PMI e manifattura italiana: resilienza, digitalizzazione e la sfida della competitività

Negli ultimi anni le piccole e medie imprese manifatturiere italiane hanno dimostrato una capacità di resilienza che ha sorpreso osservatori e policy maker. Tra shock globali, crisi energetiche e l’accelerazione della trasformazione digitale, il tessuto produttivo italiano — basato su cluster territoriali e competenze artigiane ad alto valore aggiunto — sta ridefinendo il proprio ruolo nell’economia nazionale. Questo articolo analizza lo stato attuale delle PMI manifatturiere in Italia, osserva dati recenti, porta esempi concreti e valuta le implicazioni per il medio periodo.

Contesto: la manifattura come cuore dell’economia italiana

La produzione manifatturiera continua a rappresentare una quota significativa del valore aggiunto italiano, con concentrazioni forti in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Marche. Le esportazioni, tradizionalmente motore della crescita, hanno registrato fasi alterne: dopo il calo immediatamente successivo alla pandemia, si è osservata una ripresa trainata da beni di fascia alta — macchinari, componentistica, moda-lusso e alimentare di qualità. Al tempo stesso, le imprese hanno dovuto fare i conti con rincari energetici, interruzioni nelle catene di fornitura e una domanda globale più volatile.

Analisi con dati ed esempi

Resilienza economica. Studi settoriali e indagini di settore evidenziano che molte PMI hanno contenuto le perdite convertendo ordini, diversificando clienti e puntando sulla qualità. Per esempio, settori come la meccanica strumentale e la componentistica auto hanno recuperato quote di mercato grazie all’export verso Paesi non UE, mentre il comparto agroalimentare ha beneficiato della domanda premium per prodotti tipici italiani.

Digitalizzazione e Industria 4.0. L’adozione di tecnologie digitali è stata centrale: l’adozione di ERP avanzati, sensori IoT per monitorare impianti e l’introduzione di macchine a controllo numerico hanno aumentato efficienza e tracciabilità. Le misure legate al Piano Transizione 4.0 e agevolazioni fiscali hanno accelerato investimenti in automazione. Un caso tipico: un’officina meccanica nelle Marche che ha integrato un sistema di monitoraggio remoto per ridurre i fermi macchina, portando a una riduzione dei tempi di fermo del 20-30% e a un aumento dell’occupazione specializzata locale.

Accesso al credito e innovazione. Nonostante segnali positivi, molte PMI segnalano difficoltà nell’accesso a capitali per scale-up e innovazione di prodotto. Le banche tradizionali restano selettive e i fondi di venture o private equity sono ancora concentrati su startup digitali piuttosto che su imprese manifatturiere tradizionali. Questo crea un paradosso: imprese con potenziale di internazionalizzazione e innovazione di processo faticano a reperire risorse per crescere su scala internazionale.

Formazione e capitale umano. La carenza di figure tecniche specializzate (operatori CNC, tecnici di manutenzione 4.0, ingegneri di processo) è un limite ricorrente. Alcune realtà hanno stretto partnership con istituti tecnici locali e università per programmi di tirocinio che trasformano giovani talenti in lavoratori qualificati. Esempi virtuosi in Emilia-Romagna dimostrano che la collaborazione scuola-impresa può ridurre il mismatch formativo e contribuire a stabilizzare l’occupazione giovanile.

Implicazioni future

Per i prossimi 3–5 anni emergono alcune direttrici chiare. Primo, la digitalizzazione non è più un’opzione ma un requisito per rimanere competitivi: chi non investe in automazione e data analytics rischia di perdere margini. Secondo, la politica industriale deve facilitare l’accesso a capitali pazienti per le PMI manifatturiere, attraverso strumenti pubblici di co-investimento e la valorizzazione degli aggregatori territoriali che possono portare a economie di scala. Terzo, la formazione tecnica va potenziata con percorsi che combinino competenze digitali e know-how manifatturiero tradizionale.

Infine, la sostenibilità e l’efficienza energetica saranno fattori decisivi. Investimenti in efficienza e in fonti rinnovabili possono ridurre la vulnerabilità rispetto ai prezzi energetici e migliorare l’attrattività sui mercati esteri, dove i buyer sempre più richiedono tracciabilità e minore impronta ambientale.

Conclusione: l’Italia conserva un patrimonio competitivo unico basato su PMI capaci di innovare nella tradizione. Per trasformare questa potenzialità in crescita diffusa servono politiche che favoriscano investimenti, formazione mirata e infrastrutture digitali. Se questi elementi si allineano, il sistema manifatturiero italiano può non solo recuperare terreno, ma anche guidare una nuova fase di sviluppo sostenibile ed export-led.

Ambiente ed economia: in Italia meno emissioni, più tasse verdi

Nel 2024 l’economia italiana cresce dello 0,7%, ma allo stesso tempo consuma meno energia e produce meno emissioni. Non è uno slogan green, ma i numeri diffusi dall’Istat nei Conti economici dell’ambiente. Il consumo di energia scende del 2,1%, le emissioni di gas climalteranti del 2,8% e il consumo materiale interno dell’1,8%.

Già nel 2023 si era visto un segnale ancora più marcato: con un Pil in aumento dell’1%, il consumo di energia era calato del 4,8%, le emissioni del 5,9% e l’uso di materiali del 5,4%. Ion parole semplici, si è prodotto di più, pesando meno sull’ambiente. Non parliamo di una rivoluzione verde, ma di un cambiamento che ormai sembra avviato.

Perché scendono energia ed emissioni

Il 2023 è stato un anno particolare. Da un lato è diminuita la domanda di elettricità, dall’altro è aumentata la produzione da fonti rinnovabili. Più idroelettrico, meno gas naturale e carbone. Anche il clima mite ha fatto la sua, richiedendo meno riscaldamento e quindi meno consumi. A questo si aggiunge una maggiore efficienza energetica nel settore civile.
Le famiglie hanno stretto la cinghia soprattutto in casa: -8,2% nei consumi domestici e -11,7% nelle emissioni legate all’uso domestico. Molto più contenuto il calo nei trasporti (-0,7% nei consumi, -1,4% nelle emissioni).

Nel 2024, però, il quadro cambia leggermente. Le attività produttive riducono ancora i consumi energetici (-4,1%) e le emissioni (-4,5%). Le famiglie, invece, tornano a consumare di più: +2,2% l’energia complessiva, con un +1,1% in ambito domestico e +3,7% nei trasporti privati. Un segnale che racconta una normalizzazione dopo la fase più critica degli anni precedenti.

La spinta delle ecoindustrie

Sul fronte economico, il settore dei beni e servizi ambientali – le cosiddette ecoindustrie – resta stabile. Nel 2023 la produzione raggiunge 214,7 miliardi di euro (+0,4%), con un valore aggiunto di 80 miliardi (+2,2%). A trainare sono soprattutto gli interventi per l’efficienza energetica degli edifici, sostenuti ancora dagli incentivi fiscali come il Superbonus 110%.

Crescono anche le risorse destinate alla tutela ambientale. La spesa nazionale sale a 52,9 miliardi (+2,8%), con un aumento più deciso per le imprese (+5,6%), in particolare nella gestione dei rifiuti.

Il capitolo tasse verdi

C’è poi il tema, decisamente meno popolare, delle imposte ambientali. Nel 2023 il gettito aumenta del 19,6%, arrivando a 54,4 miliardi, soprattutto per il ripristino delle accise sugli oli minerali e degli oneri generali sull’energia elettrica.
Nel 2024 il peso del fisco sale ancora: 60,6 miliardi complessivi (+11,2%), dovuti in larga parte dalle imposte sull’energia.

Sanremo sul cellulare: 1,9 milioni di italiani con la suoneria di una canzone 

Sono oltre 1,9 milioni gli italiani che hanno scelto un brano della famosa kermesse musicale come suoneria del proprio cellulare. Quanto ai brani più scelti, al primo posto si piazza Olly, come sul palco nella scorsa edizione del Festival di Sanremo. La sua Balorda nostalgia è infatti selezionata su quasi 180.000 cellulari.

Alle sue spalle un’altra protagonista di Sanremo 2025, La cura per me, di Giorgia (oltre 152.000 cellulari), seguita dalla vincitrice morale del Sanremo 2012, Arisa che nonostante siano passati 14 anni con La Notte conquista la medaglia di bronzo (118.000).
Lo ha scoperto l’indagine di Facile.it commissionato all’istituto di ricerca EMG Different in occasione dell’imminente 76sima edizione del Festival.

Intramontabile “Maledetta primavera” all’11° posto

Quarto posto per i Cuoricini, dell’ormai ex coppia Coma Cose, mentre al quinto posto troviamo Irama con la sua Lentamente, che precede di un soffio Diodato (Fai Rumore) e Mahmood (Soldi). Chiudono la top ten i The Kolors (settimi con Tu con chi fai l’amore), Annalisa (Sinceramente) e ancora una volta Mahmood (Tuta Gold).

Da notare l’undicesimo posto di Loretta Goggi e Maledetta primavera, cantata sul palco del teatro Ariston nell’ormai lontano 1981.
Ma quale fra le canzoni vincitrici delle ultime 20 edizioni gli italiani sceglierebbero per dare un suono speciale al loro cellulari? 
Zitti e buoni dei Måneskin, che raccoglie il consenso dell’11% del campione totale, poco meno di 4,8 milioni di italiani.

“Vita Spericolata” è prima fra quelle che non hanno mai vinto

Secondo si classifica Francesco Gabbani con Occidentali’s Karma, che precede un altro plurivincitore del Festival: Marco Mengoni con Due vite.
E chi sceglierebbero invece fra i non vincitori?

A Sanremo perdere non significa insuccesso, anzi. E allora, fra le canzoni che hanno partecipato al Festival, ma non hanno conquistato il trofeo, gli italiani intervistati non hanno dubbi: la suoneria migliore per il cellulare sarebbe Vita Spericolata di Vasco Rossi (penultima al Sanremo 1983).
Medaglia d’argento per Colapesce Dimartino e la loro Musica leggerissima (quarti nel 2021) e bronzo per un vero mito della canzone italiana, Lucio Dalla con Piazza Grande (ottavo nel 1972).

Ci sono anche Zucchero, Bocelli, Elio e le storie tese

Quarto posto per le Donne di Zucchero, che al festival del 1985 arrivarono addirittura al 21°posto e che, invece, adesso precedono la Tuta gold di Mahmood (sesto nel 2024) e Andrea Bocelli (Con te partirò, quarto nel 1995).

Settimo posto, ancora una volta per Giorgia e La cura per me (sesta lo scorso anno), ottavo per La terra dei cachi di Elio e le Storie Tese (secondi nel 1996), nono ancora per Loretta Goggi e la sua Maledetta primavera (seconda nel 1981) e decimo per Arisa e La Notte, che precede di un soffio Lucio Corsi, undicesimo, con Volevo essere un duro (seconda al Festival 2025).

Rivoluzione bio: in Italia aumentano consumi e superfici coltivate

Con oltre 2,5 milioni di ettari e una percentuale di superfici bio sul totale (20,2%, contro una media europea del 11,2%) l’Italia si avvicina al target del 25% di superficie agricola biologica fissato dalle strategie europee ‘Farm-to-Fork’ e ‘Biodiversità’ per il 2030, in accordo con quanto previsto dal Piano Strategico della PAC. Il nostro Paese ha deciso di anticipare il target al 2027.

Inoltre, nel 2025 le vendite alimentari bio per consumi domestici hanno raggiunto quota 5,5 miliardi di euro rispetto al 2024, con un incremento annuo del +6,2%.
Emerge dalle prime anticipazioni dell’Osservatorio SANA 2026, promosso da BolognaFiere con il patrocinio di FederBio e AssoBio e curato da Nomisma, relative ai dati sulle superfici agricole, gli operatori e l’export.

Acquisti e distribuzione

Grazie al protrarsi della ripresa a valore dei consumi domestici (+6,2% nel 2025), con una crescita a valore superiore a quanto si registra sul totale alimentare (+3,2%), il bio italiano conferma la sua fase di crescita.
La Distribuzione Moderna rimane il primo canale per gli acquisti di ‘biologico’ degli italiani, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici.

In particolare, nel 2025 le vendite nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro, +6,1% rispetto al 2024 (fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ).
Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel bio, che nel 2025 rispetto al 2026 hanno visto un incremento del valore delle vendite pari al +7,5%.

Away-from-home sempre più rilevante

Anche i consumi bio fuori casa rappresentano un canale rilevante, non solo in termini numerici (20% dei consumi sul mercato interno, pari a 1,3 miliardi di euro nel 2024), ma anche per la capacità di attrattività alla sperimentazione.

Negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato pietanze, vini o bevande bio nel canale away-from-home e il 35% lo ha fatto almeno 1 o 2 volte al mese.
È un interesse, quello verso l’offerta di prodotti bio fuori dai consumi domestici, non ancora pienamente soddisfatto, soprattutto se si guarda a mense ospedaliere o ristorazione aziendale o scolastica.

Obiettivi per il 2026

Nel 2026 sarà quindi cruciale fare il punto per valutare posizionamento e prospettive del bio italiano, con l’obiettivo di individuare le azioni più efficaci a sostenere il pieno sviluppo dei consumi, definire gli strumenti più idonei a supportare le piccole e medie imprese agricole bio, e rafforzare le attività di promozione e informazione verso i consumatori.

L’Osservatorio SANA verrà presentato nel corso di RIVOLUZIONE BIO – Gli Stati Generali del Bio (23 febbraio 2026), parte integrante del più ampio quadro delle iniziative di SANA Food, l’evento fieristico B2B di riferimento per il prodotto biologico, naturale, sano ed etico, organizzato da BolognaFiere in sinergia con Slow Wine Fair.

Famiglie italiane: la comunicazione avviene online  

C’è stato un tempo in cui bastava una telefonata. O una visita a sorpresa. Oggi, invece, la famiglia vive anche – e spesso soprattutto – dentro uno schermo. Chat, videochiamate, piattaforme condivise: la tecnologia non è più un supporto, è diventata il luogo dove si incontrano affetti, abitudini e piccoli rituali quotidiani.

A dirlo non è solo la sensazione diffusa, ma anche i dati. Una ricerca di Kaspersky racconta che in Italia il 95% delle persone comunica con i propri familiari attraverso strumenti digitali. Un numero che parla chiaro: la connessione è diventata una forma di vicinanza.

Messaggi, vocali e meme: il nuovo linguaggio di casa

Il modo più semplice – e più usato – per restare in contatto resta la messaggistica istantanea. L’87% degli italiani utilizza app come WhatsApp o Telegram per parlare con genitori, figli, fratelli. Le videochiamate seguono, scelte dal 49% degli intervistati, spesso nei momenti che contano di più: compleanni, cene a distanza, saluti serali.

E poi ci sono loro, i meme. Battute, immagini, video brevi che girano nelle chat di famiglia e che, nel 43% dei casi, diventano un vero collante emotivo. Un modo leggero, ma potentissimo, per dirsi “ti penso”.

La vita online non è solo rose e fiori

Più la famiglia è presente online, più cresce l’esposizione ai rischi digitali. Truffe, messaggi ingannevoli, link sospetti che sembrano arrivare da una persona fidata: il confine tra sicurezza e ingenuità è sottile, soprattutto quando si abbassa la guardia in un contesto familiare.

Secondo gli esperti di Kaspersky, la consapevolezza è la prima forma di protezione. Autenticazione a due fattori, password diverse per ogni account, attenzione agli allegati inattesi e l’uso di soluzioni di sicurezza affidabili sono strumenti semplici, ma spesso ignorati.

Condividere tutto: account, film e… rischi

Il digitale ha cambiato anche il tempo libero. Il 67% delle famiglie italiane ama guardare film insieme e il 40% utilizza account di streaming condivisi. Una scelta pratica, certo, ma non sempre sicura. Quando più persone usano le stesse credenziali, basta un solo dispositivo compromesso per aprire una falla più ampia.

Il rischio aumenta se le stesse password vengono riutilizzate altrove. Per questo, l’uso di un gestore di password è oggi una buona abitudine da estendere a tutta la famiglia.

Proteggersi è un gesto d’affetto

“La vita familiare online offre opportunità straordinarie, ma porta con sé nuove vulnerabilità”, spiega Marina Titova, Vice President for Consumer Business di Kaspersky. Bambini e anziani, in particolare, possono essere più esposti. Proteggere la propria privacy digitale non è solo una questione tecnica: è un modo concreto di prendersi cura degli altri, anche quando l’abbraccio passa da uno schermo.

Fonte: ricerca Kaspersky, condotta dal centro ricerche di mercato dell’azienda nel novembre 2025 su 3.000 intervistati in 15 Paesi.

Cybersecurity: nel 2026 Telecomunicazioni ancora sotto attacco

Tra novembre 2024 e ottobre 2025 il 12,79% degli utenti del settore delle telecomunicazioni è stato soggetto a minacce web, mentre il 20,76% ha affrontato minacce sui dispositivi.
Nello stesso periodo, il 9,86% delle organizzazioni di telecomunicazioni a livello globale ha subito attacchi ransomware.

Nel corso dell’ultimo anno, attività APT, compromissioni della catena di approvvigionamento, interruzioni DDoS e frodi tramite SIM hanno continuato a esercitare una forte pressione sugli operatori delle telecomunicazioni. Parallelamente, i dati di Kaspersky Security Network mostrano che l’adozione di nuove tecnologie ha introdotto ulteriori rischi di natura operativa.

Quattro grandi categorie di minacce

Il nuovo report del Kaspersky Security Bulletin analizza i principali sviluppi che hanno caratterizzato la sicurezza informatica nel settore delle telecomunicazioni nel 2025 e le minacce che con ogni probabilità, continueranno a manifestarsi anche nel 2026.

Nel 2025, gli operatori di telecomunicazioni hanno dovuto affrontare quattro grandi categorie di minacce. Oltre alle frodi tramite SIM, le intrusioni mirate (APT) hanno continuato a puntare all’ottenimento di un accesso furtivo agli ambienti degli operatori, finalizzato allo spionaggio a lungo termine e allo sfruttamento di posizioni privilegiate all’interno delle reti. Allo stesso tempo, le vulnerabilità della catena di approvvigionamento sono rimaste un importante punto di ingresso.

Potenziali canale di accesso alle reti degli operatori

Gli ecosistemi delle telecomunicazioni si basano infatti su numerosi fornitori, appaltatori e piattaforme strettamente integrate, rendendo le debolezze di software e servizi ampiamente utilizzati un potenziale canale di accesso alle reti degli operatori.
Inoltre, gli attacchi DDoS hanno continuato a rappresentare un problema concreto in termini di disponibilità dei servizi e capacità delle infrastrutture.

Parallelamente, il settore delle telecomunicazioni sta passando da una fase di rapido sviluppo tecnologico a una di implementazione su larga scala.
Secondo il report, questa transizione creerà nuove opportunità ma anche nuovi rischi operativi nel corso del 2026.

AI e aree a rischio interruzione

Kaspersky individua tre aree principali in cui le transizioni tecnologiche potrebbero causare interruzioni, soprattutto se implementate in modo non uniforme o senza controlli rigorosi.
La prima riguarda la gestione della rete assistita dall’AI, dove l’automazione può amplificare errori di configurazione o agire sulla base di dati fuorvianti.

La seconda è rappresentata dalla transizione verso la crittografia post-quantistica, in cui un’implementazione affrettata di approcci ibridi o post-quantistici potrebbe generare problemi di interoperabilità e prestazioni negli ambienti IT, di gestione e interconnessione.
La terza area riguarda l’integrazione tra reti 5G e satellitari (NTN), dove l’estensione della copertura dei servizi e le dipendenze dai partner introducono nuovi punti di integrazione e potenziali modalità di guasto.

Natale: un terzo degli italiani ha fatto un regalo a sé stesso

Emerge dalla ricerca realizzata da Big, Business intelligence group: per Natale 2025 sono stati oltre il 22% gli italiani che sono ricorsi “all’auto regalo”. Ovvero, hanno fatto un regalo a sé stessi.
E se lo hanno fatto soprattutto i giovani, non si è trattato di una forma di egoismo, ma di gratificazione. 

Ma quali sono stati gli auto-regali più gettonati? Al primo posto i prodotti tecnologici (26,1%), seguiti dall’abbigliamento (22,8%) e da un viaggio (17,9%). Il 2,5% dei giovani italiani si è regalato un animale domestico.

Vivono al Centro i più “generosi” d’Italia

Dai dati della ricerca emerge poi che quest’anno la maggior parte degli italiani ha effettuato almeno un regalo. I più ‘generosi’ sono stati quelli di età compresa tra 35-44 anni, che hanno toccato quota 93%, seguiti dagli under34 (91,3%), dalla fascia dei 45-54enni (90,6%) e dagli over54 (88,8%).

Se si considerano le zone d’Italia, in testa in questa classifica si è posizionato il Centro (92,7%), poi il Nord-Est (90,5%), il Nord-Ovest (89,8%) e infine Sud e Isole (89%).
La ricerca conferma però che un italiano su cinque tra coloro che vivono da soli è rimasto solo anche a Natale, e non ha fatto regali né a sé stesso né agli altri (18,8%).

Tra i più gettonati anche un animale domestico

In generale, se il primato dell’auto-regalo natalizio spetta alla fascia 25-34 anni (31,6%), compresi i single (19,8%), le fasce 34-45 e 45-54 si sono fermate tra il 22% e il 23%, perché hanno fatto almeno un regalo anche familiari, coniugi e colleghi.

Quanto agli auto-regali più gettonati, oltre a prodotti tecnologici, abbigliamento e viaggi, gli italiani si sono regalati anche accessori (15,9%), hobby e passioni (14,1%), prodotti per la cura di sé (10,1%), un’esperienza (4,9%), arredamento e decorazioni per la casa (4,2%), abbonamenti o servizi (2,6%), giochi e divertimenti (1,7%) e animali domestici (1,5%).
Per i giovani, prodotti hi-tech (26,3%) e un viaggio (25,3%), mentre il 22,2% si è auto regalato un nuovo capo d’abbigliamento, il 7,6% un prodotto per la cura di sé e il 2,5% un animale domestico.

C’è bisogno di autogratificazione

Per quanto riguarda le motivazioni che hanno spinto ad auto-regalarsi qualcosa per Natale, la prima risposta è ‘gratificarmi e concedermi qualcosa che desidero fare da tempo’(47%) soprattutto per gli over34. La seconda motivazione, ‘per vivere un momento di piacere e di benessere personale’ (14%), e la terza ‘per celebrare la mia indipendenza e libertà personale’ (8,9%), molto più gettonata dagli under34, tra i quali è stata selezionata da un intervistato su 5 (19,1%).

Più indietro, riporta Adnkronos, tra le motivazioni anche ‘alleviare lo stress accumulato nel corso degli ultimi mesi’(8,5%) e ‘compensare frustrazioni e tirarmi su di morale’ (5,2%), considerata un po’ più importante per i giovani da 25 a 34 anni (10,2%).

PMI italiane: grazie all’AI accelera l’imprenditorialità

In un contesto in cui la fiducia è diventata un vantaggio competitivo determinante, le Pmi italiane stanno entrando in una fase decisiva, dove l’Intelligenza artificiale si conferma il motore che sta trasformando lavoro, ambizioni e modelli di crescita.
Tutto ciò si traduce in un’accelerazione dell’imprenditorialità:

Secondo il nuovo Work Change Report di LinkedIn, che analizza i segnali emergenti di oltre 18 milioni di piccole e medie imprese presenti sulla piattaforma a livello globale, in Italia quasi 4 dipendenti su 10 (il 39% dei dipendenti di piccole imprese), affermano che l’avanzata dell’Intelligenza artificiale li ha spinti infatti a prendere in considerazione percorsi imprenditoriali prima inesplorati.

Oggi i brand più piccoli possono competere con i grandi player

Oggi l’AI oggi è realtà per l’85% delle piccole imprese nei mercati globali. La vera sfida non è più “se” adottarla, ma quanto velocemente farlo. Tanto che l’AI viene definita il grande equalizzatore, capace di permettere ai brand più piccoli di competere con player più grandi e attivi su fette di mercato prima considerate inaccessibili. Un’opportunità confermata dal 70% dei responsabili marketing delle PMI italiane.

Non è un caso che in Italia per il 56% dei lavoratori delle piccole imprese l’AI migliorerà la vita lavorativa quotidiana, con il 22% dei dipendenti italiani che la utilizza autonomamente per attività avanzate e il 31% per attività come email, sintesi o ricerca.

Skill e fiducia, i nuovi driver di carriera e reputazione

Le skill AI per dipendente nelle piccole aziende sono cresciute del 54% anno su anno (+39% grandi aziende). Tuttavia, il 36% di questi professionisti non sa quali competenze, oltre all’AI, saranno determinanti per la crescita della propria carriera.

Con l’aumento esponenziale dei contenuti generati dall’AI distinguersi diventa essenziale, tanto che il 77% dei marketer delle piccole imprese concorda sul fatto che sia ancora più importante ‘guidare’ con voci umane reali.
La fiducia emerge infatti come il nuovo driver della reputazione. Le tre voci che più alimentano fiducia nei brand delle piccole imprese italiane sono clienti e partner (56%), esperti e leader del settore (45%), creator e influencer (44%).

Oggi la “valuta” è la rete di relazioni

Ma la nuova valuta competitiva sono le relazioni professionali. La propria rete di connessioni conta sempre di più, rappresentando un motore tangibile di crescita, dalla generazione di lead alle decisioni di assunzione fino al supporto nei momenti critici. Quando si tratta di consigli per orientarsi verso nuove scelte strategiche le fonti più rilevanti per i professionisti delle piccole imprese sono proprio le reti professionali (40%), seguite da amici e famiglia (37%), motori di ricerca (27%), leader di settore (26%).

Tuttavia, riporta Adnkronos, i professionisti italiani collocati in imprese con meno di 50 dipendenti registrano un tasso di crescita del proprio network di contatti dell’8% anno su anno, contro il 10% di chi lavora in una grande azienda.

Consumer journey: come l’AI sta cambiando il modo di fare acquisti

Dall’informazione iniziale alla scelta finale, fino al momento dell’acquisto oggi i consumatori sono sempre più guidati dall’AI. Tanto che se il 20% degli italiani utilizza l’AI per informarsi durante una decisione d’acquisto e 1 su 5 la usa per orientarsi negli acquisti, quasi 1 su 10 la considera la prima fonte di informazione.

I dati della ricerca dal titolo “Ti informerAI. SceglierAI. ComprerAI: come l’Intelligenza Artificiale cambia il consumer journey”, realizzato da Eumetra in collaborazione con MediaWorld, raccontano la rapida trasformazione del modo in cui le persone scoprono brand e prodotti, valutano le alternative e decidono cosa acquistare.

Comparare prodotti, valutare prezzi

Per comprendere ‘quanto’ l’AI intervenga nel consumer journey, la ricerca ha simulato l’acquisto di due prodotti di diverse categorie merceologiche, uno smartphone e un condizionatore a parete.

Nel momento in cui ci si interessa di un prodotto noto e su cui il consumatore è competente (lo smartphone), le piattaforme AI sono usate per comparare requisiti tecnici dal 10% del campione. Mentre quando si valuta l’acquisto di un prodotto meno diffuso, e su cui i consumatori sono meno competenti (il condizionatore a parete), la percentuale sale al 14%.
Quando poi si comparano prezzi (e non feature tecniche) sono invece i motori di ricerca a essere utilizzati, nel 27% dei casi per lo smartphone e nel 29% per il condizionatore a parete.

Scelta del “luogo” d’acquisto e piattaforme più utilizzate

Nella fase finale del processo di acquisto, invece, il 16% dei consumatori consulta l’AI per decidere ‘dove’ acquistare lo smartphone e il 14% per decidere acquistare il condizionatore a parete.
In ogni caso, il mercato dell’AI è sempre più popolato ma dominato da pochi grandi player che guadagnano la fiducia dei consumatori.

In testa c’è ChatGPT , utilizzato dal 64% degli utenti, seguito da Gemini (47%), Microsoft Copilot (20%), Perplexity (7%), Grok (6%), Atlas OpenAI (6%), Claude (4%) e Llama (3%).
La scelta tra le piattaforme è anche generazionale. Tra i giovani (18-34 anni) l’utilizzo di ChatGPT è all’84%, nella fascia 35-54 anni al 52% e scende al 25% tra i 55-64enni.

Consumatori versus aziende: i primi la usano, le seconde ne dibattono

Per le aziende oggi non si tratta più solo di ‘essere presenti online’, ma di capire come diventare rilevanti in un ecosistema in cui l’AI è ormai un nuovo protagonista delle decisioni di consumo.
Dai dati del report emerge come il dibattito sull’AI da parte di aziende e professionisti non si traduca in altrettanta enfasi da parte dei consumatori.

I consumatori ‘usano’ l’AI, ma si interrogano molto meno su essa. Se il 12% se ne occupa professionalmente e il 23% ‘legge e si informa molto’, il restante 65% si divide tra chi intercetta frequentemente notizie sull’AI (33%), chi ne sente parlare raramente (29%) e chi non ne sa nulla (3%).

Debiti e crisi economiche: in Lombardia aumentano del 17% nel 2025

È quanto emerge dal convegno organizzato presso la Camera Arbitrale di Milano (CAM) in collaborazione con l’Osservatorio sul Debito Privato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: nei primi dieci mesi del 2025 alla Camera Arbitrale di Milano sono state depositate 298 istanze. Nel 2024 erano 255. 

In Lombardia in un anno le richieste d’aiuto da parte di piccole imprese in difficoltà economico-finanziaria, ex imprenditori e cittadini sono aumentate del 17%. Il 60% di chi ha presentato domanda è un consumatore, il restante 40% riguarda imprese, ex imprenditori e ditte individuali.
In dettaglio, nel 2025 il Tribunale ha omologato 146 pratiche su 290 chiuse, con un tasso di successo del 50%. La durata media dei tempi medi di definizione delle pratiche risulta di 523 giorni, circa 17 mesi.

La procedura più utilizzata è la liquidazione controllata

La Camera Arbitrale di Milano, società della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, gestisce le domande di crisi da sovraindebitamento attraverso il proprio Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento e per la liquidazione controllata (OCC).
La procedura più utilizzata è la liquidazione controllata (63%), seguita dal piano del consumatore (17%), l’esdebitazione dell’incapiente (12%) e il concordato minore (8%).

Nel corso del Convegno è stata siglata una Convenzione Quadro tra la Camera Arbitrale di Milano e l’Osservatorio del Debito Privato, finalizzata a promuovere azioni concrete, studi e proposte innovative per prevenire e contrastare il fenomeno del debito privato e del sovraindebitamento.

Una Convenzione Quadro per prevenire e gestire il sovraindebitamento

L’obiettivo è diffondere la cultura della prevenzione e della gestione del sovraindebitamento e della crisi d’impresa, contribuendo al miglioramento della normativa e della qualità dei servizi, in una prospettiva orientata al bene comune e alla dignità della persona.

In particolare, la collaborazione prevede lo sviluppo di analisi e ricerche, attività di sensibilizzazione rivolte all’opinione pubblica e ai professionisti, percorsi formativi per debitori, operatori bancari e soggetti del Terzo Settore, nonché il rafforzamento del dialogo tra gli stakeholder della filiera del credito.
I due enti si impegnano inoltre a elaborare proposte innovative da sottoporre alle istituzioni politiche, regionali, nazionali ed europee coinvolte nei processi decisionali in materia.

“Un fenomeno in costante crescita”

“In dieci anni la Camera Arbitrale di Milano ha gestito oltre 1.900 richieste di aiuto da parte di persone in difficoltà patrimoniali ed economiche per eccesso di debito, e il fenomeno è in costante crescita”, commenta Rinaldo Sali, Vicedirettore della CameraArbitrale di Milano e responsabile dell’ OCC.

Per legge possono accedere al servizio i consumatori, le imprese minori sotto la soglia fallimentare e alcune categorie specifiche, come imprese agricole, start-up e associazioni professionali che si trovano in una situazione di squilibrio economico e finanziario.