Hackathon, ecco perché professionisti e manager dovrebbero parteciparvi 

Da evento di nicchia e vero e proprio must per le aziende: gli hackathon stanno guadagnando sempre più popolarità tra le imprese di tutti i settori e non solo in quelle It. In base a quanto dichiarato dai consulenti Hays It Services – divisione del gruppo Hays dedicata allo sviluppo dell’It contracting – “per i professionisti in ambito digital, gli studenti o coloro che sono in cerca di un impiego nel settore, partecipare a un hackathon può rivelarsi fondamentale per migliorare le proprie abilità e incrementare la propria spendibilità professionale”.

Hackathon, cosa è?

In estrema sintesi, gli hackathon sono l’incontro fra professionisti It e digital che insieme devono trovare soluzioni innovative o creare una novità per rispondere a un’esigenza. Questo si applica sia a prodotti hi-tech, come app o tecnologie robotiche, ma anche ai modelli di business più smart. E questi eventi attraggono tanti “cervelli”, dai professionisti esperti ai giovani desiderosi di costruirsi una carriera.

I benefici per le aziende

“Un tempo dominio della cosiddetta cultura startup, gli hackathon stanno ormai diventando uno strumento mainstream, utilizzato dalle aziende per trovare idee innovative, creare nuovi accattivanti prodotti e reclutare talenti in ambito It”, spiegano gli esperti di Hays It Services. “Gli hackathon apportano numerosi benefici alle aziende, grandi e piccole, in tutti i settori. La varietà di professionisti che vi partecipano porta diversità di pensiero e, di conseguenza, vengono generati prototipi e idee innovative. Senza gli hackathon il tasto ‘like’ e la chat di Facebook non esisterebbero, così come alcune note app di messaggistica istantanea”. Ancora, gli hackathon si rivelano uno strumento utili anche per i professionisti e non solo per le aziende.

Perché partecipare

Gli esperti hanno anche indicato i principali motivi per cui aziende e professionisti dovrebbero prendere parte a un hackathon, come riporta AdnKronos. Eccoli: si impara in un ambiente ‘a basso rischio’. Durante un hackathon, infatti, non si mette a rischio la propria carriera e, nella maggior parte dei casi, vi è la possibilità di vincere premi allettanti in caso di successo. Si acquisiscono nuove abilità tecniche e si migliorano le proprie soft skills grazie alla presenza di esperti e guru del settore con i quali confrontarsi. Si acquisisce esperienza trasformando i concetti in azioni. Si costruisce il proprio network perché in questi eventi si entra in contatto con molti professionisti del settore It e si viene a conoscenza delle opportunità di lavoro nelle aziende partner dell’evento. Si acquisisce esperienza in differenti settori. Si migliora la propria capacità di problem solving. Si può ottenere riconoscimento dall’esterno.

Adolescenti, rischio deficit di attenzione con troppi digital media

E’ un dato di fatto: i ragazzi passano moltissimo tempo con il loro smartphone, impegnati a chattare con gli amici o a controllare i social. E questo fin dalla più giovane età, già dalla preadolescenza. Per rendersene conto, basta davvero un’occhiata ai giovani che si incontrano sui mezzi pubblici, nei bar e, ovviamente, in casa. I familiari sanno che farli separare dal loro telefonino è un’impresa ardua.

I pericoli per i teen

Eppure questa attività che sembra così naturale per la generazione digitale potrebbe avere degli effetti davvero negativi.  Infatti gli adolescenti che usano molto smartphone e altri apparecchi multimediali hanno un rischio doppio rispetto a coetanei che adoperano poco tali mezzi di sviluppare disturbi comportamentali, in particolare il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), problema che influisce sul rendimento scolastico impedendo a chi ne soffre di portare a termine compiti assegnati, di prestare attenzione e concentrarsi. Lo scrive l’Ansa, riprendendo un’indagine pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Lo studio si è concentrato “sull’uso di social media, chat, messaggini, video in streaming, musica online o da scaricare, piuttosto che su intrattenimenti più tradizionali quali TV e video game” afferma l’autore Adam Leventhal dell’Università della Southern California.

Eccesso di stimoli

Secondo il ricercatore, “La tecnologia mobile oggi disponibile può fornire stimoli di elevato impatto in maniera rapida e in ogni momento della giornata, con effetti probabilmente ancora più profondi dei media classici” L’analisi è stata fatta su un gruppo rappresentativo di ragazzi. Inizialmente gli scienziati hanno selezionato un campione di 4.100 giovani di scuola superiore (15-16 anni): da questo gruppo hanno poi individuato i 2.587 giovani senza ADHD. Escludendo chi già soffriva del disturbo, i ricercatori avevano l’obiettivo di osservare l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali (come ad esempio Facebook). Dopo due anni è stata valutata la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.

Il risultato della ricerca

“Possiamo affermare con sicurezza che i teenager esposti a elevati livelli di media digitali hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare sintomi di ADHD in futuro”, ha commentato Leventhal, dopo aver esaminato tutti i dati raccolti. Già, perché il test di due anni ha rilevato che la comparsa di sintomi di ADHD era di circa il doppio negli adolescenti che utilizzavano frequentemente le piattaforme digitali rispetto ai giovani che le usavano raramente.

Quanto vale il business dei matrimoni in Italia?

In Italia pronunciare il fatidico “si” vale 15 miliardi di euro. Con circa 83 mila imprese dei settori legati alla celebrazione delle nozze, di cui quasi 11 mila in Lombardia, è boom di wedding planner e organizzatori di cerimonie. Che crescono del 9,6%, e dei servizi di catering (+9,1%). Napoli, Roma, Milano, Prato, Torino sono prime per attività, con 203 mila matrimoni celebrati nel 2016, di cui 19 mila quelli misti. Dove ci si sposa di più? In Calabria, Campania e Sicilia. Meno in Lombardia.

Il settore del wedding cresce del 2% circa in un anno.

Aumentano i matrimoni in Italia (+4,6% tra 2015 e 2016), e di conseguenza crescono anche le attività e business legate alle nozze. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, tra organizzazione di feste e cerimonie (wedding planner), confezionamento e vendita di abiti da sposa e da cerimonia, bomboniere, fiori, riprese fotografiche, catering per gli eventi e agenzie di incontri, si contano circa 83 mila imprese attive in Italia e quasi 11 mila in Lombardia, con un giro d’affari che ammonta a circa 15 miliardi di euro a livello nazionale e 6 miliardi in regione. E il settore del wedding cresce del 2% circa in un anno.

L’indotto del matrimonio

Crescono di più l’organizzazione di feste e cerimonie, tra cui i wedding planner, (+9,6% in un anno, 1.655 imprese attive), e i catering per eventi (+9,1%, 1.255 attività). Ruotano attorno alla celebrazione della cerimonia anche più di 22 mila imprese di confezione di “altro abbigliamento esterno”, tra cui abiti da sposa e cerimonia, (+2,1%), 30.564 attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti (+4,3%), oltre 14 mila negozi al dettaglio di fiori e piante e 1.318 di bomboniere, 11 mila attività di riprese fotografiche e 235 agenzie matrimoniali e d’incontro.

Dove ci sposa di più?

Nel 2016 in Italia sono stati celebrati oltre 203 mila matrimoni. Prima la Calabria (4,4 il quoziente di nuzialità ogni mille residenti), seguita da Campania (4,3) e Sicilia (4,2), mentre la Lombardia è fanalino di coda (2,8). Ci si sposa di meno a Milano, Rovigo e Belluno. Crescono anche i matrimoni misti tra italiani e stranieri, +6,7% in un anno (circa 19 mila nel 2016, 1 su 10 tra tutti i matrimoni celebrati in Italia). Se per numero assoluto di matrimoni misti prime sono Roma (1.530), Torino (741) e Milano (684), le province dove i matrimoni misti pesano di più sul totale sono Terni (circa 1 matrimonio su 5), Rimini, Ravenna e Reggio Emilia.

Le criptovalute consumano lo 0,5% dell’elettricità mondiale

Anche la moneta virtuale consuma energia elettrica. Quanta? A oggi 2,55 gigawatt a livello mondiale, ma alla fine del 2018 potrebbe consumarne 7,67 gigawatt, ovvero circa lo 0,5% del consumo elettrico globale. Quasi quanto quello di uno Stato come l’Austria, e in alcune giornate di picchi produttivi, la percentuale potrebbe salire al 5%. Questo è quanto risulta da un’analisi di Alex de Vries, economista ed esperto di blockchain, il processo di creazione di criptovaluta.

La creazione di bitcoin richiede calcoli complessi, e per completarli non bastano più dispositivi casalinghi, ma vere e proprie fabbriche che aggregano capacità di elaborazione. Ma queste richiedono grandi quantità di elettricità, sia per consentire alle macchine di funzionare sia per alimentare i potenti impianti di raffreddamento necessari a tenere bassa la temperatura degli ambienti e dei dispositivi.

Estrarre bitcoin potrebbe diventare sempre meno conveniente

Il problema non è solo ambientale. La prospettiva di de Vries è soprattutto economica: se il consumo energetico si moltiplicherà in così poco tempo cresceranno con altrettanta velocità anche le spese di chi estrae bitcoin, assottigliando così i margini dell’attività. In altre parole, estrarre criptomoneta potrebbe diventare sempre meno conveniente.

L’analisi dell’economista però non è una condanna, perché la profittabilità dipenderà dal prezzo futuro di un bitcoin, Se questo aumenterà a un ritmo superiore alle spese, il mining continuerà a produrre guadagni.

In Italia produrre un bitcoin costa 10.310 dollari

Ci sono poi differenze da Stato a Stato, poiché ogni Paese ha un costo dell’energia (e quindi dei processi) differente. Diverse analisi hanno provato a capire quali siano gli Stati più convenienti. In Italia, estrarre un bitcoin costerebbe 10.310 dollari, già molto più del valore attuale della criptovaluta (8300 dollari). In Germania, il costo è ancora superiore (oltre i 14.000 dollari), in Francia è poco sotto gli 8.000 dollari, e la produzione rende di più. Ma gli affari migliori si farebbero in Cina, Serbia, Bulgaria, Bielorussia, Georgia, Trinidad e Tobago, Zambia. Anche se il Paese più conveniente risulta il Venezuela, dove il costo di produzione di un bitcoin sarebbe di appena 531 dollari.

Il rischio cryptojacking

De Vries sottolinea come nei prossimi mesi il sistema bitcoin potrebbe adottare soluzioni capaci di risparmiare energia, come Lightning Network, il protocollo che punta a semplificare le transazioni, riporta Agi. Ma se la spesa energetica dovesse superare i ricavi potrebbero moltiplicarsi i furti, ovvero gli attacchi informatici che succhiano elettricità e capacità di calcolo dai dispositivi di utenti e grandi organizzazioni per aggregarla e produrre criptomonete.

Si tratta di un’ipotesi avvalorata da una recente analisi di F-Secure. Secondo i produttori di antivirus, i cybercriminali hanno preferito virare verso il cryptojacking, software malevoli che violano pc e smartphone al fine di sfruttarli nell’attività di mining. In pratica i cybercriminali ci guadagnano, tanto non sono loro a pagare le bollette.

Gmail cambia faccia. E non solo

Gmail cambia faccia. La casella di posta elettronica di Google sul web avrà una nuova grafica, che presto apparirà più ordinata e pulita, come quella per lo smartphone. Ma non si tratta dell’unica novità per il servizio di posta elettronica del colosso di Mountain View. Stando alle anticipazioni di The Verge, il sito di informazioni e novità tecnologiche che ha pubblicato in anteprima gli screenshot della nuova veste grafica di Gmail, sono diversi i cambiamenti in programma nelle prossime settimane.

Tre nuovi layout tra i quali scegliere

In pratica, per gli utenti che accedono al servizio da browser la grafica di Gmail sarà come appare attualmente nella versione per smartphone. La nuova Gmail offrirà tre nuovi layout, ovvero tra diverse modalità di visualizzazione tra le quali scegliere, ognuna con i propri elementi grafici.

La prima è una visualizzazione predefinita, riferisce Adnkronos, nella quale gli allegati saranno messi in evidenza attraverso diverse icone nell’elenco delle email ricevute. La seconda è una versione compatta, che aumenterà la quantità di messaggi che è possibile visualizzare su una singola pagina, e la terza, invece, ancora più essenziale.

Tra le nuove funzionalità la possibilità di rimandare la lettura di un’email

Si potrà anche effettuare una chiamata attraverso la chat, se attiva, si potranno aggiungere note attraverso l’app Keep, e sarà possibile accedere al calendario di Google direttamente dalla barra laterale. Come per la versione da smartphone, poi, la nuova Gmail permetterà di rispondere rapidamente alle mail tramite le Smart Reply, le risposte predefinite. Inoltre, tra le nuove funzionalità, ci sarà anche la possibilità di rimandare la lettura di un’email, e quella di sospendere i thread molto lunghi.

In futuro, possibili strumenti per limitare le azioni del destinatario

Inoltre, riferisce l’Huffington Post, Google starebbe lavorando a uno strumento in grado di limitare le azioni del destinatario di una mail. Ad esempio, la mail potrebbe essere bloccata, il che impedirebbe al destinatario di copiarla, scaricarla, stamparla. Oppure, dopo un determinato periodo di tempo, la mail dovrebbe essere cancellata, sia dalla casella del destinatario sia da quella del mittente. È possibile anche che Gmail inserisca un processo di autenticazione, per assicurarsi che quella email venga letta dal destinatario giusto.

Non è stata però ancora fissata una data precisa per il debutto ufficiale, ma stando a The Verge la nuova versione potrebbe essere lanciata l’8 maggio, in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O

Tutelare la privacy su Facebook o cancellarsi definitivamente?

Ridurre il rischio di violazioni della propria privacy su Facebook si può, basta impostare un alto profilo di sicurezza dell’account. Ma se si vuole evitare del tutto di essere oggetto di qualche violazione, o si teme che i contenuti pubblicati o le informazioni personali vengano manipolate è sempre possibile disattivare l’account. Nel primo caso basta seguire alcune semplici accortezze, e modificare le impostazioni riguardanti le informazioni personali a partire dal ‘controllo della privacy’. In questo modo i propri contenuti e i dati sensibili è vengono condivisi solo con le persone desiderate.

Avviare il controllo della sicurezza ed eliminare le app che possono avere accesso ai dati personali

Facebook consente di avviare il ‘controllo della sicurezza’, una funzione che permette di ricevere gli avvisi di accesso al proprio account da un dispositivo non riconosciuto. Per difendere il proprio account è inoltre consigliabile evitare di cliccare su link sospetti, anche se sembrano provenire da un amico o da un’azienda che si conosce. Per rendere il proprio profilo ancora più blindato è poi consigliabile eliminare le app che possono avere accesso ai propri dati personali. Basta cliccare sulla ‘X’ che appare accanto al nome dell’applicazione. Tuttavia, i dati ai quali l’app ha avuto accesso potrebbero restare condivisi. In questo caso, per rimuovere i dati a rischio, Facebook invita a contattare direttamente l’applicazione in questione.

Come cancellarsi definitivamente

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica sempre più persone stanno diventando diffidenti nei confronti di Facebook tanto da decidere di cancellarsi. Per seguire il loro esempio ed eliminare il proprio account ci sono due modi: la prima opzione prevede la rimozione temporanea dell’account fino a quando non si decida di riattivarlo, ma è anche possibile completare la cancellazione. In questo caso si deve cliccare su Impostazioni, poi Generali, e infine Gestisci il tuo Account. Qui si trova l’opzione  ‘Scopri di più’: cliccandoci sopra Facebook darà la possibilità di salvare messaggi e foto prima di procedere, e in seguito guiderà l’utente nell’eliminazione definitiva del profilo.

Italiani, un popolo di internauti

Nonostante la diffidenza verso Facebook il web ormai è parte integrante della vita di molti italiani. Sono 33,9 milioni, pari al 61,8% della popolazione dai 2 anni in su, i connazionali che nel mese di gennaio hanno navigato almeno una volta in internet da pc, smartphone e tablet. Secondo Audiweb, gli internauti nostrani si sono collegati complessivamente per 53 ore e 12 minuti, e quelli online almeno una volta al giorno sono stati 24,5 milioni, in media per 2 ore e 22 minuti. A livello demografico, nel giorno medio sono risultati online 12,6 milioni di donne e circa 12 milioni di uomini. Il 61,4% dei 18-24enni (2,6 milioni), il 62,1% dei 25-34enni (4,2 milioni), il 60,9% dei 35-54enni (11,1 milioni), e il 40,5% dei 55-74enni (5,9 milioni).

Su base geografica, poi, risultano online nel giorno medio il 48,7% degli italiani del Nord Est (4,6 milioni), il 47,5% del Nord Ovest (6,7 milioni), il 43,1% del Centro (4 milioni) e il 41,5% dell’area Sud e Isole (9 milioni).

Twitter, parte la battaglia ai profili fake

Si fa sempre più severa e aggressiva la guerra di Twitter nei confronti dei profili fake. Come già annunciato dal social, infatti, di recente sono stati cancellati migliaia di fake account. Una mossa pesante, che ha fatto sì che sul social dei “cinguettii” diverse star ‘pro Trump’ abbiano alzato la voce per l’eliminazione di migliaia di follower, in un colpo solo.

Le stelle social che hanno perso follower

Tra le tante celebrità del social che hanno protestato contro l’azione ci sono nomi noti come quelli di  Bill Mitchell e Richard Spencer. “Ho perso molti follower, ora stanno tornando. A quanto pare, c’è stata una massiccia richiesta di verificare gli account attraverso i numeri di telefono. Non proprio una purga”, ha scritto Spencer, editori del sito altright.com, fornendo un quadro dell’azione compiuta da Twitter. Come riporta in Italia l’agenzia di stampa Adnkronos, il social network ha confermato che sta appurando se gli account appartengano a utenti reali e non siano gestiti da bot. “Ecco perché qualcuno potrebbe trovarsi alle prese con sospensioni o blocchi”, ha spiegato Emily Horne, portavoce di Twitter.

Account bloccato e rimosso dalla lista dei follower

“Tenete presente che quando un account viene bloccato e invitato a fornire un numero di telefono, viene rimosso dalla lista dei follower” di altri utenti “fino a quando non rende noto il numero di telefono” ha aggiunto Emily Horne. “Questo fa parte del nostro sforzo complessivo per rendere Twitter più sicuro e sano per tutti”, ha precisato.

E c’è chi grida al complotto

Dai vertici del social network con l’uccellino confermano che non vi sia in atto nessun tipo di complotto, come invece hanno suggerito gli hashtag #twitterlockout e #twitterpurge lanciati da chi ha visto un’improvvisa riduzione dei propri seguaci.

I risvolti politici della vicenda

La vicenda è però decisamente spinosa. In questo periodo, infatti, negli Stati Uniti “il dibattito politico ruota anche attorno al Russiagate e alle accuse di interferenze, attraverso i social network, nel percorso politico di avvicinamento alle elezioni presidenziali 2016. Il procuratore Robert Mueller, che indaga sui rapporti tra la campagna di Trump e la Russia, ha indicato in Twitter uno dei principali bersagli dell’azione avviata nel 2014 dalla ‘troll farm’ con base a San Pietroburgo” riporta l’agenzia Adnkronos. Non resta che stare a vedere l’evoluzione che prenderà, non solo su Twitter ma sulla gran parte dei social, la guerra ai profili fake. E siamo solo all’inizio.

Mutui, serve più tempo per l’erogazione

Ci vogliono 140 giorni. Ecco il tempo medio che intercorre tra quando un utente richiede le prime informazioni in merito alla possibilità di ottenere un mutuo e la sua effettiva erogazione. I calcoli in merito alle attese sono stati effettuati dai portali specializzati Mutui.it e Facile.it, che hanno analizzato una mole di circa 1.500 pratiche di finanziamento nel corso del 2017. Un altro dato che emerge dall’inchiesta è che, rispetto al 2016, i tempi necessari per avere un mutuo sono aumentati in un anno del 3,6%.

La “colpa”? Probabilmente più della burocrazia che delle banche

L’analisi evidenzia anche un altro elemento interessante. La “colpa” di questi cinque mesi di attesa – giorno più giorno meno – non può essere attribuita alla presunta lentezza degli istituti finanziari. La ricerca, scorporando i vari dati, rivela che il tempo che passa in realtà dall’istruttoria della pratica all’erogazione del mutuo vero e proprio è di soli 58 giorni. Quindi la lunghezza del processo è probabilmente dovuta alla grande, e spesso laboriosa, raccolta di tutti i documenti necessari.

Il Trentino Aldo Adige corre, la Sardegna cammina

In merito alla tempistica, la situazione è molto diversa analizzando le varie aree geografiche italiane. In base ai risultati ottenuti dall’analisi, si evince che le Regioni nelle quali l’erogazione di mutui è più lenta sono la Sardegna, dove servono 185 giorni, l’Umbria (180) e la Calabria (154). Dall’altra parte della classifica, spiccano per velocità il Trentino Alto Adige (85 giorni), la Liguria (105) ed il Friuli Venezia Giulia (122). Ancora più nel dettaglio, a livello provinciale le più rapide risultano essere Trento – che con i suoi 92 giorni è la più veloce – seguita da Genova (93 giorni) e Trieste (94). Spalmate dal Nord al Sud dello Stivale le più lente: Mantova (198 giorni), Sassari (182) e Brindisi (181).

A Nord le metropoli più rapide nell’iter

In linea di massima, per avere accesso a un mutuo ci vuole meno tempo nelle città del Nord rispetto a quelle del Centro e del Sud Italia. Esaminando le 1.500 pratiche campione prese in considerazione, emerge che chi risiede a Roma ha dovuto aspettare un tempo superiore del 4% rispetto a chi abita a Milano. I napoletani hanno percorso un iter più lungo del 12% rispetto a chi ha chiesto un mutuo a Bologna, mentre i residenti a Venezia hanno avuto un percorso più lungo del 38,5% rispetto agli abitanti di Genova.

Economisti, matematici, ingegneri e medici i professionisti più richiesti

Oggi più che mai, trovare lavoro non è facile. Ma non è così per tutte le professioni, come dimostra il rapporto diffuso da Uniocamere in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. In base ai dati raccolti, conquistare un’assunzione è nettamente più semplice per i giovani economisti, i matematici e gli ingegneri, quelli elettrotecnici in particolare.

Settembre – novembre 2017, al via 960 mila assunzioni

Nel trimestre luglio-settembre sono avvenute circa 960 mila assunzioni, cifra sostanzialmente simile a quella del periodo settembre-novembre. In entrambi i casi, i numeri si riferiscono a tutte le tipologie contrattuali, dalle collaborazioni al tempo indeterminato. Ma non tutte le ricerche di personale sono andate a buon fine, anzi. Infatti, anche se sono molte le persone che cercano lavoro e molte quelle stabilmente disoccupate, spesso le aziende che cercavano collaboratori non sono riuscite a trovarli. Perché? Per mancanza di disponibilità dei profili ricercati. All’insegna del paradosso, non c’è lavoro e non ci sono lavoratori (giusti).

Nuove assunzioni, il macrosettore servizi batte l’industria

Senza eccezioni, i professionisti più richiesti appartengono al macrosettore dei servizi, che ha ormai ampiamente superato la capacità dell’industria di generare nuove assunzioni. E, come è contenuto nello studio di Unioncamere  “Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2016-2020)”, tre assunzioni su quattro avranno luogo proprio in questo comparto, sempre più vasto e differenziato.

In particolare, nel periodo in questione la sanità farà registrare un aumento occupazionale del 4,1% all’anno, i servizi avanzati del 3,5% e quelli di public utility (società che forniscono servizi come luce, acqua e gas) del 3%, sempre annuo.

Spazio alla tecnologia…

Sempre più tecnologico e interconnesso, il mondo avrà un progressivo bisogno di tecnici specializzati (ingegneri informatici, programmatori, sviluppatori di software ed economisti), ma anche di esperti della comunicazione (digital marketing manager e communication manager), in grado di lavorare su più piattaforme e verificare le performance in termini di vendita ed engagement.

… e alla salute (anche mentale)

Ancora, il mondo avrà sempre più bisogno di professionisti della salute e dell’assistenza, vista la composizione demografica sempre più sbilanciata verso le età avanzate. Largo quindi a medici e personale sanitario, con posti di lavoro presso gli ospedali ma anche nell’assistenza domiciliare e presso i centri per gli anziani, e ai professionisti del benessere a 360 °, dai nutrizionisti agli psicologi.

Città eleganti, quattro italiane fra le 10 più chic del mondo

Sarà forse perché i miti sono duri a morire, o semplicemente perché è ancora oggi una verità, ma Parigi si conferma la prima città al mondo per eleganza. Insomma, la Ville Lumière da secoli non ha rivali quando si parla di chic. Però ci sono anche diverse – per la precisione quattro – buone notizie per l’Italia, che in quanto a buon gusto e saper vivere non ha paura dei competitor. Lo rivela una recente ricerca che incrocia moda e paesaggio urbano, tenore di vita e circolazione del denaro, creando dati che sono oggettivi ma anche soggettivi, ossia in relazione alla percezione. Diffusa nel nostro paese dal portale del fashion Zalando, l’analisi evidenzia che nella top ten delle metropoli eleganti ben quattro sono, appunto, italiane.

La classe non si impara

Lo studio globale ha classificato le prime 100 città più eleganti. “L’eleganza non può essere acquistata, la qualità, l’eleganza si riferiscono a qualcosa di più sottile e difficile da definire. E mentre le tendenze cambiano, la vera eleganza non esce mai di stile, forse per questo al top c’è Parigi, lo chic per eccellenza” spiega la ricerca. Ma cosa significa la definizione ‘eleganza’, o meglio come la si può misurare? E perché alcune metropoli la incarnano, o la interpretano, meglio di altre? Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato numerosi criteri basati su dati per valutare le città, tra cui il voto di architetti, giornalisti di moda e di lifestyle e trendsetter da tutto il mondo per valutare secondo le loro informazioni e aree di competenza quali siano.

Fattori tangibili e intangibili

Sebbene si tratti di una classifica, molte persone hanno difficoltà a esplicitare la definizione di eleganza, anche – o forse soprattutto – riferita a una città. “E’ semplicemente così!”, potrebbe essere la risposta più comune. Lo studio, però, si prefigge anche un obiettivo di attendibilità: “Abbiamo messo alla prova i nostri preconcetti, ricorrendo ai dati per definire e valutare dove si trovano le città più eleganti nel mondo. Abbiamo scelto alcuni fattori in tre categorie chiave per valutare la nostra lista: fattori relativi alla moda, fattori relativi al paesaggio urbano e accessibilità. Abbiamo analizzato migliaia di città e selezionato 400 luoghi ampiamente considerati eleganti per la moda o l’architettura. Li abbiamo valutati in base ai fattori rilevanti, selezionando le migliori” affermano i responsabili dello studio.

I parametri dei voti

“Per ottenere un punteggio elevato, abbiamo stabilito che una città dovesse essere caratterizzata da un settore della moda particolarmente attivo e vivace, un’architettura importante dal punto di vista culturale e storico, un’alta desiderabilità turistica e un punto di accesso attraente per i visitatori” spiegano ancora gli analisti.

La top ten delle città eleganti

Ecco, in ordine dal primo posto al decimo, la hit delle città eleganti: Parigi; Londra; Vienna; Venezia; Firenze; Barcellona; Milano; Roma; Oslo; Amsterdam.