PMI, come attrarre nuovi talenti?  

Le piccole e medie imprese (PMI) italiane si trovano ad affrontare una sfida sempre più complessa nell’attrarre nuovi talenti. Le tecnologie emergenti e l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro stanno cambiando radicalmente il panorama occupazionale.

Secondo una recente indagine di Adecco, il 32,4% delle PMI segnala difficoltà nel reclutare talenti, principalmente a causa di percorsi di crescita professionale meno attrattivi rispetto a quelli offerti dalle grandi aziende. Altre criticità sono la scarsa riconoscibilità del brand (21,4%) e l’assenza di politiche di welfare strutturate (18,8%).

Le strategie delle piccole e medie aziende

Per contrastare queste difficoltà, le PMI stanno cercando di adottare strategie mirate a fidelizzare i propri dipendenti. La formazione, sia interna sia esterna, rappresenta la soluzione più diffusa, scelta dal 33,3% delle imprese. Un’altra opzione è l’offerta di bonus economici legati al raggiungimento di obiettivi aziendali o personali, segnalata dal 25,1% delle aziende.
Tuttavia, un dato preoccupante è che il 15% delle PMI non adotta alcuna misura per trattenere i propri dipendenti: ciò significa che ci sono ampi margini di miglioramento in merito.  

Differenze su base regionale e “strutturale”

Le politiche adottate variano anche in base alla dimensione dell’azienda e alla sua posizione geografica. Le piccole imprese, in particolare, puntano maggiormente sulla formazione, soprattutto nel Sud Italia, dove però circa il 25% delle aziende non implementa alcuna misura di fidelizzazione.

Le medie imprese, invece, pongono più attenzione a politiche di welfare, con un’enfasi sulla flessibilità oraria, adottata dal 40% delle imprese. Però, nel Sud Italia, il 45% delle PMI non offre alcun tipo di servizio di welfare, mostrando un divario rispetto ad altre aree del Paese.

Difficoltà nel reperire competenze specialistiche

Oltre all’attrazione di nuovi talenti, molte PMI trovano complicato reperire le competenze specialistiche necessarie per affrontare le sfide del mercato. Secondo l’indagine di Adecco, oltre il 40% delle aziende dichiara una certa difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze tecniche.

Le figure più richieste includono operai specializzati, informatici e addetti alla logistica, con una maggiore concentrazione di queste richieste nel Nord Italia.

Le soft skills: un requisito essenziale

Non solo competenze tecniche: anche le cosiddette soft skills giocano un ruolo fondamentale. La capacità di lavorare in team e il problem solving sono tra le abilità trasversali più ricercate dalle PMI, con una maggiore attenzione a queste competenze nel Nord e Sud Italia.
Come sottolinea Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, è cruciale che le PMI investano non solo in nuove tecnologie, ma anche nella formazione e nel welfare per i dipendenti. Solo così potranno competere efficacemente in un mercato in costante evoluzione.

Podcast e audiolibri: un mercato da 17,6 milioni di ascoltatori

Un’industria consolidata e più matura: è quella dell’audio entertainment, che di anno in anno conta un numero sempre più alto di ascoltatori. Nel 2024 in Italia sono 17,6 milioni coloro che ascoltano podcast e audiolibri, quasi il 30% della popolazione e 700mila in più rispetto al 2023 (+4%). Solo il podcast ne raccoglie 17,2 milioni, oltre 800mila in più in un anno (+5%). E dal 2018, quando ad ascoltare podcast erano 10,3 milioni, si stima una crescita del 67%.

È quanto rileva l’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, presentata nell’ambito di PodTrends, l’evento organizzato da Audible e Amazon Music.
Ma chi sono gli ascoltatori di podcast? Si tratta in prevalenza di uomini, tra 25 e 34 anni, molto connessi (oltre 4 ore al giorno passate su Internet) ed equamente distribuiti in tutto il Paese.

Non affatica la vista, e intanto si può fare altro

Dietro questa crescente presenza dei podcast nella dieta mediatica, per il 68% degli intervistati c’è la possibilità di poter ascoltare in modalità multitasking, ovvero mentre si fa altro. Apprezzata anche l’opportunità di poter scegliere le news da ascoltare o gli argomenti da approfondire (44%) senza dover affaticare la vista (35%).

Anche quest’anno, poi, la casa si conferma il luogo preferito per l’ascolto (72%), seguita dall’ascolto durante gli spostamenti (59%), soprattutto in macchina (36%), sui mezzi pubblici e camminando per strada (24%).
Ma il momento migliore per ‘un podcast’ è quando si rientra dal lavoro, o prima di dormire, e nel weekend.

Dove, quando e quanto si ascolta?

Quest’anno a crescere, tuttavia, non è solo il numero degli ascoltatori, ma anche il tempo dedicato all’ascolto di podcast.
In media, una sessione dura quasi 25 minuti, 4 minuti in più rispetto allo scorso anno, e mediamente i podcast vengono ascoltati quasi 5 volte al mese.

Per il 48% del campione l’ascolto dei podcast è un appuntamento settimanale, mentre per l’11% è un’ abitudine quotidiana.
Se, invece, si guarda al tipo di contenuti, sono i podcast di approfondimento (47%) a primeggiare, seguiti sul podio da informazione (45%) e inchiesta (36%). Attrattivi anche l’intrattenimento (34%) e true-crime (29%).

Cosa veicola la scelta?

Se i principali veicoli di informazione per i podcast da ascoltare restano i social, compreso WhatsApp, e il passaparola, aumenta l’impatto dei siti degli editori per scoprire nuovi contenuti (34%). Rilevanti per la scelta finale sono tema (75%), narratore (53%) e autore (51%).
In generale informarsi, scoprire nuovi contenuti e approfondire argomenti specifici rimangono i principali motivi che guidano l’ascolto. Tra le barriere, invece, diminuisce la difficoltà nella ricerca (8% dal 21%).

Sebbene i podcast vantino un buon livello di fedeltà, riporta Askanews, attualmente chi li abbandona lo fa perché li trova noiosi. Tra le ragioni di chi invece non li ascolta affatto emergono la preferenza di altre modalità di informazione/intrattenimento (62%), la non conoscenza del mezzo (24%) e non trovare titoli di proprio interesse (8%).

Italia: aumenta la richiesta di credito, scende l’importo medio erogato

Nel 2024, oltre la metà della popolazione adulta italiana (52,7%) ha un contratto di credito rateale attivo, con un incremento del 2,6% rispetto al 2023. Questo dato riflette una crescente propensione delle famiglie a ricorrere al credito per sostenere consumi e investimenti, nonostante le difficoltà legate a tassi di interesse elevati e all’inflazione. Tuttavia, si registra un calo dell’importo medio delle rate mensili, che scende a 278 euro (-13,9%).

Tipologie di prestiti e mutui

I contratti di credito rateale attivi sono in gran parte rappresentati da prestiti finalizzati, che costituiscono il 47,7% del totale. I prestiti personali coprono il 28,7%, mentre i mutui rappresentano il 23,6%. L’analisi della CRIF per il primo semestre del 2024 evidenzia che i prestiti small ticket e il finanziamento di beni di consumo come auto, elettronica e arredamento sono tra i fattori principali alla base di questa crescita.

Qual è l’importo medio? 

La rata mensile media per i mutui rimane stabile sopra i 101.000 euro, con un aumento del 22,3% dei contratti attivi. Per i prestiti finalizzati, l’importo medio della rata è di 134 euro, mentre per i prestiti personali si attesta a 250 euro. Nel complesso, l’esposizione residua media per i contratti attivi in Italia è di circa 35.167 euro, in leggera crescita rispetto al passato (+0,8%).

Sostenibilità del debito

Nonostante l’aumento del rischio di credito, con un tasso di rischio dell’1,4% a marzo 2024, la situazione rimane sotto controllo e non desta particolare preoccupazione. Secondo Beatrice Rubini, direttrice della linea Mister Credit di CRIF, le famiglie italiane prestano molta attenzione alla sostenibilità delle rate, il cui importo è infatti in calo.

Distribuzione regionale del credito

A livello territoriale, la Valle d’Aosta è la regione con la più alta percentuale di popolazione con un credito attivo (62,3%), seguita dalla Toscana e dal Lazio. All’estremo opposto troviamo il Trentino-Alto Adige con il 28,7%. Le regioni con le rate medie più elevate sono Trentino-Alto Adige (406 euro), Lombardia (319 euro) e Veneto (306 euro). Al contrario, in Calabria, Molise e Sicilia, le rate mensili sono tra le più leggere, con importi intorno ai 230 euro, grazie a una maggiore prevalenza di prestiti finalizzati.

Il Trentino-Alto Adige guida anche la classifica dell’esposizione residua, con 52.059 euro da rimborsare, seguito dalla Lombardia e dal Veneto. Al Sud, in particolare in Calabria, l’esposizione residua è decisamente inferiore, con un debito medio di 22.081 euro, meno della metà rispetto al Trentino.

Al via gli incentivi del Piano Transizione 5.0: come ottenerli?

Supportare e traghettare il passaggio dei processi produttivi a un modello energetico efficiente, sostenibile e basato su fonti rinnovabili supportando gli investimenti in digitalizzazione, transizione green e formazione del personale. È quanto si propone il Piano Transizione 5.0 promosso dal Mimit, il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con l’omonimo decreto attuativo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. 

La piattaforma per la prenotazione degli incentivi sarà attiva dalle ore 12.00 del 7 agosto 2024 sul sito del GSE, il Gestore dei servizi energetici, l’ente incaricato della gestione delle agevolazioni e del credito per conto del Mimit.

Una misura da 12,7 miliardi di euro

La pagina web, previo accesso attraverso SPID, guiderà le imprese nell’adempiere correttamente agli oneri documentali previsti dal decreto.
Il totale delle risorse stanziate ammonta a 12,7 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Di questi, 6,3 miliardi di euro, provenienti dal programma RePower EU, finanzieranno il Piano Transizione 5.0. Altri 6,4 miliardi, già previsti dalla legge di bilancio, saranno a disposizione per il Piano Transizione 4.0.

Il Piano Transizione 5.0 si caratterizza innanzitutto per l’automatismo della misura. Le imprese potranno infatti usufruire del beneficio fiscale automaticamente, senza alcuna istruttoria e valutazione preliminare. La sua trasversalità coinvolge inoltre tutti i tipi attività, senza distinzione di dimensione, settore e territorio.

Ammessi investimenti per la riduzione dei consumi energetici almeno del 3%

Il beneficio fiscale è inoltre cumulabile con altre agevolazioni finanziate con risorse nazionali, a eccezione del credito d’imposta Transizione 4.0 e del credito per investimenti nella Zona Economica Speciale (ZES) e nelle Zone Logistiche Speciali (ZLS).

Sono ammissibili al beneficio 5.0 i progetti di innovazione aventi a oggetto investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati (gli stessi riportati nell’allegato A e B del Piano Transizione 4.0) purché si raggiunga una riduzione dei consumi energetici pari ad almeno il 3% dell’unità produttiva, o del 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento.

Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45%

A queste condizioni è possibile agevolare anche le spese di formazione e gli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.

Il bonus è riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, con possibilità di completare gli oneri documentali entro il 28 febbraio 2026.
Il credito d’imposta prevede un’aliquota massima del 45% ed è modulato in 9 aliquote in funzione dell’ammontare degli investimenti e della riduzione dei consumi energetici conseguita.

Le vacanze del 2024: più brevi, più intense, più frequenti 

Quest’estate 2024, gli italiani prediligono una nuova tipologia di vacanza: più breve, più intensa e più frequente. Sono infatti 36 milioni coloro che prevedono di partire tra giugno e settembre. Di questi, il 90% ha scelto una destinazione italiana, mentre poco più del 10% opterà per mete estere, soprattutto località di mare vicine all’Italia.

Secondo la ricerca di Federalberghi condotta da Tecnè, saranno 36 milioni gli italiani in viaggio, di cui 27,6 milioni adulti e 8,4 milioni minori.

Quando si parte e verso quali mete?

Un terzo dei vacanzieri farà più di un periodo di vacanza. 3,6 milioni partiranno almeno un’altra volta, 3,1 milioni due volte e 1,7 milioni tre volte, confermando la tendenza a suddividere le ferie estive in più segmenti.

L’Italia resta la meta preferita con l’89,8% dei vacanzieri che sceglieranno di restare nel Belpaese. Il 10,2% andrà all’estero, prediligendo il mare (57,5%), le capitali europee (16,2%) e le crociere (9,4%). Le regioni più gettonate sono Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Puglia, Campania, Trentino Alto Adige e Sardegna. L’80,7% opterà per il mare, il 13,1% per montagna, laghi e terme, mentre il 3,3% sceglierà località d’arte e cultura. Gli italiani scelgono la meta delle vacanze principalmente per le bellezze naturali (73,2%), la voglia di ritrovare luoghi abituali (33,8%) e le offerte di divertimento (24,3%). La vicinanza alla propria abitazione è determinante nel 14,7% dei casi.

La spesa media per le ferie

La vacanza principale durerà in media 10,3 giorni e costerà 886 euro a persona. Le vacanze aggiuntive saranno più brevi, in media 4,8 giorni per un costo di 473 euro. Il giro d’affari totale sarà di 40,6 miliardi di euro, con giugno che contribuirà per circa 10 miliardi, luglio per 12,1 miliardi, agosto per 16,5 miliardi e settembre per 2 miliardi.

Il 27,3% del budget sarà destinato ai pasti, il 27,9% al pernottamento, il 20,4% ai viaggi, il 10,4% allo shopping e il 14% ad altre spese come divertimenti ed escursioni.

Qual è l’alloggio scelto?

Le preferenze per il soggiorno vedono al primo posto le case di parenti e amici (28,5%), seguite dagli alberghi (27,2%), case di proprietà (12,8%), B&B (6,9%), affitti brevi (5,6%), residence (5,2%), villaggi turistici (5,1%) e campeggi (3,7%).

I flussi vedono 15 milioni di vacanzieri in giugno, 16 milioni in luglio, 18,4 milioni in agosto e 4,6 milioni in settembre, con agosto che rimane il mese preferito per le vacanze.

Cosa si fa?

Durante le vacanze, gli italiani si dedicheranno principalmente a passeggiate (72,6%), serate con amici (53,7%), cene al ristorante (44,8%) ed escursioni (44%).

Per quanto concerne gli spostamenti, il 56% dei vacanzieri utilizzerà la propria auto, il 31,4% viaggerà in aereo e il 4,1% in nave, scegliendo il mezzo di trasporto principalmente per comodità (63,9%).

Truffe al volante: boom di frodi ai danni degli automobilisti

Dal finto tamponamento alla truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine commissionata da Facile.it con la collaborazione di Consumerismo No Profit a mUp Research e Bilendi nell’ultimo anno sono circa 2 milioni gli italiani vittime di un raggiro mentre erano alla guida o in fase di parcheggio.

Ma l’ultima novità in fatto di truffe al volante è il ‘pedone investito’ (13%). Il malvivente-pedone si butta a terra non appena passa un’automobile fingendo di essere stato investito. Vittime predilette di questa truffa, i giovani tra 18-25 anni (15%).
Sfruttando il senso di colpa dell’automobilista e la paura di possibili conseguenze, i truffatori propongono al guidatore di chiudere un occhio a fronte di un risarcimento in contanti. Spesso interviene anche un complice, che testimonierà di aver assistito al sinistro.

La dinamica è sempre la stessa

Lo schema più utilizzato dai malviventi però è quello del finto tamponamento (44%).
La dinamica è sempre la stessa: l’automobilista ignaro, in fase di manovra in un parcheggio, sente un colpo all’auto, causato con arte dal malfattore, che subito dopo raggiunge il guidatore accusandolo di avergli tamponato l’auto e ammaccato la carrozzeria.

Per evitare di coinvolgere la compagnia assicurativa, propone di saldare in contanti il danno subito. Una modalità che fa vittime, in particolare, tra le donne, dove la percentuale arriva al 47% (41% uomini).
Unica consolazione, nella maggior parte dei casi le somme versate sono state contenute: il 29% ha dato 50 euro, il 31% tra 50-100 euro. Solo il l’8% dei truffati ha perso più di 300 euro.

Quando la frode avviene in movimento

Altra truffa particolarmente diffusa è quella dello specchietto rotto (42%). In questo caso la frode avviene in movimento. La vittima si trova alla guida della propria automobile quando a un certo punto sente un forte rumore, normalmente causato dal lancio di una lattina vuota da parte di un complice del truffatore.

Pochi secondi dopo l’automobilista viene affiancato da un’altra vettura il cui conducente intima di accostare. Una volta scesi dal veicolo, il truffatore accusa l’automobilista di aver urtato, e rotto, il suo specchietto.
Ancora una volta, la proposta del malvivente è saldare il danno in contanti, senza coinvolgere la compagnia assicurativa, evitando così aumenti sull’RC auto.
La truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine, ha particolarmente successo tra gli uomini, dove la percentuale arriva al 48% (35% donne).

Chi cade nel tranello paga subito

Nonostante si tratti di trucchi più o meno noti, nell’ultimo anno circa 880.000 italiani hanno ammesso di essere cascati nel tranello e aver pagato in contanti il presunto danno.
Gli automobilisti più navigati, invece, una volta riconosciuto il tentativo di truffa, o hanno tirato dritto senza fermarsi e dare al truffatore la possibilità di portare a termine il piano (24%), oppure si sono fermati e hanno preteso di chiamare le forze dell’ordine (54%).

Inutile dire che al solo sentir parlare di Polizia, il più delle volte i malfattori cambiano improvvisamente idea sulla richiesta di risarcimento.

Medie imprese: la punta di diamante della manifattura italiana

Le medie imprese sono la punta di diamante della manifattura italiana: poco più di 4.000 aziende che da sole rappresentano il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana, il 15% del suo valore aggiunto, il 14% delle esportazioni e il 13% degli occupati totali.

Emerge dal XXIII Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, e nel report ‘La competitività delle medie imprese tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
Tra il 2019 e il 2021 le medie imprese hanno registrato un aumento medio del 5,6% del fatturato contro il +4% del resto delle manifatturiere, del +4,6% delle esportazioni contro il +4,2%, e del +1,1% della forza lavoro (vs +0,01%). E nel 2022 la crescita è proseguita, a conferma di un trend che dura da 27 anni. 

L’alta gamma continua a correre

Le medie imprese sono poi già avanti sul cammino della transizione digitale: l’82,6% dal 2021 al 2026 ha investito o investirà in tecnologie 4.0, il 37,9% adotterà l’AI nei prossimi tre anni, soprattutto per migliorare l’efficienza interna, e il 69,6% ha investito o investirà nelle tecnologie green.
Dopo un 2023 all’insegna della stabilità (+0,1% le vendite), per quest’anno le attese sono di un calo del -1,2%, ma alcune medie imprese rimangono ottimiste. Quelle che operano nell’alta gamma, ovvero il 37,1% del totale, stimano una crescita delle vendite nell’ordine del +1,8%, in linea con il 2023.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione dei margini, competizione sui prezzi, approvvigionamento delle materie prime sono tra le principali difficoltà. Anche per questo, una media impresa su due chiede all’Unione Europea di garantire la sicurezza energetica.

Cercasi capitale umano di qualità

“L’incertezza del momento impone alle medie imprese obiettivi chiari e selettivi, ad esempio in termini di posizionamento su mercati e linee di prodotto – spiega Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca -. Ciò richiede capitale umano di qualità, arduo da reperire e trattenere, una difficoltà che, un po’ sorprendentemente, riguarda anche i siti produttivi all’estero. L’AI, sotto questo profilo, interviene come possibile fattore mitigante e si sta facendo strada nelle agende degli imprenditori, ma a sua volta richiede competenze specialistiche”.

Radicate nel territorio di origine

“Il territorio ancora oggi continua a essere un importante fattore di accumulazione e di know-how anche per le medie imprese, al punto che oggi più del 40% di queste aziende ha sede nei distretti industriali o in sistemi produttivi locali – sottolinea Giuseppe Molinari, presidente Centro Studi Tagliacarne -. Pur trattandosi di realtà molto aperte ai mercati internazionali, dove esportano il 42% del fatturato, la base produttiva resta radicata ai territori di origine. Solo l’11% delle medie imprese disloca, infatti, la produzione all’estero, e una grande maggioranza preferisce rifornirsi da suppliers nazionali, a testimonianza della forte affidabilità e reputazione, che anche per queste aziende, riveste la componentistica italiana”. 

Accelera il credito al consumo, si conferma il calo dei mutui immobiliari 

Se nel 2023 il credito al consumo tiene, sostenuto dalla forte crescita del finalizzato auto, nei primi mesi del 2024 la crescita accelera grazie al recupero dei prestiti personali.
Tornano in territorio positivo anche le rateizzazioni via carta di credito (+4,1%, dopo il -3,7% del 2023), trainate dalle operazioni di instalment, e la cessione del quinto dello stipendio/pensione riduce la flessione, da -5,2% nel 2023 a -1,2% nel primo quadrimestre 2024, grazie all’evoluzione positiva delle erogazioni a pensionati.

La 56a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia mostra, tuttavia, dinamiche piuttosto differenti per il credito al consumo e per i mutui immobiliari. Nei primi mesi di quest’anno si conferma infatti la flessione dei mutui per l’acquisto abitazione (-11,1%), benché in attenuazione rispetto al 2023 (-37,8%).

Forte recupero dei prestiti personali: +11,3%

Nei primi quattro mesi del 2024 si registra un’accelerazione della crescita (+10,1%) alla quale ha contribuito il recupero dei prestiti personali (+11,3%, dopo aver chiuso il 2023 a -1,6%), grazie alla ripresa della domanda delle famiglie al fine di realizzare i progetti di spesa rimandati.

Prosegue poi la crescita dei finanziamenti finalizzati per auto/moto (+14,3%) e degli altri finanziamenti finalizzati (+1,7%) sulla scorta del buon andamento dei beni durevoli.

L’ impatto negativo sulle compravendite residenziali

A conferma dei comportamenti cauti lato offerta e domanda, nell’ottica di definire piani di rimborso sostenibili, si rileva una tendenza verso finanziamenti di importo medio più contenuto, in particolare per quelli a maggior valore, come prestiti personali (12.800 euro), cessione del quinto dello stipendio/pensione (17.800 euro) e finalizzati per auto/moto erogati da operatori (13.000 euro).
Nel 2023, inoltre, l’attività di erogazione di mutui immobiliari alle famiglie ha segnato una decisa contrazione dei flussi (-34,2%), attenuata nei primi quattro mesi del 2024 (-7,2%). Il risultato è un impatto negativo sulle compravendite residenziali (-9,6% 2023, -7,2% primo trimestre 2024).

Si riduce l’importo medio erogato dei mutui

Analogamente ai prestiti a maggior valore del credito al consumo, anche l’importo medio erogato dei mutui d’acquisto si riduce (125.000 euro vs 138.000 nel 2022).
Dal 2023 si osserva poi un ritorno alle erogazioni a tasso fisso (86% primi mesi 2024) anche per effetto della forte ripresa delle surroghe (+69% nel 2023), che prosegue nei primi quattro mesi del 2024 (+61,3%). Per tale tipologia di mutui il valore medio erogato si porta a 143.000 euro, a indicare che vengono traslati su altri operatori, che offrono condizioni migliori, contratti a tassi variabili di recente stipula.

L’Italia è di buon umore? Uno studio valuta lo stato d’animo degli italiani 

Prosperità e felicità non riguardano solo il presente, ma dipendono anche da come si guarda al futuro. Ma gli italiani sono prosperi e felici? E come guardano al futuro? Risponde Human Highway, che a partire da febbraio 2023 ha misurato lo stato d’animo di un ampio campione di italiani utilizzando il modello psicometrico PANAS (Positive and Negative Affect Schedule).

Secondo lo studio in Italia la dimensione positiva prevale su quella negativa. L’umore è comunque caratterizzato da una stagionalità annuale, nella quale marzo si dimostra il mese più cupo (a marzo 2024 la serie tocca il minimo storico) e giugno il mese più sereno.

Il momento più sereno? Venerdì alle 10 di mattina

Ma esiste anche una periodicità settimanale. Il giorno più sereno è venerdì, mentre mercoledì è il giorno peggiore della settimana. La stessa dinamica si osserva anche lungo le ore del giorno. I momenti migliori sono quelli del mattino, riportati da chi si alza all’alba e poi, di nuovo, verso le 10. Dopo, l’umore cala leggermente, ma costantemente, fino alla sera.

Quanto al genere, gli uomini riportano uno stato d’animo migliore rispetto alle donne, e con l’età aumenta notevolmente il benessere psicologico. E ancora, le persone che vivono in famiglie con uno o più bambini mostrano stati d’animo migliori rispetto alla media.

Prevale la prudenza sulle prospettive di vita

Ovviamente, la maggior disponibilità economica migliora l’umore, ma fino a un certo punto, oltre il quale il benessere non cresce. E gli abitanti delle regioni alpine sono le persone più serene d’Italia.
In merito alle prospettive di vita, l’atteggiamento prevalente è quello della prudenza. Gli intervistati affermano che la loro vita attuale va bene ma temono il deterioramento futuro in alcune dimensioni.

Infatti, mentre la dimensione affettiva positiva rimane quasi invariata nella proiezione verso il futuro, la dimensione negativa aumenta di peso, in particolare a causa dell’aumento della paura e dell’ostilità verso il prossimo.
Il futuro è generalmente visto come un miglioramento del presente fino a 34 anni. Dopo, lo sguardo sul futuro diventa progressivamente più incerto e cupo, in misura più pronunciata per gli uomini rispetto alle donne, e per gli abitanti del settentrione rispetto al meridione.

A casa propria si sta bene, nel mondo no

Gli italiani affermano di stare bene nel proprio quartiere, ma dichiarano che la qualità della vita non è altrettanto buona.
In pratica, la percezione di serenità e armonia nel proprio quartiere è elevata, ma la stessa percezione crolla se riferita all’Italia.

Oltre al quartiere e all’Italia, la ricerca ha analizzato altri due ambiti di vita la propria casa e il mondo intero. Le emozioni associate ai due ambiti ‘vicini’ (casa e quartiere) sono generalmente più positive rispetto ai due ambiti ‘lontani’ (Italia e mondo). Forse ciò che non conosciamo direttamente inquieta e mette paura. Oppure è il risultato dello ‘stile narrativo’ dei mezzi di comunicazione.

In Italia inflazione più bassa d’Europa, ma caro vita colpisce di più

Negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato inferiore alla soglia del 2%, e secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6% contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022.

Il dato di quest’anno, inoltre, è nettamente inferiore alla media UE, che dovrebbe attestarsi al 2,5%. Non solo. Tra i 27 paesi che compongono l’Unione solo la Finlandia (+1,4%) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro (Germania +2,4%, Francia +2,5%, Spagna +3,1%).
Ma nell’ultimo anno sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Ad affermarlo è l’Ufficio studi della CGIA.

La BCE riduca i tassi

Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%, deguite da Benevento (+1,8%), Napoli (+1,7%), Rimini, Parma e Trieste (+1,6%):. Quasi tutte realtà territoriali a vocazione turistica, che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche trasporti, affitti di case/negozi e il carrello della spesa. 

Mai come in questo momento è necessario che Francoforte riduca i tassi di interesse. Con i ritocchi avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023 quello di riferimento è oggi al suo massimo storico, da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle imprese di piccola dimensione. 

Bollette più leggere, vacanze più costose

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando la percezione dei consumatori è che i prezzi di beni e servizi stiano salendo.
In realtà, alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito contrazioni importanti.

Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione, per contro, sono aumentati i prezzi delle patate (+11,9%), dei pacchetti vacanza in Italia (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). 

Famiglie: in due anni rincari per 4mila euro

La fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale ammontava a 21.873 euro, due anni dopo è salita a 25.913 euro, con l’abitazione e l’alimentare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente a incrementare le uscite complessive 

Analizzando la serie storica dell’inflazione in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 l’inflazione è stata mediamente del 4%, tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 è crollato all’1,5%.
Solo tra il 2022 e il 2023 l’impennata dei prezzi di prodotti energetici e materie prime hanno re-infiammato l’inflazione, tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore comunque inferiore di 11 punti rispetto alla media della seconda metà degli anni ‘70 del ‘900.