Medie imprese: la punta di diamante della manifattura italiana

Le medie imprese sono la punta di diamante della manifattura italiana: poco più di 4.000 aziende che da sole rappresentano il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana, il 15% del suo valore aggiunto, il 14% delle esportazioni e il 13% degli occupati totali.

Emerge dal XXIII Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, e nel report ‘La competitività delle medie imprese tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
Tra il 2019 e il 2021 le medie imprese hanno registrato un aumento medio del 5,6% del fatturato contro il +4% del resto delle manifatturiere, del +4,6% delle esportazioni contro il +4,2%, e del +1,1% della forza lavoro (vs +0,01%). E nel 2022 la crescita è proseguita, a conferma di un trend che dura da 27 anni. 

L’alta gamma continua a correre

Le medie imprese sono poi già avanti sul cammino della transizione digitale: l’82,6% dal 2021 al 2026 ha investito o investirà in tecnologie 4.0, il 37,9% adotterà l’AI nei prossimi tre anni, soprattutto per migliorare l’efficienza interna, e il 69,6% ha investito o investirà nelle tecnologie green.
Dopo un 2023 all’insegna della stabilità (+0,1% le vendite), per quest’anno le attese sono di un calo del -1,2%, ma alcune medie imprese rimangono ottimiste. Quelle che operano nell’alta gamma, ovvero il 37,1% del totale, stimano una crescita delle vendite nell’ordine del +1,8%, in linea con il 2023.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione dei margini, competizione sui prezzi, approvvigionamento delle materie prime sono tra le principali difficoltà. Anche per questo, una media impresa su due chiede all’Unione Europea di garantire la sicurezza energetica.

Cercasi capitale umano di qualità

“L’incertezza del momento impone alle medie imprese obiettivi chiari e selettivi, ad esempio in termini di posizionamento su mercati e linee di prodotto – spiega Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca -. Ciò richiede capitale umano di qualità, arduo da reperire e trattenere, una difficoltà che, un po’ sorprendentemente, riguarda anche i siti produttivi all’estero. L’AI, sotto questo profilo, interviene come possibile fattore mitigante e si sta facendo strada nelle agende degli imprenditori, ma a sua volta richiede competenze specialistiche”.

Radicate nel territorio di origine

“Il territorio ancora oggi continua a essere un importante fattore di accumulazione e di know-how anche per le medie imprese, al punto che oggi più del 40% di queste aziende ha sede nei distretti industriali o in sistemi produttivi locali – sottolinea Giuseppe Molinari, presidente Centro Studi Tagliacarne -. Pur trattandosi di realtà molto aperte ai mercati internazionali, dove esportano il 42% del fatturato, la base produttiva resta radicata ai territori di origine. Solo l’11% delle medie imprese disloca, infatti, la produzione all’estero, e una grande maggioranza preferisce rifornirsi da suppliers nazionali, a testimonianza della forte affidabilità e reputazione, che anche per queste aziende, riveste la componentistica italiana”. 

Accelera il credito al consumo, si conferma il calo dei mutui immobiliari 

Se nel 2023 il credito al consumo tiene, sostenuto dalla forte crescita del finalizzato auto, nei primi mesi del 2024 la crescita accelera grazie al recupero dei prestiti personali.
Tornano in territorio positivo anche le rateizzazioni via carta di credito (+4,1%, dopo il -3,7% del 2023), trainate dalle operazioni di instalment, e la cessione del quinto dello stipendio/pensione riduce la flessione, da -5,2% nel 2023 a -1,2% nel primo quadrimestre 2024, grazie all’evoluzione positiva delle erogazioni a pensionati.

La 56a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia mostra, tuttavia, dinamiche piuttosto differenti per il credito al consumo e per i mutui immobiliari. Nei primi mesi di quest’anno si conferma infatti la flessione dei mutui per l’acquisto abitazione (-11,1%), benché in attenuazione rispetto al 2023 (-37,8%).

Forte recupero dei prestiti personali: +11,3%

Nei primi quattro mesi del 2024 si registra un’accelerazione della crescita (+10,1%) alla quale ha contribuito il recupero dei prestiti personali (+11,3%, dopo aver chiuso il 2023 a -1,6%), grazie alla ripresa della domanda delle famiglie al fine di realizzare i progetti di spesa rimandati.

Prosegue poi la crescita dei finanziamenti finalizzati per auto/moto (+14,3%) e degli altri finanziamenti finalizzati (+1,7%) sulla scorta del buon andamento dei beni durevoli.

L’ impatto negativo sulle compravendite residenziali

A conferma dei comportamenti cauti lato offerta e domanda, nell’ottica di definire piani di rimborso sostenibili, si rileva una tendenza verso finanziamenti di importo medio più contenuto, in particolare per quelli a maggior valore, come prestiti personali (12.800 euro), cessione del quinto dello stipendio/pensione (17.800 euro) e finalizzati per auto/moto erogati da operatori (13.000 euro).
Nel 2023, inoltre, l’attività di erogazione di mutui immobiliari alle famiglie ha segnato una decisa contrazione dei flussi (-34,2%), attenuata nei primi quattro mesi del 2024 (-7,2%). Il risultato è un impatto negativo sulle compravendite residenziali (-9,6% 2023, -7,2% primo trimestre 2024).

Si riduce l’importo medio erogato dei mutui

Analogamente ai prestiti a maggior valore del credito al consumo, anche l’importo medio erogato dei mutui d’acquisto si riduce (125.000 euro vs 138.000 nel 2022).
Dal 2023 si osserva poi un ritorno alle erogazioni a tasso fisso (86% primi mesi 2024) anche per effetto della forte ripresa delle surroghe (+69% nel 2023), che prosegue nei primi quattro mesi del 2024 (+61,3%). Per tale tipologia di mutui il valore medio erogato si porta a 143.000 euro, a indicare che vengono traslati su altri operatori, che offrono condizioni migliori, contratti a tassi variabili di recente stipula.

L’Italia è di buon umore? Uno studio valuta lo stato d’animo degli italiani 

Prosperità e felicità non riguardano solo il presente, ma dipendono anche da come si guarda al futuro. Ma gli italiani sono prosperi e felici? E come guardano al futuro? Risponde Human Highway, che a partire da febbraio 2023 ha misurato lo stato d’animo di un ampio campione di italiani utilizzando il modello psicometrico PANAS (Positive and Negative Affect Schedule).

Secondo lo studio in Italia la dimensione positiva prevale su quella negativa. L’umore è comunque caratterizzato da una stagionalità annuale, nella quale marzo si dimostra il mese più cupo (a marzo 2024 la serie tocca il minimo storico) e giugno il mese più sereno.

Il momento più sereno? Venerdì alle 10 di mattina

Ma esiste anche una periodicità settimanale. Il giorno più sereno è venerdì, mentre mercoledì è il giorno peggiore della settimana. La stessa dinamica si osserva anche lungo le ore del giorno. I momenti migliori sono quelli del mattino, riportati da chi si alza all’alba e poi, di nuovo, verso le 10. Dopo, l’umore cala leggermente, ma costantemente, fino alla sera.

Quanto al genere, gli uomini riportano uno stato d’animo migliore rispetto alle donne, e con l’età aumenta notevolmente il benessere psicologico. E ancora, le persone che vivono in famiglie con uno o più bambini mostrano stati d’animo migliori rispetto alla media.

Prevale la prudenza sulle prospettive di vita

Ovviamente, la maggior disponibilità economica migliora l’umore, ma fino a un certo punto, oltre il quale il benessere non cresce. E gli abitanti delle regioni alpine sono le persone più serene d’Italia.
In merito alle prospettive di vita, l’atteggiamento prevalente è quello della prudenza. Gli intervistati affermano che la loro vita attuale va bene ma temono il deterioramento futuro in alcune dimensioni.

Infatti, mentre la dimensione affettiva positiva rimane quasi invariata nella proiezione verso il futuro, la dimensione negativa aumenta di peso, in particolare a causa dell’aumento della paura e dell’ostilità verso il prossimo.
Il futuro è generalmente visto come un miglioramento del presente fino a 34 anni. Dopo, lo sguardo sul futuro diventa progressivamente più incerto e cupo, in misura più pronunciata per gli uomini rispetto alle donne, e per gli abitanti del settentrione rispetto al meridione.

A casa propria si sta bene, nel mondo no

Gli italiani affermano di stare bene nel proprio quartiere, ma dichiarano che la qualità della vita non è altrettanto buona.
In pratica, la percezione di serenità e armonia nel proprio quartiere è elevata, ma la stessa percezione crolla se riferita all’Italia.

Oltre al quartiere e all’Italia, la ricerca ha analizzato altri due ambiti di vita la propria casa e il mondo intero. Le emozioni associate ai due ambiti ‘vicini’ (casa e quartiere) sono generalmente più positive rispetto ai due ambiti ‘lontani’ (Italia e mondo). Forse ciò che non conosciamo direttamente inquieta e mette paura. Oppure è il risultato dello ‘stile narrativo’ dei mezzi di comunicazione.

In Italia inflazione più bassa d’Europa, ma caro vita colpisce di più

Negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato inferiore alla soglia del 2%, e secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6% contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022.

Il dato di quest’anno, inoltre, è nettamente inferiore alla media UE, che dovrebbe attestarsi al 2,5%. Non solo. Tra i 27 paesi che compongono l’Unione solo la Finlandia (+1,4%) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro (Germania +2,4%, Francia +2,5%, Spagna +3,1%).
Ma nell’ultimo anno sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Ad affermarlo è l’Ufficio studi della CGIA.

La BCE riduca i tassi

Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%, deguite da Benevento (+1,8%), Napoli (+1,7%), Rimini, Parma e Trieste (+1,6%):. Quasi tutte realtà territoriali a vocazione turistica, che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche trasporti, affitti di case/negozi e il carrello della spesa. 

Mai come in questo momento è necessario che Francoforte riduca i tassi di interesse. Con i ritocchi avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023 quello di riferimento è oggi al suo massimo storico, da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle imprese di piccola dimensione. 

Bollette più leggere, vacanze più costose

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando la percezione dei consumatori è che i prezzi di beni e servizi stiano salendo.
In realtà, alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito contrazioni importanti.

Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione, per contro, sono aumentati i prezzi delle patate (+11,9%), dei pacchetti vacanza in Italia (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). 

Famiglie: in due anni rincari per 4mila euro

La fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale ammontava a 21.873 euro, due anni dopo è salita a 25.913 euro, con l’abitazione e l’alimentare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente a incrementare le uscite complessive 

Analizzando la serie storica dell’inflazione in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 l’inflazione è stata mediamente del 4%, tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 è crollato all’1,5%.
Solo tra il 2022 e il 2023 l’impennata dei prezzi di prodotti energetici e materie prime hanno re-infiammato l’inflazione, tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore comunque inferiore di 11 punti rispetto alla media della seconda metà degli anni ‘70 del ‘900. 

Come si spostano gli italiani in città? 

La mobilità urbana è un tema cruciale per amministrazioni e cittadini. Migliorarla richiede una comprensione approfondita delle abitudini di movimento degli italiani: quali mezzi utilizzano e quali tratte percorrono.

Progetto Pollicino: un’analisi sul campo

Il progetto Pollicino, dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Economy, ha come obiettivo proprio l’analisi della mobilità urbana tramite un’app di tracking. Questo strumento traccia la posizione e gli spostamenti di un gruppo “campione” di persone, superando le limitazioni delle indagini tradizionali basate su interviste o questionari. Il rapporto “Pollicino: i cittadini raccontano come si muove una città” fornisce dati dettagliati raccolti nella città di Bologna.

I mezzi di trasporto preferiti

Dal rapporto emerge che l’auto è il mezzo di trasporto più utilizzato, sia per numero di spostamenti (35%) sia per chilometri percorsi (59%). Tuttavia, gli italiani optano anche per una camminata (30%) e, per le tratte lunghe, preferiscono il treno (16%). Questo suggerisce che per distanze brevi si scelgano mezzi come piedi, bicicletta e autobus, mentre per distanze lunghe si ricorra all’auto o al treno.

I motivi degli spostamenti

Gli spostamenti per lavoro vedono una prevalenza dell’uso dell’autobus urbano (20,5%), mentre nel tempo libero, il 49,1% degli italiani preferisce camminare. Per acquisti e affari personali, l’auto privata rimane il mezzo più utilizzato, rispettivamente con il 40,9% e il 37,2% delle preferenze. Nonostante ciò, resta significativo l’uso di modalità attive come camminare e andare in bicicletta .

Confronto tra sharing mobility e utenti “classici”

Il rapporto mostra che gli utenti della sharing mobility tendono a usare più frequentemente l’autobus e i mezzi in condivisione come il bike sharing e il car sharing, mentre utilizzano poco l’auto privata. Al contrario, chi non utilizza la sharing mobility fa un uso doppio dell’auto privata e ricorre più spesso alla propria bicicletta. In entrambi i gruppi, camminare è una scelta comune (35% per gli utenti della sharing mobility, 30% per i non utenti).

Differenze fra le generazioni

L’analisi generazionale rivela che i “Baby boomers” e la generazione “Post war” preferiscono l’auto (74% e tra 54% e 58%). Invece, tra i giovani della “Gen Z” e dei “Millennials”, la mobilità è più sostenibile e condivisa, con l’80% e il 70% degli spostamenti rispettivamente. Anche la “Gen X” mostra una preferenza per soluzioni sostenibili, con poco più del 50% di spostamenti attivi e condivisi.

Conclusioni

Il progetto Pollicino evidenzia un’evoluzione nella mobilità italiana, trainata dalle nuove generazioni e dalla sharing mobility. Le auto private lasciano spazio a mezzi ecologici e condivisi, migliorando la qualità dell’aria e la vivibilità delle città, delineando un futuro più sostenibile e connesso.

Smart City in Italia: il mercato svetta oltre 1 miliardo di euro

Il 2023 è stato un anno di svolta nel mondo delle Smart City in Italia, con un risultato storico: il mercato ha raggiunto il miliardo di euro, registrando un aumento dell’11% rispetto al 2022. Tuttavia, questa crescita è stata meno marcata rispetto agli anni precedenti (+23% nel 2022). La ragione di questo rallentamento si deve soprattutto alle priorità imposte dal PNRR e dalle incertezze sui finanziamenti destinati ai comuni. Al contrario, altre regioni del mondo hanno registrato una crescita più rapida nel settore: +21,9% in Europa, +20% negli Stati Uniti e +20,6% in Asia.

Cresce il numero di comuni con progetti dedicati

Nel 2023, è aumentato il numero di comuni che hanno avviato progetti legati alle Smart City (12% rispetto al 10% del 2022). Gli investimenti pubblici nel settore hanno visto il 23% del valore di mercato legato all’illuminazione pubblica e il 21% alla Smart Mobility, seguiti da Smart Metering e Smart Grid. Tuttavia, rimangono ostacoli significativi allo sviluppo di queste tecnologie, tra cui la carenza di personale qualificato (52%), la mancanza di risorse finanziarie (48%) e di competenze interne ai comuni (47%).

Nonostante le sfide, i comuni che hanno portato avanti progetti Smart City hanno registrato benefici in linea o superiori alle aspettative (78%), e l’86% ha intenzione di avviare progetti nei prossimi tre anni.

Sostenibili, inclusive, innovative ed efficienti 

Le città Smart sono percepite come più sostenibili, inclusive, innovative ed efficienti dai loro abitanti. Milano è considerata la città più smart d’Italia, seguita da Bolzano e Trento, secondo l’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano.

Tuttavia, il mercato italiano delle Smart City ha subito un rallentamento legato al PNRR, che ha limitato le risorse per lo sviluppo di progetti ad alto livello di “smartness”. A differenza di altre principali economie mondiali, l’Italia non ha ancora adottato una strategia sulle Smart City.

Servirà anche l’IA

Il futuro delle città smart passerà attraverso la collaborazione tra comuni per creare un ecosistema intelligente più ampio e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, le sfide rimangono, soprattutto la mancanza di figure tecniche qualificate nei comuni.

I cittadini italiani sono sempre più consapevoli del concetto di Smart City, anche se in modo superficiale. Milano è percepita come la città più smart, ma la percezione dei cittadini non sempre riflette le principali iniziative realizzate dai comuni. La sicurezza urbana è una priorità per i cittadini, seguita dalla sostenibilità e dalle energie rinnovabili.

Come far valere la garanzia se si perde lo scontrino? 

A quanto pare, l’unico scenario possibile non è recarsi in negozio e implorare il venditore. Può infatti capitare di comprare un prodotto difettoso, voler far valere la garanzia, ma rendersi conto che lo scontrino è scolorito o addirittura perso.
Ma per esercitare il diritto di garanzia nei confronti del venditore, il Codice del consumo (articolo 128 e seguenti) considera sufficiente dimostrare di aver acquistato il prodotto presso il rivenditore a cui il consumatore si rivolge. Non oltre, però, due anni dalla consegna del prodotto, o un anno per acquisti con fattura.

Insomma, parola dell’Unione nazionale consumatori: il Codice del consumo non fa espresso riferimento all’esibizione dello scontrino come requisito necessario per l’esercizio del diritto di garanzia, ma richiede semplicemente di dimostrare la data dell’acquisto.

Vale anche la testimonianza di chi era presente all’acquisto

La giurisprudenza afferma che il consumatore, per dimostrare l’acquisto, possa utilizzare anche mezzi probatori documentali o orali che consentano di dimostrare che il bene sia stato acquistato presso il rivenditore e in data certa.
Si possono utilizzare le ricevute di bancomat o carta di credito, la testimonianza di una persona presente al momento dell’acquisto, il libretto di garanzia firmato dal venditore, la registrazione dell’acquisto sulla carta fedeltà.

Insomma, non c’è scusa che tenga: il rifiuto verbale dell’addetto alle vendite, la presenza di una clausola contenuta nel contratto d’acquisto o nelle condizioni di vendita limitativa dell’esercizio del diritto di garanzia, l’esibizione di un cartello in negozio che obbliga a presentare lo scontrino e altre situazioni simili non hanno alcun valore.

Non è necessario, ma resta la prova di acquisto più comoda

Chiarito che lo scontrino non è necessario per ottenere la garanzia e che quindi, anche se mancante o scolorito, non condiziona l’esercizio del diritto, bisogna però anche riconoscere che è la più comoda prova d’acquisto da fornire al commerciante.

Lo scontrino, infatti, è il documento fiscale che viene rilasciato dal venditore al momento dell’acquisto e contiene una serie elementi utili ad attestare in maniera immediata l’effettuazione di una spesa (con tutti gli elementi temporali della transazione, i riferimenti dell’esercente, il numero seriale, il codice prodotto). Per questo è utile organizzarsi per conservarlo seguendo semplici regole.

I trucchi per “ravvivare” il colore

In via precauzionale, riporta Adnkronos, si consiglia sempre di fotografare, fotocopiare o scannerizzare lo scontrino in modo che sia conservato anche su un supporto digitale. Queste soluzioni sono utili perché lo scontrino è generalmente stampato su carta termica che tende a scolorire in breve tempo.

Si possono inoltre utilizzare applicazioni ad hoc per la sua archiviazione (meno consigliabile è affidarsi a servizi offerti a pagamento da molte catene per la sua conservazione). Nel caso in cui sia oramai scolorito, esistono anche alcuni tutorial per far ravvivare il colore, a volte basta anche un ferro da stiro.

Viaggi di piacere e di lavoro: cosa influenza le scelte?

La quarta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours analizza l’evoluzione dei comportamenti, delle tendenze e delle aspettative dei viaggiatori italiani ed europei per motivi di vacanza e lavoro. Quest’anno, sono state coinvolte oltre 5.000 persone residenti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, utilizzando anche test psicologici impliciti per comprendere le motivazioni inconsce che influenzano le scelte di viaggio.

L’Italia si conferma tra le mete più desiderate

L’edizione attuale conferma un aumento delle intenzioni di viaggio per l’anno in corso, con l’Italia al secondo posto, dopo la Spagna, come meta più desiderata per i viaggiatori europei. Il 90% degli intervistati ha in programma almeno un viaggio per vacanza, mentre i viaggi per lavoro stanno riprendendo con un aumento dell’8% e il ritorno ai livelli pre-pandemici.

I voli aerei… decollano

Nel 2023, sono aumentati i viaggi con tutti i mezzi di trasporto, con una crescita particolare nei viaggi in aereo (dal 54% al 62%) e in treno (dal 38% al 47%). Tuttavia, il 65% è cauto riguardo all’aumento dei costi, pur mantenendo un forte interesse nei viaggi.

Cresce anche il desiderio di unire vacanza e lavoro nello stesso viaggio, superando il 50% rispetto all’anno precedente. L’impatto ambientale assume un ruolo centrale nella scelta dei mezzi di trasporto, ma l’offerta di viaggi eco-sostenibili non soddisfa pienamente le esigenze dei viaggiatori.

L’IA entra nella pianificazione del viaggio

C’è un forte interesse nell’utilizzo dell’IA nella pianificazione dei viaggi, e le intenzioni della Generazione Z anticipano i trend futuri, offrendo indicazioni su come si evolveranno i viaggi e sui profili dei futuri viaggiatori.

Il 96% degli italiani prevede almeno un viaggio nel 2024, con il treno come mezzo preferito per i viaggi di lavoro (57%). 

Gli italiani amano l’Italia

Gli italiani sono più propensi a viaggiare nel proprio paese per vacanza, e la Spagna è la meta estera preferita. Il comfort è un fattore essenziale nelle scelte, e c’è un crescente interesse nel combinare vacanza e lavoro nello stesso viaggio.

Le modalità preferite per combinare lavoro e vacanza includono Bleisure, Workation, Digital nomadism e Team bonding, con un forte interesse soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z.

La sostenibilità sul web: cosa cercano gli italiani?

Gli italiani stanno dimostrando sempre più interesse per la sostenibilità, ma quali sono le ricerche più frequenti su tale tema? A rispondere a questa domanda è l’Osservatorio Karma Metrix, che ha condotto un’analisi delle ricerche effettuate su Google nel corso del 2023 riguardanti proprio la sostenibilità. L’attenzione rimane concentrata sulla sostenibilità ambientale, ma l’analisi evidenzia un crescente interesse degli italiani anche per le questioni sociali e strategiche legate alla sostenibilità.

“Inquinamento” è la categoria più ricercata

Le categorie di ricerca più popolari includono “inquinamento”, con quasi 700.000 ricerche al mese, anche se si registra un calo rispetto all’anno precedente. Questo potrebbe indicare una maggiore consapevolezza del problema e un passaggio all’azione. Segue la categoria “sostenibilità e sviluppo sostenibile”, con quasi 660.000 ricerche al mese, evidenziando un aumento del 66,3% rispetto al 2021. Anche la categoria “mobilità” è significativa, con un totale di 244.700 ricerche al mese, trainata da termini come “monopattino elettrico”, “scooter elettrico” e “auto elettrica”.

Tesla e cambiamento climatico le parole più googlate

Tra le parole chiave più cercate spicca “Tesla”, con 368.000 ricerche al mese, seguita da “cambiamento climatico” e “inondazioni”, quest’ultima registrando un aumento dell’800% rispetto all’anno precedente. Altri termini popolari includono “Agenda 2030” e “Cop 28”, riflettendo l’attenzione degli italiani verso le decisioni che influenzano il futuro del pianeta. Inoltre, si osserva un aumento delle ricerche legate alle certificazioni ISO, con la “Iso 9001” in testa alla lista, indicando una crescente consapevolezza delle aziende italiane sull’importanza di adottare sistemi di gestione sostenibili.

Il tema ambiente registra un +17% di ricerche rispetto a un anno fa

Complessivamente, le ricerche sulla sostenibilità hanno registrato un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Sebbene ci sia stato un calo nelle ricerche riguardanti l'”inquinamento” e il “cambiamento climatico”, ciò potrebbe riflettere una maggiore maturità e consapevolezza sul tema, con le persone che ora cercano informazioni più specifiche.

L’effetto “cronaca”

Da evidenziare come la cronaca incida sulla percezione dei cittadini. Infatti, nonostante il calo delle ricerche alla voce “inquinamento” e “climate change”, la terza parola chiave più cercata nell’ambito della sostenibilità è stata “inondazione”, che ha raccolto il 13,5% del traffico di ricerca tematica passando da 1.900 ricerche mensili del 2022 alle 165.000 dello scorso anno. Impossibile non pensare alle numerose inondazioni che hanno colpito la penisola durante lo scorso anno, in particolare quelle emiliane. Non a caso, parole come “Alluvione Emilia Romagna” e “Alluvione Emilia” sono passate a 27.100 e 18.100 ricerche mensili. Entrambe erano a zero solo un anno prima.

Formazione e cybersecurity: le aziende investono più di 100mila dollari all’anno

Emerge dalla ricerca di Kaspersky dal titolo The portrait of the modern Information Security Professional: oltre il 70% delle aziende ogni anno spende oltre 100.000 dollari per la garantire l’aggiornamento dei propri dipendenti nel campo della cybersecurity.

Secondo la ricerca, le aziende per l’aggiornamento dei propri team di cybersecurity investono in modo significativo. In particolare, il 43% spende abitualmente tra i 100.000 e i 200.000 dollari all’anno, il 31% addirittura più di 200.000 dollari, mentre il restante 26% investe abitualmente meno di 100.000 dollari.
Le aziende, tuttavia, nel mercato della formazione evidenziano anche la mancanza di corsi mirati a coprire nuove aree di interesse, e dichiarano che i training non sempre portano i risultati attesi.

In Europa il 42% dei professionisti ritiene i corsi carenti 

La ricerca esamina anche il problema della carenza di personale a livello globale nel campo della cybersecurity, analizzando le motivazioni e identificando i metodi di valutazione e aggiornamento della workforce aziendale dedicata alla sicurezza IT.

Di fatto, il 39% dei professionisti della cybersecurity (un dato che sale al 42% in Europa) ritiene che la formazione aziendale non sia sufficiente. Per essere competitivi sul mercato e aggiornare le conoscenze e le competenze, i professionisti sono infatti disposti a frequentare ulteriori corsi di formazione a proprie spese. Tuttavia, osservano che il mercato della formazione fatica a stare al passo con un settore in rapida evoluzione e non riesce a fornire in tempo i programmi di aggiornamento necessari.

L’attività formativa è poco aggiornata?

La ricerca mostra che la scarsità di corsi che coprono nuovi ambiti di interesse (49%) è il problema principale per chi cerca una formazione sulla cybersecurity.

Il 47% degli intervistati afferma poi che i tirocinanti tendono a dimenticare quanto appreso perché non hanno avuto la possibilità di applicare le conoscenze appena acquisite, quindi per loro i corsi si sono rivelati inefficaci.
E per il 45% degli operatori risulta complicato richiedere prerequisiti formativi specializzati, come la codifica e la programmazione avanzata, che non sono stati specificati durante la fase di pre-registrazione.

“Meglio puntare sullo sviluppo di specialisti interni“

“Con un panorama di minacce in costante evoluzione, le aziende dovrebbero migliorare continuamente le competenze del proprio personale responsabile della cybersecurity per essere preparate ad affrontare sofisticati attacchi informatici – commenta Veniamin Levtsov, VP, Center of Corporate Business Expertise di Kaspersky -. Lo sviluppo di specialisti di alto profilo all’interno dell’azienda e la creazione di competenze interne possono essere una strategia efficace per le organizzazioni che vogliono fidelizzare i propri dipendenti e permettergli di crescere professionalmente, invece di andare costantemente alla ricerca di nuovi candidati e verificare il loro background professionale e le competenze pratiche”.