Città eleganti, quattro italiane fra le 10 più chic del mondo

Sarà forse perché i miti sono duri a morire, o semplicemente perché è ancora oggi una verità, ma Parigi si conferma la prima città al mondo per eleganza. Insomma, la Ville Lumière da secoli non ha rivali quando si parla di chic. Però ci sono anche diverse – per la precisione quattro – buone notizie per l’Italia, che in quanto a buon gusto e saper vivere non ha paura dei competitor. Lo rivela una recente ricerca che incrocia moda e paesaggio urbano, tenore di vita e circolazione del denaro, creando dati che sono oggettivi ma anche soggettivi, ossia in relazione alla percezione. Diffusa nel nostro paese dal portale del fashion Zalando, l’analisi evidenzia che nella top ten delle metropoli eleganti ben quattro sono, appunto, italiane.

La classe non si impara

Lo studio globale ha classificato le prime 100 città più eleganti. “L’eleganza non può essere acquistata, la qualità, l’eleganza si riferiscono a qualcosa di più sottile e difficile da definire. E mentre le tendenze cambiano, la vera eleganza non esce mai di stile, forse per questo al top c’è Parigi, lo chic per eccellenza” spiega la ricerca. Ma cosa significa la definizione ‘eleganza’, o meglio come la si può misurare? E perché alcune metropoli la incarnano, o la interpretano, meglio di altre? Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato numerosi criteri basati su dati per valutare le città, tra cui il voto di architetti, giornalisti di moda e di lifestyle e trendsetter da tutto il mondo per valutare secondo le loro informazioni e aree di competenza quali siano.

Fattori tangibili e intangibili

Sebbene si tratti di una classifica, molte persone hanno difficoltà a esplicitare la definizione di eleganza, anche – o forse soprattutto – riferita a una città. “E’ semplicemente così!”, potrebbe essere la risposta più comune. Lo studio, però, si prefigge anche un obiettivo di attendibilità: “Abbiamo messo alla prova i nostri preconcetti, ricorrendo ai dati per definire e valutare dove si trovano le città più eleganti nel mondo. Abbiamo scelto alcuni fattori in tre categorie chiave per valutare la nostra lista: fattori relativi alla moda, fattori relativi al paesaggio urbano e accessibilità. Abbiamo analizzato migliaia di città e selezionato 400 luoghi ampiamente considerati eleganti per la moda o l’architettura. Li abbiamo valutati in base ai fattori rilevanti, selezionando le migliori” affermano i responsabili dello studio.

I parametri dei voti

“Per ottenere un punteggio elevato, abbiamo stabilito che una città dovesse essere caratterizzata da un settore della moda particolarmente attivo e vivace, un’architettura importante dal punto di vista culturale e storico, un’alta desiderabilità turistica e un punto di accesso attraente per i visitatori” spiegano ancora gli analisti.

La top ten delle città eleganti

Ecco, in ordine dal primo posto al decimo, la hit delle città eleganti: Parigi; Londra; Vienna; Venezia; Firenze; Barcellona; Milano; Roma; Oslo; Amsterdam.

Milano regina dell’alta tecnologia: export a +13%

La Lombardia e Milano si confermano le “regine” dell’alta tecnologia italiana. Un primato confermato dai risultati: in questo settore, infatti, l’export lombardo ha registrato nel 2017 una crescita del 13%,  per un valore di oltre 3 miliardi di euro nei primi tre mesi, pari a circa un terzo del totale nazionale di 10 miliardi (+6%).

Medicinali e apparecchi al top degli scambi

In Regione, i primi prodotti per valore di scambio in tutto in mondo  sono i medicinali, con oltre 1 miliardo di euro (+49,5%). Seguono gli strumenti e apparecchi di misurazione per quasi mezzo miliardo, poi apparecchi per le telecomunicazioni, prodotti farmaceutici di base e computer per oltre 300 milioni. Le destinazioni per questa tipologia di export sono soprattutto Stati Uniti (409 milioni, +68%). L’export verso Germania e Svizzera si attesta a quasi 300 milioni. Decisamente in crescita anche le esportazioni verso il Regno Unito (171 milioni, +49%) e il Giappone (132 milioni, + 45%).

Il ruolo dell’innovazione

La Camera di commercio con l’azienda speciale Innovhub SSI, nata nel 2011 dall’unione di Innovhub con le ex-Stazioni Sperimentali per l’Industria dei settori cartario, tessile, dei combustibili e degli oli e dei grassi con l’obiettivo di far progredire la ricerca in una direzione sempre più sostenibile, svolge attività di ricerca applicata, consulenza tecnico-scientifica e testing industriale avvalendosi di numerosi laboratori scientifici ed esperti di ricerca e innovazione. Fornisce anche servizi nell’ambito della progettazione europea e dei finanziamenti all’innovazione, con una attenzione particolare alle PMI. Anche l’internazionalizzazione è sempre più tecnologica.

Gli strumenti a disposizione delle aziende per conquistare i mercati esteri

Crescono anche gli strumenti sul web utili a potenziare la presenza delle imprese lombarde sui principali mercati esteri. In questa direzione, Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionali della Camera di commercio, propone servizi che danno la possibilità alle azienda lombarde di sviluppare diversi strumenti online per presentare i propri prodotti ai principali buyer esteri, mettendo a disposizione un’assistenza personalizzata per favorire lo sviluppo internazionale del business aziendale.

Hi-tech in Lombardia, 9,5 miliardi in tre mesi

Milano è prima sia per import sia per export con oltre 6 miliardi complessivi di interscambio. Seguita nell’export da Monza e Brianza che cresce del 70%, da Varese e da Lodi, mentre nell’import da Lodi, Monza e Brianza e Pavia. E se Milano è specializzata soprattutto nell’export di prodotti farmaceutici, Monza e Brianza è prima in componenti elettronici. Per quanto concerne le apparecchiature per le telecomunicazioni Lodi segue Milano mentre Varese si specializza nel settore aeromobili.

Lombardia, il settore delle costruzioni si rialza: scambi per 388 milioni in tre mesi

La Lombardia si conferma la Regione “campionessa” delle costruzioni. Sono infatti ben 134 mila le imprese attive sul territorio regionale su un totale italiano di 775 mila. Gli addetti sono 278 mila, che raggiungono quota un milione e 431 mila in Italia. Con 93 mila imprese nei lavori specializzati, la Lombardia arriva a pesare un quinto di tutta Italia: ecco alcuni dei dati frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese 2016 e 2017. Milano concentra 40 mila imprese, Bergamo 18 mila e Brescia quasi 17 mila. Ma i numeri sono di tutto rispetto anche nelle città più piccole: circa 12 mila le imprese sia a Monza che a Varese e intorno alle 8 mila a Como e a Pavia.

Un business che cresce del 6,2%

La Lombardia vale in tre mesi nel settore delle costruzioni 388 milioni di scambi verso il mondo (138 milioni l’import e 250 milioni l’export) nei primi tre mesi del 2017: in crescita del 6,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un business che pesa il 35% degli scambi italiani, valutabili nei primi tre mesi a oltre un miliardo. In crescita del 12% gli scambi milanesi che raggiungono i 157 milioni. Seguono Brescia con 62 milioni (+3%) e Bergamo con 40 milioni. Milano, Monza e Lidi insieme totalizzano 55 mila imprese del settore costruzioni, circa 200 milioni di import-export in tre mesi con il mondo.

Ance, meno burocrazia, più alleanze per le imprese di Milano, Lodi, Monza Brianza

In contemporanea con la diffusione di questi dati, si è svolta anche l’assemblea generale di Assimpredil Ance, l’associazione che raggruppa le imprese di costruzione delle province di Milano, Lodi, Monza, Brianza. Le linee guida per lo sviluppo sono state tracciate: meno burocrazia, incentivi fiscali stabilizzati, una revisione delle strategie del sistema bancario per migliorare l’accesso al credito, attenzione alle norme sulla sicurezza in cantiere. Sono questi i punti cardine per  una “alleanza” tra imprese e istituzioni per un “nuovo modello di sviluppo” che parte proprio da Milano. “C’è ottimismo a Milano e l’obiettivo è di farne un laboratorio dove gli attori sono lavoratori, imprese e istituzioni” ha dichiarato il presidente della associazione, Marco Dettori.

Possibili 15 milioni di metri quadrati da rigenerare

In base ai dati di Scenari Immobiliari, nei prossimi 10 anni a Milano e Provincia potrebbero esserci più di 15 milioni di metri quadrati da rigenerare, con un valore di investimento di circa 20 miliardi. “Auspichiamo una rapida revisione delle strategie del nostro sistema bancario che dovrebbe sostenere tanto le grandi trasformazioni, quanto l’insieme dei piccoli e medi investimenti di ricucitura urbana a chi guarda il nostro tessuto produttivo” ha spiegato Dettori. Che ha anche posto l’attenzione sugli appalti per le grandi opere “che negli ultimi anni sono rimaste appannaggio di pochi grandi appaltatori”, a discapito delle piccole medie imprese del milanese.

SIcurezza sul lavoro

Telegiornali, siti web e blog spesso parlano dell’argomento, ma è complicato parlare di sicurezza sul lavoro quando non si hanno le giuste conoscenze per farlo. Noi crediamo che ogni persona, ogni azienda, sia una componente essenziale di un vasto progetto di business chiamato Italia: in parole povere, va rispettata la professionalità di ognuno e scoraggiata l’auto-didattica quando questa va a toccare aspetti così importanti.

Il nostro partner Area 81, azienda che da anni offre servizi di consulenza in ambito sicurezza e normativa del lavoro, ci parla di un concetto fondamentale: quello dell’rspp esterno, trattato sul loro sito in maniera piuttosto esaustiva. “Fare affidamento su una figura di questo tipo consente all’azienda di liberarsi in modo definitivo degli adempimenti di legge previsti in termini di sicurezza sul luogo di lavoro: l’incaricato, in qualità di rspp e quale tecnico professionista, avrà in affidamento tutte le funzioni previste dalla normativa e potrà quindi consentire all’azienda, e nel caso di piccole realtà all’imprenditore stesso, un consistente risparmio di tempo. Quello necessario non solo per ottemperare a tutti i requisiti di legge, ma anche e sopratutto per rimanere aggiornati.”

Aggiungiamo noi: un rspp esterno è in grado di individuare le priorità di intervento, consentendo quindi di pianificare al meglio gli eventuali investimenti necessari o semplicemente gli adeguamenti non urgenti, sia in ambito prevenzione che protezione degli impiegati e degli operai. “Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura che deve essere coinvolta nelle decisioni aziendali che riguardano la sicurezza: affidarsi ad un tecnico esterno significa quindi un supporto ed una consulenza continua, e non certo un servizio una tantum: partecipa alle riunioni e fornisce un’assistenza continuativa, divenendo un punto di riferimento per il datore di lavoro, il management ma anche e sopratutto la forza lavoro.

Sul sito www.sicurezzaperlavoro.it è presente un blog molto interessante che consente di rimanere aggiornati e scoprire le ultime normative inerenti il tema, il nostro consiglio è quello di iscrivervi alla newsletter per essere notificati quando ci sono novità interessanti.

 

IWM | Depuratori Acqua Domestici

Il 70% del nostro corpo è fatto d’acqua, garantire al nostro organismo il giusto apporto quotidiano di liquidi è quindi di fondamentale importanza per il nostro benessere. In particolare, bere dell’acqua buona è importante  per la nostra salute in quanto depura il corpo dalle tossine, mantiene la corporatura corporea, previene malattie renali, mantiene l’idratazione e favorisce la digestione. Spesso però l’acqua che arriva nelle nostre case tramite il rubinetto non è perfettamente equilibrata: un’acqua troppo ricca di un elemento e al tempo stesso povera di un altro può causare scompensi ed essere motivo di patologie anche serie, a lungo andare.

Chi è disposto quindi a risparmiare sulla propria salute? Nessuno, ragion per cui spesso si preferisce comprare dell’acqua minerale al supermercato, più costosa ma qualitativamente migliore e ben bilanciata. Certo, c’è lo svantaggio del dover spesso fare un salto in negozio a far rifornimento e dover poi trasportare fino in casa le pesantissime casse d’acqua. Il più delle volte, se non si è giovani e se non c’è l’ascensore a disposizione, può diventare davvero un problema provvedere all’approvvigionamento d’acqua potabile in appartamento. Esiste una soluzione in grado di rendere buona e sicura l’acqua del nostro rubinetto, consentendoci di risparmiare soldi e fatica?

Certo che esiste, ed è anche a portata di click! International Water Machines è una solida realtà in Italia nel settore del trattamento delle acque potabili, con una fitta rete di collaboratori e tecnici su tutto il territorio nazionale. Un depuratore acqua in casa ti consentirà di risparmiare tantissimo e bere da subito acqua pura. Scegli quello più adatto alle tue esigenze sul sito di IWM www.iwmceasa.it o lasciati consigliare da uno dei consulenti, ti aiuterà ad individuare il prodotto più adeguato a soddisfare le necessità tue e dei tuoi familiari. Contatta il numero verde 800 800 813 per richiedere tutte le informazioni di cui hai bisogno, riceverai una risposta rapida ed esauriente.

Vacanze, 6,3 miliardi la spesa dei lombardi all’estero

Dove vanno in vacanza i lombardi, quali mete estere scelgono e perché, quanto spendono e soprattutto quali sono le città della Lombardia che “generano” il maggior numero di viaggiatori? A questa e ad altre curiose domande risponde un’elaborazione della Camera di commercio di Milano che ha analizzato i dati della Banca d’Italia relativi agli ultimi quattro anni. Nel 2016 sono stati circa 24 milioni i lombardi che si sono recati oltre confine: un numero che rappresenta il +1,4% in un anno. La spesa complessiva per i viaggi all’estero nel 2016 si è attestata a 6,3 miliardi di euro, in crescita del 2,9% sull’anno precedente. E solo i primi mesi del 2017 hanno messo a segno una spesa di quasi un miliardo di euro. Insomma, i residenti in Lombardia hanno la valigia sempre pronta.

Milano la prima provincia italiana per viaggi all’estero

Milano con oltre 2,3 miliardi di euro di spesa nel 2016, +4,5% sull’anno precedente, è la prima provincia italiana per viaggi all’estero, tra vacanza e motivi di lavoro: pesa infatti per il 10,4% sul totale nazionale. La classifica delle città italiane maggiormente globe trotter vede a seguire dopo il capoluogo lombardo Roma (2,2 miliardi, 9,9%) e Torino (1,1 miliardi, 4,8%). Nella hit delle prime 15 province per spesa dei viaggiatori all’estero, ne compaiono altre 5 lombarde: Varese al quarto posto con 985 milioni, Como settima (601 milioni), Brescia ottava (533), Bergamo decima (504), Monza e Brianza tredicesima (413).

Imprese turistiche in Lombardia, la carica delle 2.400

Sono un numero di tutto rispetto le imprese di servizi turistici in Lombardia. Sono quasi 2.400 le imprese lombarde che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica: da sole rappresentano il 15,5% del totale italiano dell’intero settore. Anche in questa inedita classifica, Milano è prima con 1.106 imprese, il 46,4% del totale regionale. Seguono a distanza e nell’ordine Brescia con 281 imprese (11,8%), Bergamo con 206 (8,6%), Varese e Monza e Brianza con 170 ciascuna. I dati sono il frutto dell’elaborazione della Camera di commercio sulle cifre del registro imprese al primo trimestre 2017 e 2016.

Aziende turistiche in Italia, Roma la prima

A livello nazionale, le imprese di servizi turistici attive e distribuite su tutto il territorio sono 15.435. Non sorprende che Roma sia prima con 1.977 attività turistiche (+1,8% in un anno), seguita da Milano con 1.106 imprese e Napoli con 1.028. Chiudono la classifica Torino, Firenze e Bari.

L’importanza della lead generation

C’era una volta quella che gli anglosassoni chiamavano word of mouth communication, il cosiddetto passaparola. Se si era provato un nuovo prodotto o fatto una determinata esperienza da consumatore, l’individuo commentava, giudicava e dava informazioni ad altri soggetti. Un fenomeno tutt’altro che banale, tanto da diventare oggetto di studio dei sociologi e dei massmediologi per comprendere come gestire questa trasmissione di informazioni tra soggetti, in uno scenario definito rete sociale. Oggi la rete alla quale si fa riferimento è quella virtuale, e nel web marketing il passaparola è in un certo senso sostituito dalla lead generation, ovvero la capacità di generare potenziali clienti interessati a un brand e, più specificatamente, raccogliere informazioni dell’utente utili a fargli compiere un acquisto o a farlo aderire a un’offerta.

È attraverso i motori di ricerca, le mailing list, i forum, i blog e i social network che potenzialmente si può fare lead generation, ovvero raccogliere i dati dell’utente e profilarli. Le visite sui vari canali partono già come altamente targhettizzate, e vengono convogliate in landing page appositamente create dall’azienda per raccogliere i dati. Oggi tutte le attività di web marketing sono in qualche modo orientate a creare lead generation, cioè a raccogliere dati salienti, che in futuro possano garantire una conversione del contatto. Il concetto di conversione fa riferimento non tanto all’acquisto finale, quanto al consenso, all’ essere ricontattati per fini di marketing (l’obiettivo finale di tutto il processo resta comunque la vendita).

A tal fine, non tutti i canali di web marketing e non tutti i dati raccolti sono utili alla lead generation. Nel caso di Facebook, i like non sono da considerare lead generation, così come su Twitter non è lead generation un click. Come riferimento, per entrare in relazione con l’utente in un secondo momento e avere quindi una vera lead generation, serve almeno l’indirizzo e-mail. Su questi social network ciò è ottenibile se gli utenti in questione sono follower. In generale, assume importanza la consapevole cessione di dati dell’utente, la volontà e disponibilità ad essere ricontattati. In questo senso non è da sottovalutare l’action message, ovvero la richiesta di aiuto da parte dell’utente. L’utente che si trova a chiedere un chiarimento su un prodotto-servizio o che necessita di assistenza, è disponibile a dialogare con l’azienda attraverso comodi canali web, ed è favorevole a rilasciare i suoi dati per giungere alla risoluzione di un problema. Una politica interessante di action message è portata avanti da alcuni operatori telefonici, che dando un ruolo sempre meno centrale canale telefonico, convogliano l’assistenza al cliente sui social network, attraverso pagine dedicate.

Disegnare un logo ricordando la lezione di Bob Noorda

Chissà quanti lavoratori milanesi trascorrono il tempo di una corsa in metropolitana ripensando alla giornata lavorativa appena conclusasi, ai progetti e alle sfide da intraprendere nei giorni a venire. Tra loro non mancano pubblicitari, grafici e designer che approfittano del tragitto sotterraneo per intensificare il processo creativo, perché l’idea vincente la si trova nel metodo, ma anche nell’illuminazione improvvisa. La metropolitana di Milano può essere una straordinaria palestra per i sensi delle menti creative, perché l’allestimento visivo porta la firma di Bob Noorda, designer olandese che ha profondamente rinnovato la storia della grafica italiana.

Noorda introdusse la striscia continua di diversi colori (rosso, verde, giallo) per distinguere le differenti linee della metropolitana milanese, che nel logo riprende l’iniziale della parola “Milano” e, specularmente (anche dal punto di vista visivo, per evocare la città sotterranea), l’iniziale di “Metropolitana”. Basterebbe questo logo a schiudere un universo di semplicità, coerenza e aderenza all’immagine del committente che tutti i grafici e i designer che oggi si cimentano con la creazione di un logo dovrebbero seguire.

Oggi, invece, si assiste a creazioni che non sempre incontrano i favori de pubblico, come dimostrano due recenti casi. Il primo lo ha scoperchiato il Corriere del Mezzogiorno, riportando i commenti sul nuovo logo di Bari, disegnato da una commissione ad hoc e costato 57 mila euro. Il logo si presenta barocco, quadripartito, con un eccesso di segni grafici. Il web è insorto e ha finito con lo storpiare il pay off “Never Ends” in “la politica non smette mai di stupirci”. Il secondo caso si è verificato lontano dal Sud Italia, aldilà delle Alpi. Riguarda il logo del comune di Lugano (Svizzera) e dimostra come non siano solo i grafici italiani a deludere.

Quali consigli dare, allora, a chi oggi si accinge a disegnare un logo? Dal punto di vista grafico, emergente invece è l’idea di un design digital first, che parta cioè dalla leggibilità sui nuovi device digitali. È sbagliato, però, rincorrere forsennatamente le mode, le tendenze e gli stilemi del momento, pena la rapida obsolescenza del logo. L’esempio di Bob Noorda, che in carriera ha disegnato ex-novo o proposto il restyling di marchi assai noti, come Algida, Eni, Enel, Coop, Feltrinelli, Mondadori e Pirelli (solo per ricordarne alcuni), sembra condurre verso grafiche minimali, riflessive, armoniose, che con pochi tratti colgono l’essenza di un’azienda e la portano fuori dal tempo. Taciturno, schivo, poco folgorante nell’arte oratoria, Noorda aveva nell’ascolto una delle sue doti migliori, una tecnica ancora oggi preziosa nel design di un logo: bisogna saper ascoltare la storia dell’azienda committente, l’anima dei sui prodotti e l’ispirazione dei concorrenti, per trovare una propria, distintiva voce.

Cialde Lavazza a Modo Mio | Il caffè come lo vuoi tu

Adori anche tu, al mattino, prepararti un buon caffè e sentire quel delizioso profumo nell’aria a darti il buongiorno? Diciamoci la verità, è un piacere quotidiano al quale nessuno è disposto a rinunciare, ma oggi non è semplice trovare un caffè che sia veramente buono e profumato come quello del bar. Proprio per questo spesso si finisce con l’accontentarsi di un prodotto che non è esattamente quello desiderato ma che semplicemente si avvicina alla bevanda che tanto apprezziamo. Ciò non significa che sia impossibile gustare un ottimo caffè anche a casa, ma vuol dire semplicemente che non si è ancora scoperta la praticità e la grande qualità delle cialde Lavazza a Modo Mio, proposte dal sito web di cui parliamo che è www.cialdamia.it. Parliamo del sistema di caffè a cialde più apprezzato dagli italiani e le uniche veramente in grado di non far rimpiangere il caffè cremoso del bar. Grazie a queste comode capsule è possibile avere un caffè squisito con un semplice gesto della mano ed in pochi secondi, a casa come in ufficio, per gustare pienamente una parentesi di gusto e relax.

Il bello delle cialde Lavazza a Modo Mio, oltre alla loro confezione assolutamente in grado di preservare la freschezza e garantire ogni volta sensazioni sopraffine, è che queste sono veramente in grado di accontentare i gusti di tutti. Sia che si preferisca bere un caffè classico, uno particolarmente corposo o uno aromatizzato con le miscele più particolari e ricercate, Lavazza mette a disposizione degli appassionati capsule di ogni gusto e tipologia, veramente in grado di soddisfare le richieste e le preferenze di tutti. Perché dunque accontentarsi di un caffè qualsiasi e poco raffinato, quando è possibile scegliere un ottimo prodotto dalle miscele ricercate ed in grado di offrire ad ogni sorso quella piacevole sensazione che si prova al bar? Con le cialde Lavazza a Modo mio potrai finalmente avere il caffè che desideri in ogni momento della giornata, scoprine il gusto!

Italiani malati di tecnologia. Il digital detox manda in crisi una persona su tre

Altro che digital detox. Abbandonare smartphone, tablet e pc è un atto faticoso, anti faticosissimo, per una persona su tre. Anche quando lo si deve fare per forza. I campioni, in terminal di digital addiction, sono cinesi, brasiliani e argentini, ma anche gli italiani non sono messi tanto bene. Lo rivela uno studio appena condotto dalla società GfK, che segnala come il fenomeno sia particolarmente accentuato fra giovani e adolescenti.

La ricerca ha preso in esame oltre 22.000 persone in 17 paesi, e i risultati fanno riflettere. Anche perché, a fronte della possibilità di essere sempre always on, è ormai dimostrato scientificamente che la cyber dipendenza può diventare una vera e propria patologia. Gli italiani, pur fornendo risposte in linea con quelle dei “colleghi” digitali di ogni parte del mondo, sostengono però nel 20% dei casi di non aver nessun problema con la tecnologia, mentre per il 29% dei nostri connazionali il mondo hi-tech ha già causato qualche effetto di dipendenza. Se non appaiano particolari differenze fra sessi – uomini e donne forniscono le medesime risposte – le percentuali cambiano e di molto in base all’età e al reddito. In Italia il target maggiormente dipendente dalla tecnologia è quello dei trentenni (37%) e non i teenager (35%), come succede nel resto del mondo. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%.

Come succede anche a livello internazionale, le persone con più di 60 anni sono quelle che hanno meno problemi in assoluto (18%) con la dipendenza da tecnologia. A sorpresa, gli utenti che fanno più fatica a mettere in pratica il digital detox sono quelli appartenenti al reddito medio-alto (32%) e basso (31%) mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%). Nel resto del mondo, invece, succede proprio il contrario. Lo studio mette in luce anche qualche curiosità a livello internazionale. I cinesi, ad esempio, rappresentano la percentuale più alta di persone (43%) che dichiara di avere problemi a staccarsi dalla tecnologia, seguita dai paesi dell’America Latina (Brasile 42%, Argentina 40%, Messico 38%) e dagli Stati Uniti (31%). I tedeschi, dando ulteriore prova di autocontrollo tipicamente teutonico, sono invece quelli che soffrono meno a sottoporsi a un periodo di digital detox: per il 35% lasciare la tecnologia non è assolutamente un problema. Anche per i belgi, con il 30% delle risposte in questa direzione, un break da connessione e smartphone è quasi un gioco da ragazzi.

Fonte: GFK