Cybercrime: con la tecnologia avanzata è più facile potenziare gli attacchi

L’ultimo Threat Insights Report di HP evidenzia un trend preoccupante nell’uso di kit di malware e Intelligenza artificiale generativa (GenAI) per potenziare l’efficienza degli attacchi informatici.
Questi strumenti stanno riducendo il tempo e le competenze necessarie per creare componenti d’attacco, permettendo agli aggressori di concentrarsi su tecniche per eludere i sistemi di rilevamento e ingannare le vittime. Ad esempio, incorporando codici dannosi all’interno delle immagini.

Dai dati del report emergono diverse campagne di diffusione malware. Come VIP Keylogger e 0bj3ctivityStealer, che utilizzano tecniche e loader comuni indicando l’uso di kit di malware per distribuire diversi payload.
In queste campagne, i codici dannosi vengono occultati all’interno di immagini sui siti di file hosting eludendo i sistemi di sicurezza basati sulla reputazione dei siti web.

Fondamentale limitare le attività rischiose

“I criminali informatici stanno intensificando gli attacchi con una velocità e una varietà sempre maggiori – dichiara Ian Pratt, Global Head of Security Personal Systems di HP -. Se un documento Excel malevolo viene bloccato, il prossimo attacco potrebbe arrivare sotto forma di un file di archivio, aggirando le difese. Invece di inseguire costantemente nuovi metodi di infezione, le organizzazioni dovrebbero concentrarsi sulla riduzione della propria vulnerabilità. Ciò significa limitare le attività rischiose, come l’apertura di allegati e-mail, i clic sui link e il download da browser, per ridurre drasticamente le possibilità di un attacco”. 

GenAI e documenti HTML malevoli

L’uso della GenAI per creare documenti HTML malevoli è stato identificato in una campagna di diffusione del trojan di accesso remoto XWorm. Questa tecnologia aiuta a redigere i codici che poi verranno utilizzati per scaricare e avviare il malware.

La minaccia si annida anche nei Tools per videogiochi, proprio a causa della enorme diffusione di alcuni titoli. Gli hacker compromettono gli strumenti di cheat e i repository di modifica dei videogiochi ospitati su GitHub, aggiungendo file eseguibili che contengono malware Lumma Stealer, capace di rubare password, informazioni dei portafogli cripto e dati di navigazione.
Gli utenti spesso disattivano gli strumenti di sicurezza per scaricare e utilizzare questi cheat, aumentando il rischio di infezioni.

“Adottare soluzioni che vadano oltre il semplice rilevamento”

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi rapidamente, con tecniche sempre più sofisticate che mettono a rischio la sicurezza di aziende e utenti – commenta Giampiero Savorelli, AD HP Italy -. L’uso di kit malware e GenAI rende gli attacchi più efficaci e difficili da individuare, richiedendo un cambio di approccio nella cybersecurity. In questo contesto, normative come NIS2 e DORA impongono standard di sicurezza e resilienza più stringenti, spingendo le aziende a rafforzare la protezione dei propri sistemi e dati. Perciò è fondamentale adottare soluzioni avanzate che vadano oltre il semplice rilevamento, capaci di prevenire e isolare le minacce in tempo reale”.

Gran Bretagna: per andare a Londra servirà un permesso elettronico

Il Governo britannico sta gradualmente introducendo l’Electronic Travel Authorisation (ETA) per chi viaggia nel Regno Unito dal Continente e dal resto del mondo. Non si tratta di un visto, poiché l’ETA è un’autorizzazione elettronica a raggiungere la Gran Bretagna ed è riservata agli stranieri esentati dall’obbligo di visto.

I cittadini dei Paesi UE, Italia inclusa, potranno richiedere una ETA a partire dal 5 marzo 2025, e dal 2 aprile 2025 potranno viaggiare nel Regno Unito con tale autorizzazione.
Per i cittadini extra-UE, come americani, israeliani o giapponesi, l’obbligo è iniziato a partire dall’8 gennaio 2025, con apertura della possibilità di fare domanda dal 27 novembre 2024.

Fare domanda con l’app UK ETA

Per richiedere l’ETA serve il passaporto con cui si viaggia (non una fotocopia o un passaporto digitale), un indirizzo email, una carta di credito o una carta di debito o Apple Pay o Google Pay.
Il modo più veloce per presentare domanda è tramite l’app gratuita UK ETA, scaricabile da Apple Store o Google Play.

Segno dei tempi, l’app oggi risulta al quarto posto nel rank ‘Top Free Apps’ di iPhone, pur non potendo vantare una valutazione ottimale da parte degli utenti.
Esiste comunque anche una guida all’uso dell’app. Si tratta di una pagina internet sul sito del governo britannico, all’indirizzo gov.uk/guidance/using-the-uk-eta-app.

Il costo è 10 sterline e vale 6 mesi

L’ETA è utile per una visita della durata fino a 6 mesi e costa 10 sterline. La possibilità di presentare domanda dipende dalla data del viaggio e dalla nazionalità sul passaporto, riferisce Askanews,

Secondo il sito ‘Welcome to GOV.UK’ (www.gov.uk) l’ETA non va bene per svolgere un lavoro retribuito, o non retribuito, per un’azienda del Regno Unito o per lavoratori autonomi, salvo eccezioni (Creative Worker visa concession). Ma anche per vivere nel Regno Unito con visite frequenti o successive, oppure per sposarsi o registrare un’unione civile.
Anche per dare comunicazione di matrimonio o unione civile sarà necessario richiedere un visto ad hoc (Marriage Visitor visa).

Non serve ai cittadini dei territori britannici d’oltremare

Inoltre, non ha bisogno di un’ETA chi ha un visto o il permesso di vivere, lavorare o studiare nel Regno Unito, incluso chi possiede lo status di residente permanente o provvisorio o il diritto di residenza.

Anche chi è un cittadino britannico o irlandese e chi sta viaggiando con un passaporto di cittadino dei territori britannici d’oltremare non ha bisogno dell’ETA, così come chi vive in Irlanda e viaggia in Gran Bretagna da Irlanda, Guernsey, Jersey o dall’Isola di Man.

Christmas blues: se sotto l’albero c’è il “mal di feste”

Un italiano su tre alle giornate delle feste natalizie non associa solo sentimenti di gioia, ma anche sensazioni negative, mentre per uno su cinque, il 20,4%, la pausa del Natale significa solo emozioni negative, principalmente, tristezza, malinconia, ansia, stress, e noia

Natale non è per tutti il momento più bello dell’anno. Anzi. In realtà tante persone non sono felici di trovarsi a un passo dalle feste. Si tratta del ‘Christmas blues’. A descriverne gli effetti è Assosalute, l’associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, in una ricerca condotta da Human Highway.
Per affrontare il ‘Christmas blues’ gli esperti di Assosalute hanno messo a punto cinque consigli. Lo scopo è quello di trasformare il periodo natalizio in un’occasione di cura e benessere personale.

Mantenere le sane abitudini anche nei giorni di riposo 

Anzitutto, pianificare il tempo con equilibrio. Creare una lista di attività che piacciono e alternarle agli impegni natalizi. Evitare di sovraccaricarsi con troppi eventi o aspettative, e ritagliarsi del tempo per stare da soli o per rilassarsi, ad esempio, leggendo un libro o passeggiando nella natura.

Mantenere, poi uno stile di vita sano: non trascurare il benessere fisico, anche durante le feste, seguendo un’alimentazione equilibrata e cercando di fare attività fisica regolarmente. Anche una breve camminata, soprattutto dopo i pasti, può aiutare. Assicurarsi inoltre di dormire a sufficienza (almeno 7 ore notte). Queste abitudini riducono lo stress e migliorano l’umore.

Ridurre gli incontri percepiti come obbligatori

Terzo consiglio: accettare, accogliere e condividere tristezza, ansia e frustrazione. È normale e umano provare malinconia o tristezza durante le feste. Per gestire l’ansia o l’irritabilità, si consiglia di praticare tecniche di rilassamento, come meditazione e respirazione profonda, scrivere in un diario o connettersi con amici e parenti tramite videochiamate.

Partecipare a eventi locali o attività di volontariato può anche donare un senso di appartenenza. Trascorrere il tempo con persone positive e ridurre gli incontri percepiti come obbligatori aiuta a migliorare il benessere emotivo.

Limitare le aspettative e praticare la gratitudine

Quarto consiglio: limitare le aspettative e praticare la gratitudine. Non cercare la ‘perfezione’ nelle feste, le celebrazioni non devono necessariamente seguire uno standard ideale. Concentrarsi invece su ciò che si ha e apprezzare le piccole gioie, come un momento tranquillo con un amico o un familiare, una buona tazza di tè o una passeggiata sotto le luci natalizie.

E se necessario, ricorrere ai farmaci da banco che possono essere utili per gestire alcuni disturbi fisici comuni associati al Christmas blues.

I fenomeni che guidano la spesa italiana nel labirinto delle etichette

L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy individua e misura trend e fenomeni in atto ‘nel carrello della spesa’ degli italiani. L’ultimo rapporto, il 16°, ha monitorato più di 100 claim, certificazioni, pittogrammi, indicazioni geografiche, presenti sulle etichette degli oltre 138mila prodotti che entro giugno 2024 hanno realizzato 47,7 miliardi di euro in supermercati e ipermercati italiani, l’83,4% del giro d’affari totale.

“Nei 12 mesi raccontati in quest’edizione dell’Osservatorio Immagino abbiamo registrato l’andamento positivo di molti trend, che fino alla fine del 2023 erano stati penalizzati, soprattutto nei volumi, dall’elevata crescita dei prezzi”, dichiara Marco Cuppini, research and communication director GS1 Italy.
Segno che gli italiani continuano a mostrare particolare attenzione verso le direttrici di crescita del largo consumo negli ultimi anni: salute, benessere, territorio e sostenibilità.

Benessere e territorio i più dinamici

Tra i 12 fenomeni rilevati dall’Osservatorio sono proprio quelli focalizzati su benessere e territorio ad aver mostrato il maggior dinamismo.
Di fatto, in un anno il carrello della spesa dei prodotti legati all’italianità, trainato dai prodotti Dop (+3,5% a valore, +2,1% a volume) ha aumentato il giro d’affari del +2,1%, superando 11,3 miliardi di euro.

L’area del free from ha registrato +3,0%, superando 8 miliardi di euro, guidato dalla maggior attenzione all’assenza o alla riduzione di zuccheri e grassi idrogenati, e caratterizzato dagli exploit dei prodotti senza pesticidi o residui o glifosato.
Crescita annua del +3,4% anche per gli incassi dei prodotti arricchiti, pari a oltre 5 miliardi di euro di sell-out, dove le proteine si confermano il fenomeno del momento.

L’inarrestabile avanzata della sostenibilità

Inarrestabile anche l’avanzata della sostenibilità, a cui l’Osservatorio Immagino, insieme all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, dedica il consueto approfondimento nella sua triplice declinazione, ambientale, sociale e benessere animale.

La sostenibilità è entrata ormai prepotentemente anche sulle etichette dei prodotti mass market. L’84,8% dei prodotti rilevati dall’Osservatorio presenta on pack almeno un’indicazione relativa alla sostenibilità. In termini assoluti, si tratta di 117mila referenze, ovvero, 3.430 in più rispetto alla rilevazione precedente.
Ma tra i fenomeni individuati e raccontati dalla sedicesima edizione dell’Osservatorio c’è anche l’evoluzione del petcare. 

Un comparto in evoluzione: il petcare

In un anno i prodotti destinati all’alimentazione di cani e gatti hanno aumentato del +6,2% il giro d’affari, sfiorando 1,2 miliardi di euro.
Anche in questo settore si stanno affermando logiche analoghe a quelle che guidano il mondo degli alimenti ‘per umani’, come l’attenzione all’equilibrio nutrizionale, alla sostenibilità e all’italianità dei prodotti.
A testimoniarle sono ancora una volta le etichette dei quasi cinquemila prodotti petfood analizzati dall’Osservatorio.

Altro fenomeno entrato nel radar dello studio è l’e-commerce, protagonista del dossier di approfondimento di questa edizione, che ha analizzato pesi e indici rispetto al canale fisico su un paniere composto da 102.567 prodotti rilevati nel canale web.

Quanto costerà il Natale 2024? Fino al 300% in più

Quest’anno il Natale costerà decisamente tanto: si parla di aumenti che per alcune voci di spesa arriveranno fino al +300%.
Dagli addobbi ai regali, dai viaggi agli alberghi fino agli skipass il rapporto congiunto Facile.it – Consumerismo No Profit fa il punto su quanto spenderanno le famiglie italiane per il periodo natalizio. E ha scoperto che per i soli regali di Natale gli italiani spenderanno quasi 11 miliardi di euro, con un esborso pro capite di 256 euro.

Tanti connazionali (6,2 milioni), però, spenderanno meno rispetto allo scorso anno. Tra questi, il 47% (oltre 2,9 milioni) preferirà tagliare sui costi natalizi, mentre il 40% spenderà meno perché si trova in difficoltà economica.

Pranzo e cenone: 3,5 miliardi

Per il pranzo o il cenone di Natale gli intervistati dall’indagine hanno dichiarato di mettere a budget in media 83 euro, per una spesa complessiva stimata di oltre 3,5 miliardi di euro.
Per i prezzi del pranzo o del cenone bisogna guardare anche al settore alimentare, che secondo le stime di Consumerismo no Profit, ha guidato l’aumento dell’inflazione, con un incremento dei prezzi del 2,4% rispetto all’1,1% di settembre 2024.

I rincari maggiori riguardano i beni di prima necessità, come pasta, olio, riso, farina e pane, con incrementi che vanno fino al +84% rispetto al 2014.

Addobbi: 270 euro

Nel 2023, la spesa media per decorare un albero di Natale tradizionale (albero, luci e addobbi), era stimata intorno a 233,33 euro. Nel 2024, la cifra è salita a circa 270 euro, circa il +16%, ovvero, 37 euro in più rispetto all’anno precedente.
Il costo per addobbare un albero di Natale nel 2024 può variare significativamente. Ad esempio, per l’albero artificiale, da 30 a 500 euro, a seconda di altezza, qualità e caratteristiche. Per palline e ornamenti da 10 a 100 euro per set, a seconda del materiale e del design, per le luci da 15 a 100 euro, ghirlande e festoni, da 10 a 50 euro, puntale, da 10 a 50 euro.

Vacanze, trasporti, alloggi

Tra Natale e Capodanno saranno 11 milioni e mezzo gli italiani che si concederanno una vacanza con pernottamento di almeno una notte, per una spesa media di 335 euro e una stima complessiva di quasi 4 miliardi.
Durante le festività i voli subiranno poi rincari fino al 100%, mentre viaggiare in treno potrà costare fino al 300% in più. Sui traghetti rincari più contenuti, ma comunque a doppia cifra, mentre gli skipass hanno subito aumenti fino al +30% negli ultimi tre anni.
Il 97% delle agenzie di viaggi riscontra una media di aumento di prezzi per pacchetto vacanze del 20%. Quanto agli hotel, l’incremento è dell’8,1% sul prezzo medio di una camera (151,47 euro).

eSports: in Italia un mercato in transizione con nuove opportunità

Gli operatori eSports italiani, ovvero, chi opera nel settore delle competizioni di videogiochi a livello agonistico e professionistico, generano ricavi principalmente da pubblicità (80%), consulenza (60%), creazione di contenuti e influencer marketing (60%), e biglietti per eventi (60%).

Le partnership commerciali si concentrano attualmente nei settori hardware, intrattenimento e sport, ma il potenziale di crescita in altre categorie merceologiche è significativo. E i mercati più promettenti, oltre all’Italia, sono Arabia Saudita e Svizzera.
Sono alcuni dati del nuovo Rapporto sugli eSports in Italia nel 2024, realizzato da Deloitte in collaborazione con IIDEA.

Identikit del fan di sport elettronici

L’interesse verso il settore è alimentato dalla possibilità di interagire con un pubblico ricettivo e dalla mentalità aperta. 
La fanbase italiana degli eSports conta 7,3 milioni di spettatori che hanno fruito di contenuti online, in TV o a eventi live negli ultimi sei mesi.

Di questi, 3,3 milioni si definiscono spettatori abituali. Il pubblico è prevalentemente maschile (68%) e under45, con una forte presenza di Millennials (47%) e GenZ (19%). I fan risiedono principalmente in piccoli centri urbani, sono impiegati a tempo pieno e spesso hanno un background in economia e commercio.

Il videogioco guida la scelta dei contenuti

Il Rapporto, inoltre, evidenzia una propensione all’acquisto da parte dei fan, particolarmente ricettivi alla pubblicità. Gli ‘hardcore fan’, coloro che dedicano più di 10 ore a settimana agli eSports, mostrano maggiore propensione alla spesa in prodotti correlati.

Quanto alla scelta dei contenuti, è guidata principalmente dal videogioco. YouTube Gaming (47%) e Twitch (43%) dominano il panorama delle piattaforme di streaming, seguite da Free TV (31%), Facebook Gaming (29%) e Pay TV (23%).
League of Legends e Valorant si confermano i titoli più redditizi, seguiti da EA Sports FC, Rocket League e Fortnite.

“Un potente canale per attivazioni commerciali”

“Gli esports in Italia offrono un panorama unico per i brand, con un pubblico giovane e aperto alla pubblicità, che apprezza gli abbonamenti e fa acquisti frequentemente – afferma Kim Lachmann, Director Sport Business Group di Deloitte -. Nonostante le recenti fluttuazioni, i livelli di coinvolgimento rimangono elevati, posizionando gli eSports come un potente canale per attivazioni commerciali e connessioni durature”.

Lo studio evidenzia una fase di transizione per il settore, con sfide a livello globale e in Italia.
“Tuttavia – aggiunge Thalita Malagò, Direttore Generale IIDEA -, questa trasformazione sta aprendo nuove opportunità di innovazione. Gli operatori del settore si stanno adattando a nuovi modelli di business, sviluppando soluzioni creative per garantire una crescita sostenibile”.

Libere professioni: nel 2023 un balzo di 10mila unità

Nel 2023 in Europa si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, e tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale.

L’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.

Emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.

Prosegue un processo di ribilanciamento di genere

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Progressione dei redditi tra tutti i gruppi professionali

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

II bilancio del mercato del lavoro indipendente è ancora negativo

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.

Imprese lombarde: dall’Intelligenza artificiale al turismo gli ingredienti per la crescita

Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza ha condotto un sondaggio fra le imprese dei territori sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. In particolare, l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per la generazione di contenuti web dal 26% delle imprese, l’analisi predittiva dal 10% e le campagne di email marketing dal 9%.

Questi dati trovano conferma in quelli raccolti da Banca d’Italia, secondo i quali circa un terzo delle imprese lombarde di servizi, il 30%, ha effettuato investimenti in tecnologie digitali avanzate, e oltre il 34% già utilizza l’Intelligenza artificiale, soprattutto per generare contenuti sul web.
Anche sugli investimenti si conferma la medesima tendenza: il 40% delle imprese lombarde intervistate dal sondaggio prevede infatti di destinare il 10% del budget per tecnologie di Intelligenza artificiale.

“La forza dell’economia lombarda ormai è superiore ai livelli pre-pandemia”

“I dati della Banca d’Italia – ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – confermano la forza dell’economia lombarda, ormai superiore ai livelli pre-pandemia. In particolare, il turismo continua a crescere grazie alla attrattività del brand Lombardia, e con effetti positivi sia per gli investimenti esteri sia nelle infrastrutture materiali e immateriali. Molto importante – aggiunge Sangalli – è soprattutto l’utilizzo, sempre più rilevante nelle imprese dei servizi, dell’Intelligenza artificiale, che dimostra la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”.

Un quadro moderatamente ottimistico: Pil regionale a +1,2% nel 2023

Dai dati e dagli aggiornamenti del Report lombardo di Banca d’Italia presentato da Confcommercio a Milano è emerso un quadro moderatamente ottimistico.

Il Prodotto interno lordo del 2023 della Regione si evidenzia in crescita dell’1,2%.
I consumi reali, pari al +0,7%, hanno registrato una crescita leggermente superiore al dato nazionale, che si è attestato al +0,5%, mentre è in diminuzione la produzione industriale, che nei primi sei mesi del 2024 ha segnato un -1,2%.

La tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento

Sempre dai dati di Banca d’Italia approfonditi da Confcommercio, emerge come il commercio lombardo al dettaglio risulti stazionario, mentre il fatturato dei servizi sia in aumento del 2,7%. Inoltre, riferisce Ansa, si è fortemente consolidato il turismo, con un aumento, nel 2023, di quasi 10 punti percentuali rispetto al precedente anno, e una permanenza media dei viaggiatori di 2,3 giorni.

Nel 2024, dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento.

Italia, perchè cresce il mercato dei ricondizionati?

Negli ultimi anni, il mercato dei prodotti ricondizionati ha iniziato a cambiare le abitudini di consumo degli italiani, spingendoli verso scelte più responsabili. Sempre più persone, infatti, sono attratte dall’acquisto di dispositivi ricondizionati, preferendoli a quelli nuovi per motivi economici e di sostenibilità.

Un’indagine condotta da Altroconsumo, che ha coinvolto quasi mille consumatori, ha rivelato che il 76% del campione conosce la differenza tra prodotti ricondizionati e usati. Tuttavia, solo il 28% ha effettivamente acquistato un prodotto ricondizionato, con una prevalenza di smartphone. Di questi acquirenti, il 47% si dichiara soddisfatto del proprio acquisto.

Ricondizionato o seconda mano: cosa cambia? 

Un aspetto importante emerso dall’indagine è la crescente consapevolezza tra i consumatori, soprattutto giovani, sulla distinzione tra prodotti ricondizionati e di seconda mano. Il 78% degli intervistati sa che i dispositivi ricondizionati vengono riparati prima di essere rimessi in commercio, mentre il 56% è consapevole che un prodotto ricondizionato non può essere considerato equivalente a uno nuovo.

Tuttavia, c’è una scarsa conoscenza sulle normative che regolano questo mercato: solo il 24% degli intervistati sa che termini come “come nuovo” o “in perfette condizioni” non sono regolamentati a livello legislativo, e appena il 17% è a conoscenza del fatto che i prodotti ricondizionati e quelli di seconda mano hanno la stessa garanzia legale.

Cosa vogliono i consumatori

Nonostante l’interesse crescente per i prodotti ricondizionati, molti consumatori vorrebbero maggiori tutele. Un italiano su tre desidera migliori condizioni di reso e sostituzione (35%), mentre il 34% richiede un’estensione del periodo di garanzia.

Inoltre, il 31% degli intervistati ritiene necessaria una maggiore regolamentazione su come i prodotti ricondizionati vengono presentati, e il 29% vorrebbe controlli più severi sulle riparazioni eseguite.

Seconda vita, i prodotti più acquistati 

Tra i prodotti ricondizionati più acquistati, gli smartphone dominano il mercato, rappresentando il 59% degli acquisti. Seguono gli elettrodomestici (17%), i computer (8%) e i tablet (5%).

Questo suggerisce che i consumatori tendono a optare per acquisti più sostenibili soprattutto per dispositivi di uso quotidiano, dove la qualità e l’affidabilità sono particolarmente importanti.

Quali sono le criticità?

Nonostante il prezzo vantaggioso e l’attenzione alla sostenibilità, non mancano le criticità. Se il 47% dei consumatori si dichiara soddisfatto dell’acquisto di prodotti ricondizionati, il 45% si dice insoddisfatto. Problemi come batterie poco performanti o imperfezioni estetiche, come graffi visibili, sono stati segnalati nel 34% dei casi, evidenziando la necessità di miglioramenti nel settore.

Ristrutturazioni: quali sono le scelte dei proprietari italiani?

L’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool, esplora le attitudini e i comportamenti degli italiani rispetto alle ristrutturazioni residenziali.
Se il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% dei proprietari di casa sceglie di ristrutturare, entro il 2034 il 70% ha pianificato una ristrutturazione, e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. La conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta però limitata.

A ristrutturare sono soprattutto coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari. Indipendentemente dalla dimensione della casa, è infatti questa categoria a mostrare maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio. 

Realizzare interventi urgenti è meno importante della riduzione dei consumi

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.

L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).
La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Agevolazioni e incentivi rafforzano le intenzioni

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Più attenzione verso isolamento termico e pannelli fotovoltaici

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.