Le criptovalute consumano lo 0,5% dell’elettricità mondiale

Anche la moneta virtuale consuma energia elettrica. Quanta? A oggi 2,55 gigawatt a livello mondiale, ma alla fine del 2018 potrebbe consumarne 7,67 gigawatt, ovvero circa lo 0,5% del consumo elettrico globale. Quasi quanto quello di uno Stato come l’Austria, e in alcune giornate di picchi produttivi, la percentuale potrebbe salire al 5%. Questo è quanto risulta da un’analisi di Alex de Vries, economista ed esperto di blockchain, il processo di creazione di criptovaluta.

La creazione di bitcoin richiede calcoli complessi, e per completarli non bastano più dispositivi casalinghi, ma vere e proprie fabbriche che aggregano capacità di elaborazione. Ma queste richiedono grandi quantità di elettricità, sia per consentire alle macchine di funzionare sia per alimentare i potenti impianti di raffreddamento necessari a tenere bassa la temperatura degli ambienti e dei dispositivi.

Estrarre bitcoin potrebbe diventare sempre meno conveniente

Il problema non è solo ambientale. La prospettiva di de Vries è soprattutto economica: se il consumo energetico si moltiplicherà in così poco tempo cresceranno con altrettanta velocità anche le spese di chi estrae bitcoin, assottigliando così i margini dell’attività. In altre parole, estrarre criptomoneta potrebbe diventare sempre meno conveniente.

L’analisi dell’economista però non è una condanna, perché la profittabilità dipenderà dal prezzo futuro di un bitcoin, Se questo aumenterà a un ritmo superiore alle spese, il mining continuerà a produrre guadagni.

In Italia produrre un bitcoin costa 10.310 dollari

Ci sono poi differenze da Stato a Stato, poiché ogni Paese ha un costo dell’energia (e quindi dei processi) differente. Diverse analisi hanno provato a capire quali siano gli Stati più convenienti. In Italia, estrarre un bitcoin costerebbe 10.310 dollari, già molto più del valore attuale della criptovaluta (8300 dollari). In Germania, il costo è ancora superiore (oltre i 14.000 dollari), in Francia è poco sotto gli 8.000 dollari, e la produzione rende di più. Ma gli affari migliori si farebbero in Cina, Serbia, Bulgaria, Bielorussia, Georgia, Trinidad e Tobago, Zambia. Anche se il Paese più conveniente risulta il Venezuela, dove il costo di produzione di un bitcoin sarebbe di appena 531 dollari.

Il rischio cryptojacking

De Vries sottolinea come nei prossimi mesi il sistema bitcoin potrebbe adottare soluzioni capaci di risparmiare energia, come Lightning Network, il protocollo che punta a semplificare le transazioni, riporta Agi. Ma se la spesa energetica dovesse superare i ricavi potrebbero moltiplicarsi i furti, ovvero gli attacchi informatici che succhiano elettricità e capacità di calcolo dai dispositivi di utenti e grandi organizzazioni per aggregarla e produrre criptomonete.

Si tratta di un’ipotesi avvalorata da una recente analisi di F-Secure. Secondo i produttori di antivirus, i cybercriminali hanno preferito virare verso il cryptojacking, software malevoli che violano pc e smartphone al fine di sfruttarli nell’attività di mining. In pratica i cybercriminali ci guadagnano, tanto non sono loro a pagare le bollette.

Gmail cambia faccia. E non solo

Gmail cambia faccia. La casella di posta elettronica di Google sul web avrà una nuova grafica, che presto apparirà più ordinata e pulita, come quella per lo smartphone. Ma non si tratta dell’unica novità per il servizio di posta elettronica del colosso di Mountain View. Stando alle anticipazioni di The Verge, il sito di informazioni e novità tecnologiche che ha pubblicato in anteprima gli screenshot della nuova veste grafica di Gmail, sono diversi i cambiamenti in programma nelle prossime settimane.

Tre nuovi layout tra i quali scegliere

In pratica, per gli utenti che accedono al servizio da browser la grafica di Gmail sarà come appare attualmente nella versione per smartphone. La nuova Gmail offrirà tre nuovi layout, ovvero tra diverse modalità di visualizzazione tra le quali scegliere, ognuna con i propri elementi grafici.

La prima è una visualizzazione predefinita, riferisce Adnkronos, nella quale gli allegati saranno messi in evidenza attraverso diverse icone nell’elenco delle email ricevute. La seconda è una versione compatta, che aumenterà la quantità di messaggi che è possibile visualizzare su una singola pagina, e la terza, invece, ancora più essenziale.

Tra le nuove funzionalità la possibilità di rimandare la lettura di un’email

Si potrà anche effettuare una chiamata attraverso la chat, se attiva, si potranno aggiungere note attraverso l’app Keep, e sarà possibile accedere al calendario di Google direttamente dalla barra laterale. Come per la versione da smartphone, poi, la nuova Gmail permetterà di rispondere rapidamente alle mail tramite le Smart Reply, le risposte predefinite. Inoltre, tra le nuove funzionalità, ci sarà anche la possibilità di rimandare la lettura di un’email, e quella di sospendere i thread molto lunghi.

In futuro, possibili strumenti per limitare le azioni del destinatario

Inoltre, riferisce l’Huffington Post, Google starebbe lavorando a uno strumento in grado di limitare le azioni del destinatario di una mail. Ad esempio, la mail potrebbe essere bloccata, il che impedirebbe al destinatario di copiarla, scaricarla, stamparla. Oppure, dopo un determinato periodo di tempo, la mail dovrebbe essere cancellata, sia dalla casella del destinatario sia da quella del mittente. È possibile anche che Gmail inserisca un processo di autenticazione, per assicurarsi che quella email venga letta dal destinatario giusto.

Non è stata però ancora fissata una data precisa per il debutto ufficiale, ma stando a The Verge la nuova versione potrebbe essere lanciata l’8 maggio, in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O

Tutelare la privacy su Facebook o cancellarsi definitivamente?

Ridurre il rischio di violazioni della propria privacy su Facebook si può, basta impostare un alto profilo di sicurezza dell’account. Ma se si vuole evitare del tutto di essere oggetto di qualche violazione, o si teme che i contenuti pubblicati o le informazioni personali vengano manipolate è sempre possibile disattivare l’account. Nel primo caso basta seguire alcune semplici accortezze, e modificare le impostazioni riguardanti le informazioni personali a partire dal ‘controllo della privacy’. In questo modo i propri contenuti e i dati sensibili è vengono condivisi solo con le persone desiderate.

Avviare il controllo della sicurezza ed eliminare le app che possono avere accesso ai dati personali

Facebook consente di avviare il ‘controllo della sicurezza’, una funzione che permette di ricevere gli avvisi di accesso al proprio account da un dispositivo non riconosciuto. Per difendere il proprio account è inoltre consigliabile evitare di cliccare su link sospetti, anche se sembrano provenire da un amico o da un’azienda che si conosce. Per rendere il proprio profilo ancora più blindato è poi consigliabile eliminare le app che possono avere accesso ai propri dati personali. Basta cliccare sulla ‘X’ che appare accanto al nome dell’applicazione. Tuttavia, i dati ai quali l’app ha avuto accesso potrebbero restare condivisi. In questo caso, per rimuovere i dati a rischio, Facebook invita a contattare direttamente l’applicazione in questione.

Come cancellarsi definitivamente

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica sempre più persone stanno diventando diffidenti nei confronti di Facebook tanto da decidere di cancellarsi. Per seguire il loro esempio ed eliminare il proprio account ci sono due modi: la prima opzione prevede la rimozione temporanea dell’account fino a quando non si decida di riattivarlo, ma è anche possibile completare la cancellazione. In questo caso si deve cliccare su Impostazioni, poi Generali, e infine Gestisci il tuo Account. Qui si trova l’opzione  ‘Scopri di più’: cliccandoci sopra Facebook darà la possibilità di salvare messaggi e foto prima di procedere, e in seguito guiderà l’utente nell’eliminazione definitiva del profilo.

Italiani, un popolo di internauti

Nonostante la diffidenza verso Facebook il web ormai è parte integrante della vita di molti italiani. Sono 33,9 milioni, pari al 61,8% della popolazione dai 2 anni in su, i connazionali che nel mese di gennaio hanno navigato almeno una volta in internet da pc, smartphone e tablet. Secondo Audiweb, gli internauti nostrani si sono collegati complessivamente per 53 ore e 12 minuti, e quelli online almeno una volta al giorno sono stati 24,5 milioni, in media per 2 ore e 22 minuti. A livello demografico, nel giorno medio sono risultati online 12,6 milioni di donne e circa 12 milioni di uomini. Il 61,4% dei 18-24enni (2,6 milioni), il 62,1% dei 25-34enni (4,2 milioni), il 60,9% dei 35-54enni (11,1 milioni), e il 40,5% dei 55-74enni (5,9 milioni).

Su base geografica, poi, risultano online nel giorno medio il 48,7% degli italiani del Nord Est (4,6 milioni), il 47,5% del Nord Ovest (6,7 milioni), il 43,1% del Centro (4 milioni) e il 41,5% dell’area Sud e Isole (9 milioni).

Twitter, parte la battaglia ai profili fake

Si fa sempre più severa e aggressiva la guerra di Twitter nei confronti dei profili fake. Come già annunciato dal social, infatti, di recente sono stati cancellati migliaia di fake account. Una mossa pesante, che ha fatto sì che sul social dei “cinguettii” diverse star ‘pro Trump’ abbiano alzato la voce per l’eliminazione di migliaia di follower, in un colpo solo.

Le stelle social che hanno perso follower

Tra le tante celebrità del social che hanno protestato contro l’azione ci sono nomi noti come quelli di  Bill Mitchell e Richard Spencer. “Ho perso molti follower, ora stanno tornando. A quanto pare, c’è stata una massiccia richiesta di verificare gli account attraverso i numeri di telefono. Non proprio una purga”, ha scritto Spencer, editori del sito altright.com, fornendo un quadro dell’azione compiuta da Twitter. Come riporta in Italia l’agenzia di stampa Adnkronos, il social network ha confermato che sta appurando se gli account appartengano a utenti reali e non siano gestiti da bot. “Ecco perché qualcuno potrebbe trovarsi alle prese con sospensioni o blocchi”, ha spiegato Emily Horne, portavoce di Twitter.

Account bloccato e rimosso dalla lista dei follower

“Tenete presente che quando un account viene bloccato e invitato a fornire un numero di telefono, viene rimosso dalla lista dei follower” di altri utenti “fino a quando non rende noto il numero di telefono” ha aggiunto Emily Horne. “Questo fa parte del nostro sforzo complessivo per rendere Twitter più sicuro e sano per tutti”, ha precisato.

E c’è chi grida al complotto

Dai vertici del social network con l’uccellino confermano che non vi sia in atto nessun tipo di complotto, come invece hanno suggerito gli hashtag #twitterlockout e #twitterpurge lanciati da chi ha visto un’improvvisa riduzione dei propri seguaci.

I risvolti politici della vicenda

La vicenda è però decisamente spinosa. In questo periodo, infatti, negli Stati Uniti “il dibattito politico ruota anche attorno al Russiagate e alle accuse di interferenze, attraverso i social network, nel percorso politico di avvicinamento alle elezioni presidenziali 2016. Il procuratore Robert Mueller, che indaga sui rapporti tra la campagna di Trump e la Russia, ha indicato in Twitter uno dei principali bersagli dell’azione avviata nel 2014 dalla ‘troll farm’ con base a San Pietroburgo” riporta l’agenzia Adnkronos. Non resta che stare a vedere l’evoluzione che prenderà, non solo su Twitter ma sulla gran parte dei social, la guerra ai profili fake. E siamo solo all’inizio.

Mutui, serve più tempo per l’erogazione

Ci vogliono 140 giorni. Ecco il tempo medio che intercorre tra quando un utente richiede le prime informazioni in merito alla possibilità di ottenere un mutuo e la sua effettiva erogazione. I calcoli in merito alle attese sono stati effettuati dai portali specializzati Mutui.it e Facile.it, che hanno analizzato una mole di circa 1.500 pratiche di finanziamento nel corso del 2017. Un altro dato che emerge dall’inchiesta è che, rispetto al 2016, i tempi necessari per avere un mutuo sono aumentati in un anno del 3,6%.

La “colpa”? Probabilmente più della burocrazia che delle banche

L’analisi evidenzia anche un altro elemento interessante. La “colpa” di questi cinque mesi di attesa – giorno più giorno meno – non può essere attribuita alla presunta lentezza degli istituti finanziari. La ricerca, scorporando i vari dati, rivela che il tempo che passa in realtà dall’istruttoria della pratica all’erogazione del mutuo vero e proprio è di soli 58 giorni. Quindi la lunghezza del processo è probabilmente dovuta alla grande, e spesso laboriosa, raccolta di tutti i documenti necessari.

Il Trentino Aldo Adige corre, la Sardegna cammina

In merito alla tempistica, la situazione è molto diversa analizzando le varie aree geografiche italiane. In base ai risultati ottenuti dall’analisi, si evince che le Regioni nelle quali l’erogazione di mutui è più lenta sono la Sardegna, dove servono 185 giorni, l’Umbria (180) e la Calabria (154). Dall’altra parte della classifica, spiccano per velocità il Trentino Alto Adige (85 giorni), la Liguria (105) ed il Friuli Venezia Giulia (122). Ancora più nel dettaglio, a livello provinciale le più rapide risultano essere Trento – che con i suoi 92 giorni è la più veloce – seguita da Genova (93 giorni) e Trieste (94). Spalmate dal Nord al Sud dello Stivale le più lente: Mantova (198 giorni), Sassari (182) e Brindisi (181).

A Nord le metropoli più rapide nell’iter

In linea di massima, per avere accesso a un mutuo ci vuole meno tempo nelle città del Nord rispetto a quelle del Centro e del Sud Italia. Esaminando le 1.500 pratiche campione prese in considerazione, emerge che chi risiede a Roma ha dovuto aspettare un tempo superiore del 4% rispetto a chi abita a Milano. I napoletani hanno percorso un iter più lungo del 12% rispetto a chi ha chiesto un mutuo a Bologna, mentre i residenti a Venezia hanno avuto un percorso più lungo del 38,5% rispetto agli abitanti di Genova.

Economisti, matematici, ingegneri e medici i professionisti più richiesti

Oggi più che mai, trovare lavoro non è facile. Ma non è così per tutte le professioni, come dimostra il rapporto diffuso da Uniocamere in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. In base ai dati raccolti, conquistare un’assunzione è nettamente più semplice per i giovani economisti, i matematici e gli ingegneri, quelli elettrotecnici in particolare.

Settembre – novembre 2017, al via 960 mila assunzioni

Nel trimestre luglio-settembre sono avvenute circa 960 mila assunzioni, cifra sostanzialmente simile a quella del periodo settembre-novembre. In entrambi i casi, i numeri si riferiscono a tutte le tipologie contrattuali, dalle collaborazioni al tempo indeterminato. Ma non tutte le ricerche di personale sono andate a buon fine, anzi. Infatti, anche se sono molte le persone che cercano lavoro e molte quelle stabilmente disoccupate, spesso le aziende che cercavano collaboratori non sono riuscite a trovarli. Perché? Per mancanza di disponibilità dei profili ricercati. All’insegna del paradosso, non c’è lavoro e non ci sono lavoratori (giusti).

Nuove assunzioni, il macrosettore servizi batte l’industria

Senza eccezioni, i professionisti più richiesti appartengono al macrosettore dei servizi, che ha ormai ampiamente superato la capacità dell’industria di generare nuove assunzioni. E, come è contenuto nello studio di Unioncamere  “Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2016-2020)”, tre assunzioni su quattro avranno luogo proprio in questo comparto, sempre più vasto e differenziato.

In particolare, nel periodo in questione la sanità farà registrare un aumento occupazionale del 4,1% all’anno, i servizi avanzati del 3,5% e quelli di public utility (società che forniscono servizi come luce, acqua e gas) del 3%, sempre annuo.

Spazio alla tecnologia…

Sempre più tecnologico e interconnesso, il mondo avrà un progressivo bisogno di tecnici specializzati (ingegneri informatici, programmatori, sviluppatori di software ed economisti), ma anche di esperti della comunicazione (digital marketing manager e communication manager), in grado di lavorare su più piattaforme e verificare le performance in termini di vendita ed engagement.

… e alla salute (anche mentale)

Ancora, il mondo avrà sempre più bisogno di professionisti della salute e dell’assistenza, vista la composizione demografica sempre più sbilanciata verso le età avanzate. Largo quindi a medici e personale sanitario, con posti di lavoro presso gli ospedali ma anche nell’assistenza domiciliare e presso i centri per gli anziani, e ai professionisti del benessere a 360 °, dai nutrizionisti agli psicologi.

Città eleganti, quattro italiane fra le 10 più chic del mondo

Sarà forse perché i miti sono duri a morire, o semplicemente perché è ancora oggi una verità, ma Parigi si conferma la prima città al mondo per eleganza. Insomma, la Ville Lumière da secoli non ha rivali quando si parla di chic. Però ci sono anche diverse – per la precisione quattro – buone notizie per l’Italia, che in quanto a buon gusto e saper vivere non ha paura dei competitor. Lo rivela una recente ricerca che incrocia moda e paesaggio urbano, tenore di vita e circolazione del denaro, creando dati che sono oggettivi ma anche soggettivi, ossia in relazione alla percezione. Diffusa nel nostro paese dal portale del fashion Zalando, l’analisi evidenzia che nella top ten delle metropoli eleganti ben quattro sono, appunto, italiane.

La classe non si impara

Lo studio globale ha classificato le prime 100 città più eleganti. “L’eleganza non può essere acquistata, la qualità, l’eleganza si riferiscono a qualcosa di più sottile e difficile da definire. E mentre le tendenze cambiano, la vera eleganza non esce mai di stile, forse per questo al top c’è Parigi, lo chic per eccellenza” spiega la ricerca. Ma cosa significa la definizione ‘eleganza’, o meglio come la si può misurare? E perché alcune metropoli la incarnano, o la interpretano, meglio di altre? Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato numerosi criteri basati su dati per valutare le città, tra cui il voto di architetti, giornalisti di moda e di lifestyle e trendsetter da tutto il mondo per valutare secondo le loro informazioni e aree di competenza quali siano.

Fattori tangibili e intangibili

Sebbene si tratti di una classifica, molte persone hanno difficoltà a esplicitare la definizione di eleganza, anche – o forse soprattutto – riferita a una città. “E’ semplicemente così!”, potrebbe essere la risposta più comune. Lo studio, però, si prefigge anche un obiettivo di attendibilità: “Abbiamo messo alla prova i nostri preconcetti, ricorrendo ai dati per definire e valutare dove si trovano le città più eleganti nel mondo. Abbiamo scelto alcuni fattori in tre categorie chiave per valutare la nostra lista: fattori relativi alla moda, fattori relativi al paesaggio urbano e accessibilità. Abbiamo analizzato migliaia di città e selezionato 400 luoghi ampiamente considerati eleganti per la moda o l’architettura. Li abbiamo valutati in base ai fattori rilevanti, selezionando le migliori” affermano i responsabili dello studio.

I parametri dei voti

“Per ottenere un punteggio elevato, abbiamo stabilito che una città dovesse essere caratterizzata da un settore della moda particolarmente attivo e vivace, un’architettura importante dal punto di vista culturale e storico, un’alta desiderabilità turistica e un punto di accesso attraente per i visitatori” spiegano ancora gli analisti.

La top ten delle città eleganti

Ecco, in ordine dal primo posto al decimo, la hit delle città eleganti: Parigi; Londra; Vienna; Venezia; Firenze; Barcellona; Milano; Roma; Oslo; Amsterdam.

Milano regina dell’alta tecnologia: export a +13%

La Lombardia e Milano si confermano le “regine” dell’alta tecnologia italiana. Un primato confermato dai risultati: in questo settore, infatti, l’export lombardo ha registrato nel 2017 una crescita del 13%,  per un valore di oltre 3 miliardi di euro nei primi tre mesi, pari a circa un terzo del totale nazionale di 10 miliardi (+6%).

Medicinali e apparecchi al top degli scambi

In Regione, i primi prodotti per valore di scambio in tutto in mondo  sono i medicinali, con oltre 1 miliardo di euro (+49,5%). Seguono gli strumenti e apparecchi di misurazione per quasi mezzo miliardo, poi apparecchi per le telecomunicazioni, prodotti farmaceutici di base e computer per oltre 300 milioni. Le destinazioni per questa tipologia di export sono soprattutto Stati Uniti (409 milioni, +68%). L’export verso Germania e Svizzera si attesta a quasi 300 milioni. Decisamente in crescita anche le esportazioni verso il Regno Unito (171 milioni, +49%) e il Giappone (132 milioni, + 45%).

Il ruolo dell’innovazione

La Camera di commercio con l’azienda speciale Innovhub SSI, nata nel 2011 dall’unione di Innovhub con le ex-Stazioni Sperimentali per l’Industria dei settori cartario, tessile, dei combustibili e degli oli e dei grassi con l’obiettivo di far progredire la ricerca in una direzione sempre più sostenibile, svolge attività di ricerca applicata, consulenza tecnico-scientifica e testing industriale avvalendosi di numerosi laboratori scientifici ed esperti di ricerca e innovazione. Fornisce anche servizi nell’ambito della progettazione europea e dei finanziamenti all’innovazione, con una attenzione particolare alle PMI. Anche l’internazionalizzazione è sempre più tecnologica.

Gli strumenti a disposizione delle aziende per conquistare i mercati esteri

Crescono anche gli strumenti sul web utili a potenziare la presenza delle imprese lombarde sui principali mercati esteri. In questa direzione, Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionali della Camera di commercio, propone servizi che danno la possibilità alle azienda lombarde di sviluppare diversi strumenti online per presentare i propri prodotti ai principali buyer esteri, mettendo a disposizione un’assistenza personalizzata per favorire lo sviluppo internazionale del business aziendale.

Hi-tech in Lombardia, 9,5 miliardi in tre mesi

Milano è prima sia per import sia per export con oltre 6 miliardi complessivi di interscambio. Seguita nell’export da Monza e Brianza che cresce del 70%, da Varese e da Lodi, mentre nell’import da Lodi, Monza e Brianza e Pavia. E se Milano è specializzata soprattutto nell’export di prodotti farmaceutici, Monza e Brianza è prima in componenti elettronici. Per quanto concerne le apparecchiature per le telecomunicazioni Lodi segue Milano mentre Varese si specializza nel settore aeromobili.

Lombardia, il settore delle costruzioni si rialza: scambi per 388 milioni in tre mesi

La Lombardia si conferma la Regione “campionessa” delle costruzioni. Sono infatti ben 134 mila le imprese attive sul territorio regionale su un totale italiano di 775 mila. Gli addetti sono 278 mila, che raggiungono quota un milione e 431 mila in Italia. Con 93 mila imprese nei lavori specializzati, la Lombardia arriva a pesare un quinto di tutta Italia: ecco alcuni dei dati frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese 2016 e 2017. Milano concentra 40 mila imprese, Bergamo 18 mila e Brescia quasi 17 mila. Ma i numeri sono di tutto rispetto anche nelle città più piccole: circa 12 mila le imprese sia a Monza che a Varese e intorno alle 8 mila a Como e a Pavia.

Un business che cresce del 6,2%

La Lombardia vale in tre mesi nel settore delle costruzioni 388 milioni di scambi verso il mondo (138 milioni l’import e 250 milioni l’export) nei primi tre mesi del 2017: in crescita del 6,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un business che pesa il 35% degli scambi italiani, valutabili nei primi tre mesi a oltre un miliardo. In crescita del 12% gli scambi milanesi che raggiungono i 157 milioni. Seguono Brescia con 62 milioni (+3%) e Bergamo con 40 milioni. Milano, Monza e Lidi insieme totalizzano 55 mila imprese del settore costruzioni, circa 200 milioni di import-export in tre mesi con il mondo.

Ance, meno burocrazia, più alleanze per le imprese di Milano, Lodi, Monza Brianza

In contemporanea con la diffusione di questi dati, si è svolta anche l’assemblea generale di Assimpredil Ance, l’associazione che raggruppa le imprese di costruzione delle province di Milano, Lodi, Monza, Brianza. Le linee guida per lo sviluppo sono state tracciate: meno burocrazia, incentivi fiscali stabilizzati, una revisione delle strategie del sistema bancario per migliorare l’accesso al credito, attenzione alle norme sulla sicurezza in cantiere. Sono questi i punti cardine per  una “alleanza” tra imprese e istituzioni per un “nuovo modello di sviluppo” che parte proprio da Milano. “C’è ottimismo a Milano e l’obiettivo è di farne un laboratorio dove gli attori sono lavoratori, imprese e istituzioni” ha dichiarato il presidente della associazione, Marco Dettori.

Possibili 15 milioni di metri quadrati da rigenerare

In base ai dati di Scenari Immobiliari, nei prossimi 10 anni a Milano e Provincia potrebbero esserci più di 15 milioni di metri quadrati da rigenerare, con un valore di investimento di circa 20 miliardi. “Auspichiamo una rapida revisione delle strategie del nostro sistema bancario che dovrebbe sostenere tanto le grandi trasformazioni, quanto l’insieme dei piccoli e medi investimenti di ricucitura urbana a chi guarda il nostro tessuto produttivo” ha spiegato Dettori. Che ha anche posto l’attenzione sugli appalti per le grandi opere “che negli ultimi anni sono rimaste appannaggio di pochi grandi appaltatori”, a discapito delle piccole medie imprese del milanese.

SIcurezza sul lavoro

Telegiornali, siti web e blog spesso parlano dell’argomento, ma è complicato parlare di sicurezza sul lavoro quando non si hanno le giuste conoscenze per farlo. Noi crediamo che ogni persona, ogni azienda, sia una componente essenziale di un vasto progetto di business chiamato Italia: in parole povere, va rispettata la professionalità di ognuno e scoraggiata l’auto-didattica quando questa va a toccare aspetti così importanti.

Il nostro partner Area 81, azienda che da anni offre servizi di consulenza in ambito sicurezza e normativa del lavoro, ci parla di un concetto fondamentale: quello dell’rspp esterno, trattato sul loro sito in maniera piuttosto esaustiva. “Fare affidamento su una figura di questo tipo consente all’azienda di liberarsi in modo definitivo degli adempimenti di legge previsti in termini di sicurezza sul luogo di lavoro: l’incaricato, in qualità di rspp e quale tecnico professionista, avrà in affidamento tutte le funzioni previste dalla normativa e potrà quindi consentire all’azienda, e nel caso di piccole realtà all’imprenditore stesso, un consistente risparmio di tempo. Quello necessario non solo per ottemperare a tutti i requisiti di legge, ma anche e sopratutto per rimanere aggiornati.”

Aggiungiamo noi: un rspp esterno è in grado di individuare le priorità di intervento, consentendo quindi di pianificare al meglio gli eventuali investimenti necessari o semplicemente gli adeguamenti non urgenti, sia in ambito prevenzione che protezione degli impiegati e degli operai. “Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura che deve essere coinvolta nelle decisioni aziendali che riguardano la sicurezza: affidarsi ad un tecnico esterno significa quindi un supporto ed una consulenza continua, e non certo un servizio una tantum: partecipa alle riunioni e fornisce un’assistenza continuativa, divenendo un punto di riferimento per il datore di lavoro, il management ma anche e sopratutto la forza lavoro.

Sul sito www.sicurezzaperlavoro.it è presente un blog molto interessante che consente di rimanere aggiornati e scoprire le ultime normative inerenti il tema, il nostro consiglio è quello di iscrivervi alla newsletter per essere notificati quando ci sono novità interessanti.