Esternalizzazione: per le aziende il fattore chiave del 2024

Esternalizzare i processi nel 2024 diventerà un fattore sempre più rilevante per le aziende. Secondo We Are Fiber, azienda specializzata in outsourcing, il motivo principale per l’adozione di questo tipo di approccio è la riduzione dei costi. 
Ma esternalizzare offre anche la possibilità di ottimizzare i processi interni, migliorare la qualità di prodotti e servizi e rafforzare la posizione sul mercato.

Inoltre, comporta un impatto importante sulle risorse umane e la loro gestione. Se alcune attività vengono delegate a fornitori esterni le imprese hanno più tempo e risorse per lo sviluppo e il perfezionamento delle competenze. 
L’outsourcing dei processi costituisce quindi una componente vitale della strategia aziendale, ma deve basarsi su partnership solide, sulla gestione efficace del cambiamento e sull’apertura alle nuove opportunità del mercato globale. 

La sostenibilità dell’outsourcing

Lo sviluppo sostenibile è diventato uno dei punti chiave anche dell’outsourcing contemporaneo. Le aziende devono però adattarsi con grande rapidità alle fluttuazioni del mercato. E adottando i criteri della flessibilità e scalabilità, possono diminuire o aumentare le risorse a seconda delle esigenze.

Ma come regolarsi con la sicurezza dei dati?
Le norme stringenti sulla privacy obbligano le aziende a verificare che i partner esterni aderiscano a standard elevati in merito a etica del lavoro e responsabilità sociale. Sono aspetti da non trascurare, perché corrispondono anche a una buona conservazione e protezione dei dati, nel rispetto delle normative in vigore.

Il ruolo delle nuove tecnologie

Nel 2024 l’integrazione tecnologica e l’automazione svolgono un ruolo principale nell’esternalizzazione.
Da parte delle aziende la tendenza è quella di affidarsi a partner esterni per implementare soluzioni tecnologiche avanzate, fra le quali, il machine learning e l’automazione dei processi robotici.

Sono tecnologie essenziali, perché possono aumentare l’efficienza e ridurre i costi, e influiscono in maniera determinante anche nel migliorare la velocità dei processi aziendali.

Il futuro dell’esternalizzazione

Se si guarda al futuro, le prospettive appaiono sempre più ampie, in quanto l’esternalizzazione continuerà a evolversi e a espandersi anche in altri campi. Specialmente con l’avanzamento delle tecnologie, e con le nuove opportunità di mercato, da parte delle aziende emerge la necessità di rimanere flessibili e aperte a forme di collaborazione esterna.

L’adozione di pratiche sostenibili e responsabili, l’impegno per l’innovazione e la qualità del servizio, sono tutti elementi fondamentali per il successo a lungo termine nell’ambito dell’esternalizzazione. 

Famiglie, risparmio e inflazione: serve più istruzione finanziaria

Dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, condotta da BVA Doxa per Intesa Sanpaolo e il Centro Einaudi nel corso del 2023, emerge come negli ultimi due anni risparmiatori e investitori si siano mossi sul mercato finanziario senza panico, ma con tanta prudenza da sembrare paralizzati.

A fronte del ritorno dell’inflazione, le famiglie italiane hanno avuto il buon senso di non vendere tutto e continuare a risparmiare. Ma per poter affrontare con consapevolezza il nuovo contesto emerge tuttavia l’esigenza di maggiore competenza e alfabetizzazione finanziaria, sia per i giovani sia per gli adulti.
Da sempre favorevoli al ‘mattone’, propense a non rischiare e rispettose della Borsa, le famiglie sanno di dover risparmiare di più, ma sottovalutano la differenza tra investimenti prudenti e investimenti efficienti.

Cresce la percentuale media di reddito risparmiata

Di fatto, il 95% delle famiglie dichiara di essere finanziariamente indipendente, in aumento rispetto al 93% del 2022, a conferma che, malgrado le difficoltà dello scenario, l’autonomia reddituale resiste.
La quota delle famiglie che riescono a risparmiare si porta sui valori massimi del pre-pandemia (54,7% vs 53,5% 2022). Sale anche la percentuale media di reddito risparmiata (12,6%, dall’11,5% del 2022).

Tra le motivazioni del risparmio, spiccano la casa (30%) e i figli (16%). Solo il 5% degli intervistati dichiara di aver accantonato risorse per far fronte all’aumento dei prezzi. Per un terzo del campione, il risparmio è genericamente precauzionale, cioè senza un’intenzione precisa.

Investimenti: salgono le obbligazioni

Tra gli investimenti finanziari salgono le obbligazioni, che raggiungono il 28% dei portafogli di chi le detiene e assorbono in parte la flessione del risparmio gestito.

La Borsa resta un ‘terreno da dissodare’: vi ha operato negli ultimi 12 mesi solo il 4,2% del campione. Nell’ambito degli investimenti alternativi, dominano l’oro (interessa il 23% degli intervistati) e i fondi etici ESG (13%).
Malgrado una crescente sensibilità ai rischi, l’86% degli intervistati dichiara di non aver sottoscritto un’assicurazione per coprire le spese mediche, e il 68% non ha un’assicurazione vita.

Solo il 38% sa definire correttamente l’inflazione

Nel futuro dei risparmiatori c’è un ritorno a un mondo sparito da oltre un decennio, ma del tutto normale, nel quale stentano oggi a prendere le decisioni: non scongelano l’iceberg di liquidità, tornano verso l’investimento obbligazionario, ma più per toccare il meno possibile i portafogli che per intraprendere un nuovo viaggio.

Solo il 38% è in grado di dare una definizione corretta dell’inflazione. Oltre un quarto la confonde con il livello dei prezzi, qualcuno con il deprezzamento della valuta, altri con lo scostamento dal target della Banca Centrale Europea.
A conferma di questa difficoltà di orientamento, oltre un terzo circa degli intervistati indica la detenzione di liquidità e obbligazioni a tasso fisso tra i comportamenti più idonei da tenere nel caso di inflazione. Il 30% cita invece il ‘mattone’, poco più del 10% l’oro e i ‘beni rifugio’.

Dispositivi connessi, chi sale e chi scende nelle preferenze dei consumatori?

I dispositivi connessi hanno guadagnato un ruolo centrale nelle vite dei consumatori, come evidenziato dal recente rapporto del Capgemini Research Institute intitolato “Connected products: Enhancing consumers’ lives with technology”. La ricerca rivela che oltre un terzo degli intervistati prevede di aumentare gli acquisti di dispositivi connessi nel prossimo anno, con particolare attenzione a quelli dedicati al monitoraggio della salute e alla sicurezza domestica.

Tuttavia, insieme a un crescente interesse, emergono precise aspettative: i consumatori richiedono una maggiore responsabilità da parte dei venditori, soprattutto in termini di sostenibilità e protezione dei dati.

Ormai sono una necessità 

Oggi il 67% dei consumatori ritiene i prodotti connessi una necessità, mentre il 41% li considera strumenti utili per risparmiare tempo e semplificare le attività quotidiane. Le preferenze dei consumatori si riflettono però in diverse categorie di dispositivi: Intrattenimento e Veicoli Connessi; Sicurezza Domestica e Assistenza Sanitaria; Assistenti Vocali e Wearable.

Per quanto riguarda il primo punto, quattro consumatori su cinque posseggono dispositivi di intrattenimento connessi, quali Smart TV e console di gioco, rendendoli i più diffusi a livello globale. La popolarità dei veicoli connessi è in costante aumento, con il 60% dei consumatori che ne possiede uno, ma con significative differenze tra paesi. La sicurezza domestica smart e l’assistenza sanitaria intelligente sono indicate come le categorie principali per gli acquisti futuri, evidenziando l’importanza crescente di tecnologie integrate nella vita quotidiana per garantire sicurezza e benessere.
Infine, è in aumento anche l’uso degli assistenti vocali, con l’85% dei consumatori globali che li utilizza per navigare in rete o cercare prodotti e servizi. Inoltre, il 71% degli intervistati cerca alternative ai telefoni cellulari, esprimendo un interesse crescente verso i wearable come smart watch e dispositivi per il monitoraggio della salute.

Le prossime sfide: interoperabilità, privacy e sostenibilità

L’interoperabilità e la facilità d’uso diventano priorità, poiché il 65% dei consumatori preferirebbe un’interfaccia unificata per tutti i dispositivi connessi. La consapevolezza ambientale cresce (68% degli intervistati) con richieste di maggiore sostenibilità da parte delle aziende produttrici e preoccupazioni riguardo allo smaltimento dei rifiuti elettronici. La sicurezza dei dati rimane una preoccupazione, con solo il 36% dei consumatori soddisfatti della privacy offerta dai dispositivi connessi.

Soddisfare le aspettative 

Chiara Diana, Chief Design Officer di frog, sottolinea l’importanza di considerare la sicurezza e la gestione dei dati per capitalizzare appieno il potenziale dei dispositivi connessi. Con una crescente consapevolezza ambientale, le aspettative dei consumatori sulla sostenibilità dei prodotti devono essere parte integrante dell’equazione per conquistare la fiducia in un mercato che ha raggiunto un punto di inflazione.

Fuga di cervelli: leve fiscali per attrarre gli expat

Il fenomeno della ‘fuga di cervelli’ e del trasferimento degli italiani all’estero non è nuovo e continua ad accendere il dibattito sulla perdita di talenti di alto valore, che rischia di ridurre la competitività dell’Italia all’estero.
Maggiori vincoli burocratici, difficoltà a trovare alloggio, bassi livelli di retribuzione, scarse opportunità di carriera, qualità di vita che non soddisfa le aspettative, sono tra le preoccupazioni più sentite dagli expat italiani. 

Secondo l’ultimo Expat City Ranking 2023 di InterNations l’Italia è tra i posti peggiori in Europa dove lavorare.
Al contrario, guadagnano il podio le destinazioni europee che offrono un costo generale della vita più basso, un work-life balance più equilibrato, e un’assistenza sanitaria più accessibile.

La variabile fiscale

C’è poi un aspetto che InterNations non considera, ma che invece è dirimente nella scelta effettuata da i tanti che negli ultimi anni si sono trasferiti in Italia: la variabile fiscale.

“Le agevolazioni fiscali, concepite inizialmente come misure volte a favorire il ‘rientro dei cervelli’, sono state successivamente applicate a una platea molto ampia di lavoratori – sottolinea Linda Favi, Senior Associate Studio Legale Ughi e Nunziante -. Le misure hanno avuto un grande successo, ma si sono prestate anche a varie forme di abuso, quale il trasferimento all’estero per brevi periodi per poter beneficiare per 10 anni di una drastica riduzione delle imposte”.

Nel 2024 irrigidimento delle agevolazioni 

Per questo, dal primo gennaio 2024 il governo ha previsto di ridurre la portata dei benefici, abbassando la percentuale di esenzione del reddito e la durata del beneficio.

“Per l’anno fiscale 2024 si prevede un ‘irrigidimento’ della normativa di vantaggio, poiché è stata ridotta la riduzione della base imponibile dal 70% al 50% con un tetto massimo di 600mila euro, senza specificare se annuo o per i 5 anni. Inoltre, i soggetti che richiedono l’applicazione non devono essere stati residenti in Italia nei precedenti tre anni e devono impegnarsi a risiedere fiscalmente nel nostro paese per almeno 5 anni -. aggiunge Paolo Borghi, Partner di Moore Professionisti e Associati -. Inoltre, l’attività deve essere prestata per la maggior parte del tempo nel territorio italiano”.

Come attrarre persone ad alto reddito dall’estero?

Sono richiesti però anche requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, attestata dal paese di provenienza e riconosciuta in Italia, come riferisce Adnkronos.

“Tuttavia, queste norme potrebbero non avere l’effetto sperato, ovvero, attrarre talenti o persone ad alto reddito, se non sono accompagnate da un sistema ‘paese’ che favorisca l’accoglimento di queste persone, che generalmente hanno alte aspettative lavorative e di ‘qualità della vita’ – continua Borghi -. La variabile fiscale è solo una delle leve per attrarre i talenti o le persone ad altro reddito, ma non l’unica e deve essere accompagnato da una serie di altre attività, per offrire concrete opportunità di crescita professionale ed elevare la qualità di vita per avere un concreto effetto positivo per l’Italia”.

Natale, momento atteso e amato, ma anche fonte di stress

In vista del periodo più luccicante dell’anno Everli ha esplorato come percepiscono il Natale gli italiani. 
Se la maggior parte (83%) considera le festività natalizie un momento felice, e i grandi entusiasti sono il 38%, un’ampia fetta di italiani (78%) a Natale ha vissuto sensazioni di pesantezza almeno una volta nella vita.

E se ad alcuni capita spesso (32%) a più di 1 su 10 (11%) ogni volta che arriva il mese di dicembre.
Ma cosa impensierisce? I motivi sono molteplici, ma l’ansia viene generata soprattutto dalle attività legate a dover pensare, preparare, cucinare e allestire pranzi e cene a casa propria.

Preparare pranzi e cene natalizie: che ansia!

Oltre 1 italiano su 4 (27%) si sente mancare il fiato perché durante i giorni natalizi è coinvolto a tavola con parenti da cui non può sottrarsi, mentre 1 su 10 si sente sotto esame come cuoco e padrone di casa 
Nonostante l’agitazione, o forse proprio a causa di quella, quasi la metà degli italiani (49%) non delega l’organizzazione e la realizzazione dei pasti.

Dunque, tra i maniaci del controllo (14%) e chi prova ad affidare qualche attività ad altri (35%), gli italiani non accennano ad abbassare la guardia.
Andrebbe meglio se i pasti venissero ideati in modo che ogni commensale portasse qualcosa di già cucinato (22%), e ancora meglio, se partecipassero da semplici invitati in case altrui e non dovessero occuparsi di nulla (28%).

Tensione al supermercato

L’elenco di cose da fare è corposo, e va dalla pianificazione del menu alla lista della spesa fino al lucidare le stoviglie e creare decorazioni per la tavola.
Tra le voci della to-do-list alcuni task più di altri sono considerati snervanti. Più di 1 italiano su 10 (15%) deve respirare profondamente prima di entrare al supermercato, perché è già in ansia nella ricerca di parcheggio.

La tensione cresce (56%) quando è il momento di districarsi tra la folla, nelle corsie del super, ma è fonte di stress anche la ricerca di prodotti solitamente non usti durante l’anno (13%), e la scelta tra quelli proposti (12%).
Alla cassa, poi, l’obiettivo di pagare e andarsene in fretta è una chimera: stare fermi in coda è un momento di nervosismo per 1 italiano su 3 (33%).
Ma neanche all’uscita la tensione si placa, perché si farebbe volentieri a meno di trasportare le molteplici e pesanti buste della spesa (8%).

Xmas wish list: spesa veloce fa rima con più tempo per sé

Secondo gli italiani un modo per allentare la tensione ci sarebbe.
Molti intervistati (78%) ritengono che semplificare la gestione della spesa durante le festività potrebbe contribuire a rendere il periodo meno stressante (35%), e di conseguenza, più piacevole.

L’energia e il tempo guadagnati si investirebbero nella sfera personale, regalandosi momenti per ricentrarsi (48%) e coltivare i propri hobby e interessi (31%). E solo in seconda battuta per nutrire le relazioni sociali, trascorrendo più tempo in famiglia (40%) o con gli amici (26%).

In base a quali fattori è possibile scegliere i pannelli fotovoltaici giusti?

La scelta dei pannelli fotovoltaici giusti è fondamentale, dato che può avere un impatto significativo sulla tua vita e sull’economia familiare.

I pannelli fotovoltaici adatti infatti, possono aiutarti concretamente a risparmiare denaro sulla bolletta della luce, a patto che tu scelga qualcosa di appropriato in base alla zona in cui vivi e agli spazi a disposizione per l’installazione dei pannelli.

Tra l’altro, scegliere bene ti consente anche di ridurre le tue emissioni di carbonio e rendere la tua casa più sostenibile. Dunque c’è anche un importante aspetto ambientale da considerare e per questo diventa ancora più rilevante fare la scelta giusta sin dal primo momento.

Ci concentreremo allora adesso su quelli che sono i fattori più importanti da considerare nella scelta dei pannelli fotovoltaici, allo scopo di aiutarti a prendere una decisione informata.

Fattore 1: La potenza

La potenza è la quantità di energia che un pannello fotovoltaico è in grado di generare, e viene misurata in watt (W).

La potenza necessaria per produrre energia per una unità abitativa dipende da diversi fattori, tra cui:

  • Le esigenze energetiche
  • La superficie disponibile per l’installazione dei pannelli
  • La quantità di ore di luce nella zona in cui si vive

Se ad esempio hai un consumo energetico elevato, avrai bisogno di pannelli fotovoltaici più potenti o potresti pensare direttamente ad un impianto con accumulo (l’energia prodotta non viene utilizzata in maniera diretta ma appunto accumulata all’interno di apposite batterie e utilizzata all’occorrenza).

Se invece hai una superficie limitata per l’installazione, come avviene in condominio, o se vivi in una zona con un basso irraggiamento solare, dovrai scegliere pannelli fotovoltaici più efficienti per ottimizzare lo spazio e le ore di luce a disposizione.

Fattore 2: L’efficienza

L’efficienza di un pannello fotovoltaico è la percentuale di energia solare che questo è in grado di convertire in energia elettrica. L’efficienza dei pannelli fotovoltaici viene misurata secondo il rapporto tra la quantità di energia elettrica che viene prodotta e i 1.000 watt.

Più i pannelli fotovoltaici sono efficienti dunque, maggiore è la loro capacità di convertire energia solare in energia elettrica. Questo significa che esistono pannelli in grado di generare più energia rispetto ad altri, a parità di superficie.

Come regola generale, è importante per te sapere che i pannelli fotovoltaici monocristallini sono generalmente più efficienti dei pannelli fotovoltaici policristallini.

Fattore 3: Le dimensioni

Le dimensioni dei pannelli fotovoltaici variano a seconda della potenza e dell’efficienza.

I pannelli fotovoltaici più potenti sono generalmente più grandi, mentre i pannelli fotovoltaici più efficienti sono generalmente più piccoli.

Le dimensioni dei pannelli fotovoltaici possono influire sull’estetica finale e sulla loro facilità di installazione.

Qui entra in gioco lo spazio a disposizione: c’è infatti grande differenza tra il tetto di una abitazione privata (interamente a disposizione per questo scopo) ed un condominio in cui ciascun condomino può occupare soltanto una piccola parte della superficie del tetto.

Tra l’altro più sono grandi i pannelli fotovoltaici, maggiore sarà il peso da considerare e dunque bisognerà calcolare la capacità del tetto di resistere ai carichi.

Fattore 4: Il costo

Il costo dei pannelli fotovoltaici varia a seconda della potenza, dell’efficienza, delle dimensioni e della marca. In generale, i pannelli fotovoltaici più potenti, efficienti e di marca sono più costosi.

È importante confrontare i prezzi di diversi produttori prima di prendere una decisione d’acquisto.

Esistono ad ogni modo anche interessanti incentivi fiscali e detrazioni che rendono ancora più conveniente l’acquisto di questi pannelli.

Tale aspetto è particolarmente importante perché consente di accorciare notevolmente i tempi entro i quali un impianto di questo tipo è in grado di ripagarsi.

Per approfondire puoi richiedere consulenza ed eventuale sopralluogo a Sungroup, azienda che realizza impianti fotovoltaici Torino, la quale offre anche assistenza per le varie pratiche di detrazione fiscale e che può rispondere a tutte le tue domande in merito.

Fattore 5: La garanzia

La garanzia è un’importante fattore da considerare quando si acquistano dei pannelli fotovoltaici, in quanto essa copre l’acquirente da eventuali difetti di fabbrica.

È importante a tal proposito distinguere tra la garanzia sull’installazione (che riguarda ad esempio la struttura che sorregge l’impianto) e quella sui componenti dei pannelli. La prima è solitamente più breve, la seconda può andare anche oltre i 20 anni.

È importante per questo scegliere una azienda i cui pannelli fotovoltaici abbiano una garanzia di lunga durata, così da poter stare tranquillo anche per gli anni a venire.

Conclusione

Come appare evidente, la scelta dei pannelli fotovoltaici adatti è importante in quanto può avere un impatto significativo sia sulla qualità della tua vita che sulle tue finanze.

Considerando i cinque fattori sopra elencati, ti sarà possibile prendere una decisione informata con la certezza di aver fatto un ottimo acquisto, anche per gli anni a venire.

Scuola: la conoscenza civica degli studenti italiani supera la media internazionale

È quanto emerge dall’indagine internazionale IEA ICCS (International Civic and Citizenship Education Study), condotta sull’educazione civica e la cittadinanza degli alunni di 13-14 anni, e presentata da Invalsi il 28 novembre: le studentesse e gli studenti italiani hanno un grado di conoscenza civica superiore alla media internazionale.

L’indagine, relativa al 2022, tiene conto di cinque aree di interesse (sostenibilità, tecnologie digitali, diversità, opinioni su sistema politico, cittadinanza globale) e tre “dimensioni”: conoscenza civica, atteggiamento e impegno, importanza dei contesti.
Gli alunni italiani si dimostrano quindi molto interessati, e attenti, a questioni come parità tra i sessi, diritti degli immigrati e sostenibilità ambientale. Ma le differenze geografiche tra le regioni, così come lo status socioeconomico della famiglia di provenienza, fanno la differenza.

Italia al settimo posto, la cinese Taipei al primo 

L’Italia ha conseguito un punteggio medio di conoscenza civica significativamente superiore alla media, pari a 523, classificandosi al settimo posto. Il punteggio più alto è stato ottenuto da Taipei cinese (583) e Svezia (565), il più basso da Bulgaria (456) e Colombia (452).

L’Italia presenta punteggi alti nei primi due livelli di rendimento (A e B) e bassi negli ultimi due (C e D).
Sud e Isole registrano il punteggio medio più basso dalla media nazionale, il Nord il più alto, mentre al Centro Italia molti studenti non raggiungono neanche il livello D, il minimo considerato dall’indagine.

Le studentesse hanno una marcia in più

In diciotto Paesi le studentesse hanno maggiore conoscenza civica dei loro compagni maschi. E in Italia le ragazze fanno registrare 27 punti in più dei ragazzi in tutte le macroaree geografiche. A eccezione del Sud, dove i risultati sono simili ma non presentano rilevanza statistica.

Dai dati emerge, inoltre, che lo status socioeconomico più alto degli studenti permette loro di avere maggiore conoscenza civica.
Un indice determinante che pesa molto, poi, è costituito dalla quantità di libri presenti in casa (più o meno di 26). Chi ha uno status socioeconomico alto, a livello internazionale, si discosta in questo indice di ben 65 punti.

Il futuro dei giovani è partecipato e democratico

Gli studenti italiani nel futuro sentono di poter partecipare civicamente, hanno aspettative più alte della media internazionale e si dichiarano propensi in misura maggiore degli studenti a livello medio internazionale a intraprendere una serie di attività a protezione dell’ambiente. 

Per quanto riguarda la partecipazione elettorale, la propensione degli studenti italiani al voto in età adulta è maggiore di quella rilevata a livello medio internazionale.
Dai dati emerge, inoltre, che per l’83% degli studenti italiani la democrazia resta la migliore forma di governo. Tuttavia, sono meno soddisfatti del sistema politico e più critici nei suoi confronti rispetto alla media internazionale. E sembrano avere meno fiducia nei tribunali e nel Parlamento rispetto alla media internazionale, ma più fiducia nei media tradizionali.

Inflazione e vino: quali sono i nuovi trend di consumo?

Il mercato del vino attraversa un periodo sfidante, caratterizzato da cambiamenti significativi in concomitanza con l’inflazione e una congiuntura economica negativa. Questi fattori hanno portato a una diminuzione dei consumi di vino a livello globale, Italia compresa, con un impatto notevole sui comportamenti d’acquisto, tra rinunce e privazioni.

L’aumento dei prezzi nel settore alimentare e delle bevande, con un incremento del 3,1% nel costo del vino nell’ultimo anno, ha comportato una perdita di 6.700 € pro-capite dal 2021 al primo semestre del 2023. Tre italiani su quattro hanno dovuto adottare strategie per far fronte a questa situazione, ad esempio la riduzione degli sprechi alimentari o l’aumento degli acquisti in promozione, .

Nei primi nove mesi del 2023 le vendite sono calate

Nel corso dei primi nove mesi del 2023, le vendite di vino nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) italiana sono diminuite di oltre il 3% in volume, mentre il canale HORECA mostra segnali di rallentamento dovuti a flussi turistici inferiori e alla riduzione della frequenza degli italiani nei ristoranti.

Per comprendere i nuovi modelli di consumo e di acquisto, l’osservatorio Wine Monitor di Nomisma ha condotto una survey sui consumatori italiani nel periodo gennaio-settembre 2023. Nel retail, il valore delle vendite di vino ha raggiunto i 65 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2022 a causa dell’inflazione, ma ancora in calo in volume, sebbene si intraveda una mitigazione della flessione.

I vini bianchi registrano performance migliori 

Analizzando le tipologie di vino, i dati di Nomisma indicano che in GDO, a valore, gli IGP/DOP e i bianchi hanno registrato performance migliori, con una contrazione rispettivamente del -3,5% e -3,1%. Nei discount, i bianchi e i vini da tavola mostrano trend positivi (-2,9% e -2,3%), mentre i rosati crescono del +1,8% in volume e del +7,8% a valore.

La congiuntura economica negativa influisce su tutti i canali di consumo. La survey di Nomisma di ottobre 23 rivela che il 76% degli italiani ha consumato vino a casa propria o da parenti e amici, mentre solo il 24% lo ha fatto in locali e ristoranti. Il 21% ha ridotto i consumi fuori casa, mentre il 4% ha smesso del tutto.

Prospettive stabili per il futuro 

Per quanto riguarda le prospettive future, il 75% prevede che le abitudini di consumo di vino rimarranno stabili nei prossimi sei mesi, con solo il 5% che prevede un aumento. Il 24% degli intervistati dichiara l’intenzione di iniziare o aumentare gli acquisti diretti dai produttori, mentre il 9% si orienterà maggiormente verso gli acquisti online.

Tuttavia, le tendenze variano tra le generazioni. Gli under 25 si avvicinano al mondo del vino in modo diverso, consumando meno e preferendo luoghi fuori casa nel 38% dei casi. Sono anche più attenti alla sostenibilità e alla salute, mostrando un forte interesse per i vini a basso contenuto alcolico. 

Open Banking: in Italia +30% utenti nel primo semestre 2023

Nel 2022 n Italia il numero di utenti attivi nel sistema di Open Banking è stimato da Banca d’Italia a circa 1 milione. Secondo i dati dell’ultimo Market Outlook di CRIF, l’adozione di conti digitali in Italia continua a crescere anche nel primo semestre 2023. Il numero di utenti che connettono almeno un conto corrente aumenta del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il tasso di successo da parte dei consumatori digitali segna un +6,2%.
Le  proiezioni vedono raggiungere 10 milioni di utenti entro il 2025.

L’analisi di CRIF evidenzia, inoltre, un marcato spostamento della distribuzione anagrafica degli utenti dalle fasce di età più giovani verso classi più anziane.

Utenti New to Credit e Active to Credit

Un 6% della popolazione che utilizza l’Open Banking si è spostato infatti dalla Generazione Z alle generazioni successive, a testimonianza dell’evoluzione culturale che vede anche Boomers e Generazione X avere sempre più confidenza con i servizi finanziari digitali.
Rimangono però le generazioni più giovani quelle che trainano la diffusione dell’Open Banking, sia in termini di tasso di consenso sia di successo.

Infatti, i ‘New to Credit’, tipicamente più giovani, fanno registrare un tasso di consenso maggiore del 20% rispetto agli ‘Active to Credit’. Inoltre, sono i più giovani a far registrare un maggiore incremento del tasso di consenso anno su anno.

Transazioni: calano per spese quotidiane a favore di shopping e bollette

Per quanto riguarda la distribuzione delle transazioni di Open banking, quelle effettuate per cibo e spese giornaliere sono le più frequenti, anche se, complessivamente, cala leggermente la loro incidenza sul totale a favore di Shopping, Hobby e tempo libero, Tasse e bollette.
Emergono inoltre sostanziali differenze tra i clienti titolari di mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile.

Infatti, i titolari di mutuo a tasso variabile, che sono stati maggiormente impattati dall’aumento dei tassi di interesse, hanno fatto registrare una disponibilità media prossima allo zero, a differenza dei titolari di mutuo a tasso fisso.

L’evoluzione del panorama normativo in UE

Per l’Open Banking una svolta significativa è data dall’evoluzione del panorama normativo.
La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di nuove misure, collettivamente note come Payments Package, che comprendono una proposta di direttiva c.d. PSD3 che aggiorna in parte l’attuale PSD2, una proposta di regolamento (PSR) che disciplina i servizi di pagamento, in senso ampio, includendo una sezione dedicata ad Open Banking, e una proposta di regolamento (FIDA) per istituire un framework per accesso a dati finanziari (non solo bancari/transazionali) c.d. Open Finance, con ruoli, regole e schemi per il data sharing.

Risparmio energetico: il 60% degli italiani cambia stile di vita

Gli italiani pongono sempre più attenzione agli sprechi, introducendo nuove routine e abitudini di consumo quotidiane. 
Secondo lo studio ‘Italiani, risparmio e buone pratiche’, promosso da Samsung e realizzato in collaborazione con Human Highway, il 69,5% degli italiani è estremamente attento a limitare i consumi, ed è disposto a modificare il proprio stile di vita.
Tra le attitudini maggiormente modificate negli ultimi due anni, il consumo di energia elettrica in casa (55,6%), lo spreco di cibo (52,2%), e il consumo di acqua (51,8%).
Cambiamenti che interessano tutte le fasce di età, ma che vedono i GenZ più sensibili allo spreco alimentare (62,8% vs 45,8% Senior), gli Adulti al consumo di gas (53,4%), e i Millennials all’uso dell’aria condizionata (45,9%).

Con i rincari cresce l’attenzione allo spreco

Le motivazioni principali alla base del cambio di atteggiamento sono la maggiore attenzione generale allo spreco (57,2%) e i rincari degli ultimi anni (55,3%).
La preoccupazione legata alle condizioni economiche pesa sempre più sullo stile di vita degli italiani, tanto da superare l’attenzione all’ambiente (42%). In questo senso, svolge un ruolo determinante anche il cambiamento climatico, che per il 23% rappresenta il fattore principale dietro alle nuove abitudini di consumo.
E se le donne (59,5%) più degli uomini (54,7%) dichiarano di aver modificato il proprio atteggiamento per una maggiore attenzione a spreco e rincari, dal punto di vista generazionale sono Adulti e Senior ad aver modificato i propri comportamenti più di GenZ e Millennials.

Riciclare, spegnere le luci, preferire la bici 

Se 2 intervistati su 3 dichiarano di riciclare il più possibile 1 su 3 preferisce l’utilizzo della bicicletta o una camminata rispetto all’auto, e il 7% non utilizza l’auto se da solo.
In casa, poi, 7 su 10 dichiarano di spegnere le luci (73,5%) e 1 su 2 utilizza gli elettrodomestici come lavatrice, asciugatrice e lavastoviglie solo negli orari in cui consumano meno (51,3%).
Anche in questo caso le donne si confermano più attente a spegnere le luci in casa (78,7% vs 68%) e utilizzare gli elettrodomestici negli orari in cui consumano meno (55,9% vs 46,4%), mentre dal punto di vista generazionale Adulti e Senior sono i più attivi.

Smart home: la soluzione per controllare i consumi

In un’epoca dove la tecnologia può essere di aiuto i sistemi di smart home offrono una soluzione per avere maggiore controllo sui consumi.
Il 22,7% vorrebbe fare affidamento a un’app unica che aiuti a tracciare accensione e spegnimento di elettrodomestici e luci.
Un ottimo modo di risparmiare però è conoscere i consumi di ogni singolo elettrodomestico, e lo smartphone è considerato il dispositivo di maggiore aiuto nel risparmio energetico (30,9%).
Ma è il momento dell’acquisto di un elettrodomestico una delle fasi per le quali ci si prepara al meglio, e tra le caratteristiche considerate importanti al primo posto c’è l’affidabilità (87,9%), seguita da classe energetica (87,3%), prezzo (85,1%), funzioni eco e risparmio (79,3%).