L’importanza della lead generation

C’era una volta quella che gli anglosassoni chiamavano word of mouth communication, il cosiddetto passaparola. Se si era provato un nuovo prodotto o fatto una determinata esperienza da consumatore, l’individuo commentava, giudicava e dava informazioni ad altri soggetti. Un fenomeno tutt’altro che banale, tanto da diventare oggetto di studio dei sociologi e dei massmediologi per comprendere come gestire questa trasmissione di informazioni tra soggetti, in uno scenario definito rete sociale. Oggi la rete alla quale si fa riferimento è quella virtuale, e nel web marketing il passaparola è in un certo senso sostituito dalla lead generation, ovvero la capacità di generare potenziali clienti interessati a un brand e, più specificatamente, raccogliere informazioni dell’utente utili a fargli compiere un acquisto o a farlo aderire a un’offerta.

È attraverso i motori di ricerca, le mailing list, i forum, i blog e i social network che potenzialmente si può fare lead generation, ovvero raccogliere i dati dell’utente e profilarli. Le visite sui vari canali partono già come altamente targhettizzate, e vengono convogliate in landing page appositamente create dall’azienda per raccogliere i dati. Oggi tutte le attività di web marketing sono in qualche modo orientate a creare lead generation, cioè a raccogliere dati salienti, che in futuro possano garantire una conversione del contatto. Il concetto di conversione fa riferimento non tanto all’acquisto finale, quanto al consenso, all’ essere ricontattati per fini di marketing (l’obiettivo finale di tutto il processo resta comunque la vendita).

A tal fine, non tutti i canali di web marketing e non tutti i dati raccolti sono utili alla lead generation. Nel caso di Facebook, i like non sono da considerare lead generation, così come su Twitter non è lead generation un click. Come riferimento, per entrare in relazione con l’utente in un secondo momento e avere quindi una vera lead generation, serve almeno l’indirizzo e-mail. Su questi social network ciò è ottenibile se gli utenti in questione sono follower. In generale, assume importanza la consapevole cessione di dati dell’utente, la volontà e disponibilità ad essere ricontattati. In questo senso non è da sottovalutare l’action message, ovvero la richiesta di aiuto da parte dell’utente. L’utente che si trova a chiedere un chiarimento su un prodotto-servizio o che necessita di assistenza, è disponibile a dialogare con l’azienda attraverso comodi canali web, ed è favorevole a rilasciare i suoi dati per giungere alla risoluzione di un problema. Una politica interessante di action message è portata avanti da alcuni operatori telefonici, che dando un ruolo sempre meno centrale canale telefonico, convogliano l’assistenza al cliente sui social network, attraverso pagine dedicate.

Disegnare un logo ricordando la lezione di Bob Noorda

Chissà quanti lavoratori milanesi trascorrono il tempo di una corsa in metropolitana ripensando alla giornata lavorativa appena conclusasi, ai progetti e alle sfide da intraprendere nei giorni a venire. Tra loro non mancano pubblicitari, grafici e designer che approfittano del tragitto sotterraneo per intensificare il processo creativo, perché l’idea vincente la si trova nel metodo, ma anche nell’illuminazione improvvisa. La metropolitana di Milano può essere una straordinaria palestra per i sensi delle menti creative, perché l’allestimento visivo porta la firma di Bob Noorda, designer olandese che ha profondamente rinnovato la storia della grafica italiana.

Noorda introdusse la striscia continua di diversi colori (rosso, verde, giallo) per distinguere le differenti linee della metropolitana milanese, che nel logo riprende l’iniziale della parola “Milano” e, specularmente (anche dal punto di vista visivo, per evocare la città sotterranea), l’iniziale di “Metropolitana”. Basterebbe questo logo a schiudere un universo di semplicità, coerenza e aderenza all’immagine del committente che tutti i grafici e i designer che oggi si cimentano con la creazione di un logo dovrebbero seguire.

Oggi, invece, si assiste a creazioni che non sempre incontrano i favori de pubblico, come dimostrano due recenti casi. Il primo lo ha scoperchiato il Corriere del Mezzogiorno, riportando i commenti sul nuovo logo di Bari, disegnato da una commissione ad hoc e costato 57 mila euro. Il logo si presenta barocco, quadripartito, con un eccesso di segni grafici. Il web è insorto e ha finito con lo storpiare il pay off “Never Ends” in “la politica non smette mai di stupirci”. Il secondo caso si è verificato lontano dal Sud Italia, aldilà delle Alpi. Riguarda il logo del comune di Lugano (Svizzera) e dimostra come non siano solo i grafici italiani a deludere.

Quali consigli dare, allora, a chi oggi si accinge a disegnare un logo? Dal punto di vista grafico, emergente invece è l’idea di un design digital first, che parta cioè dalla leggibilità sui nuovi device digitali. È sbagliato, però, rincorrere forsennatamente le mode, le tendenze e gli stilemi del momento, pena la rapida obsolescenza del logo. L’esempio di Bob Noorda, che in carriera ha disegnato ex-novo o proposto il restyling di marchi assai noti, come Algida, Eni, Enel, Coop, Feltrinelli, Mondadori e Pirelli (solo per ricordarne alcuni), sembra condurre verso grafiche minimali, riflessive, armoniose, che con pochi tratti colgono l’essenza di un’azienda e la portano fuori dal tempo. Taciturno, schivo, poco folgorante nell’arte oratoria, Noorda aveva nell’ascolto una delle sue doti migliori, una tecnica ancora oggi preziosa nel design di un logo: bisogna saper ascoltare la storia dell’azienda committente, l’anima dei sui prodotti e l’ispirazione dei concorrenti, per trovare una propria, distintiva voce.

Cialde Lavazza a Modo Mio | Il caffè come lo vuoi tu

Adori anche tu, al mattino, prepararti un buon caffè e sentire quel delizioso profumo nell’aria a darti il buongiorno? Diciamoci la verità, è un piacere quotidiano al quale nessuno è disposto a rinunciare, ma oggi non è semplice trovare un caffè che sia veramente buono e profumato come quello del bar. Proprio per questo spesso si finisce con l’accontentarsi di un prodotto che non è esattamente quello desiderato ma che semplicemente si avvicina alla bevanda che tanto apprezziamo. Ciò non significa che sia impossibile gustare un ottimo caffè anche a casa, ma vuol dire semplicemente che non si è ancora scoperta la praticità e la grande qualità delle cialde Lavazza a Modo Mio, proposte dal sito web di cui parliamo che è www.cialdamia.it. Parliamo del sistema di caffè a cialde più apprezzato dagli italiani e le uniche veramente in grado di non far rimpiangere il caffè cremoso del bar. Grazie a queste comode capsule è possibile avere un caffè squisito con un semplice gesto della mano ed in pochi secondi, a casa come in ufficio, per gustare pienamente una parentesi di gusto e relax.

Il bello delle cialde Lavazza a Modo Mio, oltre alla loro confezione assolutamente in grado di preservare la freschezza e garantire ogni volta sensazioni sopraffine, è che queste sono veramente in grado di accontentare i gusti di tutti. Sia che si preferisca bere un caffè classico, uno particolarmente corposo o uno aromatizzato con le miscele più particolari e ricercate, Lavazza mette a disposizione degli appassionati capsule di ogni gusto e tipologia, veramente in grado di soddisfare le richieste e le preferenze di tutti. Perché dunque accontentarsi di un caffè qualsiasi e poco raffinato, quando è possibile scegliere un ottimo prodotto dalle miscele ricercate ed in grado di offrire ad ogni sorso quella piacevole sensazione che si prova al bar? Con le cialde Lavazza a Modo mio potrai finalmente avere il caffè che desideri in ogni momento della giornata, scoprine il gusto!

Italiani malati di tecnologia. Il digital detox manda in crisi una persona su tre

Altro che digital detox. Abbandonare smartphone, tablet e pc è un atto faticoso, anti faticosissimo, per una persona su tre. Anche quando lo si deve fare per forza. I campioni, in terminal di digital addiction, sono cinesi, brasiliani e argentini, ma anche gli italiani non sono messi tanto bene. Lo rivela uno studio appena condotto dalla società GfK, che segnala come il fenomeno sia particolarmente accentuato fra giovani e adolescenti.

La ricerca ha preso in esame oltre 22.000 persone in 17 paesi, e i risultati fanno riflettere. Anche perché, a fronte della possibilità di essere sempre always on, è ormai dimostrato scientificamente che la cyber dipendenza può diventare una vera e propria patologia. Gli italiani, pur fornendo risposte in linea con quelle dei “colleghi” digitali di ogni parte del mondo, sostengono però nel 20% dei casi di non aver nessun problema con la tecnologia, mentre per il 29% dei nostri connazionali il mondo hi-tech ha già causato qualche effetto di dipendenza. Se non appaiano particolari differenze fra sessi – uomini e donne forniscono le medesime risposte – le percentuali cambiano e di molto in base all’età e al reddito. In Italia il target maggiormente dipendente dalla tecnologia è quello dei trentenni (37%) e non i teenager (35%), come succede nel resto del mondo. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%.

Come succede anche a livello internazionale, le persone con più di 60 anni sono quelle che hanno meno problemi in assoluto (18%) con la dipendenza da tecnologia. A sorpresa, gli utenti che fanno più fatica a mettere in pratica il digital detox sono quelli appartenenti al reddito medio-alto (32%) e basso (31%) mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%). Nel resto del mondo, invece, succede proprio il contrario. Lo studio mette in luce anche qualche curiosità a livello internazionale. I cinesi, ad esempio, rappresentano la percentuale più alta di persone (43%) che dichiara di avere problemi a staccarsi dalla tecnologia, seguita dai paesi dell’America Latina (Brasile 42%, Argentina 40%, Messico 38%) e dagli Stati Uniti (31%). I tedeschi, dando ulteriore prova di autocontrollo tipicamente teutonico, sono invece quelli che soffrono meno a sottoporsi a un periodo di digital detox: per il 35% lasciare la tecnologia non è assolutamente un problema. Anche per i belgi, con il 30% delle risposte in questa direzione, un break da connessione e smartphone è quasi un gioco da ragazzi.

Fonte: GFK

Spremute di frutta e alimentazione sana

Oggi tutti tengono in particolar modo alla propria alimentazione e alle proprietà che hanno i cibi che si portano in tavola. Vi è una generale presa di coscienza circa gli effetti e le conseguenze che una alimentazione errata può avere sul nostro corpo, e per questo motivo sono davvero tanti ad aver adottato un regime alimentare più sano e che prevede almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Non tutti amano però in maniera particolare la frutta e preferiscono per questo spremerla e berne direttamente il succo. Se fino a qualche tempo fa questa operazione poteva sembrare alquanto lenta e macchinosa, oggi con lo spremiagrumi elettrico Tix by Viceversa le cose sono radicalmente cambiate. Non si corre più il pericolo di sporcare il piano sul quale si lavora grazie all’ingegnoso beccuccio stop&go, ideato appositamente per evitare lo sgocciolamento, e non si dovranno più raccogliere e sistemare metri di cavo al termine dell’utilizzo grazie all’apposito vano raccogli cavo che rende il tutto più semplice. Fantastico come idea regalo per la cucina.

Perché dunque, perdere tempo nello spremere la frutta quando oggi esiste il modo più semplice e rapido per ottenere tutto il buon succo che si desidera con pochissimi gesti? Questo innovativo spremiagrumi elettrico inoltre, è interamente realizzato in acciaio ed è disponibile in tanti colori uno più bello dell’altro: arancio, rosso, verde, turchese, giallo e bianco, per adattarsi perfettamente ai colori della cucina e renderla al tempo stesso più bella grazie al suo particolare design. Da adesso in poi, spremere la frutta non sarà più un’operazione che richiede troppo tempo e soprattutto non sarà più necessario dover effettuare della pulizia dopo aver ottenuto il proprio succo, ma al contrario sarà possibile sfruttare tutta la praticità e la semplicità di utilizzo di un accessorio innovativo che è già presente nella cucina di tantissimi italiani.

Sito Area81

Il titolare di Area 81 srl, azienda che si occupa di sicurezza sul lavoro, ci offre un suo contributo come primo articolo del nostro nuovo blog. Il loro sito è consultabile al link www.sicurezzaperlavoro.it

La figura dell’RSPP esterno: per le aziende che preferiscono delegare per stare piu’ tranquille.

Ma chi è esattamente questa figura? Quando serve?

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura resa obbligatoria prima con il decreto 626/94 e poi ribadita dall’attuale Testo Unico Sicurezza D.Lgs 81/08, per identificare un referente unico aziendale che gestisca gli aspetti di sicurezza e salute dei lavoratori. La designazione dell’RSPP è un obbligo non delegabile da parte del datore di lavoro insieme alla valutazione dei rischi e deve essere sempre seguita da una nomina formale.

La figura individuata puo’ essere lo stesso Datore di Lavoro, il quale deve seguire un corso di formazione specifico oppure puo’ essere scelta esternamente tra professionisti in possesso di requisiti. Salvo alcune eccezioni, per realtà industriali ad alto rischio o con elevato numero di lavoratori il datore dispone di queste due opzioni, equivalenti dal punto di vista normativo (art. 31 D.Lgs 81/08).

Quali sono di fatto i compiti dell’RSPP Esterno?

Indipendentemente dalla scelta interna o esterna, l’RSPP designato dovrà poi occuparsi dell’individuazione dei fattori di rischio, dell’introduzione di misure di prevenzione e protezione, dell’elaborazione di procedure di sicurezza. E’ quindi un ruolo attivo che richiede tempo e applicazione, oltre a conoscenze tecnico-giuridiche, non solo per gli aspetti connessi alle attrezzature e ai cicli di lavoro, ma anche  per la gestione dei rapporti con i lavoratori o con gli Organi di Vigilanza.

Nelle piccole realtà artigianali o nelle aziende di ridotte dimensioni difficilmente il datore di lavoro dispone di tempo, conoscenze e soprattutto concentrazione per svolgere i compiti del responsabile della sicurezza, optando quindi nella maggior parte dei casi per un RSPP Esterno.

Quali sono i vantaggi nel nominare un RSPP Esterno?

Il consulente esterno designato come RSPP è solitamente un professionista a tempo pieno, con esperienza nel settore, conosce la normativa e possiede una formazione aggiornata. Ha le conoscenze e le capacità organizzative per occuparsi delle attività lavorative piu’ pericolose per i lavoratori, per indicare interventi migliorativi ai fini delle riduzione dei rischi, per proporre e preparare una formazione adeguata, per redigere le procedure di sicurezza.

E’ quindi un vantaggio notevole per il datore di lavoro delegare i compiti dell’RSPP a persona esperta, che puo’ fornire il prezioso contributo anche in altre occasioni, come ad esempio durante la riunione periodica annuale dove si discute di miglioramento delle condizioni di sicurezza insieme con Medico del Lavoro e Rappresentante dei Lavoratori.

Un RSPP esterno valido e con esperienza puo’ inoltre essere molto utile in caso di controllo ispettivo per relazionarsi e confrontarsi con i funzionari di Asl, Ispettorato del Lavoro o Carabinieri, valorizzando l’operato del Datore di Lavoro.

Cosa succede se il Datore di Lavoro non nomina l’RSPP?

Ricordiamo, come sancito dall’Art. 17 del Testo Unico Sicurezza, che la designazione dell’RSPP è un obbligo non delegabile del Datore di Lavoro il quale quindi è l’unico responsabile in caso di mancata nomina. Le sanzioni a suo carico sono: Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2740 a € 7014.