Basta con le relazioni mordi e fuggi: arriva il primo slow social

A sfidare il paradigma dominante della velocità e dell’immediatezza è una rinnovata esigenza di autenticità nelle relazioni.
Da questa necessità nasce un social network innovativo che propone un approccio completamente diverso alla socialità online. Si chiama Intrigue e si posiziona come pioniere del movimento ‘slow social’, una filosofia che privilegia la qualità delle interazioni rispetto alla quantità.

“Si tratta di un’applicazione che vuole realizzare un sogno, quello di riportare in primo piano i valori relazionali e individuali tra le persone, ridando loro centralità e responsabilità – spiega Walter Mazzucchelli, ideatore della piattaforma -. Stiamo parlando di slow social, slow time, slow life”.
Insomma, basta con le relazioni mordi e fuggi. Servono soluzioni che diano ai giovani, e non solo, soluzioni diverse.

“Questo è il momento giusto per cambiare”

Per poter offrire soluzioni diverse occorre lavorare con un linguaggio ‘riconoscibile’. Il meccanismo di funzionamento di Intrigue è rivoluzionario e alla portata di tutti,
“Il gioco è semplice, chi invia un messaggio deve accoppiare un’immagine a una parola. L’immagine viene scomposta in un puzzle che il destinatario deve risolvere per accedere al messaggio di testo. Si crea così un dialogo tra le parti comprensibile solo ai due interlocutori”, chiarisce Mazzucchelli.

La piattaforma si distingue dall’approccio dominante nel settore. “Sappiamo bene di essere in controtendenza, tutti vanno fast, velocissimi. Noi siamo totalmente l’opposto – aggiunge Mazzucchelli -. Però abbiamo percepito che questo è il momento giusto per cambiare, per rivoluzionare, per riprendere i valori interpersonali”.

Il criterio della velocità non è più premiante

Oltre alla sua funzione sociale, Intrigue incorpora anche un elemento educativo. Ogni giorno, la piattaforma invia agli utenti una ‘pillola’ di cultura sotto forma di puzzle, stimolando l’apprendimento attraverso il gioco e la scoperta. Questa caratteristica sottolinea l’impegno della piattaforma verso un utilizzo più consapevole e arricchente della tecnologia. Il potenziale di mercato appare significativo.

Con una proiezione di 5,42 miliardi di utenti totali di social media a livello mondiale entro il 2025 c’è ampio spazio per realtà che offrono alternative al modello in voga.
Alcuni studi confermano che entro pochi anni più del 50% dei social verrà ridotto in modo drastico, perché il criterio della velocità non è più premiante.

Riportare al centro dell’esperienza digitale riflessione, pazienza, profondità

L’approccio di Intrigue non è tanto una critica ai social media esistenti quanto una proposta per un loro utilizzo più consapevole.
“Non combattiamo i social, ma vorremmo solo usarli in un modo un po’ più appropriato”, precisa Mazzucchelli.
La piattaforma punta a riportare al centro dell’esperienza digitale valori come la riflessione, la pazienza e la profondità delle relazioni.

Intrigue rappresenta quindi non solo un nuovo social network, riferisce Askanews, ma un ripensamento del concetto stesso di socialità digitale.
In un mondo sempre più veloce e frammentato, la sua proposta di rallentare e approfondire potrebbe rispondere a un bisogno crescente di connessioni più autentiche e significative.

Alimentazione: cultura e costi cambiano le abitudini globali


Nell’ultimo anno, una parte significativa della popolazione mondiale ha modificato attivamente le proprie abitudini alimentari. Quasi la metà (45%) ha ridotto il consumo di fast food, il 37% di alimenti confezionati e il 40% l’assunzione di dolci.
Allo stesso tempo, l’aumento del costo della vita spinge i consumatori a rivalutare le proprie abitudini alimentari, riducendo gli elementi non essenziali come fast food e snack industriali.
Un cambiamento che a livello mondiale favorisce modelli di consumo più consapevoli e attenti al costo.

Insomma, la tendenza è chiara: le restrizioni economiche sono strettamente legate ai cambiamenti nei consumi alimentari.
Emerge dalla nuova Worldviews Survey di WIN, Worldwide Independent Network of Market Research.

Vitamine: cresce l’uso ma persistono ampie differenze regionali

Dal 2018, si registra un notevole aumento globale delle persone che assumono regolarmente vitamine, passate dal 25% al 34%.
Questo comportamento è più comune tra le donne (38%), gli anziani (39% vs 27% 18–24enni) e chi ha un livello di istruzione più alto (46% vs 27% chi non ha istruzione formale). 

Tuttavia, questa tendenza positiva nasconde marcate differenze regionali e nazionali. Gli Stati Uniti sono in cima alla classifica, con il 57% degli intervistati che assume regolarmente vitamine, seguiti da Finlandia (56%) e Canada (52%). 
All’estremo opposto, la Costa d’Avorio registra la percentuale più bassa (11%), seguita da Argentina (16%), Perù e Cile (entrambi 17%) e Thailandia (19%). 

Giappone: un caso di fiducia e soddisfazione

Il Giappone si distingue per la notevole stabilità alimentare. La maggior parte degli intervistati non segnala cambiamenti significativi nella propria dieta nell’ultimo anno. Una coerenza attribuibile alla cultura alimentare giapponese, da sempre orientata a pasti bilanciati e nutrienti. Inoltre, i cibi confezionati e pronti in Giappone sono associati a standard elevati di freschezza, qualità e presentazione.

Le preferenze culturali per la routine, l’elevata fiducia nelle normative sulla sicurezza alimentare e la presenza di una popolazione anziana che tende a mantenere abitudini consolidate contribuiscono alla stabilità delle abitudini alimentari in Giappone. Il Paese registra infatti il minor numero di cambiamenti nelle abitudini alimentari in quasi tutte le categorie analizzate, tra cui dolci, fast food, prodotti biologici e alimenti confezionati.

In Italia meno fast food più cibi bio

Sebbene si registrino aumenti nel consumo di alcuni alimenti meno salutari tra i giovani (fast food, dolci), prevalgono tendenze di riduzione per carne, sale e piatti pronti, e un leggero aumento di alimenti biologici e a basso contenuto di zuccheri e grassi.

La maggior parte degli italiani dichiara una buona salute percepita e mostra una crescente attenzione verso le proprie abitudini alimentari.
Il 16,3% definisce il proprio stato di salute ‘molto buono’, mentre il 63,1% ‘buono’, per un totale di risposte positive pari al 79,4%. Solo il 4,2% ritiene di avere una salute ‘non buona’.
Nella fascia 18-24 anni l’85,2% si considera in buono stato di salute.

Cybersicurezza: gli attacchi hanno causato danni milionari alle industrie europee

Le imprese industriali dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) stanno affrontando un’emergenza silenziosa ma estremamente costosa: la sicurezza informatica. Secondo uno studio congiunto realizzato da Kaspersky e VDC Research, molte aziende del comparto manifatturiero e dei servizi essenziali hanno subito danni economici ingenti in seguito a cyberattacchi.

In oltre la metà dei casi, le perdite ammontano ad almeno un milione di dollari, mentre quasi un’organizzazione su dieci segnala cifre ben superiori ai 5 milioni.

Aumentano i rischi per energia e trasporti

Il rapporto, intitolato “Securing OT with Purpose-built Solutions”, esplora la vulnerabilità delle tecnologie operative (OT), fondamentali per la gestione degli impianti industriali. L’indagine ha coinvolto oltre 250 figure chiave in settori come energia, trasporti, utility e produzione.

Il quadro che ne è emerge non è roseo: molte aziende faticano ad arginare le minacce informatiche, spesso perché le strutture OT non sono sufficientemente protette.

L’impatto si estende a tutti i settori dell’azienda

I danni non si limitano agli aspetti tecnici. Le aziende colpite devono sostenere spese elevate per gestire gli incidenti, sia attraverso team interni che tramite consulenze esterne. A ciò si aggiungono la perdita di ricavi, i costi per la sostituzione delle apparecchiature compromesse, eventuali riscatti pagati agli hacker e lo scarto di materiali in lavorazione.

L’effetto è sistemico, con ripercussioni su produzione, logistica, vendite e rapporti con i clienti.

Il blocco della produzione è il problema principale 

Uno dei problemi principali emersi è legato alle interruzioni non previste delle attività produttive. Secondo il report, quasi il 60% degli intervistati ha segnalato fermi macchina compresi tra le quattro e le ventiquattro ore.

Queste pause forzate causano perdite economiche, rallentano i processi aziendali e compromettono la fiducia di clienti e partner. L’imprevedibilità e la durata di questi blocchi li rendono tra gli aspetti più dannosi degli attacchi informatici.

La sicurezza digitale è una priorità strategica

Andrey Strelkov, responsabile della divisione industriale di Kaspersky, sottolinea come rafforzare la cybersicurezza sia essenziale per difendere profitti e stabilità operativa. Secondo l’esperto, non investire in sicurezza significa esporsi a rischi che possono compromettere l’intero business.

In un contesto industriale sempre più digitalizzato, ignorare il pericolo informatico equivale a minare la competitività stessa delle imprese e addirittura la loro sopravvivenza sul mercato.

Mutui e tassi: variabile supera fisso e torna a essere più conveniente

L’anomalia registrata negli ultimi anni, per cui il tasso fisso era più economico di quello variabile, sta rientrando: iniziano a essere disponibili sul mercato le prime offerte di mutuo a tasso variabile con indici inferiori rispetto a quello fisso.
Insomma, il sorpasso era nell’aria, e ora è ufficialmente arrivato.

Secondo l’analisi di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni i tassi variabili ora partono da un TAEG pari a 2,75%, mentre quelli fissi da 2,93%. 
In termini di rata, considerando un mutuo da 126.000 euro di durata pari a 25 anni, e a copertura del 70% del valore dell’immobile, questo si traduce in rate da 567 euro per il tasso variabile e da 575 euro per il fisso.

Un vantaggio ancora limitato ma è solo questione di tempo

In questo momento, il vantaggio dei tassi variabili è comunque limitato, e lo si vede solo su alcuni importi e durata dei finanziamenti, ma è solo questione di tempo prima che la curva dei tassi torni alla normalità, e che sul mercato appaiano regolarmente offerte a tasso variabile meno costose di quello fisso.
Come sempre, non esiste in assoluto una risposta giusta o sbagliata, e oggi più che mai, la scelta torna in mano agli aspiranti mutuatari.

Se fino a qualche mese fa il tasso fisso era generalmente la soluzione migliore, poiché univa alla garanzia della stabilità della rata anche un costo più basso rispetto al variabile, oggi quest’ultimo inizia a tornare conveniente.

La BCE interverrà ulteriormente sugli indici?

Questo primo sorpasso è solo l’inizio di un trend che a breve, a meno che non intervengano ‘scossoni’ internazionali, potrebbe estendersi ai mutui offerti da molte banche.
Come risulta dall’analisi dei Futures sugli Euribor, si attende che la BCE intervenga ulteriormente sugli indici e che il tasso variabile possa scendere ancora.

Seppur probabilmente vicini alla fine dei tagli, secondo le aspettative di mercato l’Euribor a 3 mesi, sceso a maggio sotto il 2,2%, dovrebbe arrivare a circa 1,70% entro fine anno, per poi stabilizzarsi.

In questa fase meglio affidarsi a un consulente esperto

Come spiegano gli esperti di Facile.it, “se è pur vero che il margine di vantaggio a favore del variabile è ancora minimo, è necessario tornare a guardare a questo prodotto con grande attenzione, perché, se da un lato espone il mutuatario a possibili variazioni future della rata, dall’altro la storia insegna che i mutui indicizzati con riferimento all’Euribor si sono alla lunga spesso dimostrati più vantaggiosi rispetto a quelli legati all’Eurirs.

L’intervento di un consulente esperto, in una fase di mercato come quella attuale, può essere più utile che mai per identificare il prodotto più adatto alle proprie esigenze”.

Made in Italy: nel 2025 l’export alimentare vale quasi 23 miliardi 

Nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano. Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro, di cui 23 miliardi sono delle Aziende dei settori Unione Italiana Food.

Lo conferma Unione Italiana Food. In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy (15 aprile), l’Associazione ha reso noti i dati dell’export 2024 dei settori rappresentati, che nello stesso anno hanno sfiorato 23 miliardi di euro, per una crescita superiore all’11% in valore.
Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano i principali mercati di destinazione. 

Boom dei prodotti simbolo dell’Italia nel mondo 

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Dal piatto al cuore: il food tricolore conquista con le emozioni

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Dazi USA: “necessario dialogo per proteggere l’export” 

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.

Telemarketing in Italia: tra fastidio, sospetti e qualche opportunità

Ricevere telefonate non richieste da call center è diventato un fenomeno quasi quotidiano per milioni di italiani. A volte si tratta di proposte legittime, altre volte di offerte poco trasparenti o, peggio, di tentativi di truffa.

A fare il punto su come gli italiani vivono questo bombardamento telefonico è un’indagine pubblicata da Radar di SWG, che monitora costantemente comportamenti, abitudini e percezioni della popolazione.

Un fenomeno poco gradito

Le chiamate promozionali raggiungono praticamente tutti. Secondo i dati raccolti, il 63% delle persone prova fastidio alla ricezione di queste telefonate, mentre un altro 24% le affronta con indifferenza.

Solo una piccola minoranza – il 9% – si dichiara irritata, e appena il 4% mostra una qualche forma di apertura, tra interesse e divertimento.

Rispondere o rifiutare: gli italiani sono divisi

Di fronte a un numero sconosciuto, come si comportano gli italiani? Circa un terzo sceglie di non rispondere affatto, per principio. Tuttavia, il 29% ammette di rispondere sempre o quasi, lasciando aperta la possibilità che la chiamata contenga una proposta utile.

Questo comportamento è più comune tra i giovani, mentre la generazione più adulta si mostra più prudente.

Tra scetticismo e qualche apertura

Non tutte le telefonate vengono percepite allo stesso modo. Le offerte che promettono facili guadagni, investimenti o posti di lavoro sono le più sospette: la maggior parte degli intervistati le considera potenziali frodi.

Diversa, invece, l’attitudine verso le proposte relative a telefonia, energia o assicurazioni: in questi casi si tende a valutare l’offerta con più attenzione.

Teleselling: cosa pensa chi ha accettato? 

Sebbene la maggioranza rifiuti, una fetta della popolazione decide di fidarsi e acquistare tramite telefono. Il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver accettato almeno una proposta ricevuta via teleselling. Gli uomini e i giovani sono i più inclini ad aderire, dimostrandosi più aperti rispetto alla media.

Soddisfazione “media”, ma comunque c’è chi è contento 

Dopo aver accettato una proposta, il grado di soddisfazione è generalmente moderato. Pochi si dichiarano completamente entusiasti, ma nemmeno delusi: la maggioranza parla di un’esperienza “abbastanza positiva”, pur con alcune riserve.

Le chiamate da parte dei call center continuano a rappresentare un elemento controverso nella quotidianità degli italiani. Se da un lato provocano irritazione e diffidenza, dall’altro non mancano casi in cui si rivelano utili. Il vero nodo resta la trasparenza: solo offrendo proposte chiare e oneste il teleselling potrà sperare di recuperare credibilità.

Mutui più leggeri? Gli scenari dopo il taglio dei tassi BCE

Nonostante le tensioni commerciali e l’incertezza sui mercati internazionali, gli analisti guardano con fiducia al prossimo futuro. La riunione della Banca Centrale Europea ha portato un nuovo intervento sui tassi di interesse: un taglio di 25 punti base che può offrire un po’ di respiro ai titolari di mutui a tasso variabile.

Secondo le stime di Facile.it e Mutui.it, una riduzione simile si dovrebbe tradurre in un calo della rata media da 640 a 623 euro, con un risparmio mensile di circa 17 euro per un mutuo standard.

Mutui variabili: tendenze in calo per tutto il 2025

Le proiezioni sui futures Euribor a 3 mesi, aggiornate all’11 aprile 2025, anticipano un ulteriore calo graduale dell’indice: dal 2,07% previsto a metà anno, si arriverebbe all’1,76% entro dicembre. Se queste stime si realizzeranno, la rata di un mutuo tipo potrebbe scendere fino a 598 euro, portando un beneficio annuo complessivo di oltre 40 euro al mese rispetto ai livelli attuali.

Gli effetti delle tensioni globali sui mutui a tasso fisso

Il recente braccio di ferro commerciale tra USA e Cina ha avuto un impatto indiretto anche sul mercato europeo dei mutui, in particolare su quelli a tasso fisso. L’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato americani ha trascinato verso l’alto anche i titoli europei, facendo aumentare leggermente il valore dell’IRS, cioè il parametro su cui si calcolano i mutui fissi.

Tuttavia, come precisano gli esperti di Facile.it, si tratta di “oscillazioni temporanee, che negli ultimi giorni sembrano già rientrare”.

Fisso o variabile: una scelta da valutare con attenzione

Attualmente il mutuo a tasso fisso resta leggermente più vantaggioso: le migliori offerte partono da un Tan del 2,76%, corrispondente a una rata mensile di 582 euro, contro un Tan del 2,97% e una rata di 596 euro per i variabili.
Ma lo scenario potrebbe cambiare: l’Euribor è sceso sotto l’IRS e, con un eventuale aggiustamento degli spread, i mutui variabili potrebbero tornare competitivi.

Mutui flessibili e surroga: opportunità da considerare

La decisione sul tipo di tasso dipende da molti fattori: reddito, durata del mutuo, propensione al rischio. “Il tasso fisso offre stabilità, il variabile può dare un vantaggio economico, ma va seguito con attenzione”, spiegano da Facile.it.

Infine, la surroga resta una possibilità concreta: si può iniziare con un fisso, più sicuro, e valutare un passaggio al variabile se in futuro le condizioni saranno davvero favorevoli.

Data Privacy Benchmark Study: nell’era dell’AI la gestione dei dati personali diventa più complessa

Il panorama odierno della privacy è complesso, con i fornitori globali, apprezzati per le loro capacità, da una parte, e dall’altra lo storage locale, percepito come più sicuro.

In pratica, la richiesta di conservazione dei dati a livello locale si interseca con l’utilizzo delle competenze di fornitori internazionali. E sebbene siano aumentati i costi operativi derivanti dalla localizzazione dei dati, il 90% delle organizzazioni italiane ritiene che la conservazione locale sia intrinsecamente più sicura. Ma allo stesso tempo, l’88% pensa che affidarsi a un provider globale offra una migliore protezione dei dati. 
Sono alcuni dati evidenziati dall’ottava edizione del Data Privacy Benchmark Study 2025 di Cisco.

Creare fiducia attraverso la conformità

Le normative in materia di privacy restano una pietra miliare della fiducia dei clienti. L’84% degli intervistati italiani ha notato un impatto positivo sulla propria azienda. Nonostante i costi associati alla conformità, un 97% delle imprese italiane dichiara che i ritorni sono nettamente superiori agli investimenti.

Questo orientamento è confermato dall’aumento della consapevolezza e della fiducia dei consumatori nelle leggi sulla privacy. Il 62% dei consumatori italiani conosca infatti le leggi sulla privacy del Paese.
Tra questi, l’89% si sente sicuro della capacità di proteggere i propri dati, rispetto ad appena il 43% di coloro che non conoscono le normative.

Un’AI responsabile nell’era dell’AI Generativa

Con l’aumento della familiarità verso l’AI (il 63% degli intervistati afferma di avere ormai molta dimestichezza con la GenAI, l’Intelligenza artificiale generativa), anno dopo anno le preoccupazioni rimangono le stesse.
Molte organizzazioni segnalano di aver ricevuto benefici significativi dalla GenAI, ma la privacy dei dati resta ancora un rischio considerato importante. 

In particolare, il 64% degli intervistati si preoccupa di condividere inavvertitamente informazioni sensibili pubblicamente o con i concorrenti, ma quasi la metà ammette di immettere dati personali dei dipendenti, o non pubblici, negli strumenti GenAI.

Raddoppiano i budget IT da destinare all’AI

Questa lacuna evidenzia la necessità di strumenti in grado di proteggere le aziende dall’uso improprio dell’AI e dalla perdita di dati.
Al contempo, la ricerca evidenzia un focus crescente su investimenti nei processi di governance dell’AI.

Il 99% degli intervistati italiani prevede infatti di riallocare parte delle risorse destinate alla privacy verso iniziative di AI nel prossimo futuro.
Una tendenza confermata anche dal report AI Readiness Index 2024 di Cisco, che sottolinea come le allocazioni di budget IT nel prossimo anno quasi raddoppieranno, grazie all’implementazione sicura di tecnologie AI.

Giovani e acquisto della prima casa: perché è così difficile?

Un tempo, comprare casa era un passaggio naturale verso l’indipendenza. Oggi, invece, per molti giovani italiani si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere. Secondo un’indagine condotta da Facile.it in collaborazione con mUp Research, il 62% dei Millennials tra i 29 e i 39 anni non ha ancora acquistato una casa.

Chi è riuscito a farlo negli ultimi cinque anni ha spesso beneficiato del supporto dei genitori: quasi un terzo degli acquirenti ha ricevuto un aiuto economico familiare, dimostrando quanto sia complesso affrontare questa spesa senza un sostegno esterno. Inoltre, più di un milione di giovani tra i 29 e i 39 anni vorrebbe lasciare la casa di famiglia, ma non dispone delle risorse finanziarie per farlo.

Il mutuo: uno strumento indispensabile, ma non sempre accessibile

Per la maggior parte dei giovani, l’unico modo per acquistare un’abitazione è accendere un mutuo. Un desiderio che si scontra contro la dura realtà: i contratti di lavoro precari e il basso livello di risparmi rendono difficile ottenere finanziamenti. Un aiuto arriva dal Fondo di Garanzia Prima Casa, che consente agli under 36 di ottenere mutui fino al 100% del valore dell’immobile.

Nel 2024, grazie a questo fondo, sono stati concessi oltre 80.000 mutui. Secondo l’indagine, il 69% degli acquirenti tra i 29 e i 39 anni si è rivolto a una banca per ottenere un finanziamento, una percentuale che arriva al 74% nel Nord Italia.

L’aiuto determinante dei genitori

Molti giovani sanno fin dall’inizio che senza il supporto economico dei genitori non potrebbero permettersi l’acquisto di una casa. Ben 830.000 intervistati hanno dichiarato di aver ricevuto un aiuto finanziario, che è stato fondamentale per ottenere il mutuo, ridurre l’importo da richiedere alla banca o coprire le spese accessorie.

Sette giovani su dieci tra quelli che hanno comprato casa negli ultimi cinque anni hanno beneficiato del supporto familiare, e 276.000 fortunati hanno potuto acquistare senza ricorrere a un mutuo grazie all’intervento economico dei genitori. Curiosamente, il 56% di chi ha ricevuto aiuti non prevede di restituire la somma, considerandola un regalo, percentuale che sale al 61% tra le donne.

L’andamento delle richieste di mutuo

Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it – Mutui.it, nei primi mesi del 2025 il costo medio degli immobili acquistati con un mutuo è stato di 192.826 euro. Gli acquirenti hanno richiesto in media 142.000 euro, coprendo il 79% del valore dell’immobile, con un piano di rimborso di circa 26 anni.

L’età media dei richiedenti è stata di 38 anni, e un quarto delle domande di mutuo è stata accompagnata da una richiesta di accesso al Fondo di Garanzia Prima Casa, percentuale che sale al 50% per gli under 36.

Per concludere

Comprare casa è una sfida sempre più complessa per i giovani italiani. L’accesso al credito è spesso ostacolato dalla precarietà economica, e il sostegno della famiglia diventa essenziale. Senza misure più incisive, l’acquisto di un’abitazione rischia di rimanere un lusso per pochi.

Software: un motore di crescita per 9 aziende italiane su 10

Non più relegato a compiti secondari, entro il 2030 il software darà un contributo significativo ai ricavi aziendali, tanto che si parla ormai di ‘softwarizzazione’ diffusa. Un’espressione che riassume la tendenza a investire sullo sviluppo software per creare prodotti e servizi di valore. Tanto che 9 imprese italiane su 10 hanno scelto lo sviluppo software per la crescita del proprio business.

Lo confermano i numeri del report ‘The art of software: The new route to value creation across industries’ del Capgemini Research Institute, per il quale il 90% delle aziende intervistate sta già sviluppando strategie basate sul software per vincere le sfide del mercato. 

Softwarizzazione: molto più di un avanzamento tecnologico

I benefici della trasformazione aziendale incentrata sul software hanno permesso all’86% delle imprese di ottenere nuove fonti di ricavo attraverso prodotti ‘software-defined’, mentre il 73% ha beneficiato del software per l’accelerazione dei settori R&S.
Inoltre, la trasformazione digitale guidata dal software si traduce in un aumento della quota di mercato per il 62% delle aziende, e in una riduzione dei costi per oltre la metà di esse. 

“La softwarizzazione è molto più di un avanzamento tecnologico – spiega Giacomo Donzelli, practice head software di Capgemini Engineering -. Si tratta di un cambiamento culturale e strategico”.
Un impatto orizzontale, che coinvolge vari segmenti industriali. Il 90% delle aziende automobilistiche, ad esempio, ha già introdotto nuovi servizi basati sul software.

“È necessario un cambio di paradigma per differenziarsi e innovare”

Anche nei beni industriali e capital goods il 59% delle imprese ha ottenuto significativi risparmi grazie a strategie digitali mirate. Nel settore finanziario e retail, la rivoluzione software è altrettanto evidente: il 77% di banche e assicurazioni ha ridotto i tempi di sviluppo dei prodotti, mentre il 59% delle realtà del commercio al dettaglio ha abbassato i costi operativi.

E la tendenza è destinata a crescere. “Siamo entrati in una nuova era di trasformazione aziendale incentrata sul software – afferma Riccardo Dolfi, managing director di Capgemini Engineering – è necessario un cambio di paradigma se le aziende vogliono differenziarsi, innovare e rimanere competitive”.

Come attuare la trasformazione?

Il 60% delle aziende riconosce che il tema del software è ormai una priorità. Tuttavia, solo il 40% ha già una strategia chiara e strutturata.
Serve infatti un ripensamento radicale dell’organizzazione dei processi, che deve essere flessibile, scalabile e orientata all’interoperabilità.

Ed è la stessa cultura aziendale a doversi evolvere per diventare ‘digital-native’, ridisegnando i processi e aumentando la velocità di sviluppo, riporta ANSAcom. Va però colmata un’evidente carenza di talenti.
“È necessario adottare un approccio olistico: dalla creazione di partnership strategiche alla definizione di una roadmap di trasformazione precisa – aggiunge Dolfi – in modo da garantire che l’architettura su cui si basa il software sia solida, sostenibile e scalabile”.