Nel 2021 è proprio questo l’ambito su cui le Direzioni HR hanno avuto maggiori criticità. A preoccupare le organizzazioni sono però anche le difficoltà in termini di capacità di motivare, coinvolgere e trattenere le persone già presenti al loro interno. 

Cresce tra i giovani il numero dei ‘dimissionari’ 

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano. I numeri dei ‘dimissionari’ crescono per i giovani (18-30 anni), per determinati settori (ICT, Servizi e Finance) e alcuni profili (professionalità digitali). E tra chi ha cambiato lavoro, 4 su 10 lo hanno fatto senza un’altra offerta al momento delle dimissioni. Chi cambia lavoro lo fa principalmente per cercare benefici economici (46%), opportunità di carriera (35%), una maggiore salute fisica o mentale (24%), inseguire le proprie passioni personali (18%) o una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro (18%).

Diminuisce il livello di engagement

Ma emergono anche altri elementi di malessere sul lavoro. Analizzando tre dimensioni del benessere lavorativo (fisica, sociale e psicologica), solo il 9% degli occupati dichiara di stare bene in tutte e tre. L’aspetto più critico è quello psicologico: 4 su 10 hanno avuto almeno un’assenza nell’ultimo anno per malessere emotivo. Preoccupazioni che si riflettono anche sullo stato fisico, con difficoltà a riposare bene e/o insonnia (55%). Questo malessere, però, sembra quasi totalmente sconosciuto alle aziende, che solo nel 5% dei casi lo considera un aspetto problematico. A questo si accompagna una diminuzione del livello di engagement: rispetto al 2021 i lavoratori pienamente “ingaggiati” passano da un già basso 20% a un preoccupante 14%. E solo il 17% si sente incluso e valorizzato all’interno dell’organizzazione.

Come portare l’organizzazione a un modello di lavoro “sostenibile”?

L’utilizzo della leva tecnologica e dei dati per la presa di decisioni è fondamentale per l’evoluzione della Direzione HR, che deve portare l’organizzazione a un modello di lavoro “sostenibile”, con al centro il benessere dei lavoratori, l’engagement e l’impiegabilità. Sono questi, infatti, gli aspetti chiave su cui deve basarsi il nuovo ruolo del Connected People Care, un approccio alla gestione del capitale umano sempre più orientato alle esigenze specifiche di ogni persona, capace di far leva sull’utilizzo di nuovi canali di relazione, e strumenti che raccolgono ed elaborano una moltitudine di dati provenienti da diverse fonti.

Come acquisteranno Gen Z e Gen Alpha?

Come acquisteranno i giovani della Gen Z e i giovanissimi della Gen Alpha? Risponde la ricerca L’evoluzione del Consumer Engagement di domani, condotta dagli studenti del MAFED, il Master in Fashion, Experience & Design Management di SDA Bocconi, e promossa da Salesforce. L’indagine porta alla luce alcune nuove tendenze: innanzitutto il negozio fisico diventa un centro di esperienza, non più necessariamente di acquisto. Il 53% degli intervistati appartenenti alla Gen Z acquista ancora in negozio, un’abitudine che continua anche tra la Generazione Alpha, che vede però sempre meno una linea di demarcazione netta tra e-commerce e shopping fisico.

Sostenibilità, da ‘nice to have’ a condizione necessaria 

Più si va avanti con le nuove generazioni, nel negozio fisico non è più fondamentale acquistare. Nei negozi di domani, i commessi non saranno più semplici store assistant, ma sono destinati a diventare ‘manager di aspettative’, in grado di fornire un vero e proprio servizio di consulenza personalizzato. E se prima la sostenibilità era ritenuta un ‘nice to have’, adesso è una condizione necessaria, e per le nuove generazioni è scontato che i brand da cui acquistano abbiano un forte commitment in termini di sostenibilità ambientale e di sostenibilità sociale.
Tuttavia, per i più giovani il costo in più della sostenibilità deve essere parte della value proposition del brand, e non un markup a carico del cliente.

Da virtuale a reale: identità sonora e metaverso

Cresciuti con una stimolazione multisensoriale rispetto all’universo digitale (vedi gli assistenti vocali come Alexa o Google Assistant), i giovanissimi si aspettano che anche i brand da cui acquistano abbiano un’identità sonora. Questo per i brand significa necessariamente dover dare una nuova importanza anche alla capacità di costruire stimoli basati sul senso della voce anche per la modalità di acquisto e assistenza.
Inoltre, la realtà dev’essere aumentata anche per il brand. Il metaverso, e le nuove piattaforme di gaming e di AR/VR diventano quindi essenziali. Non solo per saper comunicare con le generazioni più giovani, ma anche perché danno alle aziende la possibilità di creare prodotti digitali essenziali per creare awareness. Ad esempio, creando collezioni in edizione limitata da mettere in vendita solo in alcuni negozi.

Il mass market fa da apripista ai nuovi servizi

Dalla velocità nelle consegne all’importanza crescente del second-hand fino alla necessaria trasparenza dei programmi di fidelizzazione, i marchi della moda e del lusso devono imparare a intercettare i trend di cui le nuove generazioni non possono più fare a meno. Le nuove generazioni hanno un tempo di attenzione sempre più limitato, per loro il concetto di e-commerce coincide con il concetto di consegna immediata.  Per il 42% degli intervistati della Gen Z, poi, il reselling è una pratica consueta.  E le nuove generazioni identificano la community anche con la possibilità di fare scambi, noleggi o vendite di prodotti second-hand. Una modalità di sharing dei propri abiti, o di accessori e prodotti che fanno parte della loro vita.

Psicologia dei consumi, quando l’etichetta “senza” è un driver d’acquisto

Interessante esperimento della psicologia dei consumi con lo studio sperimentale dell’EngageMinds Hub, Centro di ricerca in psicologia dei consumi dell’Università Cattolica di Cremona, condotto nelle scorse settimane con il contributo non condizionante dell’Unione italiana olio di palma sostenibile, sui consumi ‘free from’, con un particolare focus sull’olio di palma. In particolare, questa analisi ha voluto esplorare l’appeal delle etichette dei prodotti alimentari in cui si evidenza un “senza” rispetto a quelle dei prodotti convenzionali e le conseguenti attitudini all’acquisto. Si è così scoperto che il potere seduttivo dell’etichetta ‘senza’ può spingere i cittadini a puntare su alimenti nei quali l’ingrediente ‘mancante’ è incongruente o addirittura salutare. 

Anche quando l’ingrediente è… inesistente

Posti di fronte al packaging di un cracker salato e di una merendina dolce, entrambi immaginari e creati per l’esperimento, il 38% dei consumatori coinvolti ha indicato come di particolare qualità la versione convenzionale. Ma quando al campione di cittadini sono stati sottoposti gli stessi prodotti con etichette ‘senza’, le cose sono cambiate. Il 45% considera di particolare qualità il prodotto ‘senza olio di girasole’; una quota che sale al 51% se ‘senza olio di palma’. Ma attenzione: il 48% dei consumatori ritiene di qualità il (fittizio) prodotto ‘senza CO2’ e il 48% attribuisce qualità al ‘senza grassi polinsaturi’ (nonostante essi siano benefici per la salute). Sotto

linea la professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di psicologia dei consumi e direttore dell’EngageMinds Hub, che “è da rimarcare come molti cittadini vedano una maggior qualità in un prodotto senza CO2, un ingrediente inventato a solo fine sperimentale, e addirittura in alimenti senza quei grassi polinsaturi che, al contrario, da anni sia la letteratura scientifica che la divulgazione mediatica indicano come fattori promotori della salute. E questo, anche al netto di carenze di literacy in campo alimentare, la dice lunga sull’impatto emotivo e psicologico del fattore ‘senza’ al di là della considerazione razionale dell’ingrediente in questione”.

L’assenza che piace ai consumatori 

La ricerca dell’EngageMinds Hub è andata a indagare altri fattori. Chiedendo, ad esempio, al campione di consumatori coinvolto di specificare la visione che essi hanno sulla salubrità dei prodotti. E anche in questo caso, a fronte di un 32% che ritiene sani gli alimenti convenzionali, la percezione di salubrità è maggiore per i prodotti ‘senza olio di girasole’ secondo il 40% dei cittadini; e ben il 51% dei rispondenti attribuisce una maggiore salubrità ai cibi ‘senza olio di palma’. E di nuovo, quote elevate della popolazione attribuiscono maggior salubrità ai prodotti senza CO2 (48%) e a quelli senza grassi polinsaturi (46%) rispetto al prodotto convenzionale.

“È importante sottolineare che questi risultati sono frutto di un esperimento di psicologia dei consumi”, sottolinea la professoressa Guendalina Graffigna. L’etichetta ‘senza’ “determina una forte distorsione cognitiva nella valutazione dei prodotti alimentari. Tanto che induce i consumatori a pensare che quel prodotto sia anche di maggiore qualità, più salutare e più rispettoso dell’ambiente indipendentemente dal tipo di ingrediente eliminato poiché ciò che guida la valutazione è l’etichetta ‘senza’ e non l’ingrediente escluso. Come EngageMinds Hub – conclude Graffigna – ci occupiamo da anni di queste tematiche, un lavoro che stiamo sviluppando grazie al laboratorio di psicologia dei consumi nel nuovo campus dell’Università Cattolica di Cremona”.

Gli italiani e il consumo di surgelati

Nel biennio scorso si è registrato un boom di consumi di prodotti surgelati, tanto che nel 2020 sono stati superati in Italia i 15 kg di consumo pro-capite annuo. E oggi, il 98% dei nostri connazionali li consuma. Ma cosa c’è nel freezer degli italiani? Bva Doxa, in collaborazione con l’IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati), ha fotografato i nuovi trend del comparto, svelando com’è cambiato il freezer degli italiani nell’ultimo biennio e il loro approccio al consumo di frozen food. Di fatto dal 2020 a oggi il 54% degli italiani ha aumentato il consumo di surgelati, in modo più marcato al Sud e fra i giovani e nelle famiglie con figli piccoli. Tanto che queste ultime, insieme agli under 35, risultano i consumer più frequenti di prodotti sottozero: in media più di 2 volte a settimana.

La crescita di nuovi prodotti

L’incremento dei consumi di surgelati si riflette anche in un aumento della varietà: il 74% degli intervistati dichiara di aver messo nel proprio freezer prodotti sottozero mai provati prima (vegetali, snack, pizze, pesce, piatti pronti). Verdure, pesce e pizze surgelate si confermano i prodotti sempre presenti nei freezer, anche nel post Covid. Ma con alcune differenze: i vegetali sottozero risultano i più amati dai single e dalle coppie senza figli (44%), mentre i prodotti ittici in versione frozen conquistano sempre più spazio sulle tavole delle famiglie con bambini (40%) e al Centro Italia.

Fare scorte congelando autonomamente gli alimenti 

Pizze, snack e patate fritte ottengono il 26% delle preferenze di tutti, che sale al 29% al Nord-Est e al 30% nei nuclei familiari con figli piccoli. Non mancano nel freezer anche i piatti pronti (13%), alimenti pratici che continuano a essere scelti anche dopo la prima fase di pandemia, e che risultano più presenti nei freezer dei single senza figli (16%) e al Centro Italia (15%). Nel freezer delle famiglie con figli grandi, invece, c’è posto per tutti i prodotti surgelati: il 30% compra dagli ittici ai vegetali, dalle pizze agli snack. E il 43% dichiara di fare scorte congelando autonomamente anche alimenti come pane, carne, sughi o altre preparazioni casalinghe, soprattutto al Nord-Est.

Pratici, versatili e anti-spreco

Per tutte le categorie merceologiche sottozero, il principale driver d’acquisto si conferma la praticità (70%), soprattutto per le donne, al Nord-Est e nella fascia d’età 35-54 anni. Seguono la possibilità di variare il menu (37%), in particolare per le famiglie con figli piccoli, e la riduzione degli sprechi (25%), soprattutto le coppie senza figli. Rilevanti anche il contenuto nutrizionale (il 22% considera i surgelati analoghi ai prodotti freschi), e la convenienza (22%), soprattutto al Sud e nelle famiglie con figli. Per il 17% del campione, poi, i frozen food sono anche un aiuto a risparmiare. Lo confermano in particolare gli under 35 e i single senza figli.

Nel mirino del cybercrime anche auto e ospedali

La digitalizzazione ha aperto scenari rivoluzionari, come l’interconnessione di macchinari all’interno della catena di produzione, che possono essere monitorati e gestiti in tempo reale, oppure il controllo remoto della propria casa. Ma la digitalizzazione porta con sé anche grandi sfide per la sicurezza.
Due mondi che si incontrano portano tanti vantaggi, ma anche ‘nemici’. Così il mondo cyber entra in quello fisico dalle porte di ingresso digitali, e sono diventati realtà attacchi che solo fino a poco fa erano pensabili solo nella fantascienza. Come quello che a marzo ha penetrato la rete idrica della Florida e ha manomesso i livelli di acidità dell’acqua potabile. Automobili, aerei, ospedali e centrali elettriche ora sono altamente digitalizzati e il pericolo che possano essere controllati da malintenzionati dall’esterno esiste concretamente.

Il pericolo cyber physical

Come vere e proprie armi, anche gli invisibili bit possono prendere il controllo o colpire cose reali. Sono alcuni pericoli della digitalizzazione e di cui c’è ancora troppa poca consapevolezza. L’85% degli attacchi informatici supera infatti le difese a causa di disattenzioni umane.
“Spesso si pensa agli attacchi cyber come una sola questione di dati, come ricatti o furti di informazioni, ma ora sono in crescita anche attacchi capaci di bloccare o distruggere infrastrutture reali – spiega Stefano Bordi, Direttore della Cyber & Security Academy di Leonard -. Un settore che va sotto il nome di cyber physical”. Un fenomeno reso appunto possibile dall’incontro di due mondi, digitale e analogico.

Il mercato nero di armi digitali

“Esattamente come nel mondo reale – ha aggiunto Bordi – esiste un mercato nero di armi cyber in vendita per compiere azioni criminali di ogni tipo”.
Per contrastare i cyber criminali, come nel mondo reale esistono tante contromisure, ma uno dei grandi problemi è la mancanza di consapevolezza. È anche questo uno dei motivi della nascita della Cyber & Security Academy di Leonardo, un centro che ambisce a fornire le competenze e le capacità necessarie per fronteggiare le minacce alla sicurezza e supportare la transizione digitale a settori quali Difesa, Pubblica Amministrazione, infrastrutture critiche e imprese.

Servono strumenti di difesa sempre più efficaci

All’interno della Cyber & Security Academy di Leonardo, riferisce Ansa, sono a disposizione strumenti molto potenti, come le piattaforme Cyber Range e Cyber Trainer, in cui replicare scenari di ‘battaglia cyber’ per addestrare personale, identificare eventuali debolezze delle infrastrutture e formare quante più persone possibile in Italia e in Europa.
“Servono strumenti di difesa sempre più efficaci, ma soprattutto più consapevolezza a tutti i livelli nel curare la sicurezza – commenta Bordi -. Un settore visto ancora spesso come un costo”. Ma serve anche tanta formazione.

Spreco alimentare: giovani consapevoli, ma serve più informazione

Sprecare il cibo è sbagliato: la Generazione Z lo sa, ma vorrebbe essere più informata su questo tema. Il 78% dei giovani è infatti consapevole delle conseguenze ambientali causate dallo spreco alimentare, ma l’84% di loro sostiene che avere più informazioni potrebbe aiutarli a sprecare meno cibo. Lo rileva un’indagine realizzata da Too Good To Go, l’app anti-spreco, condotta su un campione di più di 32 mila studenti tramite le stories Instagram sul profilo da 4 milioni di followers di ScuolaZoo. Il 27 marzo Too Good To Go festeggia il suo terzo anno di attività su territorio nazionale.  E per questa occasione, l’app anti spreco nata in Danimarca nel 2015, ha voluto approfondire le abitudini e i comportamenti della Generazione Z in materia di spreco alimentare, e capire quanto i consumatori del futuro siano consapevoli delle implicazioni ambientali causate dallo spreco di cibo.

Limitare i danni dei cambiamenti climatici su persone e ambiente

Oggi più di un terzo di tutto il cibo prodotto viene sprecato, e questo è causa del 10% delle emissioni di gas serra in atmosfera. Infatti, il centro di ricerca Project Drawdown ha individuato nel contrasto allo spreco alimentare la soluzione numero 1 per combattere il cambiamento climatico e mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo, così da limitare i danni dei cambiamenti climatici su persone e ambiente. Nonostante la maggior parte dei giovani sia a conoscenza di questo problema, avere maggiori informazioni sul tema potrebbe aiutarli a sprecare meno cibo. Un dato rilevante, considerato che oltre la metà dei giovani ha dichiarato di non aver mai trattato il tema a scuola.

I giovani chiedono più strumenti per contrastare lo spreco alimentare

“Le nuove generazioni sono il nostro futuro ed è stimolante sapere che sono sempre più attente e sensibili a questi argomenti – commenta Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go -. La collaborazione con ScuolaZoo e l’indagine social rivolta alla sua community ci ha permesso di capire ulteriormente quali siano le reali esigenze dei giovani rispetto a questa problematica. Il fatto che la maggior parte dei rispondenti sia consapevole di ciò che lo spreco di cibo comporta, ma che vorrebbe più informazioni e strumenti per poterlo contrastare efficacemente, ci dimostra quanto la nostra attività, non solo come app anti-spreco, ma anche come movimento di sensibilizzazione, sia importante”, aggiunge Spora.

Anche “l’etichetta” deve essere consapevole

Per operare a 360 gradi contro lo spreco alimentare, Too Good To Go ha lanciato progetti come il Patto contro lo Spreco Alimentare e l’iniziativa ‘Etichetta Consapevole’.
Si tratta di un’aggiunta in etichetta dei prodotti con termine minimo di conservazione (Tmc) della specifica ‘Spesso buono oltre’, accompagnata da alcuni pittogrammi esplicativi (osserva, annusa, assaggia). L’iniziativa, riporta Adnkronos, è nata per sensibilizzare i consumatori sulla differenza tra data di scadenza e Tmc, ora presente in Italia su più di 10 milioni di confezioni di prodotti.

Metaverso, i rischi per la sicurezza 

Il metavers è un sistema di realtà virtuale in cui gli utenti creano i propri avatar personali e possono interagire con quelli degli altri. Di fatto, nel 2021 Facebook Inc. ha abbandonato il proprio marchio in favore del nuovo nome Meta, creando una nuova piattaforma, il metaverso. Questa nuova piattaforma terrà traccia dei movimenti degli occhi, dell’andatura, della dilatazione della pupilla degli utenti e di molti altri dati, generando un avatar che si muove e agisce in modo naturale. Al contempo raccoglierà tutte le informazioni fornite dall’utente. Ma oltre a una serie di ostacoli, come, ad esempio, la produzione dellla potenza di calcolo necessaria a supportare un’ampia platea di utenti, Meta si trova di fronte a un problema che non ha ancora ben chiaro come affrontare: quello della sicurezza.

Come affrontare il problema della privacy?

A quanto riferisce Acronis Meta ha pianificato investimenti per 50 milioni di euro in ricerche incentrate sul miglioramento della sicurezza e della privacy. Per farlo, ha affidato parte delle risorse a istituti terzi come la National University of Singapore, che le impiegherà per indagare sull’utilizzo dei dati. La storia di Facebook però è gravata da infamie quasi inevitabili, e altrettanto prevedibili, in una piattaforma social che accoglie oltre 2,9 miliardi di utenti. Una storia di scandali legati alle fake news, ai presunti tentativi di influenzare tornate elettorali e alle preoccupazioni inerenti sicurezza e privacy. Come si tradurranno questi aspetti nel metaverso virtuale, dove le interazioni saranno molto più personali?

Oltre ai cyber attacchi resta l’ostacolo della capacità di calcolo 

L’Italia è un bersaglio particolarmente vulnerabile ai cyberattacchi, e sempre secondo Acronis, l’economia della criminalità informatica ha raggiunto un giro d’affari di circa 2.000 miliardi di dollari. È il segmento a più rapida crescita nell’intera economia criminale, che ammonta complessivamente a 5.000-10.000 miliardi di dollari. Una piattaforma semplice da usare come il metaverso, che attrae principalmente una vasta platea di giovani giocatori, mette le nuove generazioni a rischio.
Ma anche senza i cyber criminali, il metaverso implica altri problemi, ad esempio, esige una capacità di calcolo pari a 1.000 volte quella attualmente utilizzata per supportare il bacino di utenti.
Pur mettendo in atto le idonee misure di sicurezza, i più piccoli corrono comunque il rischio di venire adescati, un problema a cui deve far fronte qualsiasi piattaforma social che attragga minori.

Il gaming e le nuove economie virtuali

All’interno dei vari giochi del metaverso prendono poi forma economie virtuali diverse, capaci di mettere a rischio chi ancora non ha acquisito nozioni di finanza e chi è vulnerabile alla dipendenza al gioco d’azzardo. Con tutta probabilità, il metaverso non introdurrà problemi nuovi sulla scena del gioco virtuale, tuttavia non significa che non si debba indagare sulle potenziali problematiche.
Con 3 miliardi di fruitori, il gaming non è certo destinato a svanire, ed è tempo che il mondo si occupi seriamente delle minacce che incombono sulla sicurezza, soprattutto dei più giovani. Non si può vendere la privacy a poco: vale molto più di quel che possiamo immaginare.

FederlegnoArredo, per la transizione digitale servono nuove professionalità

La transizione digitale è un passaggio che coinvolge tutte le aziende di tutti i settori e quella del Legno Arredo, così strategica per la nostra economia, non fa eccezione. Sono infatti 11 le nuove figure professionali che dovranno interpretare questo passaggio e che dovranno essere formate adeguatamente. le nuove figure, a detta degli esperti, sono: Dirigente nei servizi di vendita e commercializzazione, responsabile della produzione industriale, responsabile acquisti, responsabile manutenzione macchine; designer; ebanista/falegname; modellatore di macchine utensili; tappezziere; responsabile macchine per la lavorazione del legno; addetto al montaggio dei mobili; operai e maestranza.

Un progetto europeo per formare le nuove figure

Per centrare l’obiettivo e far sì che i giovani arrivino preparati all’appuntamento con il mondo del lavoro, FederlegnoArredo ha partecipato insieme ad altre federazioni europee al progetto ‘SAWYER – Impatto della duplice transizione sull’industria del legno-arredo’ , con l’obiettivo di avere uno strumento pratico ed efficace per accompagnare le aziende associate in una trasformazione digitale e circolare che porterà anche a figure specificatamente formate.

“Nel progetto si esplicita in maniera dettagliata come 11 professionalità del nostro settore siano chiamate a evolversi – commenta Angelo Luigi Marchetti, presidente Assolegno e delegato alla Formazione in FederlegnoArredo – ed è evidente quanto le competenze ambientali e digitali saranno alla base della forza lavoro di un domani che già batte alle porte. Come Federazione – ribadisce Marchetti stiamo cercando di anticipare i nuovi bisogni delle imprese, così da stimolare anche la filiera formativa a sviluppare percorsi adeguati alle sfide in atto e progetti come questo, servono proprio a focalizzare obiettivi e strumenti necessari per il loro raggiungimento. Se dobbiamo costruire edifici sostenibili con il legno strutturale, anche operai e maestranze dovranno aver sviluppato le conoscenze per lavorare un materiale finora poco utilizzato in edilizia. È solo uno dei tanti esempi che potremmo fare, ma non adeguarci significherebbe impedire ai nostri giovani e alle nostre aziende di essere competitivi in Europa e non solo”.

Alleanza scuola-lavoro

“E’ tempo di passare da quella che fino ad oggi abbiamo chiamato alternanza scuola-lavoro a una vera e propria alleanza scuola-lavoro. E questo progetto – ha detto Barbara Minetto, vicepresidente Assaredo con delega alla formazione – va letto in tal senso: far sì che teoria e pratica, formazione e impresa siano entrambe e parimenti interpreti del cambiamento. Per altro, la notizia secondo cui nell’ambito del PNRR è previsto anche un rafforzamento degli istituti tecnici superiori orientandoli sempre più verso il mercato del lavoro, va esattamente in questa direzione, come lascia intendere anche l’idea di affidare la loro guida a figure imprenditoriali e indire bandi per la modernizzazione digitale e tecnologica dei loro laboratori. Come filiera possiamo già vantare esempi virtuosi in tal senso, a partire dalla Fondazione ITS Rosario Messina di Lentate sul Seveso, all’Its del legno-arredo di Pesaro, arrivando all’Innovation Platform del Friuli Venezia Giulia, recentemente inaugurato. Ma dobbiamo fare ancor di più e assumerci la responsabilità di diventare protagonisti dell’evolversi del rapporto imprese-scuola. Ne va certamente anche del futuro delle nostre aziende”.

Clima di fiducia, in calo per consumatori e imprese

Dopo mesi in cui sembrava tornato l’ottimismo, febbraio segna un passo indietro per quanto riguarda il clima di fiducia di consumatori e imprese. Il raffreddamento dei numeri è frutto delle stime dell’Istat che, come ogni mese, monitora il sentiment di cittadini e aziende. Più nel dettaglio, a febbraio 2022 si stima una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 114,2 a 112,4, mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale da 105,3 a 108,2.

Il sentiment dei consumatori

Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo ad eccezione del clima futuro, rivelando quindi un cauto ottimismo per i prossimi mesi. Più in dettaglio, il clima economico scende da 129,7 a 129,4, il clima personale e quello corrente registrano una flessione più accentuata passando, rispettivamente, da 109,0 a 106,8 e da 114,7 a 109,6. Infine, il clima futuro aumenta (da 113,5 a 116,6).

E quello delle imprese

Con riferimento alle imprese, segnali eterogenei provengono dai quattro comparti indagati. In particolare, l’indice di fiducia diminuisce nel comparto manifatturiero (da 113,7 a 113,4) e in quello del commercio al dettaglio (da 106,6 a 104,9) mentre aumenta nelle costruzioni (da 158,8 a 159,7) e, in misura marcata, nei servizi di mercato (da 94,9 a 100,5).
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione in presenza di un decumulo delle scorte; nel commercio al dettaglio i giudizi sulle vendite si deteriorano, le scorte sono giudicate in accumulo mentre le attese sulle vendite sono in aumento. Per quanto attiene il comparto delle costruzioni e quello dei servizi, tutte le componenti sono in miglioramento.
In relazione all’andamento della fiducia nei macrosettori produttivi esaminati per ciascun comparto, nel manifatturiero si segnala una diminuzione nei beni strumentali a fronte di un aumento dell’indice nei beni intermedi e una stabilità nei beni di consumo. Per le costruzioni si evidenzia un incremento nel settore della costruzione di edifici e, in particolare, in quello dei lavori di costruzione specializzati.
Con riferimento ai servizi, l’indice di fiducia aumenta in tutti i macrosettori con una risalita più decisa nel trasporto e magazzinaggio e nell’informazione e comunicazione. Relativamente ai circuiti distributivi del commercio al dettaglio, l’indice di fiducia registra una caduta nella distribuzione tradizionale e un aumento nella grande distribuzione. Non resta che attendere le prossime settimane per verificare se ci sarà maggior positività.