Categoria: Curiosità

Acquisti on line: gli italiani si fidano delle recensioni o degli influencer?

Quali sono i consigli più seguiti dagli italiani quando devono effettuare acquisti on line? Si affidano alle parole dei loro omologhi, affidandosi quindi alle recensioni lasciate sul web, oppure danno retta alle dritte degli influencer? A sorpresa, si scopre che i nostri connazionali preferiscono seguire le recensioni – specie quelle negative – mentre mostrano un certo scetticismo nei confronti degli influencer. Lo rivela il recentissimo ‘Tableau de bord®. L’indice di fiducia dei consumatori, monitor sugli italiani’, documento realizzato dall’Istituto Piepoli per Udicon, e che Adnkronos/Labitalia ha visionato e diffuso.

Si tratta di un’indagine svolta tra il 5 e il 7 febbraio 2024 su un campione rappresentativo della popolazione, composto da uomini e donne maggiori di 18 anni , che fa emergere un quadro interessante sul comportamento d’acquisto degli italiani.

Il 25% degli intervistati compra solo dopo aver letto le recensioni

Prima di prendere decisioni sull’acquisto di prodotti o servizi come hotel, ristoranti o servizi medici, il 59% del campione si basa sulle recensioni online. In particolare, il 25% lo fa sempre e il 34% a volte. Per il 73% di coloro che leggono le recensioni, queste hanno un impatto significativo (da abbastanza a molto) sulla loro scelta di acquisto. Il 93% ammette di selezionare solo prodotti o servizi con una percentuale alta di recensioni positive.

I consigli degli influencer “influenzano” solo i più giovani

Dall’analisi emerge che la fiducia nei confronti degli influencer, almeno nel periodo in cui è stata condotta la ricerca, differisce notevolmente da quella riposta nelle recensioni. Solo il 23% del campione dichiara di fidarsi molto o abbastanza degli influencer, mentre il 36% non si fida affatto e il 38% si fida poco. Tuttavia, la situazione migliora nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con il 44% del campione che mostra una fiducia significativa nei confronti degli influenzerà.

Quanto all’influenza effettiva dei consigli degli influencer sulle decisioni d’acquisto, il 44% del campione sostiene che non hanno alcun impatto, mentre il 35% dice di esserne influenzato in modo limitato . Ancora una volta, le cose cambiano nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, con il 44% dei giovani che ammette di essere influenzato – da abbastanza a molto – dai consigli degli influencer.

E’ necessaria un’assoluta trasparenza

Per il presidente Udicon, Martina Donini, “le recensioni sono fonte di informazione nella vita quotidiana dei consumatori italiani. Viviamo nell’era della reputation economy dove le recensioni online sono diventate uno specchio delle esperienze dei consumatori. La gestione oculata di queste recensioni diventa cruciale per garantire un ambiente online affidabile e trasparente per gli acquirenti. Non possiamo permettere che alcuni giudizi recensiti siano influenzati da pratiche fraudolente o condizionate da bot. È nostro dovere assicurare e garantire che i consumatori abbiano accesso a informazioni oneste e non manipolate per prendere decisioni consapevoli nel processo di acquisto”, sottolinea con Adnkronos/Labitalia.

Secondo Donini, “il rischio di commenti non verificati o falsi è sempre più alto e in questo contesto è necessario creare un sistema integrato tra le piattaforme per verificarne l’autenticità, proseguendo e rafforzando quella linea tracciata dalla recente Direttiva Omnnibus”.

Dispositivi connessi, chi sale e chi scende nelle preferenze dei consumatori?

I dispositivi connessi hanno guadagnato un ruolo centrale nelle vite dei consumatori, come evidenziato dal recente rapporto del Capgemini Research Institute intitolato “Connected products: Enhancing consumers’ lives with technology”. La ricerca rivela che oltre un terzo degli intervistati prevede di aumentare gli acquisti di dispositivi connessi nel prossimo anno, con particolare attenzione a quelli dedicati al monitoraggio della salute e alla sicurezza domestica.

Tuttavia, insieme a un crescente interesse, emergono precise aspettative: i consumatori richiedono una maggiore responsabilità da parte dei venditori, soprattutto in termini di sostenibilità e protezione dei dati.

Ormai sono una necessità 

Oggi il 67% dei consumatori ritiene i prodotti connessi una necessità, mentre il 41% li considera strumenti utili per risparmiare tempo e semplificare le attività quotidiane. Le preferenze dei consumatori si riflettono però in diverse categorie di dispositivi: Intrattenimento e Veicoli Connessi; Sicurezza Domestica e Assistenza Sanitaria; Assistenti Vocali e Wearable.

Per quanto riguarda il primo punto, quattro consumatori su cinque posseggono dispositivi di intrattenimento connessi, quali Smart TV e console di gioco, rendendoli i più diffusi a livello globale. La popolarità dei veicoli connessi è in costante aumento, con il 60% dei consumatori che ne possiede uno, ma con significative differenze tra paesi. La sicurezza domestica smart e l’assistenza sanitaria intelligente sono indicate come le categorie principali per gli acquisti futuri, evidenziando l’importanza crescente di tecnologie integrate nella vita quotidiana per garantire sicurezza e benessere.
Infine, è in aumento anche l’uso degli assistenti vocali, con l’85% dei consumatori globali che li utilizza per navigare in rete o cercare prodotti e servizi. Inoltre, il 71% degli intervistati cerca alternative ai telefoni cellulari, esprimendo un interesse crescente verso i wearable come smart watch e dispositivi per il monitoraggio della salute.

Le prossime sfide: interoperabilità, privacy e sostenibilità

L’interoperabilità e la facilità d’uso diventano priorità, poiché il 65% dei consumatori preferirebbe un’interfaccia unificata per tutti i dispositivi connessi. La consapevolezza ambientale cresce (68% degli intervistati) con richieste di maggiore sostenibilità da parte delle aziende produttrici e preoccupazioni riguardo allo smaltimento dei rifiuti elettronici. La sicurezza dei dati rimane una preoccupazione, con solo il 36% dei consumatori soddisfatti della privacy offerta dai dispositivi connessi.

Soddisfare le aspettative 

Chiara Diana, Chief Design Officer di frog, sottolinea l’importanza di considerare la sicurezza e la gestione dei dati per capitalizzare appieno il potenziale dei dispositivi connessi. Con una crescente consapevolezza ambientale, le aspettative dei consumatori sulla sostenibilità dei prodotti devono essere parte integrante dell’equazione per conquistare la fiducia in un mercato che ha raggiunto un punto di inflazione.

Natale, momento atteso e amato, ma anche fonte di stress

In vista del periodo più luccicante dell’anno Everli ha esplorato come percepiscono il Natale gli italiani. 
Se la maggior parte (83%) considera le festività natalizie un momento felice, e i grandi entusiasti sono il 38%, un’ampia fetta di italiani (78%) a Natale ha vissuto sensazioni di pesantezza almeno una volta nella vita.

E se ad alcuni capita spesso (32%) a più di 1 su 10 (11%) ogni volta che arriva il mese di dicembre.
Ma cosa impensierisce? I motivi sono molteplici, ma l’ansia viene generata soprattutto dalle attività legate a dover pensare, preparare, cucinare e allestire pranzi e cene a casa propria.

Preparare pranzi e cene natalizie: che ansia!

Oltre 1 italiano su 4 (27%) si sente mancare il fiato perché durante i giorni natalizi è coinvolto a tavola con parenti da cui non può sottrarsi, mentre 1 su 10 si sente sotto esame come cuoco e padrone di casa 
Nonostante l’agitazione, o forse proprio a causa di quella, quasi la metà degli italiani (49%) non delega l’organizzazione e la realizzazione dei pasti.

Dunque, tra i maniaci del controllo (14%) e chi prova ad affidare qualche attività ad altri (35%), gli italiani non accennano ad abbassare la guardia.
Andrebbe meglio se i pasti venissero ideati in modo che ogni commensale portasse qualcosa di già cucinato (22%), e ancora meglio, se partecipassero da semplici invitati in case altrui e non dovessero occuparsi di nulla (28%).

Tensione al supermercato

L’elenco di cose da fare è corposo, e va dalla pianificazione del menu alla lista della spesa fino al lucidare le stoviglie e creare decorazioni per la tavola.
Tra le voci della to-do-list alcuni task più di altri sono considerati snervanti. Più di 1 italiano su 10 (15%) deve respirare profondamente prima di entrare al supermercato, perché è già in ansia nella ricerca di parcheggio.

La tensione cresce (56%) quando è il momento di districarsi tra la folla, nelle corsie del super, ma è fonte di stress anche la ricerca di prodotti solitamente non usti durante l’anno (13%), e la scelta tra quelli proposti (12%).
Alla cassa, poi, l’obiettivo di pagare e andarsene in fretta è una chimera: stare fermi in coda è un momento di nervosismo per 1 italiano su 3 (33%).
Ma neanche all’uscita la tensione si placa, perché si farebbe volentieri a meno di trasportare le molteplici e pesanti buste della spesa (8%).

Xmas wish list: spesa veloce fa rima con più tempo per sé

Secondo gli italiani un modo per allentare la tensione ci sarebbe.
Molti intervistati (78%) ritengono che semplificare la gestione della spesa durante le festività potrebbe contribuire a rendere il periodo meno stressante (35%), e di conseguenza, più piacevole.

L’energia e il tempo guadagnati si investirebbero nella sfera personale, regalandosi momenti per ricentrarsi (48%) e coltivare i propri hobby e interessi (31%). E solo in seconda battuta per nutrire le relazioni sociali, trascorrendo più tempo in famiglia (40%) o con gli amici (26%).

Open Banking: in Italia +30% utenti nel primo semestre 2023

Nel 2022 n Italia il numero di utenti attivi nel sistema di Open Banking è stimato da Banca d’Italia a circa 1 milione. Secondo i dati dell’ultimo Market Outlook di CRIF, l’adozione di conti digitali in Italia continua a crescere anche nel primo semestre 2023. Il numero di utenti che connettono almeno un conto corrente aumenta del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il tasso di successo da parte dei consumatori digitali segna un +6,2%.
Le  proiezioni vedono raggiungere 10 milioni di utenti entro il 2025.

L’analisi di CRIF evidenzia, inoltre, un marcato spostamento della distribuzione anagrafica degli utenti dalle fasce di età più giovani verso classi più anziane.

Utenti New to Credit e Active to Credit

Un 6% della popolazione che utilizza l’Open Banking si è spostato infatti dalla Generazione Z alle generazioni successive, a testimonianza dell’evoluzione culturale che vede anche Boomers e Generazione X avere sempre più confidenza con i servizi finanziari digitali.
Rimangono però le generazioni più giovani quelle che trainano la diffusione dell’Open Banking, sia in termini di tasso di consenso sia di successo.

Infatti, i ‘New to Credit’, tipicamente più giovani, fanno registrare un tasso di consenso maggiore del 20% rispetto agli ‘Active to Credit’. Inoltre, sono i più giovani a far registrare un maggiore incremento del tasso di consenso anno su anno.

Transazioni: calano per spese quotidiane a favore di shopping e bollette

Per quanto riguarda la distribuzione delle transazioni di Open banking, quelle effettuate per cibo e spese giornaliere sono le più frequenti, anche se, complessivamente, cala leggermente la loro incidenza sul totale a favore di Shopping, Hobby e tempo libero, Tasse e bollette.
Emergono inoltre sostanziali differenze tra i clienti titolari di mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile.

Infatti, i titolari di mutuo a tasso variabile, che sono stati maggiormente impattati dall’aumento dei tassi di interesse, hanno fatto registrare una disponibilità media prossima allo zero, a differenza dei titolari di mutuo a tasso fisso.

L’evoluzione del panorama normativo in UE

Per l’Open Banking una svolta significativa è data dall’evoluzione del panorama normativo.
La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di nuove misure, collettivamente note come Payments Package, che comprendono una proposta di direttiva c.d. PSD3 che aggiorna in parte l’attuale PSD2, una proposta di regolamento (PSR) che disciplina i servizi di pagamento, in senso ampio, includendo una sezione dedicata ad Open Banking, e una proposta di regolamento (FIDA) per istituire un framework per accesso a dati finanziari (non solo bancari/transazionali) c.d. Open Finance, con ruoli, regole e schemi per il data sharing.

Risparmio energetico: il 60% degli italiani cambia stile di vita

Gli italiani pongono sempre più attenzione agli sprechi, introducendo nuove routine e abitudini di consumo quotidiane. 
Secondo lo studio ‘Italiani, risparmio e buone pratiche’, promosso da Samsung e realizzato in collaborazione con Human Highway, il 69,5% degli italiani è estremamente attento a limitare i consumi, ed è disposto a modificare il proprio stile di vita.
Tra le attitudini maggiormente modificate negli ultimi due anni, il consumo di energia elettrica in casa (55,6%), lo spreco di cibo (52,2%), e il consumo di acqua (51,8%).
Cambiamenti che interessano tutte le fasce di età, ma che vedono i GenZ più sensibili allo spreco alimentare (62,8% vs 45,8% Senior), gli Adulti al consumo di gas (53,4%), e i Millennials all’uso dell’aria condizionata (45,9%).

Con i rincari cresce l’attenzione allo spreco

Le motivazioni principali alla base del cambio di atteggiamento sono la maggiore attenzione generale allo spreco (57,2%) e i rincari degli ultimi anni (55,3%).
La preoccupazione legata alle condizioni economiche pesa sempre più sullo stile di vita degli italiani, tanto da superare l’attenzione all’ambiente (42%). In questo senso, svolge un ruolo determinante anche il cambiamento climatico, che per il 23% rappresenta il fattore principale dietro alle nuove abitudini di consumo.
E se le donne (59,5%) più degli uomini (54,7%) dichiarano di aver modificato il proprio atteggiamento per una maggiore attenzione a spreco e rincari, dal punto di vista generazionale sono Adulti e Senior ad aver modificato i propri comportamenti più di GenZ e Millennials.

Riciclare, spegnere le luci, preferire la bici 

Se 2 intervistati su 3 dichiarano di riciclare il più possibile 1 su 3 preferisce l’utilizzo della bicicletta o una camminata rispetto all’auto, e il 7% non utilizza l’auto se da solo.
In casa, poi, 7 su 10 dichiarano di spegnere le luci (73,5%) e 1 su 2 utilizza gli elettrodomestici come lavatrice, asciugatrice e lavastoviglie solo negli orari in cui consumano meno (51,3%).
Anche in questo caso le donne si confermano più attente a spegnere le luci in casa (78,7% vs 68%) e utilizzare gli elettrodomestici negli orari in cui consumano meno (55,9% vs 46,4%), mentre dal punto di vista generazionale Adulti e Senior sono i più attivi.

Smart home: la soluzione per controllare i consumi

In un’epoca dove la tecnologia può essere di aiuto i sistemi di smart home offrono una soluzione per avere maggiore controllo sui consumi.
Il 22,7% vorrebbe fare affidamento a un’app unica che aiuti a tracciare accensione e spegnimento di elettrodomestici e luci.
Un ottimo modo di risparmiare però è conoscere i consumi di ogni singolo elettrodomestico, e lo smartphone è considerato il dispositivo di maggiore aiuto nel risparmio energetico (30,9%).
Ma è il momento dell’acquisto di un elettrodomestico una delle fasi per le quali ci si prepara al meglio, e tra le caratteristiche considerate importanti al primo posto c’è l’affidabilità (87,9%), seguita da classe energetica (87,3%), prezzo (85,1%), funzioni eco e risparmio (79,3%).

Black Friday e Cyber Monday, per il 2023 atteso un boom di vendite online

Il Black Friday e il Cyber Monday si avvicinano e già si preannuncia un vero e proprio boom di vendite. Soprattutto, si stima un exploit di quelle online, secondo il trend registrato negli ultimi due anni. Lo anticipa un’analisi di Calicantus, leader nel settore della gestione dell’e-commerce in modalità full outsourcing. Dal 24 novembre, questi eventi si prospettano come momenti cruciali nel calendario commerciale e nei canali di vendita online. Anche perchè il 58% dei consumatori ha dichiarato di preferire le offerte digitali.
In base alla ricerca, si è avuto un aumento delle vendite online del +44% nel 2022 rispetto all’anno precedente, e si prevede una crescita aggiuntiva del 45% nel 2023. Nel periodo gennaio-luglio 2023, la crescita media è salita del 50% rispetto alla prima metà del 2022.

Dopo il 15 novembre exploit di acquisti online 

Calicantus rileva che il numero degli acquisti online dopo il 15 novembre 2022 è cresciuto del 60% rispetto alle settimane precedenti, mentre nello stesso periodo del 2021 il dato segnava +56%. Guardando ai numeri degli anni passati, si prevede un aumento esponenziale delle vendite online anche nel 2023, grazie al contesto economico attuale, alla crescente facilità di utilizzo dei siti web e all’efficienza dei servizi di spedizione.

Tecnologia, risparmio e coscienza

Il consumatore odierno è sempre più tecnologicamente competente e attento al risparmio, soprattutto dopo le difficoltà degli ultimi anni. L’80% degli italiani ha manifestato preoccupazioni legate alla situazione geopolitica, all’inflazione e alla guerra in Ucraina.
Tuttavia, l’83% degli utenti vede la Black Week come un’opportunità per pensare ai futuri regali di Natale.

Aumenta la fiducia nell’e-commerce

Valentino Bergamo, Ceo di Calicantus, sottolinea la crescente fiducia nei confronti dei canali di vendita online, attribuendo questo cambiamento a recensioni positive, politiche di reso gratuito, sicurezza nei pagamenti e servizi di spedizione efficienti.
Il Black Friday, uno dei periodi promozionali più importanti, influisce notevolmente sui comportamenti dei consumatori e dei rivenditori, e le aziende devono essere pronte ad affrontare l’aumento delle richieste da parte dei clienti con soluzioni di e-commerce aggiornate.

Quali sono le preferenze di acquisto?

Cosa si comprerà durante il Black Friday? Secondo Boston Consulting Group, il settore del fashion e-commerce (60%) sarà quello più ambito dagli italiani, seguito dagli acquisti di dispositivi elettronici (54%) e prodotti di bellezza e profumi (23%).
La sostenibilità avrà un ruolo determinante nei processi di acquisto: il 67% preferirà prodotti durevoli nel tempo, il 59% acquisterà da aziende locali e il 54% opterà per articoli ecologici o con componenti riciclati.

Ritorno al lavoro: come farlo senza stress?

Le vacanze estive sono un periodo molto atteso dalla maggior parte degli italiani. Durante queste settimane, ci concediamo una pausa dalla solita routine quotidiana, abbandonando gli orari e gli obblighi lavorativi per dedicarci al relax e al piacere del tempo libero. Tuttavia, il ritorno al lavoro dopo le ferie può rivelarsi un momento complesso e faticoso, portando talvolta a sperimentare la cosiddetta “sindrome post-vacanze”. Questo disturbo si manifesta attraverso sintomi come apatia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, stress e tristezza.

I consigli degli esperti

Per evitare questa situazione, Lidia Molinari, People Advisor Director di Adecco, società specializzata nel campo dello sviluppo e della valorizzazione del capitale umano, offre una serie di consigli per prepararsi al meglio al ritorno al lavoro senza stress.
Innanzitutto, è consigliabile riprendere la propria routine con anticipo, programmando il rientro a casa alcuni giorni prima di tornare in ufficio. Questo permette di avere il tempo necessario per adattarsi gradualmente alla routine quotidiana, organizzare le faccende personali, pianificare i pasti e mettere in ordine la casa. È importante anche riadattare i propri cicli di sonno-veglia gradualmente, se durante le vacanze si sono modificati gli orari abituali. Alzarsi un po’ prima del solito per andare in ufficio aiuta ad affrontare la giornata senza fretta e ansia.

Pianificare le cose da fare

Una volta tornati al lavoro, è essenziale pianificare il carico di lavoro con attenzione, concentrandosi inizialmente su compiti più leggeri e meno impegnativi. Questo permette di rientrare gradualmente nella routine lavorativa senza sentirsi sopraffatti. Organizzare le giornate, stabilire obiettivi realistici e dare priorità alle attività aiuta a gestire l’ansia e a evitare la pressione legata al carico di lavoro accumulato. È fondamentale concedersi pause regolari per rilassarsi e ricaricare le energie, aumentando così la produttività e la motivazione.

Il ruolo della corretta comunicazione

La comunicazione con i colleghi è un altro aspetto importante. Riprendere il dialogo con loro e con il proprio responsabile permette di allinearsi sui progetti e i compiti lasciati in sospeso durante le ferie, evitando sorprese e contenendo l’ansia. Mantenere relazioni positive con i collaboratori contribuisce anche a migliorare l’umore, l’entusiasmo e la motivazione sul posto di lavoro.

Momenti di svago

Per rendere la settimana lavorativa più sopportabile, è consigliabile organizzare attività di svago nel prossimo futuro, come uscite al cinema, cene con amici o passeggiate. Piccoli gesti che aiutano a ritrovare il buonumore e a trascorrere del tempo di qualità con amici e familiari. Infine, intraprendere un nuovo progetto personale o professionale che susciti entusiasmo può rendere la routine più piacevole. Questo può includere corsi di cucina, apprendimento di una nuova lingua o strumento musicale, o anche corsi di formazione per migliorare le proprie competenze professionali.

Prendersi cura anche del corpo

Inoltre, prendersi cura del proprio benessere fisico e mentale è fondamentale per ridurre lo stress e mantenersi in salute. Questo può includere l’esercizio fisico, la meditazione e la mindfulness, oltre a un’alimentazione equilibrata che fornisca energia. In conclusione, il ritorno al lavoro dopo le vacanze estive può essere gestito in modo più sereno seguendo questi consigli. Prepararsi con anticipo, pianificare con attenzione e dedicare tempo al benessere personale aiuta a rendere questo periodo di transizione più fluido e meno stressante.

Conversational Marketing: dalle conversioni alle convers-azioni

Sebbene le conversioni rimangano per le aziende un obiettivo imprescindibile, l’attenzione si sta sempre più spostando su tutto ciò che riguarda la Customer Experience, ovvero le esperienze che i clienti vivono quando entrano in contatto con le aziende.
Il Conversational Marketing ruota infatti intorno all’idea di mettere al centro delle aziende i clienti, con l’obiettivo di comprenderne le esigenze e dialogare in modo efficace con loro. Una tendenza che sta prendendo sempre più piede anche tra le aziende italiane.

Puntare sul mobile messaging

Secondo un sondaggio svolto da Esendex, i contatti con le aziende oggi sono piuttosto frequenti. Infatti, il 41% degli intervistati dichiara di aver contattato un’azienda negli ultimi tre giorni, mentre la percentuale sale addirittura al 63% se ci si riferisce all’ultima settimana. Di fatto, la Customer Experience influisce in modo determinante sulla soddisfazione e fidelizzazione dei clienti. Per adottare strategie efficaci di marketing conversazionale, che consentano di instaurare e mantenere una buona relazione con i clienti in tutte le fasi del processo d’acquisto, diventa quindi fondamentale puntare sul mobile messaging.

Gestire le conversazioni multicanale

I contatti con le aziende avvengono per i motivi più disparati, dalla richiesta di informazioni su prodotti o servizi, a quelle su ordini o spedizioni, dai dettagli relativi ai pagamenti alle richieste di indirizzi di punti vendita e molto altro ancora. Tutto questo genera spesso conversazioni multicanale, importanti da gestire sempre al meglio per essere certi di instaurare e mantenere una buona relazione con il cliente.
“Data ormai per acquisita l’importanza centrale dello smartphone nelle nostre comunicazioni quotidiane – commenta Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia -, è evidente come sia oggi cruciale per le aziende avvalersi del Marketing Conversazionale e definire corrette strategie di mobile messaging”.

Offrire ai clienti diverse possibilità di contatto

“Per soddisfare le esigenze più diverse è poi essenziale poter far leva sulla multicanalità, offrendo, quindi, ai clienti diverse possibilità di contatto, come ad esempio WhatsApp, SMS e ChatBot – aggiunge Carmine Scandale – : se si desidera creare una comunicazione veloce, asincrona e personale tra azienda e cliente, però, occorre fare un ulteriore passo avanti e passare alle convers-action, mettendo, quindi, in atto vere e proprie azioni di conversazione, che siano in grado di fare la differenza”.

Gli italiani promuovono i farmacisti

Quasi otto italiani su dieci (77%) hanno fiducia nel farmacista e lo considerano un professionista competente e accessibile al quale rivolgersi per la gestione della propria salute. Al contempo, i farmacisti sono consapevoli (86%) dell’evoluzione del proprio ruolo, e della fiducia che ispirano alla maggioranza dei cittadini, sebbene non manchi qualche criticità. È quanto emerge dall’indagine Ipsos, condotta per la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), sull’evoluzione del ruolo del farmacista e della farmacia, come erogatore di servizi per la popolazione di fronte al nuovo scenario post pandemico.

Una figura di riferimento per il cittadino

Il farmacista si considera ed è una figura di riferimento per il cittadino e la farmacia è diventata un presidio di assistenza sanitaria sul territorio, offrendo anche innumerevoli servizi che vanno al di là della semplice dispensazione di farmaci e prodotti per il benessere e la salute. Questa evoluzione rappresenta, per la maggior parte dei farmacisti, una valorizzazione del proprio ruolo, ma non è priva di difficoltà, prima fra tutte l’eccessiva burocrazia. Lo studio Ipsos registra infatti alcune criticità o sfide che oggi il farmacista deve affrontare, anche alla luce del ruolo sempre più strategico che gli viene riconosciuto all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

I servizi più richiesti

Secondo la ricerca il 93% degli italiani ha una farmacia di riferimento, scelta motivata da alcuni aspetti principali: la fiducia (37%), la conoscenza del professionista (28%), la vicinanza (57%) e la soddisfazione per il servizio offerto (42%). A ‘legare’ i cittadini al farmacista sono, inoltre, le conoscenze in campo farmaceutico, la competenza nel consigliare la soluzione più appropriata alle proprie esigenze di cura e la qualità dell’assistenza, garantita dalla disponibilità e dalla continuità del servizio. La conferma dell’evoluzione del ruolo del farmacista oggi arriva però anche dai desideri degli italiani rispetto ai servizi che vorrebbero fossero erogati o potenziati nella rete delle farmacie territoriali. In particolare, prenotazione di visite specialistiche ed esami (26%), servizi infermieristici in farmacia (19%) e a domicilio (17%), vaccinazione e analisi di primo livello, come la misurazione di pressione e colesterolo (18%).

Un luogo dedicato alla prevenzione e alla presa in carico

Secondo gli italiani, dunque, la farmacia del futuro dovrà essere sempre più un luogo dedicato alla prevenzione e alla presa in carico, oltre alla tradizionale attività di dispensazione del farmaco.
Un’aspettativa che si sposa perfettamente con il modello della Farmacia dei Servizi la cui piena realizzazione, (anche attraverso il potenziamento della telemedicina e del deblistering dei farmaci, indicati dai farmacisti come due servizi chiave per migliorare l’assistenza sul territorio), consentirà di andare incontro ai bisogni dei cittadini e alle esigenze di efficientamento del SSN.
Sul fronte della prevenzione, l’80% degli italiani si dichiara favorevole a farsi vaccinare dal farmacista e valuta positivamente la possibilità che la farmacia diventi un ‘hub vaccinale’ in cui effettuare anche i richiami dei vaccini obbligatori.

Casa: oggi 8 italiani su 10 vogliono assicurare le mura domestiche

Se prima della pandemia la casa era considerata come mero ambiente in cui stazionare nelle ore notturne o durante il weekend, complice l’emergenza sanitaria e il lavoro agile in pochi anni la casa è divenuta protagonista di una trasformazione, che l’ha portata a essere ben più di un rifugio.
La casa, oggi, si abita e si vive, è luogo di riposo e sinonimo di accoglienza, è ufficio, ma anche luogo di incontro e relax. Forse, infatti, è proprio l’abitazione uno dei luoghi mutati più profondamente nel corso di questi ultimi 3 anni.  Ma vivere maggiormente l’abitazione, al pieno delle sue potenzialità, ha restituito anche conseguenze in termini di sicurezza. E 8 italiani su 10 oggi vogliono assicurare le loro mura domestiche.

Nel 2022 richieste di sottoscrizione a +14,4%

Un dato che non sorprende: come conferma il report ‘L’assicurazione Italiana’, rilasciato dall’Associazione Nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA, )già nel 2022 emergeva un aumento di richieste di sottoscrizione di contratti assicurativi a protezione della casa. Secondo lo studio, infatti, solo a marzo dello scorso anno è stato registrato un aumento del +14,4% nel ramo danni rispetto al periodo pre-pandemico.
Un dato che già l’anno passato restituiva una fotografia puntuale delle nuove necessità degli italiani, figlie di due anni di incertezza in cui la casa si è trasformata da luogo in cui trascorrere la notte a porto sicuro.

Un popolo di proprietari che crede nell’assicurazione

Per il 73% degli intervistati, oggi la casa è un luogo polifunzionale in cui la parola chiave è ‘condivisione’, di spazi, momenti, esperienze. Ma è anche un investimento sicuro (35%) da lasciare in eredità ai figli a garanzia di un futuro più roseo (46%). Gli italiani infatti sono un popolo di proprietari di casa (il 79% del campione dichiara di possederne una), ne percepiscono l’importanza e sentono l’esigenza di proteggerla. Sono 8 su 10, infatti, gli italiani che sostengono il valore di un’assicurazione sulla casa. E il 54% ha già provveduto a stipularne una.

Green, tecnologica, cyber sicura

In ogni caso, dopo 3 anni gli italiani hanno ben chiaro in mente quale sarà la casa del futuro: green, tecnologica, cyber sicura. Se durante il lockdown l’abitazione era diventata una prigione dorata, oggi la percezione delle persone è cambiata, e con essa anche il modo di vivere il proprio ambiente domestico. Questo è quanto emerge anche da una ricerca BVA-Doxa promossa da Groupama Assicurazioni per l’Osservatorio Change Lab, Italia 2030, che monitora e analizza i principali trend che modificheranno il modo di vivere degli italiani nel corso dei prossimi dieci anni, nonché l’impatto di tali cambiamenti su economia, ambiente e sviluppo del Paese.