Gli arredi luxury per valorizzare il tuo living

Il lusso è certamente una continua ricerca del bello e della qualità per quel che riguarda gli arredi. Sicuramente esso rappresenta un tipo di raffinatezza e ricercatezza che altri elementi di arredo non sono in grado di regalare.

Quello del lusso infatti non è esclusivamente da intendere come una necessità di mostrare agli altri sfarzo ed eccessi, ma soprattutto bellezza coniugata a praticità d’uso e materiali resistenti.

Qualità dei materiali e durata nel tempo

Dunque possiamo dire che un arredo di lusso non deve unicamente essere accattivante alla vista ma rispondere anche a determinate capacità di utilizzo e resistenza. Parliamo dunque di armonia delle forme, creatività e funzionalità che possono essere adoperate solo da artigiani veramente capaci e che trovano applicazione in arredi di ogni tipo, dunque destinati ad arricchire ogni ambiente di casa.

Puoi trovare alcuni esempi di arredo luxury sul sito di baudesign.it e scoprire In che modo puoi andare a valorizzare con creatività il tuo living, trasformandolo in un ambiente perfetto per ricevere gli amici o vivere dei piacevoli momenti di benessere in famiglia.

Qui puoi trovare inoltre complementi e idee per l’illuminazione della camera da letto, soluzioni in grado di conferire un aspetto decisamente più originale sin dal momento in cui vengono inseriti.

I complementi di Bau Design sono un inno alla bellezza e alla ricercatezza, in grado di rendere la tua casa un luogo molto più elegante ed in grado di richiamare gli stili più belli ed importanti esistenti.

 I suoi bravissimi artigiani si occupano infatti di realizzare ogni singolo pezzo di questi bellissimi elementi d’arredo mantenendo sempre alta la qualità dei prodotti e della lavorazione, così da fare in modo che ogni singolo pezzo sia destinato a durare nel tempo.

Lavare in lavatrice è ancora poco ‘eco’ per due terzi degli europei

Alcune abitudini sono dure morire, e non al passo con i problemi climatici e le possibilità offerte dalle apparecchiature moderne. Eppure, riducendo la temperatura di lavaggio da 40°C a 30°C, si risparmierebbe in un anno l’equivalente di 27 kg di CO2 per elettrodomestico. In Europa questo equivarrebbe al risparmio di 4,9 milioni di tonnellate di CO2 e sarebbe come togliere dalle strade più di un milione di auto. Se poi il 15% di coloro che in Europa lavano regolarmente i loro capi a 50°C o più cambiasse le proprie abitudini, il risparmio totale di CO2 corrisponderebbe a 6 milioni di tonnellate all’anno. È quanto emerge da The Truth About Laundry – La Verità sul Lavaggio, lo studio europeo sulle abitudini di lavaggio realizzato da Electrolux.

Due terzi degli europei lava ancora a 40°C o più

Quasi 6 persone su 10 (59%) fanno il bucato in modo automatico, senza pensarci sopra, e dichiarano di farlo come gli è stato insegnato dalle precedenti generazioni, mentre circa due terzi degli europei (63%) lava ancora a 40°C o più, nonostante da più di 10 anni si incoraggi a lavare a 30°C o meno. Dallo studio emerge poi che le donne preferiscono lavare a 40°C rispetto agli uomini (50% vs 45%), mentre gli uomini preferiscono lavare a 60°C (13% vs 8%).

In Europa, se il 45% delle persone tra i 18 e i 34 anni lava i propri capi a 30°C questa percentuale scende al 31% tra i 45 e i 54 anni, e al 28% oltre i 55 anni.

Come cambiare le abitudini di lavaggio

In merito alle ragioni per cui si sceglie di non lavare a temperature più basse, il 47% degli intervistati dichiara di non essere sicuro che il bucato venga pulito, il 39% esprime dubbi sul fatto che l’acqua fredda possa rimuovere le macchie e il 21% dice di farlo per abitudine. Le consuetudini nel fare il bucato potrebbero essere anche la spiegazione del perché il 53% degli intervistati non sia a conoscenza del collegamento tra lavare ad alte temperature e far durare più a lungo i capi. Secondo la ricerca, riporta Adnkronos, sarebbe proprio questo l’elemento chiave per far cambiare le abitudini di lavaggio.

Con il bucato eco tutti risparmiano

“Quello che il nostro report mostra è che le persone si prendono cura dei propri capi e la maggior parte di loro riconosce che ci sono benefici ambientali nel farli durare più a lungo – spiega Vanessa Butani, director of Sustainability, Electrolux Europe -. Se possiamo educare e incoraggiare le persone a fare un piccolo, ma significativo passo avanti aggiornando il modo di fare il bucato, i risparmi sarebbero significativi. Risparmi per le persone in quanto utilizzerebbero di più i loro capi e avrebbero più denaro per acquistarli. Risparmi per quanto riguarda la loro impronta ambientale. E ancora più importante – aggiunge Butani – i milioni di tonnellate di CO2 risparmiati al pianeta”.

Felicità e lavoro, donne meno appagate degli uomini

Il 44% delle donne italiane non è appagato dalle opportunità di carriera. Dai dati dell’Osservatorio sulla Felicità condotto dall’Associazione Ricerca Felicità emerge che le donne si sentono meno felici sul lavoro rispetto agli uomini. Una sensazione confermata dal 41% delle intervistate, che si dichiara insoddisfatta del proprio compenso, mentre l’insoddisfazione per l’opportunità di sviluppo di carriera è per le donne maggiore di 9 punti percentuali rispetto agli uomini (35%). Del resto, l’insoddisfazione femminile nell’ambito professionale è il punto di partenza per una felicità equa nel mondo del lavoro.

Poca soddisfazione per compenso e opportunità lavorative

Il barometro della felicità misura la soddisfazione della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro basandosi su un sistema di misurazioni oggettive effettuate a cadenza annuale. L’obiettivo è aiutare le organizzazioni a considerare il tema della felicità in ambito lavorativo. I temi indagati dalla seconda edizione dell’Osservatorio riguardano la soddisfazione sul compenso e sulle opportunità lavorative. E i risultati parlano chiaro: le donne risultano meno soddisfatte rispetto agli uomini, il 41% del compenso, contro il 28% degli uomini, e il 44% per le opportunità di sviluppo di carriera, contro il 35% degli uomini.

Un punto di partenza su cui si è chiamati a riflettere

“I dati raccolti non hanno la pretesa di voler fornire risposte, si tratta di un punto di partenza su cui noi tutti siamo chiamati a riflettere – dichiara Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità -. Il nostro obiettivo è quello di captare i segnali provenienti dal mondo del lavoro, affinché si possano trovare gli strumenti utili per il raggiungimento di un benessere collettivo. Non sappiamo con assoluta certezza perché il 41% delle donne non siano soddisfatte del proprio compenso e il 44% non siano appagate dalle proprie opportunità di sviluppo di carriera sul lavoro, ma supponiamo possa esistere nella donna un certo grado di difficoltà nell’esprimere il proprio disagio in ambito lavorativo, e in questa ricerca penso abbiano voluto farlo presente”.

Meno divario per il rispetto e il riconoscimento dei propri meriti

Quanto a rispetto e riconoscimento dei propri meriti il divario tra uomo e donna è minore. Infatti, alla domanda “mi trattano con rispetto, senza discriminazione”, le risposte negativo da parte delle donne sono il 14%, mentre quelle degli uomini il 10%. Alla domanda “riconoscono sempre i miei meriti”, le risposte negative delle donne sono il 31%, contro il 28% di quelle degli uomini. Tuttavia, l’11,9% degli intervistati riconosce come falsa l’affermazione “mi aiuta a capire me stesso” in ambito lavorativo, così come è ritenuta falsa dal 12,2% l’affermazione “l’ambiente mi fa sentire compreso”.

Complessivamente, il campione ritiene di essere considerato dagli altri più felice di quanto si senta. Una sensazione lievemente più evidente per le donne (39% vs 36% uomini), anche rispetto a sentirsi veramente felici (26% vs 31% uomini).

Un sondaggio mondiale sull’uguaglianza e la violenza di genere

La violenza domestica è aumentata a causa delle misure di sicurezza a contrasto della pandemia? Le restrizioni hanno avuto implicazioni sull’uguaglianza di genere? A rispondere è l’Annual WIN World Survey (WWS – 2020), che monitora proprio i dati globali sulla violenza e l’uguaglianza rilevando i cambiamenti avvenuti rispetto agli anni precedenti. La ricerca di WIN International, di cui BVA Doxa è membro italiano e socio fondatore, esplora le opinioni di 29.252 cittadini di 34 paesi in tutto il mondo, ed evidenzia che in linea con quanto rilevato a livello globale, anche in Italia la percentuale di donne che dice di aver subìto violenze di tipo fisico o psicologico si attesta al 17%.

La situazione italiana

Per quanto riguarda le molestie subìte nell’ultimo anno, in Italia il 5% di donne ammette di esserne stata vittima, un dato leggermente più basso rispetto alla media globale (8%) ed europea (6%). Anche in Italia poi il luogo in cui l’uguaglianza di genere è maggiormente percepita è la casa (74%), un dato allineato anche con la media europea (71%). Si distanziano di molto però le percentuali di coloro che in Italia credono che l’uguaglianza di genere sia stata raggiunta in altri ambiti: solo il 41% al lavoro e il 42% in politica, che come a livello mondiale si riconfermano gli ambienti meno equi.

Il monitoraggio sulla violenza

Rispetto agli anni precedenti, c’è poco o nessun miglioramento in termini di violenza subita dalle donne, e i risultati sono purtroppo stabili (17% 2020, 16% 2019). Sebbene riscontrino un miglioramento rispetto allo scorso anno le donne nel continente americano (23%) e le donne in Africa (24%) hanno subìto violenze fisiche o psicologiche più delle donne di altre aree.  Come nelle precedenti rilevazioni, poi, le donne tra i 18 ei 24 anni subiscono la più alta incidenza di violenza fisica e psicologica (24%), ma la percentuale di donne in India che subisce violenza è più alta che in altri paesi (48%), seguite da donne cilene e argentine (36%). Le percentuali più basse si trovano invece in Vietnam (1%), Cina e Corea del Sud (5%).

Le molestie sessuali

Nonostante le campagne in tutto il mondo, i risultati mostrano scarsi miglioramenti: l’8% delle donne ha subìto molestie sessuali nell’ultimo anno (2020), rispetto al 9% nel 2019 e al 10% nel 2018. In relazione ad altre regioni, le donne nelle Americhe riferiscono di aver subito molestie sessuali in misura maggiore, anche se la percentuale scende di 4 punti rispetto allo scorso anno (20% vs 16%). In generale, se le differenze che emergono fra le diverse aree geografiche vanno interpretate nel contesto di riferimento le donne di età compresa tra 18 e 24 anni registrano ancora il più alto tasso di molestie sessuali (18%). India (29%), Messico (28%) e Brasile (21%) nel 2020 segnalano le più alte percentuali di molestie sessuali, mentre Vietnam (1%), Slovenia (1%) e Indonesia (2%) le cifre più basse.

La rumorosità di un condizionatore d’aria

Quando ci accingiamo ad acquistare un nuovo condizionatore d’aria, siamo soliti valutare parametri quali la potenza, la possibilità di connettersi al Wi-Fi ed il design.

In realtà c’è un altro parametro che merita di essere preso in considerazione, dato che da esso dipende buona parte del comfort domestico. Parliamo proprio del livello di rumore del modello specifico che stiamo valutando, soprattutto in relazione all’ambiente di casa in cui andremo ad inserirlo.

Un aspetto molto importante per la zona notte

La quantità di rumore che produce un condizionatore d’aria viene misurata in decibel: più questo livello è basso, meno rumore sentiremo quando questo sarà in funzione. Soprattutto per quel che riguarda le camere da letto, è indispensabile che il climatizzatore d’aria sia il più possibile silenzioso.

Quando andiamo ad acquistare un nuovo climatizzatore d’aria dunque, dobbiamo assicurarci di controllare per bene quale sia il suo livello di rumorosità, e genericamente possiamo trovarlo all’interno delle specifiche tecniche del prodotto.

Di norma, livello di rumorosità di un condizionatore va di pari passo con la sua capacità di raffreddamento ed il motore, ovvero la macchina esterna, è solitamente più rumorosa dell’unità interna.

Sotto quale soglia di decibel un condizionatore viene considerato “silenzioso”?

In linea di massima, i dispositivi più silenziosi hanno un indice di rumorosità inferiore ai 35 decibel, e i condizionatori Daikin sono tra i più silenziosi al momento presenti sul mercato. In dettaglio, i condizionatori con la tecnologia inverter sono più silenziosi di quelli di tipo “on-off”.

Bisogna considerare che tra quelli di maggior qualità esistono addirittura condizionatori d’aria il cui livello di rumorosità scende sotto la soglia dei 20 decibel. Si tratta di ottime performance considerando che l’orecchio umano non è in grado di percepire dei rumori che scendono al di sotto dei 10 decibel.

Tieni conto di queste indicazioni dunque per la scelta del tuo nuovo condizionatore, soprattutto per quel che riguarda le camere da letto che necessitano di maggiore silenzio.

Quarto trimestre 2020, massiccio aumento di attacchi RDP

La pandemia ha inciso sul panorama della criminalità informatica: con il passaggio al lavoro da remoto si è creata una nuova superficie di attacco, che ha provocato un’ulteriore crescita delle minacce Remote Desktop Protocol (RDP). Tra il primo e il quarto trimestre 2020 i sistemi telemetrici di ESET hanno registrato infatti un aumento del 768% di tentativi di attacco RDP.

Il report di ESET evidenzia i dati più significativi ottenuti dai sistemi di rilevamento e i progressi nella ricerca sulla cybersecurity. Poiché si tratta della sintesi finale sulle minacce del 2020, il report contiene commenti sulle tendenze osservate e le relative previsioni.

Un grande rischio per il settore privato e per quello pubblico

“La difesa dagli attacchi RDP non deve essere sottovalutata, soprattutto a causa del ransomware comunemente diffuso attraverso exploit RDP, che con tattiche sempre più aggressive rappresenta un grande rischio sia per il settore privato sia per quello pubblico”, sottolinea Roman Kováč, cro ESET. Secondo l’esperto, però, man mano che la sicurezza del lavoro a distanza migliora, il boom degli exploit RDP dovrebbe rallentare, come rilevato nel corso del quarto trimestre 2020. Un altro trend riscontrato nel periodo è l’aumento delle minacce che colpiscono il traffico email a tema Covid-19, collegate alle campagne vaccinali di fine anno, che hanno offerto agli hacker l’opportunità di ampliare la gamma delle armi utilizzate. Una tendenza che proseguirà anche nel 2021.

Eliminato il 94% dei server TrickBot in una sola settimana

In primo piano nel report gli eventi dello scorso ottobre, quando ESET ha partecipato all’operazione globale per fermare TrickBot, una delle botnet più grandi e longeve. Questi sforzi congiunti hanno portato all’eliminazione del 94% dei server TrickBot in una sola settimana. “C’è stato un netto calo delle attività di TrickBot in seguito agli interventi di fine anno – aggiunge Jean-Ian Boutin, Head of Threat Research di ESET -. Monitoriamo costantemente la botnet TrickBot e il livello di attività a oggi è decisamente basso”.

Individuato un nuovo gruppo APT, XDSpy

Il report evidenzia come i ricercatori di ESET abbiano individuato un gruppo APT precedentemente sconosciuto, chiamato XDSpy, che ha preso di mira Balcani ed Europa Orientale, oltre a un notevole numero di attacchi alla supply chain, come quello di Lazarus in Corea del Sud o quello denominato Operazione StealthyTrident in Mongolia. O, ancora, l’Operazione SignSight rivolta contro le autorità di certificazione in Vietnam. Il report fornisce aggiornamenti anche sull’operazione In(ter)ception di Lazarus, sulla backdoor PipeMon del gruppo Winnti, e sulle modifiche ai tool utilizzati da InvisiMole.

Vecchia routine, quando manchi! Nostalgici 7 italiani su 10

Le care, vecchie abitudini messe tutte in discussione dalla pandemia quanto ci mancano? Tanto, ani tantissimo. A confermarlo è il sondaggio “La routine degli Italiani al tempo della pandemia” condotta da Bva-Doxa per l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR). obiettivo dell’indagine, oltre a esaminare il sentiment dei nostri connazionali, è quello di stimolare una riflessione sull’importanza delle certezze della routine quotidiana, proprio come l’istruzione per i bambini, sostenendo dall’altro lato una campagna per raccogliere fondi per ricostruire 4.000 scuole nel Sahel a favore di 700mila bambini rifugiati.

L’85% fa fatica ad adattarsi alla nuova vita

Il 75% degli intervistati, rivela il sondaggio, vorrebbe tornare alla vita di prima e più di 8 su 10 (85%) ha trovato difficile adattarsi alle limitazioni imposte dalla pandemia. Un dato che non ci lascia del tutto sorpresi, visto il particolare momento storico che stiamo vivendo, ma che assume un significato diverso se confrontato con la visione che gli Italiani avevano della routine qualche anno fa: nel 2013, il 35% dei nostri connazionali (quasi 18 milioni di Italiani) dichiarava che avrebbe immediatamente cambiato vita se solo avesse potuto. Se prima della pandemia la routine era considerata in qualche modo noiosa e scontata, oggi invece viene fortemente rivalutata e desiderata.

Come ci sentiamo? Oscilliamo tra paura e speranza

Il 49% degli intervistati si sente preoccupato per il futuro che si presenta incerto, mentre il 40% si pone tutto sommato sereno e fiducioso verso tempi migliori che di sicuro arriveranno; infine l’11% si dichiara fortunato per avere delle certezze e una stabilità. Del resto, il 25% degli Italiani sostiene che in questa fase difficile della nostra storia ha scoperto nuovi aspetti importanti della propria personalità; il 15% è riuscito anche ad adattarsi facilmente e a sfruttare questo momento per una crescita personale. Per quanto riguarda gli aspetti della vita che ci mancano di più rispetto a prima, non sorprende che siano i ritrovi in famiglia e con gli amici, siete ai viaggi e agli abbracci.  

Non sarà come prima, anche nelle piccole cose

Anche se esiste una larga fetta di popolazione che resta positiva, il giudizio sul “poi” è quasi unanime: circa 9 italiani su 10 (88%) pensano che, una volta finita l’emergenza , la routine cambierà completamente. Oltre la metà degli intervistati (53%) afferma che, dopo questa esperienza, apprezzerà di più le certezze e le piccole cose della vita, senza dare più nulla per scontato; il 21% dichiara anche che cercherà di ridurre al massimo gli sprechi. Infine, il 20% sostiene che non si farà più prendere dalla frenesia del lavoro e degli impegni quotidiani e che dedicherà più tempo agli affetti e alle cose veramente importanti, mentre il 6% afferma che dedicherà più tempo anche alle persone più vulnerabili.

Prospettive economiche per il 2021 e livello di felicità

Il 2021 sarà migliore del 2020? E il livello di felicità sarà più alto o più basso dell’anno passato? A queste domande ha risposto il consueto sondaggio di fine anno condotto fin dal 1979 dagli istituti di ricerca appartenenti al network Gallup International, di cui BVA Doxa è parte ed è responsabile della raccolta dati nel nostro Paese. Realizzato in più di 40 paesi del mondo e basato su oltre 38.000 interviste, il sondaggio rivela che nonostante la popolazione mondiale condivida un generale ottimismo per l’anno appena cominciato, questo ottimismo non riguarda la situazione economica. Più della metà della popolazione mondiale però, a sorpresa, si considera felice.

Il 43% della popolazione è ottimista

Più in particolare, dalla ricerca emerge che solo il 24% della popolazione mondiale ritiene che il prossimo anno sarà peggiore di quello passato, mentre gli ottimisti, coloro che credono che il prossimo anno sarà migliore di quello passato, sono il 43% della popolazione. Per il 26% del campione invece il 2021 sarà uguale al 2020.

Il 46% si aspetta un anno economicamente difficile

Diversi sono i dati che riguardano le prospettive economiche: la dura crisi mondiale causata dal coronavirus ha fatto sì che coloro che si aspettano un anno economicamente difficile rappresentino il 46% della popolazione. Rimane comunque un quarto della popolazione (25%) che crede in una imminente prosperità economica, e un altro 24% pensa che a livello economico il 2021 sarà uguale all’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Le aspettative in Europa e in Italia

Se si guarda all’Europa, i dati sono in linea con quelli condivisi a livello mondiale, e il 57% non si dice ottimista riguardo alla situazione economica futura. E l’Italia? Anche se la maggior parte degli italiani in generale (51%) non è ottimista riguardo al prossimo anno, il 28% si limita ad affermare che il 2021 sarà simile all’anno passato, e il 21% pensa lo stesso per quanto riguarda la situazione economica. Nonostante questo, il 17% della popolazione in Europa ritiene che il 2021 sarà caratterizzato da una prosperità economica.

La felicità non ne risente

Nonostante il pessimismo economico, da riferire ovviamente alla crisi globale causata nel 2020 dalla pandemia da coronavirus, un altro dato, quello sulla felicità, sembra bilanciare le opinioni. Più della metà della popolazione mondiale infatti si considera felice (54%), e solo il 14% si ritiene infelice. Anche la popolazione europea condivide la stessa posizione, con il 49% che afferma di ritenersi felice e solo il 13% infelice. In Italia, la quota degli “infelici” scende ancora di più rispetto alla popolazione mondiale ed europea, arrivando al 7%, con il 40% di coloro che si considerano felici.

Facebook lancia GetDigital. Come utilizzare gli strumenti online in modo responsabile

Conoscere e padroneggiare correttamente e in sicurezza gli strumenti digitali: è l’obiettivo di  GetDigital, il progetto lanciato da Facebook che offrirà approfondimenti, suggerimenti e risorse complete per aiutare genitori, insegnanti e giovani italiani a sviluppare le competenze necessarie per diventare cittadini digitali consapevoli. I programmi di GetDigital si articolano su cinque temi chiave, Le Basi del digitale, Il Benessere, le Interazioni, l’Emancipazione e le Opportunità del Digitale, sviluppati in modo specifico per genitori, insegnanti e giovani. Sono questi infatti gli argomenti fondamentali per aiutare a costruire competenze e abilità di cui oggi i giovani hanno bisogno per navigare nel mondo digitale in modo sicuro.

Fra i partner internazionali le Università di Harvard e Yale

Queste risorse sono state sviluppate da Facebook insieme a esperti internazionali del mondo digitale, che hanno collaborato per fornire strumenti validi, affidabili e supportati dalle più moderne ricerche applicabili a tutte le piattaforme online, non solo quindi a quelle di Facebook. Tra i partner internazionali del progetto vi sono anche colossi dell’istruzione mondiale come le Università di Harvard e Yale, e organizzazioni come l’Unesco. Per il lancio italiano, Facebook ha deciso di collaborare con la Fondazione Carolina, nata per raccogliere la sfida di Paolo Picchio, il padre di Carolina, vittima di cyberbullismo che a 14 anni si è tolta la vita.

Realizzare un futuro in cui la Rete sia un luogo sicuro

La missione della Onlus dedicata a Carolina è realizzare un futuro in cui la Rete sia un luogo sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni autentiche anche sui social. Attraverso attività di prevenzione, ricerca e supporto, la Fondazione aiuta i ragazzi che sempre più in tenera età si fanno del male tra loro usando internet in maniera distorta e inconsapevole. Grazie alla collaborazione con Fondazione Carolina, GetDigital offrirà anche occasioni di incontro con esperti che nel corso di un ciclo di 6 webinar gratuiti condivideranno consigli concreti e risponderanno a tutte le domande degli interessati, riporta Italpress.

Dal revenge porn alle challenge estreme

I webinar sono partiti il 12 novembre e si terranno per sei settimane ogni giovedì dalle 18 alle 19.30 in diretta sulle Pagine Facebook di Fondazione Carolina e di Binario F di Facebook. Chiunque non fosse in grado di seguirli Live potrà rivedere gli interventi registrati sulle due Pagine Facebook. Questi incontri saranno un’occasione importante per approfondire alcuni dei temi più delicati che genitori ed educatori si trovano ad affrontare quotidianamente nei riguardi dei più giovani, dal revenge porn alle challenge estreme.

La cessione del credito e il Superbonus 110%

Il Superbonus, lo strumento previsto dal Decreto Rilancio, eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per interventi specifici di efficientamento energetico e sicurezza antisismica realizzati sulle abitazioni. Con l’attivazione della piattaforma online dell’Agenzia delle entrate per la cessione del credito d’imposta ora è possibile avvalersi di questa misura, optando, tra l’altro, per il trasferimento alla banca per ottenere liquidità immediata. Ma come funziona la cessione del credito? Lo spiega l’Abi, che illustra le principali novità introdotte dalla nuova agevolazione fiscale.

A chi può essere ceduto il credito d’imposta? 

Uno degli aspetti principali del Superbonus è infatti rappresentato dalla possibilità di optare per la cessione del credito di imposta o per lo sconto in fattura, anziché portare in detrazione in cinque anni le spese sostenute per gli interventi sugli immobili. Secondo quanto previsto dal Decreto Rilancio le banche possono favorire la realizzazione degli interventi agevolati dal bonus fiscale anticipandone l’importo, e finanziando i lavori, anche a chi al momento non ha la disponibilità necessaria. Ma a chi può essere ceduto il credito d’imposta? Il credito d’imposta, spettante a fronte dell’esecuzione dei lavori agevolati con il Superbonus, può essere ceduto all’impresa fornitrice degli interventi o ad altri soggetti privati, tra cui banche e intermediari finanziari.

Il beneficiario del Superbonus può optare per il trasferimento del credito d’imposta alla banca

Le banche possono favorire la realizzazione degli interventi agevolati dal bonus in tre modi: scontando il bonus fiscale del cittadino (o condominio) che ha riqualificato l’immobile, effettuando l’operazione di sconto in favore dell’impresa che ha realizzato i lavori e si è fatta cedere dal committente il bonus fiscale a fronte di una riduzione del prezzo in fattura, o concedendo, su richiesta dei clienti, finanziamenti ponte che poi possono essere estinti in tutto o in parte con la cessione del credito d’imposta alla banca. Il beneficiario del Superbonus può optare quindi per il trasferimento del credito d’imposta alla banca per ottenere liquidità immediata, senza la necessità di dover recuperare il beneficio fiscale nella dichiarazione dei redditi.

Cosa significa cedere il credito d’imposta alle banche?

Per poter cedere il credito d’imposta alle banche è necessario che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori (SAL), che non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno dei quali deve riferirsi ad almeno il 30% del medesimo intervento. Al termine dei lavori, la cessione del credito di imposta del 110% dei lavori effettuati consente il rimborso del prestito della banca. Il finanziamento, infatti, potrà essere estinto in tutto o in parte, attraverso la cessione del bonus fiscale una volta che questo entrerà nel cassetto fiscale del cliente alla conclusione dell’intervento di riqualificazione o degli stati di avanzamento dei lavori intermedi.