Surgelati, sempre più protagonisti delle tavole europee

Praticità, risparmio di tempo, sostenibilità rendono i surgelati sempre più presenti nelle abitudini alimentari delle famiglie europee.
I prodotti frozen si affermano infatti come la soluzione ideale per garantire un’alimentazione varia e nutriente durante tutto l’anno, ma rispondono efficacemente anche a gusti e necessità alimentari in evoluzione.

A conferma del ruolo sempre più centrale del frozen food per una dieta più varia ed equilibrata, il 42% dei consumatori europei inserisce nei propri pasti prodotti surgelati da due a quattro volte alla settimana.
È quanto emerge da Frozen in Focus, il report di Findus sulle scelte di consumo di Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Svezia.

Cucinare con ingredienti di stagione tutto l’anno

L’Italia, insieme alla Germania, si posiziona sopra la media europea, con il 44% dei consumatori che utilizza prodotti alimentari surgelati fino a 4 volte a settimana, seguita da Regno Unito (41%), Svezia (29%), Francia (28%).

Significativa è anche la crescente consapevolezza sul valore del frozen nell’inserire prodotti stagionali nella dieta. Quasi 4 consumatori europei su 10 (39%) apprezzano come i surgelati permettano di cucinare con ingredienti di stagione tutto l’anno, contribuendo così a migliorare la qualità e la varietà della propria alimentazione.

La praticità si conferma uno dei driver principali

Ma se oltre 6 consumatori europei su 10 (63%, 58% Italia) sanno che i surgelati hanno un valore nutrizionale equivalente a quello dei prodotti freschi, solo il 21% è consapevole che in alcuni casi possono anche superarli.

Più della metà dei consumatori europei (51%) però li sceglie per il risparmio di tempo. Tendenza particolarmente marcata in Italia, dove il 52% riconosce nei prodotti frozen un alleato prezioso nella gestione più efficiente dei pasti.
Perfetti per chi cerca soluzioni per semplificare la quotidianità, i surgelati offrono anche vantaggi sul fronte economico. Il 36% degli europei li sceglie infatti perché permettono di risparmiare denaro (Italia 26%).

Freezer e friggitrice ad aria, due alleati irrinunciabili

Per il 45% degli europei acquistare surgelati consente anche di ridurre il numero di visite al supermercato o risparmiare fino a un’ora nella preparazione dei pasti (28%, Italia 31%). Tra le motivazioni più forti c’è anche la volontà di ridurre gli sprechi alimentari (47%).
E se anche in Italia il 35% dei consumatori desidera un freezer più capiente, lo spazio in freezer influenza il modo di fare la spesa (57% italiani, 51% europei).

Accanto al freezer, l’arrivo in cucina di nuovi strumenti come friggitrici ad aria, robot da cucina e altri elettrodomestici smart sta cambiando il modo di preparare i pasti surgelati. In particolare, la friggitrice a aria si sta affermando come il partner ideale del freezer. Oltre la metà (59%) degli over55 nel Regno Unito ne possiede una, seguiti dal 45% in Germania e dal 42,5% in Italia.

YouTube: in Europa viene usato per l’istruzione da bambini, genitori e insegnanti

I giovani, gli insegnanti e i genitori europei utilizzano YouTube per l’istruzione e la creatività. 
Emerge da una ricerca condotta dalla società di consulenza indipendente Livity, che ha chiesto a oltre 7.000 giovani di età compresa tra 13 e 18 anni in sette Paesi europei come utilizzano le piattaforme digitali per apprendere.

Che si tratti di fare ricerche su altre lingue e culture o di cercare un video utile per i compiti di algebra, YouTube è un luogo in cui i giovani possono imparare, esplorare le proprie passioni e trovare un senso di appartenenza.

Dentro e fuori classe è centrale il ruolo dei contenuti video

Insomma, i contenuti video ormai svolgono un ruolo centrale nella vita digitale quotidiana degli adolescenti di tutta Europa. Nei focus group condotti da Livity, gli adolescenti hanno espresso la gioia di scoprire nuovi interessi attraverso i video.

Tra gli intervistati, il 74% ha dichiarato di guardare video su YouTube per imparare qualcosa di nuovo per la scuola, il 71% di guardare video su YouTube per imparare qualcosa di nuovo per divertimento o al di fuori della scuola. E il 73% ha dichiarato di guardare contenuti video in generale almeno un paio di volte a settimana per favorire l’apprendimento, sia per la scuola sia per divertimento.

Aiutare i bambini a sviluppare la creatività

Una ricerca di Oxford Economics rivela, inoltre, che genitori e insegnanti di tutti i 27 paesi della UE e del Regno Unito utilizzano YouTube come risorsa fondamentale per aiutare i bambini a imparare, sviluppare la creatività e comprendere il mondo.

In tutta la UE, l’84% degli insegnanti intervistati ha utilizzato contenuti di YouTube nelle proprie lezioni o nei compiti, mentre due terzi (67%) hanno concordato sul fatto che YouTube contribuisce ad aumentare il coinvolgimento degli studenti.
Nel frattempo, i genitori riconoscono il valore di YouTube e YouTube Kids nell’aiutare i bambini a imparare ed esplorare. Tanto che l’80% dei genitori che utilizzano YouTube ritiene che la piattaforma offra contenuti di qualità per l’apprendimento e l’intrattenimento.

Una piattaforma da oltre 100 milioni di utenti attivi al mese

Inoltre, il 71% dei genitori europei è sicuro di poter guidare i propri figli verso un utilizzo responsabile di YouTube, e due terzi (66%) ritengono che li aiuti a scoprire il mondo.

“YouTube è utilizzato da bambini, genitori e insegnanti a fini educativi e siamo consapevoli del ruolo importante che svolgiamo nella vita dei giovani – spiegano da YouTube -.  Ecco perché siamo una delle prime piattaforme a offrire esperienze pensate appositamente per i giovani. I nostri prodotti per i giovani, YouTube Kids ed Esperienze Supervisionate, sono sviluppati sotto la guida di esperti indipendenti e raggiungono oltre 100 milioni di utenti attivi, registrati e non registrati, ogni mese”.

AI agentica: fino a 450 miliardi di dollari di valore economico entro il 2028

Si tratta di un potenziale enorme, ma ancora lontano dall’esprimersi nella realtà. Secondo il nuovo report del Capgemini Research Institute (“Rise of agentic AI: How trust is the key to human-AI collaboration”), l’intelligenza artificiale agentica potrebbe generare fino a 450 miliardi di dollari di valore economico entro il 2028.

Un numero impressionante, che però contrasta con i dati reali: soltanto il 2% delle organizzazioni ha raggiunto oggi una diffusione su larga scala. Il motivo principale è la mancanza di fiducia. Nonostante l’entusiasmo, cresce la consapevolezza che l’AI non può funzionare al meglio senza il contributo umano.

Il ruolo della supervisione umana

Il report mette in evidenza un dato interessante: quasi tre dirigenti su quattro considerano la supervisione delle persone un valore aggiunto, capace di superare i costi che comporta. Il 90% dei leader intervistati ritiene che il coinvolgimento umano nei processi guidati dall’AI sia positivo o almeno neutrale.

La chiave, dunque, è trovare un equilibrio: non un’autonomia totale, ma una collaborazione stretta tra macchine e persone.

Fiducia in calo, serve trasparenza 

Negli ultimi dodici mesi, la fiducia negli agenti AI completamente autonomi è scesa dal 43% al 27%. Sempre più manager ritengono che i rischi possano superare i benefici, e solo il 40% si dichiara pronto a delegare compiti complessi a sistemi autonomi.

Chi ha già avviato progetti pilota, però, mostra maggiore fiducia (47%), segno che la conoscenza diretta favorisce un approccio più sereno. Per recuperare terreno, molte aziende stanno puntando sulla trasparenza e sulla chiarezza dei criteri decisionali alla base dell’AI, oltre che su garanzie etiche.

Team ibridi per il futuro del lavoro

Oltre il 60% delle organizzazioni prevede di costituire, entro l’anno, squadre miste in cui persone e agenti AI collaborano fianco a fianco. In questo modello, l’AI non è soltanto un supporto tecnico ma diventa un vero “compagno di lavoro”, capace di potenziare la creatività e alleggerire i compiti più ripetitivi.
Capgemini stima che una collaborazione equilibrata possa incrementare del 65% il tempo dedicato ad attività a più alto valore, con benefici anche in termini di motivazione dei dipendenti.

Preparazione ancora insufficiente

Nonostante le ambizioni, l’80% delle aziende non ha ancora infrastrutture adeguate per sostenere l’AI agentica. I dati non sempre sono pronti, e le preoccupazioni etiche – dalla privacy ai bias – rimangono irrisolte. Molte imprese, di fatto, si muovono ancora a livello sperimentale.

Oltre l’hype, verso un’adozione matura

Il messaggio del report è chiaro: non basta la tecnologia. Per trasformare il potenziale in realtà servono strategie, modelli di business ripensati e una cultura aziendale che valorizzi sia la potenza dell’AI sia il giudizio umano. Solo così gli agenti AI potranno davvero contribuire a costruire valore economico e sociale.

Giovani e nuovi trend nella socialità: meno schermi, più incontri “dal vivo”

Tra connessioni digitali e notifiche, qualcosa sta cambiando nel modo in cui i giovani vivono le relazioni. La Generazione Z e i Millennials, pur cresciuti nell’era dei social network, stanno invertendo la rotta: oggi mostrano una chiara preferenza per l’interazione in presenza.

È quanto emerge da una ricerca di AstraRicerche per Heineken Italia, realizzata all’interno della campagna “Together”, dedicata al valore della convivialità.

La socializzazione è anche un luogo fisico

Oltre il 75% dei giovani intervistati dichiara di preferire le relazioni dal vivo rispetto a quelle virtuali. I luoghi prediletti sono quelli più familiari: bar, ristoranti, locali notturni, cinema, parchi e palestre, indicati dal 57,5% del campione. Seguono l’ambiente lavorativo (31,3%) e l’università (14,8%), spazi quotidiani dove è più facile incontrarsi senza filtri digitali.

Anche nel contatto virtuale emergono segnali di cambiamento: le app di messaggistica e i gruppi chat (43,8%) superano i social media (32,9%) come strumenti preferiti per comunicare. E quasi la metà degli intervistati (48,3%) considera l’impatto dei social negativo per la qualità delle relazioni.

Convivialità e birra: un binomio che piace

In questo scenario, riferisce AnsaCom, la birra mantiene un ruolo centrale come simbolo di aggregazione. Secondo l’indagine, quasi l’80% dei giovani tra i 18 e i 35 anni la associa ai momenti trascorsi con gli amici. Le ragioni? Il gusto, indicato dal 52,1%, la familiarità con il prodotto (35,1%) e la sua versatilità nei contesti informali e conviviali.

“La socialità ha cambiato forma, ma non ha perso valore,” spiega Alfredo Pratolongo, Corporate Affairs Director di Heineken Italia. “Anzi, Gen Z e Millennials mostrano un desiderio crescente di esperienze autentiche, fuori dalla logica digitale.”

“Un pretesto per incontrarsi”

“La birra – aggiunge Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia – è ormai parte integrante del modo in cui gli italiani vivono il tempo insieme. Non è solo una bevanda, ma un pretesto per incontrarsi, condividere, creare momenti che lasciano il segno.”

Estate 2025, vacanze in camper: più viaggi, più libertà e voglia di novità

In Italia sono sempre di più i fan del camper, compagno ideale delle vacanze. Ma come vivranno l’estate gli amanti delle quattro ruote? Quali sono le tendenze e le novità? Un sondaggio promosso dal Salone del Camper di Parma, realizzato a maggio 2025 e diffuso alla community di oltre 46.000 appassionati, ha fatto emergere una serie di indicazioni interessanti sulle abitudini e i desideri dei viaggiatori che scelgono il camper per le proprie vacanze.

I risultati offrono un quadro aggiornato delle tendenze e delle preferenze, confrontando l’estate in arrivo con quella dello scorso anno.

Tra relax e avventura: come cambia la formula camper

Tra le evidenze, la prima emerge con chiarezza: il 65% degli intervistati ha già definito i propri piani per l’estate. Sempre più italiani optano per vacanze più lunghe, spesso superiori alle due settimane di durata, distribuite tra giugno e settembre. Questo dato sottolinea un forte orientamento verso un turismo meno concentrato nei classici mesi di punta.

La spiagge restano la meta preferita (quasi il 47%), ma cresce anche l’interesse per borghi autentici e per destinazioni montane.

Esperienze su misura e ritmi lenti

Chi sceglie il camper per le vacanze lo fa soprattutto per vivere un’esperienza autentica e personale. Il viaggio diventa occasione per assaporare prodotti tipici, rilassarsi nella natura e scoprire territori poco battuti dal turismo di massa.

La famiglia è il principale compagno di viaggio (58%), seguita dal partner (39%) e, sempre più spesso, anche dagli amici a quattro zampe. I paesaggi incontaminati e la libertà di movimento sono ciò che rende questo tipo di viaggio così attrattivo.

Le mete più richieste? In testa sempre il mare, ma piacciono anche i luoghi “segreti”

Secondo i dati diffusi anche da Jfc Panorama Turismo – Mare Italia, Jesolo, Rimini e Riccione guidano le preferenze tra le località di mare. Le regioni più desiderate sono Sardegna, Emilia-Romagna e Puglia.

Si registra però un interesse crescente per i piccoli borghi italiani, da Nord a Sud dello Stivale, e per i grandi viaggi in Nord Europa, con mete come Capo Nord e le isole Lofoten tra le più ambite dagli amanti dell’on the road.

Turismo all’aria aperta e digital detox: il futuro è slow

Secondo recenti indagini dell’Osservatorio Slow Living e di ENIT, gli italiani (in particolare i più giovani) stanno abbracciando uno stile di vacanza più riflessivo.

Cammini, percorsi ciclabili, silenzio, natura e la disconnessione dai social diventano esigenze reali per un pubblico sempre più attento a sostenibilità e benessere. L’esperienza di viaggio diventa così profonda e rigenerante.

Estate: per le donne il “break” è una leggenda

Per molte donne la bella stagione porta più scadenze che sollievo. Le scuole sono chiuse ma il lavoro corre lo stesso, e chi regge tutto è sempre lei.
I mesi estivi dovrebbero essere un tempo di pausa, ma per le donne si trasformano in una versione più sudata della solita routine.

“Luglio invita a fermarci, ma spesso lo fa solo a parole. E se non cambiamo sguardo rischiamo di vivere la vacanza come un’ennesima prestazione da gestire – spiega Alessandra Bitelli, coach e pedagogista -. Siamo cresciute con l’idea che saper fare tutto insieme fosse un punto di forza ma più che multitasking siamo diventate specialiste nel resistere”.
Qual è la soluzione? Secondo Alessandra Bitelli è quella di sostituire l’urgenza con la priorità.

Quando la vacanza diventa un trasloco di impegni

Anche sotto l’ombrellone si può rispondere a mail, ascoltare lamentele, pianificare logistica. Il corpo è in spiaggia, ma la mente è altrove: casa, figli, lavoro, imprevisti. Quando manca una vera cesura, la vacanza diventa solo un trasloco di impegni, con lo zaino mentale sempre pieno.

“Una vera vacanza non si misura in chilometri percorsi – prosegue Bitelli – ma in pensieri che smetti di rincorrere. Se non ci concediamo uno spazio mentale senza doveri, cambiamo paesaggio ma restiamo prigioniere. Il luogo è solo il contenitore. La libertà vera comincia da dentro”.

“Non siamo al servizio dell’efficienza”

Per anni ci hanno detto che fare tutto insieme era performante, vincente. Poi abbiamo scoperto che era solo estenuante. Fare una cosa alla volta non è inefficienza, è lucidità. Secondo una ricerca il 64% delle donne tra 35 e 49 anni afferma di sentirsi più stanca in estate rispetto ai mesi lavorativi, a causa della gestione continua dei figli e dell’organizzazione domestica anche in vacanza.

“Il vero antidoto al multitasking non è la lista delle priorità, è il coraggio di lasciare indietro qualcosa. Fermarsi davvero significa riconoscere che non siamo al servizio dell’efficienza, ma della nostra energia. Il primo passo? Scegliere ogni giorno una cosa da non fare. “Perché a volte il vero potere sta nel sottrarre”, aggiunge Bitelli.

Imparare a dire stop!

Piccoli segnali quotidiani, a volte trascurabili che rivelano un carico mentale più grande di quanto sembri. Sono i 5 stop da rispettare.

Il primo è quello di non fare il programma per tutti. Il tempo libero non ha bisogno di un’agenda. Lasciare dunque spazio all’improvvisazione.
Non dire ‘faccio io’ anche quando non serve: a volte si dice per anticipare la fatica di spiegare. Ma spiegare è educare. Lasciare quindi che anche gli altri imparino.
Non controllare le mail di lavoro con il costume bagnato: rispettare le pause, e se non è possibile almeno non fingere di essere in vacanza. 
Impara a dire di no senza aggiungere giustificazioni: se non ce la fai, non ce la fai.
Non pensare che un momento per te sia tempo rubato: non è così. Se non ti ricarichi, ti svuoti. E poi non resti per nessuno, nemmeno per te.

Basta con le relazioni mordi e fuggi: arriva il primo slow social

A sfidare il paradigma dominante della velocità e dell’immediatezza è una rinnovata esigenza di autenticità nelle relazioni.
Da questa necessità nasce un social network innovativo che propone un approccio completamente diverso alla socialità online. Si chiama Intrigue e si posiziona come pioniere del movimento ‘slow social’, una filosofia che privilegia la qualità delle interazioni rispetto alla quantità.

“Si tratta di un’applicazione che vuole realizzare un sogno, quello di riportare in primo piano i valori relazionali e individuali tra le persone, ridando loro centralità e responsabilità – spiega Walter Mazzucchelli, ideatore della piattaforma -. Stiamo parlando di slow social, slow time, slow life”.
Insomma, basta con le relazioni mordi e fuggi. Servono soluzioni che diano ai giovani, e non solo, soluzioni diverse.

“Questo è il momento giusto per cambiare”

Per poter offrire soluzioni diverse occorre lavorare con un linguaggio ‘riconoscibile’. Il meccanismo di funzionamento di Intrigue è rivoluzionario e alla portata di tutti,
“Il gioco è semplice, chi invia un messaggio deve accoppiare un’immagine a una parola. L’immagine viene scomposta in un puzzle che il destinatario deve risolvere per accedere al messaggio di testo. Si crea così un dialogo tra le parti comprensibile solo ai due interlocutori”, chiarisce Mazzucchelli.

La piattaforma si distingue dall’approccio dominante nel settore. “Sappiamo bene di essere in controtendenza, tutti vanno fast, velocissimi. Noi siamo totalmente l’opposto – aggiunge Mazzucchelli -. Però abbiamo percepito che questo è il momento giusto per cambiare, per rivoluzionare, per riprendere i valori interpersonali”.

Il criterio della velocità non è più premiante

Oltre alla sua funzione sociale, Intrigue incorpora anche un elemento educativo. Ogni giorno, la piattaforma invia agli utenti una ‘pillola’ di cultura sotto forma di puzzle, stimolando l’apprendimento attraverso il gioco e la scoperta. Questa caratteristica sottolinea l’impegno della piattaforma verso un utilizzo più consapevole e arricchente della tecnologia. Il potenziale di mercato appare significativo.

Con una proiezione di 5,42 miliardi di utenti totali di social media a livello mondiale entro il 2025 c’è ampio spazio per realtà che offrono alternative al modello in voga.
Alcuni studi confermano che entro pochi anni più del 50% dei social verrà ridotto in modo drastico, perché il criterio della velocità non è più premiante.

Riportare al centro dell’esperienza digitale riflessione, pazienza, profondità

L’approccio di Intrigue non è tanto una critica ai social media esistenti quanto una proposta per un loro utilizzo più consapevole.
“Non combattiamo i social, ma vorremmo solo usarli in un modo un po’ più appropriato”, precisa Mazzucchelli.
La piattaforma punta a riportare al centro dell’esperienza digitale valori come la riflessione, la pazienza e la profondità delle relazioni.

Intrigue rappresenta quindi non solo un nuovo social network, riferisce Askanews, ma un ripensamento del concetto stesso di socialità digitale.
In un mondo sempre più veloce e frammentato, la sua proposta di rallentare e approfondire potrebbe rispondere a un bisogno crescente di connessioni più autentiche e significative.

Alimentazione: cultura e costi cambiano le abitudini globali


Nell’ultimo anno, una parte significativa della popolazione mondiale ha modificato attivamente le proprie abitudini alimentari. Quasi la metà (45%) ha ridotto il consumo di fast food, il 37% di alimenti confezionati e il 40% l’assunzione di dolci.
Allo stesso tempo, l’aumento del costo della vita spinge i consumatori a rivalutare le proprie abitudini alimentari, riducendo gli elementi non essenziali come fast food e snack industriali.
Un cambiamento che a livello mondiale favorisce modelli di consumo più consapevoli e attenti al costo.

Insomma, la tendenza è chiara: le restrizioni economiche sono strettamente legate ai cambiamenti nei consumi alimentari.
Emerge dalla nuova Worldviews Survey di WIN, Worldwide Independent Network of Market Research.

Vitamine: cresce l’uso ma persistono ampie differenze regionali

Dal 2018, si registra un notevole aumento globale delle persone che assumono regolarmente vitamine, passate dal 25% al 34%.
Questo comportamento è più comune tra le donne (38%), gli anziani (39% vs 27% 18–24enni) e chi ha un livello di istruzione più alto (46% vs 27% chi non ha istruzione formale). 

Tuttavia, questa tendenza positiva nasconde marcate differenze regionali e nazionali. Gli Stati Uniti sono in cima alla classifica, con il 57% degli intervistati che assume regolarmente vitamine, seguiti da Finlandia (56%) e Canada (52%). 
All’estremo opposto, la Costa d’Avorio registra la percentuale più bassa (11%), seguita da Argentina (16%), Perù e Cile (entrambi 17%) e Thailandia (19%). 

Giappone: un caso di fiducia e soddisfazione

Il Giappone si distingue per la notevole stabilità alimentare. La maggior parte degli intervistati non segnala cambiamenti significativi nella propria dieta nell’ultimo anno. Una coerenza attribuibile alla cultura alimentare giapponese, da sempre orientata a pasti bilanciati e nutrienti. Inoltre, i cibi confezionati e pronti in Giappone sono associati a standard elevati di freschezza, qualità e presentazione.

Le preferenze culturali per la routine, l’elevata fiducia nelle normative sulla sicurezza alimentare e la presenza di una popolazione anziana che tende a mantenere abitudini consolidate contribuiscono alla stabilità delle abitudini alimentari in Giappone. Il Paese registra infatti il minor numero di cambiamenti nelle abitudini alimentari in quasi tutte le categorie analizzate, tra cui dolci, fast food, prodotti biologici e alimenti confezionati.

In Italia meno fast food più cibi bio

Sebbene si registrino aumenti nel consumo di alcuni alimenti meno salutari tra i giovani (fast food, dolci), prevalgono tendenze di riduzione per carne, sale e piatti pronti, e un leggero aumento di alimenti biologici e a basso contenuto di zuccheri e grassi.

La maggior parte degli italiani dichiara una buona salute percepita e mostra una crescente attenzione verso le proprie abitudini alimentari.
Il 16,3% definisce il proprio stato di salute ‘molto buono’, mentre il 63,1% ‘buono’, per un totale di risposte positive pari al 79,4%. Solo il 4,2% ritiene di avere una salute ‘non buona’.
Nella fascia 18-24 anni l’85,2% si considera in buono stato di salute.

Cybersicurezza: gli attacchi hanno causato danni milionari alle industrie europee

Le imprese industriali dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) stanno affrontando un’emergenza silenziosa ma estremamente costosa: la sicurezza informatica. Secondo uno studio congiunto realizzato da Kaspersky e VDC Research, molte aziende del comparto manifatturiero e dei servizi essenziali hanno subito danni economici ingenti in seguito a cyberattacchi.

In oltre la metà dei casi, le perdite ammontano ad almeno un milione di dollari, mentre quasi un’organizzazione su dieci segnala cifre ben superiori ai 5 milioni.

Aumentano i rischi per energia e trasporti

Il rapporto, intitolato “Securing OT with Purpose-built Solutions”, esplora la vulnerabilità delle tecnologie operative (OT), fondamentali per la gestione degli impianti industriali. L’indagine ha coinvolto oltre 250 figure chiave in settori come energia, trasporti, utility e produzione.

Il quadro che ne è emerge non è roseo: molte aziende faticano ad arginare le minacce informatiche, spesso perché le strutture OT non sono sufficientemente protette.

L’impatto si estende a tutti i settori dell’azienda

I danni non si limitano agli aspetti tecnici. Le aziende colpite devono sostenere spese elevate per gestire gli incidenti, sia attraverso team interni che tramite consulenze esterne. A ciò si aggiungono la perdita di ricavi, i costi per la sostituzione delle apparecchiature compromesse, eventuali riscatti pagati agli hacker e lo scarto di materiali in lavorazione.

L’effetto è sistemico, con ripercussioni su produzione, logistica, vendite e rapporti con i clienti.

Il blocco della produzione è il problema principale 

Uno dei problemi principali emersi è legato alle interruzioni non previste delle attività produttive. Secondo il report, quasi il 60% degli intervistati ha segnalato fermi macchina compresi tra le quattro e le ventiquattro ore.

Queste pause forzate causano perdite economiche, rallentano i processi aziendali e compromettono la fiducia di clienti e partner. L’imprevedibilità e la durata di questi blocchi li rendono tra gli aspetti più dannosi degli attacchi informatici.

La sicurezza digitale è una priorità strategica

Andrey Strelkov, responsabile della divisione industriale di Kaspersky, sottolinea come rafforzare la cybersicurezza sia essenziale per difendere profitti e stabilità operativa. Secondo l’esperto, non investire in sicurezza significa esporsi a rischi che possono compromettere l’intero business.

In un contesto industriale sempre più digitalizzato, ignorare il pericolo informatico equivale a minare la competitività stessa delle imprese e addirittura la loro sopravvivenza sul mercato.

Mutui e tassi: variabile supera fisso e torna a essere più conveniente

L’anomalia registrata negli ultimi anni, per cui il tasso fisso era più economico di quello variabile, sta rientrando: iniziano a essere disponibili sul mercato le prime offerte di mutuo a tasso variabile con indici inferiori rispetto a quello fisso.
Insomma, il sorpasso era nell’aria, e ora è ufficialmente arrivato.

Secondo l’analisi di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni i tassi variabili ora partono da un TAEG pari a 2,75%, mentre quelli fissi da 2,93%. 
In termini di rata, considerando un mutuo da 126.000 euro di durata pari a 25 anni, e a copertura del 70% del valore dell’immobile, questo si traduce in rate da 567 euro per il tasso variabile e da 575 euro per il fisso.

Un vantaggio ancora limitato ma è solo questione di tempo

In questo momento, il vantaggio dei tassi variabili è comunque limitato, e lo si vede solo su alcuni importi e durata dei finanziamenti, ma è solo questione di tempo prima che la curva dei tassi torni alla normalità, e che sul mercato appaiano regolarmente offerte a tasso variabile meno costose di quello fisso.
Come sempre, non esiste in assoluto una risposta giusta o sbagliata, e oggi più che mai, la scelta torna in mano agli aspiranti mutuatari.

Se fino a qualche mese fa il tasso fisso era generalmente la soluzione migliore, poiché univa alla garanzia della stabilità della rata anche un costo più basso rispetto al variabile, oggi quest’ultimo inizia a tornare conveniente.

La BCE interverrà ulteriormente sugli indici?

Questo primo sorpasso è solo l’inizio di un trend che a breve, a meno che non intervengano ‘scossoni’ internazionali, potrebbe estendersi ai mutui offerti da molte banche.
Come risulta dall’analisi dei Futures sugli Euribor, si attende che la BCE intervenga ulteriormente sugli indici e che il tasso variabile possa scendere ancora.

Seppur probabilmente vicini alla fine dei tagli, secondo le aspettative di mercato l’Euribor a 3 mesi, sceso a maggio sotto il 2,2%, dovrebbe arrivare a circa 1,70% entro fine anno, per poi stabilizzarsi.

In questa fase meglio affidarsi a un consulente esperto

Come spiegano gli esperti di Facile.it, “se è pur vero che il margine di vantaggio a favore del variabile è ancora minimo, è necessario tornare a guardare a questo prodotto con grande attenzione, perché, se da un lato espone il mutuatario a possibili variazioni future della rata, dall’altro la storia insegna che i mutui indicizzati con riferimento all’Euribor si sono alla lunga spesso dimostrati più vantaggiosi rispetto a quelli legati all’Eurirs.

L’intervento di un consulente esperto, in una fase di mercato come quella attuale, può essere più utile che mai per identificare il prodotto più adatto alle proprie esigenze”.