Come si spostano gli italiani in città? 

La mobilità urbana è un tema cruciale per amministrazioni e cittadini. Migliorarla richiede una comprensione approfondita delle abitudini di movimento degli italiani: quali mezzi utilizzano e quali tratte percorrono.

Progetto Pollicino: un’analisi sul campo

Il progetto Pollicino, dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Economy, ha come obiettivo proprio l’analisi della mobilità urbana tramite un’app di tracking. Questo strumento traccia la posizione e gli spostamenti di un gruppo “campione” di persone, superando le limitazioni delle indagini tradizionali basate su interviste o questionari. Il rapporto “Pollicino: i cittadini raccontano come si muove una città” fornisce dati dettagliati raccolti nella città di Bologna.

I mezzi di trasporto preferiti

Dal rapporto emerge che l’auto è il mezzo di trasporto più utilizzato, sia per numero di spostamenti (35%) sia per chilometri percorsi (59%). Tuttavia, gli italiani optano anche per una camminata (30%) e, per le tratte lunghe, preferiscono il treno (16%). Questo suggerisce che per distanze brevi si scelgano mezzi come piedi, bicicletta e autobus, mentre per distanze lunghe si ricorra all’auto o al treno.

I motivi degli spostamenti

Gli spostamenti per lavoro vedono una prevalenza dell’uso dell’autobus urbano (20,5%), mentre nel tempo libero, il 49,1% degli italiani preferisce camminare. Per acquisti e affari personali, l’auto privata rimane il mezzo più utilizzato, rispettivamente con il 40,9% e il 37,2% delle preferenze. Nonostante ciò, resta significativo l’uso di modalità attive come camminare e andare in bicicletta .

Confronto tra sharing mobility e utenti “classici”

Il rapporto mostra che gli utenti della sharing mobility tendono a usare più frequentemente l’autobus e i mezzi in condivisione come il bike sharing e il car sharing, mentre utilizzano poco l’auto privata. Al contrario, chi non utilizza la sharing mobility fa un uso doppio dell’auto privata e ricorre più spesso alla propria bicicletta. In entrambi i gruppi, camminare è una scelta comune (35% per gli utenti della sharing mobility, 30% per i non utenti).

Differenze fra le generazioni

L’analisi generazionale rivela che i “Baby boomers” e la generazione “Post war” preferiscono l’auto (74% e tra 54% e 58%). Invece, tra i giovani della “Gen Z” e dei “Millennials”, la mobilità è più sostenibile e condivisa, con l’80% e il 70% degli spostamenti rispettivamente. Anche la “Gen X” mostra una preferenza per soluzioni sostenibili, con poco più del 50% di spostamenti attivi e condivisi.

Conclusioni

Il progetto Pollicino evidenzia un’evoluzione nella mobilità italiana, trainata dalle nuove generazioni e dalla sharing mobility. Le auto private lasciano spazio a mezzi ecologici e condivisi, migliorando la qualità dell’aria e la vivibilità delle città, delineando un futuro più sostenibile e connesso.

Smart City in Italia: il mercato svetta oltre 1 miliardo di euro

Il 2023 è stato un anno di svolta nel mondo delle Smart City in Italia, con un risultato storico: il mercato ha raggiunto il miliardo di euro, registrando un aumento dell’11% rispetto al 2022. Tuttavia, questa crescita è stata meno marcata rispetto agli anni precedenti (+23% nel 2022). La ragione di questo rallentamento si deve soprattutto alle priorità imposte dal PNRR e dalle incertezze sui finanziamenti destinati ai comuni. Al contrario, altre regioni del mondo hanno registrato una crescita più rapida nel settore: +21,9% in Europa, +20% negli Stati Uniti e +20,6% in Asia.

Cresce il numero di comuni con progetti dedicati

Nel 2023, è aumentato il numero di comuni che hanno avviato progetti legati alle Smart City (12% rispetto al 10% del 2022). Gli investimenti pubblici nel settore hanno visto il 23% del valore di mercato legato all’illuminazione pubblica e il 21% alla Smart Mobility, seguiti da Smart Metering e Smart Grid. Tuttavia, rimangono ostacoli significativi allo sviluppo di queste tecnologie, tra cui la carenza di personale qualificato (52%), la mancanza di risorse finanziarie (48%) e di competenze interne ai comuni (47%).

Nonostante le sfide, i comuni che hanno portato avanti progetti Smart City hanno registrato benefici in linea o superiori alle aspettative (78%), e l’86% ha intenzione di avviare progetti nei prossimi tre anni.

Sostenibili, inclusive, innovative ed efficienti 

Le città Smart sono percepite come più sostenibili, inclusive, innovative ed efficienti dai loro abitanti. Milano è considerata la città più smart d’Italia, seguita da Bolzano e Trento, secondo l’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano.

Tuttavia, il mercato italiano delle Smart City ha subito un rallentamento legato al PNRR, che ha limitato le risorse per lo sviluppo di progetti ad alto livello di “smartness”. A differenza di altre principali economie mondiali, l’Italia non ha ancora adottato una strategia sulle Smart City.

Servirà anche l’IA

Il futuro delle città smart passerà attraverso la collaborazione tra comuni per creare un ecosistema intelligente più ampio e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, le sfide rimangono, soprattutto la mancanza di figure tecniche qualificate nei comuni.

I cittadini italiani sono sempre più consapevoli del concetto di Smart City, anche se in modo superficiale. Milano è percepita come la città più smart, ma la percezione dei cittadini non sempre riflette le principali iniziative realizzate dai comuni. La sicurezza urbana è una priorità per i cittadini, seguita dalla sostenibilità e dalle energie rinnovabili.

Come far valere la garanzia se si perde lo scontrino? 

A quanto pare, l’unico scenario possibile non è recarsi in negozio e implorare il venditore. Può infatti capitare di comprare un prodotto difettoso, voler far valere la garanzia, ma rendersi conto che lo scontrino è scolorito o addirittura perso.
Ma per esercitare il diritto di garanzia nei confronti del venditore, il Codice del consumo (articolo 128 e seguenti) considera sufficiente dimostrare di aver acquistato il prodotto presso il rivenditore a cui il consumatore si rivolge. Non oltre, però, due anni dalla consegna del prodotto, o un anno per acquisti con fattura.

Insomma, parola dell’Unione nazionale consumatori: il Codice del consumo non fa espresso riferimento all’esibizione dello scontrino come requisito necessario per l’esercizio del diritto di garanzia, ma richiede semplicemente di dimostrare la data dell’acquisto.

Vale anche la testimonianza di chi era presente all’acquisto

La giurisprudenza afferma che il consumatore, per dimostrare l’acquisto, possa utilizzare anche mezzi probatori documentali o orali che consentano di dimostrare che il bene sia stato acquistato presso il rivenditore e in data certa.
Si possono utilizzare le ricevute di bancomat o carta di credito, la testimonianza di una persona presente al momento dell’acquisto, il libretto di garanzia firmato dal venditore, la registrazione dell’acquisto sulla carta fedeltà.

Insomma, non c’è scusa che tenga: il rifiuto verbale dell’addetto alle vendite, la presenza di una clausola contenuta nel contratto d’acquisto o nelle condizioni di vendita limitativa dell’esercizio del diritto di garanzia, l’esibizione di un cartello in negozio che obbliga a presentare lo scontrino e altre situazioni simili non hanno alcun valore.

Non è necessario, ma resta la prova di acquisto più comoda

Chiarito che lo scontrino non è necessario per ottenere la garanzia e che quindi, anche se mancante o scolorito, non condiziona l’esercizio del diritto, bisogna però anche riconoscere che è la più comoda prova d’acquisto da fornire al commerciante.

Lo scontrino, infatti, è il documento fiscale che viene rilasciato dal venditore al momento dell’acquisto e contiene una serie elementi utili ad attestare in maniera immediata l’effettuazione di una spesa (con tutti gli elementi temporali della transazione, i riferimenti dell’esercente, il numero seriale, il codice prodotto). Per questo è utile organizzarsi per conservarlo seguendo semplici regole.

I trucchi per “ravvivare” il colore

In via precauzionale, riporta Adnkronos, si consiglia sempre di fotografare, fotocopiare o scannerizzare lo scontrino in modo che sia conservato anche su un supporto digitale. Queste soluzioni sono utili perché lo scontrino è generalmente stampato su carta termica che tende a scolorire in breve tempo.

Si possono inoltre utilizzare applicazioni ad hoc per la sua archiviazione (meno consigliabile è affidarsi a servizi offerti a pagamento da molte catene per la sua conservazione). Nel caso in cui sia oramai scolorito, esistono anche alcuni tutorial per far ravvivare il colore, a volte basta anche un ferro da stiro.

Viaggi di piacere e di lavoro: cosa influenza le scelte?

La quarta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours analizza l’evoluzione dei comportamenti, delle tendenze e delle aspettative dei viaggiatori italiani ed europei per motivi di vacanza e lavoro. Quest’anno, sono state coinvolte oltre 5.000 persone residenti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, utilizzando anche test psicologici impliciti per comprendere le motivazioni inconsce che influenzano le scelte di viaggio.

L’Italia si conferma tra le mete più desiderate

L’edizione attuale conferma un aumento delle intenzioni di viaggio per l’anno in corso, con l’Italia al secondo posto, dopo la Spagna, come meta più desiderata per i viaggiatori europei. Il 90% degli intervistati ha in programma almeno un viaggio per vacanza, mentre i viaggi per lavoro stanno riprendendo con un aumento dell’8% e il ritorno ai livelli pre-pandemici.

I voli aerei… decollano

Nel 2023, sono aumentati i viaggi con tutti i mezzi di trasporto, con una crescita particolare nei viaggi in aereo (dal 54% al 62%) e in treno (dal 38% al 47%). Tuttavia, il 65% è cauto riguardo all’aumento dei costi, pur mantenendo un forte interesse nei viaggi.

Cresce anche il desiderio di unire vacanza e lavoro nello stesso viaggio, superando il 50% rispetto all’anno precedente. L’impatto ambientale assume un ruolo centrale nella scelta dei mezzi di trasporto, ma l’offerta di viaggi eco-sostenibili non soddisfa pienamente le esigenze dei viaggiatori.

L’IA entra nella pianificazione del viaggio

C’è un forte interesse nell’utilizzo dell’IA nella pianificazione dei viaggi, e le intenzioni della Generazione Z anticipano i trend futuri, offrendo indicazioni su come si evolveranno i viaggi e sui profili dei futuri viaggiatori.

Il 96% degli italiani prevede almeno un viaggio nel 2024, con il treno come mezzo preferito per i viaggi di lavoro (57%). 

Gli italiani amano l’Italia

Gli italiani sono più propensi a viaggiare nel proprio paese per vacanza, e la Spagna è la meta estera preferita. Il comfort è un fattore essenziale nelle scelte, e c’è un crescente interesse nel combinare vacanza e lavoro nello stesso viaggio.

Le modalità preferite per combinare lavoro e vacanza includono Bleisure, Workation, Digital nomadism e Team bonding, con un forte interesse soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z.

La sostenibilità sul web: cosa cercano gli italiani?

Gli italiani stanno dimostrando sempre più interesse per la sostenibilità, ma quali sono le ricerche più frequenti su tale tema? A rispondere a questa domanda è l’Osservatorio Karma Metrix, che ha condotto un’analisi delle ricerche effettuate su Google nel corso del 2023 riguardanti proprio la sostenibilità. L’attenzione rimane concentrata sulla sostenibilità ambientale, ma l’analisi evidenzia un crescente interesse degli italiani anche per le questioni sociali e strategiche legate alla sostenibilità.

“Inquinamento” è la categoria più ricercata

Le categorie di ricerca più popolari includono “inquinamento”, con quasi 700.000 ricerche al mese, anche se si registra un calo rispetto all’anno precedente. Questo potrebbe indicare una maggiore consapevolezza del problema e un passaggio all’azione. Segue la categoria “sostenibilità e sviluppo sostenibile”, con quasi 660.000 ricerche al mese, evidenziando un aumento del 66,3% rispetto al 2021. Anche la categoria “mobilità” è significativa, con un totale di 244.700 ricerche al mese, trainata da termini come “monopattino elettrico”, “scooter elettrico” e “auto elettrica”.

Tesla e cambiamento climatico le parole più googlate

Tra le parole chiave più cercate spicca “Tesla”, con 368.000 ricerche al mese, seguita da “cambiamento climatico” e “inondazioni”, quest’ultima registrando un aumento dell’800% rispetto all’anno precedente. Altri termini popolari includono “Agenda 2030” e “Cop 28”, riflettendo l’attenzione degli italiani verso le decisioni che influenzano il futuro del pianeta. Inoltre, si osserva un aumento delle ricerche legate alle certificazioni ISO, con la “Iso 9001” in testa alla lista, indicando una crescente consapevolezza delle aziende italiane sull’importanza di adottare sistemi di gestione sostenibili.

Il tema ambiente registra un +17% di ricerche rispetto a un anno fa

Complessivamente, le ricerche sulla sostenibilità hanno registrato un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Sebbene ci sia stato un calo nelle ricerche riguardanti l'”inquinamento” e il “cambiamento climatico”, ciò potrebbe riflettere una maggiore maturità e consapevolezza sul tema, con le persone che ora cercano informazioni più specifiche.

L’effetto “cronaca”

Da evidenziare come la cronaca incida sulla percezione dei cittadini. Infatti, nonostante il calo delle ricerche alla voce “inquinamento” e “climate change”, la terza parola chiave più cercata nell’ambito della sostenibilità è stata “inondazione”, che ha raccolto il 13,5% del traffico di ricerca tematica passando da 1.900 ricerche mensili del 2022 alle 165.000 dello scorso anno. Impossibile non pensare alle numerose inondazioni che hanno colpito la penisola durante lo scorso anno, in particolare quelle emiliane. Non a caso, parole come “Alluvione Emilia Romagna” e “Alluvione Emilia” sono passate a 27.100 e 18.100 ricerche mensili. Entrambe erano a zero solo un anno prima.

Formazione e cybersecurity: le aziende investono più di 100mila dollari all’anno

Emerge dalla ricerca di Kaspersky dal titolo The portrait of the modern Information Security Professional: oltre il 70% delle aziende ogni anno spende oltre 100.000 dollari per la garantire l’aggiornamento dei propri dipendenti nel campo della cybersecurity.

Secondo la ricerca, le aziende per l’aggiornamento dei propri team di cybersecurity investono in modo significativo. In particolare, il 43% spende abitualmente tra i 100.000 e i 200.000 dollari all’anno, il 31% addirittura più di 200.000 dollari, mentre il restante 26% investe abitualmente meno di 100.000 dollari.
Le aziende, tuttavia, nel mercato della formazione evidenziano anche la mancanza di corsi mirati a coprire nuove aree di interesse, e dichiarano che i training non sempre portano i risultati attesi.

In Europa il 42% dei professionisti ritiene i corsi carenti 

La ricerca esamina anche il problema della carenza di personale a livello globale nel campo della cybersecurity, analizzando le motivazioni e identificando i metodi di valutazione e aggiornamento della workforce aziendale dedicata alla sicurezza IT.

Di fatto, il 39% dei professionisti della cybersecurity (un dato che sale al 42% in Europa) ritiene che la formazione aziendale non sia sufficiente. Per essere competitivi sul mercato e aggiornare le conoscenze e le competenze, i professionisti sono infatti disposti a frequentare ulteriori corsi di formazione a proprie spese. Tuttavia, osservano che il mercato della formazione fatica a stare al passo con un settore in rapida evoluzione e non riesce a fornire in tempo i programmi di aggiornamento necessari.

L’attività formativa è poco aggiornata?

La ricerca mostra che la scarsità di corsi che coprono nuovi ambiti di interesse (49%) è il problema principale per chi cerca una formazione sulla cybersecurity.

Il 47% degli intervistati afferma poi che i tirocinanti tendono a dimenticare quanto appreso perché non hanno avuto la possibilità di applicare le conoscenze appena acquisite, quindi per loro i corsi si sono rivelati inefficaci.
E per il 45% degli operatori risulta complicato richiedere prerequisiti formativi specializzati, come la codifica e la programmazione avanzata, che non sono stati specificati durante la fase di pre-registrazione.

“Meglio puntare sullo sviluppo di specialisti interni“

“Con un panorama di minacce in costante evoluzione, le aziende dovrebbero migliorare continuamente le competenze del proprio personale responsabile della cybersecurity per essere preparate ad affrontare sofisticati attacchi informatici – commenta Veniamin Levtsov, VP, Center of Corporate Business Expertise di Kaspersky -. Lo sviluppo di specialisti di alto profilo all’interno dell’azienda e la creazione di competenze interne possono essere una strategia efficace per le organizzazioni che vogliono fidelizzare i propri dipendenti e permettergli di crescere professionalmente, invece di andare costantemente alla ricerca di nuovi candidati e verificare il loro background professionale e le competenze pratiche”.

Lavoro: cercasi da 3,1 a 3,6 milioni di occupati entro il 2028

Nello scenario più positivo, in Lombardia, con un fabbisogno atteso pari a 669mila unità, si concentrerà oltre il 18% dell’intera domanda nazionale di lavoratori tra il 2024 e il 2028, nel Lazio il 9,8% (356mila unità), in Campania l’8,8% (320mila), in Emilia-Romagna l’8,4% (306mila) e in Veneto l’8,3% (302mila). 
Di fatto, tra il 2024 e il 2028 il mercato del lavoro italiano potrebbe esprimere un fabbisogno compreso tra 3,1 e 3,6 milioni di occupati.

Sulle previsioni inciderà l’effettivo impatto delle risorse stanziate con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Emerge dal report sulle Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine, elaborato nell’ambito del Sistema informativo Excelsior e realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro. 

Gran parte del fabbisogno determinato dai lavoratori in uscita

Le necessità di sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro determineranno la gran parte del fabbisogno (2,9 milioni di unità nel quinquennio), pari a una quota dell’80% nello scenario positivo e del 92% in quello negativo.

Nel 2024-2028, per l’insieme dei settori privati e pubblici, circa il 41% del fabbisogno complessivo interesserà dirigenti, specialisti e tecnici (tra 1,3-1,5 milioni), mentre le professioni commerciali e dei servizi assorbiranno il 19% del fabbisogno totale, gli impiegati il 15%, gli operai specializzati l’11% e i conduttori di impianti il 6%.
Rispetto all’attuale struttura professionale saranno perciò destinate a crescere le professioni specialistiche e tecniche, ma anche quelle impiegatizie, mentre continueranno a diminuire operai specializzati e conduttori di impianti.

Le professioni richieste nel terziario

Circa il 38% del fabbisogno occupazionale del quinquennio riguarderà professioni con una formazione terziaria (laurea, diploma ITS Academy o AFAM), il 4% profili con diploma liceale e il 46% personale in possesso di formazione secondaria di secondo grado tecnico-professionale.
In particolare, nell’istruzione terziaria sarà elevato il fabbisogno di personale con titolo in ambito STEM, che determinerà un significativo mismatch rispetto alla presenza di giovani in possesso di questo tipo di formazione.

Per l’insieme dei percorsi STEM potrebbero mancare, infatti, ogni anno tra 8mila e 17mila giovani.
Per quanto riguarda gli altri indirizzi, è attesa una carenza di offerta per insegnamento e formazione (mancheranno tra 9mila-12mila giovani), economico-statistico (5-11mila) e medico-sanitario (circa 7mila).

Green e digitale: più competenze richieste e nuove figure professionali

Anche per la formazione secondaria di tipo tecnico-professionale è prevista una carenza di offerta, che riguarderà sia i percorsi quinquennali (mancheranno tra 13mila-42mila giovani all’anno) sia quelli di Istruzione e Formazione Professionale. 

I macro trend delle transizioni green e digitale incideranno sulla domanda di personale, portando sia all’innalzamento delle competenze verdi e digitali richieste sia alla nascita di nuove figure professionali.
Si stima che tra il 2024 e il 2028 il possesso di competenze green verrà richiesto con importanza almeno intermedia a oltre 2,3 milioni di lavoratori (quasi i due terzi del fabbisogno del quinquennio) e le competenze digitali a 2,1 milioni, oltre il 58% del fabbisogno totale.

Il vino italiano negli Usa? Amatissimo, però…

Gli Stati Uniti mantengono anche nel 2023 il primato mondiale nei consumi assoluti di vino, superando i 30 milioni di ettolitri, sebbene con una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti. Il Paese conferma anche la sua posizione di primo importatore al mondo, con un valore di acquisti di vino dall’estero che supera i 6 miliardi di euro, nonostante una riduzione dell’11% rispetto all’anno precedente. Questa è la fotografia delineata dal Report di Nomisma Wine Monitor, l’Osservatorio dedicato al mercato del vino, che si concentra sul Nord America, analizzando le performance del vino italiano negli Stati Uniti e in Canada.

Francia primo partner commerciale degli States

La Francia rimane il principale partner commerciale degli Stati Uniti, con oltre il 37% della quota di mercato, seguita dall’Italia, che, nel 2023, vede una diminuzione delle esportazioni al di sotto dei 2 miliardi di euro (-11,4% rispetto al 2022), mantenendo comunque una quota di mercato superiore al 30%.

Tutti i primi 5 Paesi partner commerciali degli USA registrano una diminuzione del valore delle esportazioni, ma Francia e Italia consolidano le prime due posizioni in termini di quote di mercato. Le importazioni di vino imbottigliato negli USA diminuiscono sia a valore che a volume, con Francia e Italia che si spartiscono quasi equamente i due terzi della quota di mercato.

Lo bollicine italiane piacciono sempre

La categoria “Sparkling” registra contrazioni sia a volume che a valore, ma l’Italia si posiziona come il meno penalizzato tra i top 5 partner degli Stati Uniti, consolidando il secondo posto con il 36,4% della quota di mercato, dietro alla Francia. In Canada, il segmento “Sparkling” non riesce a confermare gli incrementi registrati nel 2022, con riduzioni nelle importazioni sia a valore che a volume.

Nel 2023, le importazioni di Grandi Formati negli USA mantengono il loro valore (+2,4%), e lo stesso accade in Canada con un aumento del 8,2% nell’import a volume di vino in contenitori da 2 a 10 litri.
Per quanto riguarda il vino sfuso, negli USA si registrano forti cali sia a valore che a volume, con l’Italia che migliora leggermente raggiungendo una quota di mercato del 6%. In Canada, le importazioni di vino sfuso diminuiscono a valore, ma rimangono stabili nei volumi, con l’Italia che perde terreno.

Il Prosecco campione di esportazioni

Le esportazioni di vini DOP italiani negli USA subiscono una flessione del 4,8% a valore e del 10% a volume nel 2023. Nonostante ciò, il Prosecco rimane il primo vino italiano esportato. Le esportazioni dei vini DOP in Canada registrano una contrazione sia a valore che a volume, con una notevole riduzione dei rossi Veneti. I rossi DOP della Toscana rimangono i più venduti in Canada, seguiti dal Prosecco.

Acquisti on line: gli italiani si fidano delle recensioni o degli influencer?

Quali sono i consigli più seguiti dagli italiani quando devono effettuare acquisti on line? Si affidano alle parole dei loro omologhi, affidandosi quindi alle recensioni lasciate sul web, oppure danno retta alle dritte degli influencer? A sorpresa, si scopre che i nostri connazionali preferiscono seguire le recensioni – specie quelle negative – mentre mostrano un certo scetticismo nei confronti degli influencer. Lo rivela il recentissimo ‘Tableau de bord®. L’indice di fiducia dei consumatori, monitor sugli italiani’, documento realizzato dall’Istituto Piepoli per Udicon, e che Adnkronos/Labitalia ha visionato e diffuso.

Si tratta di un’indagine svolta tra il 5 e il 7 febbraio 2024 su un campione rappresentativo della popolazione, composto da uomini e donne maggiori di 18 anni , che fa emergere un quadro interessante sul comportamento d’acquisto degli italiani.

Il 25% degli intervistati compra solo dopo aver letto le recensioni

Prima di prendere decisioni sull’acquisto di prodotti o servizi come hotel, ristoranti o servizi medici, il 59% del campione si basa sulle recensioni online. In particolare, il 25% lo fa sempre e il 34% a volte. Per il 73% di coloro che leggono le recensioni, queste hanno un impatto significativo (da abbastanza a molto) sulla loro scelta di acquisto. Il 93% ammette di selezionare solo prodotti o servizi con una percentuale alta di recensioni positive.

I consigli degli influencer “influenzano” solo i più giovani

Dall’analisi emerge che la fiducia nei confronti degli influencer, almeno nel periodo in cui è stata condotta la ricerca, differisce notevolmente da quella riposta nelle recensioni. Solo il 23% del campione dichiara di fidarsi molto o abbastanza degli influencer, mentre il 36% non si fida affatto e il 38% si fida poco. Tuttavia, la situazione migliora nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con il 44% del campione che mostra una fiducia significativa nei confronti degli influenzerà.

Quanto all’influenza effettiva dei consigli degli influencer sulle decisioni d’acquisto, il 44% del campione sostiene che non hanno alcun impatto, mentre il 35% dice di esserne influenzato in modo limitato . Ancora una volta, le cose cambiano nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con il 44% dei giovani che ammette di essere influenzato – da abbastanza a molto – dai consigli degli influencer.

E’ necessaria un’assoluta trasparenza

Per il presidente Udicon, Martina Donini, “le recensioni sono fonte di informazione nella vita quotidiana dei consumatori italiani. Viviamo nell’era della reputation economy dove le recensioni online sono diventate uno specchio delle esperienze dei consumatori. La gestione oculata di queste recensioni diventa cruciale per garantire un ambiente online affidabile e trasparente per gli acquirenti. Non possiamo permettere che alcuni giudizi recensiti siano influenzati da pratiche fraudolente o condizionate da bot. È nostro dovere assicurare e garantire che i consumatori abbiano accesso a informazioni oneste e non manipolate per prendere decisioni consapevoli nel processo di acquisto”, sottolinea con Adnkronos/Labitalia.

Secondo Donini, “il rischio di commenti non verificati o falsi è sempre più alto e in questo contesto è necessario creare un sistema integrato tra le piattaforme per verificarne l’autenticità, proseguendo e rafforzando quella linea tracciata dalla recente Direttiva Omnnibus”.

Quali sono i professionisti introvabili? Esperti in cybersecurity, colf e anestesisti

La classifica delle cosiddette posizioni ‘hard to fill’, ovvero quelle che rimangono scoperte per 2 mesi o più, comprende esperti in sicurezza IT, ma anche colf conviventi e anestesisti, hair stylist e radiologi. 

Sono queste le posizioni di più difficile reperimento secondo Indeed, la piattaforma per chi cerca e offre lavoro, che ha esaminato gli annunci di lavoro postati sul proprio portale dal 1° gennaio alla fine di novembre 2023
Per quanto riguarda il mondo Itc più del 75% degli annunci di ricerca per posizioni di Security engineer è rimasto aperto per oltre 60 giorni. E la situazione è simile anche per le ricerche di Cybersecurity engineer (72%).

Mancano all’appello anche digital sales account, firmware engineer, sviluppatori java

Le altre posizioni legate al mondo Ict che figurano in classifica vanno dal ‘digital sales account’, in quarta posizione, al ‘firmware engineer’, settimo classificato. E poi ancora, ‘sviluppatore java’ (11°), ‘ingegnere elettronico’ (12°) e ‘sviluppatore front end’ (13°), con, rispettivamente il 59%, 58% e 55% di annunci che rimangono aperti per oltre 60 giorni.

L’evoluzione tecnologica ha portato a un aumento esponenziale dei dati digitali e delle informazioni sensibili condivise online. Questo ha reso le organizzazioni più vulnerabili a cyber attacchi, hacking e furti di dati. Per proteggersi, le aziende hanno bisogno di professionisti altamente qualificati in grado di garantire la sicurezza delle loro reti e sistemi.

Dall’Ict alla sanità la domanda spesso supera l’offerta

Con quasi il 68% degli annunci di lavoro che rimane scoperto per oltre 60 giorni, al quinto posto della classifica si posizionano colf conviventi, difficili da trovare quasi quanto gli hair stylist, che occupano il sesto posto (67%).
La carenza di medici su tutto il territorio nazionale poi non è una sorpresa, situazione che si riflette anche nell’analisi di Indeed. Tanto che anestesista (8°), radiologo (9°) e neurologo (10°) presentano una percentuale significativa di offerte di lavoro ancora aperte dopo 60 giorni, rispettivamente, 62%, 60%, 59%.

“Dall’Ict alla sanità, le competenze richieste sono sempre più specializzate e la domanda di professionisti qualificati supera spesso l’offerta – aggiunge Colarossi -. Questo sottolinea l’importanza da parte di aziende e istituzioni di investire nella formazione continua e nello sviluppo delle competenze per favorire l’incontro tra domanda e offerta”.

La carenza di candidati qualificati non è in grado di colmare il divario

I dati di Indeed indicano chiaramente una forte domanda di professionisti IT nel mercato del lavoro italiano, riferisce Adnkronos, ma che la carenza di candidati qualificati non è in grado di colmare questo divario, rendendo queste posizioni difficili da coprire, 

“In un mondo sempre più digitalizzato, i ruoli legati alla sicurezza IT sono tra i più richiesti sul mercato – afferma Roberto Colarossi, senior sales director per Indeed in Italia -. Un settore che offre numerose opportunità per i professionisti attuali e futuri di costruire carriere gratificanti e durature”.