Libere professioni: nel 2023 un balzo di 10mila unità

Nel 2023 in Europa si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, e tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale.

L’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.

Emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.

Prosegue un processo di ribilanciamento di genere

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Progressione dei redditi tra tutti i gruppi professionali

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

II bilancio del mercato del lavoro indipendente è ancora negativo

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.

Imprese lombarde: dall’Intelligenza artificiale al turismo gli ingredienti per la crescita

Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza ha condotto un sondaggio fra le imprese dei territori sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. In particolare, l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per la generazione di contenuti web dal 26% delle imprese, l’analisi predittiva dal 10% e le campagne di email marketing dal 9%.

Questi dati trovano conferma in quelli raccolti da Banca d’Italia, secondo i quali circa un terzo delle imprese lombarde di servizi, il 30%, ha effettuato investimenti in tecnologie digitali avanzate, e oltre il 34% già utilizza l’Intelligenza artificiale, soprattutto per generare contenuti sul web.
Anche sugli investimenti si conferma la medesima tendenza: il 40% delle imprese lombarde intervistate dal sondaggio prevede infatti di destinare il 10% del budget per tecnologie di Intelligenza artificiale.

“La forza dell’economia lombarda ormai è superiore ai livelli pre-pandemia”

“I dati della Banca d’Italia – ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – confermano la forza dell’economia lombarda, ormai superiore ai livelli pre-pandemia. In particolare, il turismo continua a crescere grazie alla attrattività del brand Lombardia, e con effetti positivi sia per gli investimenti esteri sia nelle infrastrutture materiali e immateriali. Molto importante – aggiunge Sangalli – è soprattutto l’utilizzo, sempre più rilevante nelle imprese dei servizi, dell’Intelligenza artificiale, che dimostra la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”.

Un quadro moderatamente ottimistico: Pil regionale a +1,2% nel 2023

Dai dati e dagli aggiornamenti del Report lombardo di Banca d’Italia presentato da Confcommercio a Milano è emerso un quadro moderatamente ottimistico.

Il Prodotto interno lordo del 2023 della Regione si evidenzia in crescita dell’1,2%.
I consumi reali, pari al +0,7%, hanno registrato una crescita leggermente superiore al dato nazionale, che si è attestato al +0,5%, mentre è in diminuzione la produzione industriale, che nei primi sei mesi del 2024 ha segnato un -1,2%.

La tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento

Sempre dai dati di Banca d’Italia approfonditi da Confcommercio, emerge come il commercio lombardo al dettaglio risulti stazionario, mentre il fatturato dei servizi sia in aumento del 2,7%. Inoltre, riferisce Ansa, si è fortemente consolidato il turismo, con un aumento, nel 2023, di quasi 10 punti percentuali rispetto al precedente anno, e una permanenza media dei viaggiatori di 2,3 giorni.

Nel 2024, dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento.

Italia, perchè cresce il mercato dei ricondizionati?

Negli ultimi anni, il mercato dei prodotti ricondizionati ha iniziato a cambiare le abitudini di consumo degli italiani, spingendoli verso scelte più responsabili. Sempre più persone, infatti, sono attratte dall’acquisto di dispositivi ricondizionati, preferendoli a quelli nuovi per motivi economici e di sostenibilità.

Un’indagine condotta da Altroconsumo, che ha coinvolto quasi mille consumatori, ha rivelato che il 76% del campione conosce la differenza tra prodotti ricondizionati e usati. Tuttavia, solo il 28% ha effettivamente acquistato un prodotto ricondizionato, con una prevalenza di smartphone. Di questi acquirenti, il 47% si dichiara soddisfatto del proprio acquisto.

Ricondizionato o seconda mano: cosa cambia? 

Un aspetto importante emerso dall’indagine è la crescente consapevolezza tra i consumatori, soprattutto giovani, sulla distinzione tra prodotti ricondizionati e di seconda mano. Il 78% degli intervistati sa che i dispositivi ricondizionati vengono riparati prima di essere rimessi in commercio, mentre il 56% è consapevole che un prodotto ricondizionato non può essere considerato equivalente a uno nuovo.

Tuttavia, c’è una scarsa conoscenza sulle normative che regolano questo mercato: solo il 24% degli intervistati sa che termini come “come nuovo” o “in perfette condizioni” non sono regolamentati a livello legislativo, e appena il 17% è a conoscenza del fatto che i prodotti ricondizionati e quelli di seconda mano hanno la stessa garanzia legale.

Cosa vogliono i consumatori

Nonostante l’interesse crescente per i prodotti ricondizionati, molti consumatori vorrebbero maggiori tutele. Un italiano su tre desidera migliori condizioni di reso e sostituzione (35%), mentre il 34% richiede un’estensione del periodo di garanzia.

Inoltre, il 31% degli intervistati ritiene necessaria una maggiore regolamentazione su come i prodotti ricondizionati vengono presentati, e il 29% vorrebbe controlli più severi sulle riparazioni eseguite.

Seconda vita, i prodotti più acquistati 

Tra i prodotti ricondizionati più acquistati, gli smartphone dominano il mercato, rappresentando il 59% degli acquisti. Seguono gli elettrodomestici (17%), i computer (8%) e i tablet (5%).

Questo suggerisce che i consumatori tendono a optare per acquisti più sostenibili soprattutto per dispositivi di uso quotidiano, dove la qualità e l’affidabilità sono particolarmente importanti.

Quali sono le criticità?

Nonostante il prezzo vantaggioso e l’attenzione alla sostenibilità, non mancano le criticità. Se il 47% dei consumatori si dichiara soddisfatto dell’acquisto di prodotti ricondizionati, il 45% si dice insoddisfatto. Problemi come batterie poco performanti o imperfezioni estetiche, come graffi visibili, sono stati segnalati nel 34% dei casi, evidenziando la necessità di miglioramenti nel settore.

Ristrutturazioni: quali sono le scelte dei proprietari italiani?

L’indagine ‘Verso Case Green tra efficienza energetica e sicurezza dimenticata’, condotta da Nomisma per conto di Rockwool, esplora le attitudini e i comportamenti degli italiani rispetto alle ristrutturazioni residenziali.
Se il comfort abitativo è il principale motivo per cui oltre il 50% dei proprietari di casa sceglie di ristrutturare, entro il 2034 il 70% ha pianificato una ristrutturazione, e il 61% lo ha già fatto negli ultimi 10 anni. La conoscenza delle norme sulla sicurezza antincendio e della classe energetica del proprio immobile risulta però limitata.

A ristrutturare sono soprattutto coloro che risiedono in unità immobiliari singole e plurifamiliari. Indipendentemente dalla dimensione della casa, è infatti questa categoria a mostrare maggiore propensione alla ristrutturazione rispetto a chi vive in condominio. 

Realizzare interventi urgenti è meno importante della riduzione dei consumi

I proprietari di immobili meno recenti sono più propensi alla ristrutturazione, e molto sensibili al tema dell’efficientamento energetico, ma il 41% non ha ancora valutato la classe energetica della propria abitazione.

L’urgenza di realizzare interventi non più procrastinabili perde rilevanza a favore di una maggiore attenzione alla riduzione dei consumi energetici (53%). Ancora scarsa, poi. l’attenzione, verso la sicurezza antincendio, su cui emerge anche una conoscenza molto limitata rispetto alle normative (27%).
La polizza assicurativa è risultata, invece, la strategia di protezione antincendio preferita (35%). Una quota rilevante di proprietari, tuttavia, non ha preso alcuna misura di sicurezza (24%) o non sa cosa fare (23%).

Agevolazioni e incentivi rafforzano le intenzioni

Se per 1 proprietario su 2 gli investimenti necessari per la realizzazione degli interventi sono il principale ostacolo per la ristrutturazione dell’abitazione, la disponibilità di sistemi di incentivazione sicuramente favorisce la spinta a ristrutturare.
Il 44% dei proprietari di abitazione, infatti, dichiara di aver usufruito di incentivi per realizzare interventi di ristrutturazione, con una maggiore frequenza dell’utilizzo del Bonus Casa (41%), seguito da Superbonus 110% (32%) ed Ecobonus (24%).

La presenza di un sistema di agevolazioni rafforzerebbe significativamente la scelta di ristrutturare per chi è già intenzionato a farlo nei prossimi 10 anni (8 proprietari su 10) e anche il 34% di coloro che sono restii a farlo potrebbe decidere di affrontare la ristrutturazione con un adeguato incentivo.

Più attenzione verso isolamento termico e pannelli fotovoltaici

Tra gli interventi di ristrutturazione già realizzati e quelli pianificati per il futuro cresce l’interesse verso l’isolamento termico e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sei proprietari su 10 mostrano, infatti, un’elevata attenzione nella scelta dei materiali isolanti impiegati.

Per quanto riguarda il livello di conoscenza della Direttiva Europea ‘Case green’, poco meno della metà dei proprietari (48%) ne è informata, tuttavia una larga parte riconosce come positive le opportunità legate a interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione dell’immobile.
Circa il 45% dei proprietari di casa, invece, non è propenso a effettuare interventi di adeguamento alla Direttiva EPBD, mentre circa un quarto si è dichiarato disponibile.

PMI, come attrarre nuovi talenti?  

Le piccole e medie imprese (PMI) italiane si trovano ad affrontare una sfida sempre più complessa nell’attrarre nuovi talenti. Le tecnologie emergenti e l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro stanno cambiando radicalmente il panorama occupazionale.

Secondo una recente indagine di Adecco, il 32,4% delle PMI segnala difficoltà nel reclutare talenti, principalmente a causa di percorsi di crescita professionale meno attrattivi rispetto a quelli offerti dalle grandi aziende. Altre criticità sono la scarsa riconoscibilità del brand (21,4%) e l’assenza di politiche di welfare strutturate (18,8%).

Le strategie delle piccole e medie aziende

Per contrastare queste difficoltà, le PMI stanno cercando di adottare strategie mirate a fidelizzare i propri dipendenti. La formazione, sia interna sia esterna, rappresenta la soluzione più diffusa, scelta dal 33,3% delle imprese. Un’altra opzione è l’offerta di bonus economici legati al raggiungimento di obiettivi aziendali o personali, segnalata dal 25,1% delle aziende.
Tuttavia, un dato preoccupante è che il 15% delle PMI non adotta alcuna misura per trattenere i propri dipendenti: ciò significa che ci sono ampi margini di miglioramento in merito.  

Differenze su base regionale e “strutturale”

Le politiche adottate variano anche in base alla dimensione dell’azienda e alla sua posizione geografica. Le piccole imprese, in particolare, puntano maggiormente sulla formazione, soprattutto nel Sud Italia, dove però circa il 25% delle aziende non implementa alcuna misura di fidelizzazione.

Le medie imprese, invece, pongono più attenzione a politiche di welfare, con un’enfasi sulla flessibilità oraria, adottata dal 40% delle imprese. Però, nel Sud Italia, il 45% delle PMI non offre alcun tipo di servizio di welfare, mostrando un divario rispetto ad altre aree del Paese.

Difficoltà nel reperire competenze specialistiche

Oltre all’attrazione di nuovi talenti, molte PMI trovano complicato reperire le competenze specialistiche necessarie per affrontare le sfide del mercato. Secondo l’indagine di Adecco, oltre il 40% delle aziende dichiara una certa difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze tecniche.

Le figure più richieste includono operai specializzati, informatici e addetti alla logistica, con una maggiore concentrazione di queste richieste nel Nord Italia.

Le soft skills: un requisito essenziale

Non solo competenze tecniche: anche le cosiddette soft skills giocano un ruolo fondamentale. La capacità di lavorare in team e il problem solving sono tra le abilità trasversali più ricercate dalle PMI, con una maggiore attenzione a queste competenze nel Nord e Sud Italia.
Come sottolinea Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, è cruciale che le PMI investano non solo in nuove tecnologie, ma anche nella formazione e nel welfare per i dipendenti. Solo così potranno competere efficacemente in un mercato in costante evoluzione.

Podcast e audiolibri: un mercato da 17,6 milioni di ascoltatori

Un’industria consolidata e più matura: è quella dell’audio entertainment, che di anno in anno conta un numero sempre più alto di ascoltatori. Nel 2024 in Italia sono 17,6 milioni coloro che ascoltano podcast e audiolibri, quasi il 30% della popolazione e 700mila in più rispetto al 2023 (+4%). Solo il podcast ne raccoglie 17,2 milioni, oltre 800mila in più in un anno (+5%). E dal 2018, quando ad ascoltare podcast erano 10,3 milioni, si stima una crescita del 67%.

È quanto rileva l’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, presentata nell’ambito di PodTrends, l’evento organizzato da Audible e Amazon Music.
Ma chi sono gli ascoltatori di podcast? Si tratta in prevalenza di uomini, tra 25 e 34 anni, molto connessi (oltre 4 ore al giorno passate su Internet) ed equamente distribuiti in tutto il Paese.

Non affatica la vista, e intanto si può fare altro

Dietro questa crescente presenza dei podcast nella dieta mediatica, per il 68% degli intervistati c’è la possibilità di poter ascoltare in modalità multitasking, ovvero mentre si fa altro. Apprezzata anche l’opportunità di poter scegliere le news da ascoltare o gli argomenti da approfondire (44%) senza dover affaticare la vista (35%).

Anche quest’anno, poi, la casa si conferma il luogo preferito per l’ascolto (72%), seguita dall’ascolto durante gli spostamenti (59%), soprattutto in macchina (36%), sui mezzi pubblici e camminando per strada (24%).
Ma il momento migliore per ‘un podcast’ è quando si rientra dal lavoro, o prima di dormire, e nel weekend.

Dove, quando e quanto si ascolta?

Quest’anno a crescere, tuttavia, non è solo il numero degli ascoltatori, ma anche il tempo dedicato all’ascolto di podcast.
In media, una sessione dura quasi 25 minuti, 4 minuti in più rispetto allo scorso anno, e mediamente i podcast vengono ascoltati quasi 5 volte al mese.

Per il 48% del campione l’ascolto dei podcast è un appuntamento settimanale, mentre per l’11% è un’ abitudine quotidiana.
Se, invece, si guarda al tipo di contenuti, sono i podcast di approfondimento (47%) a primeggiare, seguiti sul podio da informazione (45%) e inchiesta (36%). Attrattivi anche l’intrattenimento (34%) e true-crime (29%).

Cosa veicola la scelta?

Se i principali veicoli di informazione per i podcast da ascoltare restano i social, compreso WhatsApp, e il passaparola, aumenta l’impatto dei siti degli editori per scoprire nuovi contenuti (34%). Rilevanti per la scelta finale sono tema (75%), narratore (53%) e autore (51%).
In generale informarsi, scoprire nuovi contenuti e approfondire argomenti specifici rimangono i principali motivi che guidano l’ascolto. Tra le barriere, invece, diminuisce la difficoltà nella ricerca (8% dal 21%).

Sebbene i podcast vantino un buon livello di fedeltà, riporta Askanews, attualmente chi li abbandona lo fa perché li trova noiosi. Tra le ragioni di chi invece non li ascolta affatto emergono la preferenza di altre modalità di informazione/intrattenimento (62%), la non conoscenza del mezzo (24%) e non trovare titoli di proprio interesse (8%).

Italia: aumenta la richiesta di credito, scende l’importo medio erogato

Nel 2024, oltre la metà della popolazione adulta italiana (52,7%) ha un contratto di credito rateale attivo, con un incremento del 2,6% rispetto al 2023. Questo dato riflette una crescente propensione delle famiglie a ricorrere al credito per sostenere consumi e investimenti, nonostante le difficoltà legate a tassi di interesse elevati e all’inflazione. Tuttavia, si registra un calo dell’importo medio delle rate mensili, che scende a 278 euro (-13,9%).

Tipologie di prestiti e mutui

I contratti di credito rateale attivi sono in gran parte rappresentati da prestiti finalizzati, che costituiscono il 47,7% del totale. I prestiti personali coprono il 28,7%, mentre i mutui rappresentano il 23,6%. L’analisi della CRIF per il primo semestre del 2024 evidenzia che i prestiti small ticket e il finanziamento di beni di consumo come auto, elettronica e arredamento sono tra i fattori principali alla base di questa crescita.

Qual è l’importo medio? 

La rata mensile media per i mutui rimane stabile sopra i 101.000 euro, con un aumento del 22,3% dei contratti attivi. Per i prestiti finalizzati, l’importo medio della rata è di 134 euro, mentre per i prestiti personali si attesta a 250 euro. Nel complesso, l’esposizione residua media per i contratti attivi in Italia è di circa 35.167 euro, in leggera crescita rispetto al passato (+0,8%).

Sostenibilità del debito

Nonostante l’aumento del rischio di credito, con un tasso di rischio dell’1,4% a marzo 2024, la situazione rimane sotto controllo e non desta particolare preoccupazione. Secondo Beatrice Rubini, direttrice della linea Mister Credit di CRIF, le famiglie italiane prestano molta attenzione alla sostenibilità delle rate, il cui importo è infatti in calo.

Distribuzione regionale del credito

A livello territoriale, la Valle d’Aosta è la regione con la più alta percentuale di popolazione con un credito attivo (62,3%), seguita dalla Toscana e dal Lazio. All’estremo opposto troviamo il Trentino-Alto Adige con il 28,7%. Le regioni con le rate medie più elevate sono Trentino-Alto Adige (406 euro), Lombardia (319 euro) e Veneto (306 euro). Al contrario, in Calabria, Molise e Sicilia, le rate mensili sono tra le più leggere, con importi intorno ai 230 euro, grazie a una maggiore prevalenza di prestiti finalizzati.

Il Trentino-Alto Adige guida anche la classifica dell’esposizione residua, con 52.059 euro da rimborsare, seguito dalla Lombardia e dal Veneto. Al Sud, in particolare in Calabria, l’esposizione residua è decisamente inferiore, con un debito medio di 22.081 euro, meno della metà rispetto al Trentino.

Al via gli incentivi del Piano Transizione 5.0: come ottenerli?

Supportare e traghettare il passaggio dei processi produttivi a un modello energetico efficiente, sostenibile e basato su fonti rinnovabili supportando gli investimenti in digitalizzazione, transizione green e formazione del personale. È quanto si propone il Piano Transizione 5.0 promosso dal Mimit, il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con l’omonimo decreto attuativo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. 

La piattaforma per la prenotazione degli incentivi sarà attiva dalle ore 12.00 del 7 agosto 2024 sul sito del GSE, il Gestore dei servizi energetici, l’ente incaricato della gestione delle agevolazioni e del credito per conto del Mimit.

Una misura da 12,7 miliardi di euro

La pagina web, previo accesso attraverso SPID, guiderà le imprese nell’adempiere correttamente agli oneri documentali previsti dal decreto.
Il totale delle risorse stanziate ammonta a 12,7 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Di questi, 6,3 miliardi di euro, provenienti dal programma RePower EU, finanzieranno il Piano Transizione 5.0. Altri 6,4 miliardi, già previsti dalla legge di bilancio, saranno a disposizione per il Piano Transizione 4.0.

Il Piano Transizione 5.0 si caratterizza innanzitutto per l’automatismo della misura. Le imprese potranno infatti usufruire del beneficio fiscale automaticamente, senza alcuna istruttoria e valutazione preliminare. La sua trasversalità coinvolge inoltre tutti i tipi attività, senza distinzione di dimensione, settore e territorio.

Ammessi investimenti per la riduzione dei consumi energetici almeno del 3%

Il beneficio fiscale è inoltre cumulabile con altre agevolazioni finanziate con risorse nazionali, a eccezione del credito d’imposta Transizione 4.0 e del credito per investimenti nella Zona Economica Speciale (ZES) e nelle Zone Logistiche Speciali (ZLS).

Sono ammissibili al beneficio 5.0 i progetti di innovazione aventi a oggetto investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati (gli stessi riportati nell’allegato A e B del Piano Transizione 4.0) purché si raggiunga una riduzione dei consumi energetici pari ad almeno il 3% dell’unità produttiva, o del 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento.

Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45%

A queste condizioni è possibile agevolare anche le spese di formazione e gli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.

Il bonus è riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, con possibilità di completare gli oneri documentali entro il 28 febbraio 2026.
Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45% ed è modulato in 9 aliquote in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita.

Le vacanze del 2024: più brevi, più intense, più frequenti 

Quest’estate 2024, gli italiani prediligono una nuova tipologia di vacanza: più breve, più intensa e più frequente. Sono infatti 36 milioni coloro che prevedono di partire tra giugno e settembre. Di questi, il 90% ha scelto una destinazione italiana, mentre poco più del 10% opterà per mete estere, soprattutto località di mare vicine all’Italia.

Secondo la ricerca di Federalberghi condotta da Tecnè, saranno 36 milioni gli italiani in viaggio, di cui 27,6 milioni adulti e 8,4 milioni minori.

Quando si parte e verso quali mete?

Un terzo dei vacanzieri farà più di un periodo di vacanza. 3,6 milioni partiranno almeno un’altra volta, 3,1 milioni due volte e 1,7 milioni tre volte, confermando la tendenza a suddividere le ferie estive in più segmenti.

L’Italia resta la meta preferita con l’89,8% dei vacanzieri che sceglieranno di restare nel Belpaese. Il 10,2% andrà all’estero, prediligendo il mare (57,5%), le capitali europee (16,2%) e le crociere (9,4%). Le regioni più gettonate sono Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Puglia, Campania, Trentino Alto Adige e Sardegna. L’80,7% opterà per il mare, il 13,1% per montagna, laghi e terme, mentre il 3,3% sceglierà località d’arte e cultura. Gli italiani scelgono la meta delle vacanze principalmente per le bellezze naturali (73,2%), la voglia di ritrovare luoghi abituali (33,8%) e le offerte di divertimento (24,3%). La vicinanza alla propria abitazione è determinante nel 14,7% dei casi.

La spesa media per le ferie

La vacanza principale durerà in media 10,3 giorni e costerà 886 euro a persona. Le vacanze aggiuntive saranno più brevi, in media 4,8 giorni per un costo di 473 euro. Il giro d’affari totale sarà di 40,6 miliardi di euro, con giugno che contribuirà per circa 10 miliardi, luglio per 12,1 miliardi, agosto per 16,5 miliardi e settembre per 2 miliardi.

Il 27,3% del budget sarà destinato ai pasti, il 27,9% al pernottamento, il 20,4% ai viaggi, il 10,4% allo shopping e il 14% ad altre spese come divertimenti ed escursioni.

Qual è l’alloggio scelto?

Le preferenze per il soggiorno vedono al primo posto le case di parenti e amici (28,5%), seguite dagli alberghi (27,2%), case di proprietà (12,8%), B&B (6,9%), affitti brevi (5,6%), residence (5,2%), villaggi turistici (5,1%) e campeggi (3,7%).

I flussi vedono 15 milioni di vacanzieri in giugno, 16 milioni in luglio, 18,4 milioni in agosto e 4,6 milioni in settembre, con agosto che rimane il mese preferito per le vacanze.

Cosa si fa?

Durante le vacanze, gli italiani si dedicheranno principalmente a passeggiate (72,6%), serate con amici (53,7%), cene al ristorante (44,8%) ed escursioni (44%).

Per quanto concerne gli spostamenti, il 56% dei vacanzieri utilizzerà la propria auto, il 31,4% viaggerà in aereo e il 4,1% in nave, scegliendo il mezzo di trasporto principalmente per comodità (63,9%).

Truffe al volante: boom di frodi ai danni degli automobilisti

Dal finto tamponamento alla truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine commissionata da Facile.it con la collaborazione di Consumerismo No Profit a mUp Research e Bilendi nell’ultimo anno sono circa 2 milioni gli italiani vittime di un raggiro mentre erano alla guida o in fase di parcheggio.

Ma l’ultima novità in fatto di truffe al volante è il ‘pedone investito’ (13%). Il malvivente-pedone si butta a terra non appena passa un’automobile fingendo di essere stato investito. Vittime predilette di questa truffa, i giovani tra 18-25 anni (15%).
Sfruttando il senso di colpa dell’automobilista e la paura di possibili conseguenze, i truffatori propongono al guidatore di chiudere un occhio a fronte di un risarcimento in contanti. Spesso interviene anche un complice, che testimonierà di aver assistito al sinistro.

La dinamica è sempre la stessa

Lo schema più utilizzato dai malviventi però è quello del finto tamponamento (44%).
La dinamica è sempre la stessa: l’automobilista ignaro, in fase di manovra in un parcheggio, sente un colpo all’auto, causato con arte dal malfattore, che subito dopo raggiunge il guidatore accusandolo di avergli tamponato l’auto e ammaccato la carrozzeria.

Per evitare di coinvolgere la compagnia assicurativa, propone di saldare in contanti il danno subito. Una modalità che fa vittime, in particolare, tra le donne, dove la percentuale arriva al 47% (41% uomini).
Unica consolazione, nella maggior parte dei casi le somme versate sono state contenute: il 29% ha dato 50 euro, il 31% tra 50-100 euro. Solo il l’8% dei truffati ha perso più di 300 euro.

Quando la frode avviene in movimento

Altra truffa particolarmente diffusa è quella dello specchietto rotto (42%). In questo caso la frode avviene in movimento. La vittima si trova alla guida della propria automobile quando a un certo punto sente un forte rumore, normalmente causato dal lancio di una lattina vuota da parte di un complice del truffatore.

Pochi secondi dopo l’automobilista viene affiancato da un’altra vettura il cui conducente intima di accostare. Una volta scesi dal veicolo, il truffatore accusa l’automobilista di aver urtato, e rotto, il suo specchietto.
Ancora una volta, la proposta del malvivente è saldare il danno in contanti, senza coinvolgere la compagnia assicurativa, evitando così aumenti sull’RC auto.
La truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine, ha particolarmente successo tra gli uomini, dove la percentuale arriva al 48% (35% donne).

Chi cade nel tranello paga subito

Nonostante si tratti di trucchi più o meno noti, nell’ultimo anno circa 880.000 italiani hanno ammesso di essere cascati nel tranello e aver pagato in contanti il presunto danno.
Gli automobilisti più navigati, invece, una volta riconosciuto il tentativo di truffa, o hanno tirato dritto senza fermarsi e dare al truffatore la possibilità di portare a termine il piano (24%), oppure si sono fermati e hanno preteso di chiamare le forze dell’ordine (54%).

Inutile dire che al solo sentir parlare di Polizia, il più delle volte i malfattori cambiano improvvisamente idea sulla richiesta di risarcimento.