Realizzare siti web professionali

Già… qualsiasi web agency si riempe la bocca di grandi parole e grandi progetti web: siti web impeccabili, responsive, perfetti, posizionati nella top 10 di Google. Già … peccato che almeno il 95% di esse non sarà in grado di farvi realizzare nulla attraverso il canale web. Perchè? Perchè se l’utente non si fida di voi, se non ha ben chiaro cosa fare quando naviga il vostro sito, se non ha la chiara percezione di un sito web professionale … beh, andrà altrove.

Cosa intendiamo per sito web professionale? Parecchie cose. Intanto un sito privo di evidenti lacune, difetti, problemi di navigazione e bug tecnici, che possano essere facilmente notati dall’utente finale e quindi penalizzare l’esperienza di navigazione. Poi preciso, completo, ricco di informazioni o, comunque, di contenuti di qualità: originali, ben scritti, strutturati nel modo giusto. Un sito che consenta una facile interazione con l’utente, una ricerca precisa all’interno delle pagine, una navigazione veloce ed esaustiva. Potremmo andare avanti ancora molto, le caratteristiche possono comunque essere riassunte in: un sito che genera conversioni.

Non è assolutamente semplice generare conversioni, ecco perchè WebSenior rappresenta un pò un’eccezione nel panorama delle web agency di Monza e Brianza. Realizza e posiziona siti web professionali in grado di generare contatti profilati, e di trattenere il visitatore per tutto il tempo necessario a massimizzare le possibilità che generi una richiesta. Team professionale, polivalente, molto disponibile e soprattutto continuamente aggiornato su SEO, SEM e web marketing in generale. Provate ad affidarvi a loro, e tornate su queste pagine per farci sapere com’è andata!

Hotel eco-friendly a Monza

Soggiornare all’interno di una struttura ricettiva  e avere la sensazione di stare bene come a casa è un qualcosa di difficilmente immaginabile, nonostante oggi hotel e alloggi di ogni tipo siano sempre più dotati di comodità e particolarità innovative. Le soluzioni di alloggio d’alto profilo proposte da Privilege Apartments superano questo luogo comune riuscendo veramente a regalare ad ogni ospite la piacevole sensazione di essere circondato da idee e soluzioni pensate appositamente per il suo comfort e benessere. Le camere che questo importante hotel a Monza propone ai clienti vantano infatti tutta la tecnologia applicata ai dispositivi di casa di cui si sente il bisogno, detta in gergo “domotica”, per rendere ancora più piacevole la permanenza in struttura. Le soluzioni d’alloggio sono inoltre state concepite secondo principi eco-friendly e dunque in grado di rispettare l’ambiente grazie al risparmio energetico che sono in grado di garantire.

Non solo comfort e benessere dunque, ma anche la certezza di un soggiorno in una struttura che ha un impatto molto più leggero sulla natura. L’angolo cottura inoltre, consente a tutti di potersi dedicare alla preparazione dei pasti in maniera autonoma, il che è un grande vantaggio soprattutto per le famiglie o gruppi. Le soluzioni di alloggio proposte da Privileg Apartments consentono dunque a tutti di poter vivere il soggiorno desiderato senza dover rinunciare a nessuna delle comodità di casa propria, sia che si viaggi per motivi di lavoro che per vacanza. Grazie al bellissimo parco di oltre 10km quadrati che si trova proprio dinanzi la struttura inoltre, è possibile immergersi nel verde e regalarsi una piacevole passeggiata a stretto contatto con la natura. Il comodo servizio transfer da e per gli aeroporti del milanese inoltre, consente di poter raggiungere velocemente la struttura o l’aeroporto senza l’assillo del dover ricerca una agenzia di noleggio che possa garantire il servizio.

IWM | Depuratori Acqua Domestici

Il 70% del nostro corpo è fatto d’acqua, garantire al nostro organismo il giusto apporto quotidiano di liquidi è quindi di fondamentale importanza per il nostro benessere. In particolare, bere dell’acqua buona è importante  per la nostra salute in quanto depura il corpo dalle tossine, mantiene la corporatura corporea, previene malattie renali, mantiene l’idratazione e favorisce la digestione. Spesso però l’acqua che arriva nelle nostre case tramite il rubinetto non è perfettamente equilibrata: un’acqua troppo ricca di un elemento e al tempo stesso povera di un altro può causare scompensi ed essere motivo di patologie anche serie, a lungo andare.

Chi è disposto quindi a risparmiare sulla propria salute? Nessuno, ragion per cui spesso si preferisce comprare dell’acqua minerale al supermercato, più costosa ma qualitativamente migliore e ben bilanciata. Certo, c’è lo svantaggio del dover spesso fare un salto in negozio a far rifornimento e dover poi trasportare fino in casa le pesantissime casse d’acqua. Il più delle volte, se non si è giovani e se non c’è l’ascensore a disposizione, può diventare davvero un problema provvedere all’approvvigionamento d’acqua potabile in appartamento. Esiste una soluzione in grado di rendere buona e sicura l’acqua del nostro rubinetto, consentendoci di risparmiare soldi e fatica?

Certo che esiste, ed è anche a portata di click! International Water Machines è una solida realtà in Italia nel settore del trattamento delle acque potabili, con una fitta rete di collaboratori e tecnici su tutto il territorio nazionale. Un depuratore acqua in casa ti consentirà di risparmiare tantissimo e bere da subito acqua pura. Scegli quello più adatto alle tue esigenze sul sito di IWM www.iwmceasa.it o lasciati consigliare da uno dei consulenti, ti aiuterà ad individuare il prodotto più adeguato a soddisfare le necessità tue e dei tuoi familiari. Contatta il numero verde 800 800 813 per richiedere tutte le informazioni di cui hai bisogno, riceverai una risposta rapida ed esauriente.

Cialde Lavazza a Modo Mio | Il caffè come lo vuoi tu

Adori anche tu, al mattino, prepararti un buon caffè e sentire quel delizioso profumo nell’aria a darti il buongiorno? Diciamoci la verità, è un piacere quotidiano al quale nessuno è disposto a rinunciare, ma oggi non è semplice trovare un caffè che sia veramente buono e profumato come quello del bar. Proprio per questo spesso si finisce con l’accontentarsi di un prodotto che non è esattamente quello desiderato ma che semplicemente si avvicina alla bevanda che tanto apprezziamo. Ciò non significa che sia impossibile gustare un ottimo caffè anche a casa, ma vuol dire semplicemente che non si è ancora scoperta la praticità e la grande qualità delle cialde Lavazza a Modo Mio, proposte dal sito web di cui parliamo che è www.cialdamia.it. Parliamo del sistema di caffè a cialde più apprezzato dagli italiani e le uniche veramente in grado di non far rimpiangere il caffè cremoso del bar. Grazie a queste comode capsule è possibile avere un caffè squisito con un semplice gesto della mano ed in pochi secondi, a casa come in ufficio, per gustare pienamente una parentesi di gusto e relax.

Il bello delle cialde Lavazza a Modo Mio, oltre alla loro confezione assolutamente in grado di preservare la freschezza e garantire ogni volta sensazioni sopraffine, è che queste sono veramente in grado di accontentare i gusti di tutti. Sia che si preferisca bere un caffè classico, uno particolarmente corposo o uno aromatizzato con le miscele più particolari e ricercate, Lavazza mette a disposizione degli appassionati capsule di ogni gusto e tipologia, veramente in grado di soddisfare le richieste e le preferenze di tutti. Perché dunque accontentarsi di un caffè qualsiasi e poco raffinato, quando è possibile scegliere un ottimo prodotto dalle miscele ricercate ed in grado di offrire ad ogni sorso quella piacevole sensazione che si prova al bar? Con le cialde Lavazza a Modo mio potrai finalmente avere il caffè che desideri in ogni momento della giornata, scoprine il gusto!

Saper leggere e scrivere protegge il cervello

Gli analfabeti, coloro che non hanno mai imparato a leggere e scrivere, presentano un rischio quasi tre volte maggiore di sviluppare una demenza rispetto chi è in grado di farlo. Leggere e scrivere infatti si rivelano un vero e proprio “scudo” contro la demenza. Almeno, secondo uno studio americano pubblicato su Neurology.

“Essere in grado di leggere e scrivere consente alle persone di impegnarsi in più attività – spiega Jennifer J. Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians di New York e autrice dello studio – come leggere giornali e aiutare figli e nipoti a fare i compiti”. E se precedenti ricerche dimostrano che queste attività possono ridurre il rischio di demenza “il nostro nuovo studio – aggiunge Manly – fornisce ulteriori prove del fatto che leggere e scrivere possono essere fattori importanti per mantenere un cervello sano”.

Uno studio americano su 983 persone con bassi livelli di istruzione

Lo studio ha coinvolto 983 persone con età media di 77 anni e bassi livelli di istruzione. I ricercatori hanno chiesto loro se avessero mai imparato a leggere o scrivere, dividendoli poi in due gruppi, 237 analfabeti e 746 alfabetizzati.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a esami medici e hanno sostenuto test di memoria e cognitivi, sia all’inizio dello studio sia nel corso di follow-up fissati ogni 18-24 mesi. I test includevano la capacità di ricordare il maggior numero di parole relative a determinate categorie, dalla frutta agli abiti.

Dopo quattro anni il 48% degli analfabeti si è ammalato di demenza

I ricercatori hanno scoperto che fra gli analfabeti 83 persone su 237 (il 35%) soffrivano di demenza all’inizio dello studio. Nell’altro gruppo il dato era di 134 persone su 746, ovvero il 18%. Dopo aver adattato i dati tenendo conto di età, stato socioeconomico e malattie cardiovascolari, è risultato che gli anziani che non sapevano leggere e scrivere avevano una probabilità quasi tre volte maggiore di demenza. Tra i partecipanti cognitivamente sani all’inizio dello studio, infatti, dopo quattro anni il 48% degli analfabeti si era ammalato di demenza, contro il 27% dell’altro gruppo.

L’alfabetizzazione è legata a punteggi più alti anche su memoria e test cognitivi

I ricercatori hanno concluso quindi che chi non era in grado di leggere e scrivere aveva il doppio delle probabilità di sviluppare una demenza, riporta Adnkronos. E fin dall’inizio del monitoraggio anche la capacità di linguaggio e ragionamento sono risultate ridotte negli anziani analfabeti.

“L’alfabetizzazione era legata a punteggi più alti sulla memoria e nei test cognitivi in generale, non solo ai punteggi di lettura e linguaggio – commenta Manly -. Anche se hanno solo pochi anni di istruzione alle spalle, le persone che imparano a leggere e scrivere possono beneficiare di vantaggi per tutta la vita rispetto a chi non ha imparato mai”.

Continua la crescita del valore aggiunto delle imprese italiane

Da quanto emerge dai dati di un report dell’Istat nel 2017, per il quarto anno consecutivo, continua a crescere il valore aggiunto delle imprese. In particolare nel 2017 l’aumento è del 3,9% sul 2016, arrivando a 779,468 milioni di euro. Alla crescita del valore aggiunto si associa una domanda di lavoro positiva, che ha generato circa 419 mila addetti aggiuntivi, di cui oltre il 60% nelle imprese appartenenti a gruppi, con incrementi in tutte le classi dimensionali, ma più intensi nelle imprese con 10 addetti e oltre. I costi del personale invece aumentano del 5,5% per le imprese appartenenti a gruppi e del 2,2% per le imprese indipendenti.

Margine operativo lordo +3,5%

Marcata la performance in termini di redditività, con il margine operativo lordo, che a seguito di una crescita del costo del lavoro (+4,2%) nel 2017 segna un aumento del 3,5%, un impatto significativo sulla crescita del sistema produttivo è determinato dalle imprese organizzate in gruppi, che generano il 56,7% del totale del valore aggiunto. Nelle imprese organizzate in gruppi l’aumento del valore aggiunto è del 5,8%, e quello del margine operativo lordo è del 6,2%, contro +1,4% e +0,7% registrato dalle imprese che non appartengono a gruppi.

Le imprese appartenenti a gruppi sono più produttive di quelle indipendenti

I costi del personale aumentano del 5,5% per le imprese appartenenti a gruppi e del 2,2% per le imprese indipendenti. Il 19,9% dei gruppi di impresa, con almeno un’impresa residente nel territorio nazionale, ha natura multinazionale, e il 10,1% è controllato da un soggetto residente all’estero. I gruppi domestici (80,1%) controllano il 79,8% delle imprese appartenenti a gruppi e assorbono il 41,4% degli addetti. Le imprese appartenenti a gruppi risultano più produttive di quelle indipendenti: il valore aggiunto per addetto ammonta a 77 mila 350 euro ed è 1,5 volte maggiore di quello delle imprese nel complesso (47 mila 150 euro).

Il 5% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo

Le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,4 milioni e occupano 16,5 milioni di addetti, di cui 11,7 milioni dipendenti. La dimensione media è di 3,8 addetti. Il 5% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo che occupano circa un terzo degli addetti. Sono infatti 219.769 le imprese organizzate in gruppi d’impresa (99.268 gruppi), con 5,7 milioni di addetti, 5,6 milioni di dipendenti e una dimensione media di 26 addetti, che raggiunge i 75,2 addetti nel caso dei gruppi multinazionali.

Formazione, troppo costosa per 1 piccola impresa su 4

Tutti riconoscono il ruolo della formazione aziendale, ma per alcune piccole realtà è eccessivamente costosa, elitaria e troppo complicata da gestire all’interno delle microimprese. A dirlo è l’indagine dell’Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro in collaborazione con FonARCom, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua.

Le piccole imprese sono il 93,3% delle aziende italiane

Pur riconoscendo il ruolo e il valore della formazione per restare competitivi sul mercato, questa è difficile per gran parte delle microimprese. Realtà produttive piccole e piccolissime che rappresentano il 93,3% delle aziende italiane, pari ad oltre 1 milione e mezzo di realtà, e che occupano 5,1 milioni di addetti (il 36,1% del totale dei dipendenti del settore privato extra agricolo).  In base ai risultati dell’indagine, emerge che l’attività formativa in Italia è essenzialmente di tipo “obbligatorio”, come quella su sicurezza sul lavoro e ambiente, e riguarda principalmente i giovani da poco entrati nel mondo del lavoro (il 65,5% dei partecipanti a iniziative di formazione ha meno di 34 anni, gli ultracinquantenni sono appena il 10,9%). L’attività formativa non obbligatoria, invece, interessa soprattutto i dirigenti e i quadri aziendali (64,6%), fra cui rientrano maggiormente i lavoratori anziani. Ne consegue che i giovani sono sostanzialmente esclusi dalla formazione non obbligatoria, poiché nella gran parte dei casi non ricoprono ruoli di management. Un altro dato messo in luce dalla ricerca è che “la propensione a svolgere corsi formativi aumenta al crescere delle dimensioni dell’impresa: in un’azienda con più di 50 dipendenti è oltre 6 volte maggiore (81,3%) rispetto ad un’impresa con meno di 10 dipendenti (13,4%)”.

I principali ostacoli

Il rapporto spiega che, sulle risposte ottenute dal questionario, siano emerse diverse difficoltà. In particolare, i maggiori blocchi alla volontà di fare formazione sono di carattere economico e procedurali: gli imprenditori titolari di micro e piccolissime imprese non sono affatto convinti dell’utilità della formazione, le poche esperienze avute non sono state particolarmente “esaltanti”, la formazione non viene vista come un investimento, ma come un costo e gli sforzi economici vengono indirizzati più sul binomio produzione/vendita.

Più formazione se fosse meno costosa

Con questi presupposti, non stupisce che il il 78,6% degli intervistati farebbe più formazione se costasse meno farla, se non fosse scollegata dalle reali esigenze produttive dell’azienda (74,1%) e, ancora, se vi fossero più finanziamenti mirati (69,6%). Fra le imprese che fanno formazione, invece, prevale l’approccio pratico al training on the job (28,3%), la formazione sul campo e le attività sono realizzate essenzialmente ricorrendo a fondi interprofessionali (45,2%) o a società private di consulenza (42,1%). L’impresa che destina risorse ad un fondo paritetico interprofessionale, infatti, ha la garanzia che il suo investimento possa tornare utile alla qualificazione professionale dei propri dipendenti, ottenendo un costante miglioramento della loro competenza e preparazione.

Il ruolo dei Consulenti del Lavoro

“Dall’indagine emerge l’esigenza di proseguire nell’importante percorso di diffusione della cultura della formazione continua, soprattutto nelle piccole e medie imprese” dice Andrea Cafà, Presidente di FonARCom.“Mai come oggi, ciò appare indispensabile in ragione dei grandi cambiamenti determinati dall’innovazione tecnologica e dall’introduzione di nuovi modelli organizzativi aziendali. La formazione intesa, quindi, come valore qualitativo per accrescere le competenze dei lavoratori e la competitività delle aziende. In quest’ottica è auspicabile una stretta e concreta sinergia anche con il mondo delle professioni, affinché supportino tale processo all’interno delle imprese, nell’ambito di un moderno modello di relazioni industriali, capace di rispondere in modo efficace alle grandi trasformazioni del mondo del lavoro”.

 

Fornitura idrica, nuove regole e standard sulla morosità

Lo annuncia l’Autorità di Regolazione per Energia Reti Ambiente (Arera): dal 1° gennaio 2020 saranno introdotte regole certe e uguali in tutta Italia nel caso di mancati pagamenti da parte degli utenti per la fornitura dell’acqua. Con la delibera 311/2019/R/idr vengono infatti definiti i tempi e le modalità standard per la costituzione in mora, la rateizzazione degli importi, la sospensione della fornitura dell’acqua e la risoluzione del contratto. Il tutto salvaguardando le utenze vulnerabili in documentato stato di disagio economico sociale, e quelle pubbliche non disalimentabili, come scuole e ospedali.

Cosa cambia nel caso di mancato pagamento per le utenze domestiche residenti

Dopo un’ampia consultazione la delibera 311/2019/R/idr introduce quindi misure idonee ad assicurare all’utente l’adeguatezza e la trasparenza dell’informazione in merito alle azioni messe in atto dal gestore a tutela del proprio credito, ma anche la certezza delle modalità e delle tempistiche per il loro svolgimento. Più in dettaglio, nei casi di morosità delle utenze domestiche residenti non vulnerabili la fornitura potrà essere sospesa soltanto dopo il mancato pagamento di fatture per importi superiori al corrispettivo annuo dovuto per la fascia di consumo agevolato. O quando tecnicamente fattibile, solo successivamente alla limitazione del flusso dell’acqua, assicurando soltanto il quantitativo minimo vitale, che equivale a 50 litri per abitante al giorno.

Quando in mora è il condominio

Per la medesima categoria di utenza, la disattivazione della fornitura, con la risoluzione del contratto, potrà essere effettuata dal gestore solo nel caso in cui, a seguito della limitazione o sospensione e nel proseguirsi della mora, venga manomesso il misuratore, o nel caso in cui le stesse utenze non abbiano provveduto a pagare i relativi oneri per il recupero della morosità pregressa.

Nel caso di utenze condominiali invece il gestore non potrà limitare/sospendere/disattivare la fornitura idrica se entro la scadenza dei termini previsti nella comunicazione di messa in mora, sia stato pagato almeno metà dell’importo dovuto in un’unica soluzione. Potrà invece procedere con le azioni sulla fornitura se l’utenza condominiale non effettui il saldo entro i successivi sei mesi, riporta Askanews.

I gestori dovranno garantire la rateizzazione degli importi su 12 mesi

I gestori dovranno garantire, quando previsto, la rateizzazione degli importi oggetto di costituzione in mora su 12 mesi, informando in modo chiaro l’utente dei tempi e delle modalità per ottenerla. Il gestore dovrà poi inviare la costituzione in mora almeno 25 giorni solari dopo la scadenza della fattura, ma non prima di aver inviato un sollecito bonario con allegato il bollettino per il pagamento.

Obbligo di riattivazione della fornitura limitata, sospesa o disattivata per morosità, entro due giorni feriali dall’attestazione dell’avvenuto saldo da parte dell’utente finale. Previsti poi indennizzi automatici da 10 a 30 euro nel caso in cui non vengano rispettate, in tutto o in parte, tali modalità.

Raccolta differenziata, si ricicla di più, ma non è facile

Tra gli italiani la raccolta differenziata è sempre più diffusa. Per l’86% dei nostri connazionali si tratta di un’abitudine che indica senso civico, poiché va a beneficio di tutti pur in assenza di un ritorno economico diretto. Riciclare correttamente i propri rifiuti però non è sempre facile. Soprattutto per la difficoltà a interpretare i simboli per la raccolta differenziata che si trovano sui prodotti confezionati. Tanto che se il 38% degli italiani dichiara di capirli “più o meno bene”, il 18% afferma di non capirli bene, e il 7% non li capisce affatto. Al contrario, li capisce molto bene il 25%, ed estremamente bene, il 12%.

Il 90% degli italiani differenzia vetro e plastica

Lo rileva l’indagine sull’economia circolare elaborata da Ipsos per Conou, presentata durante EcoForum. Secondo la ricerca gli italiani differenziano sempre di più, in particolare il vetro e la plastica, che nel 2018 sono stati raccolti dal 90% degli italiani. Una percentuale in crescita  rispetto al 2005, quando venivano riciclati rispettivamente dal 71% (vetro) e dal 63% (plastica).

L’87% raccoglie invece con costanza carta e lattine, contro il 65% e il 42% del 2005, e sta crescendo molto anche l’abitudine a differenziare l’umido, raccolto dall’82% dei consumatori nel 2018 contro il 36% del 2005.

Il problema è il packaging

A preoccupare gli italiani, però, è il packaging, ovvero l’imballaggio dei prodotti. L’87% dei consumatori intervistati si dichiara infatti preoccupato per l’impatto che questo può avere sull’ambiente.

Ma chi deve farsi carico del problema? In particolare, chi dovrebbe preoccuparsi di ridurre la quantità di materiale utilizzato per le confezioni? Per il 30% degli italiani dovrebbero essere le aziende stesse, anche se il 39% afferma che dovrebbero occuparsene congiuntamente aziende, governo, e consumatori, riporta Adnkronos.

Aumentare la gamma dei prodotti riciclabili e introdurre sanzioni

Gli italiani però sono pronti ad agire in prima persona, non solo acquistando prodotti realizzati con materiali riciclati (53%) e riutilizzando gli articoli monouso (48%), ma anche smettendo di acquistare beni con imballaggi non riciclabili (41%), o smettendo di acquistare nei negozi che vendono molti prodotti con imballaggi non riciclabili (24%). Inoltre, sono anche disposti a pagare di più per prodotti con packaging green (9%). Per ridurre l’utilizzo della plastica e dei materiali non riciclabili, in molti poi sarebbero favorevoli alle sanzioni. Per il 46% degli intervistati le amministrazioni dovrebbero essere obbligate ad aumentare la gamma dei prodotti riciclabili, e per il 33% andrebbero tassati i negozi che utilizzano prodotti non sostenibili.

Le vacanze degli italiani: due settimane lontano da casa. Ma meno stanziali e un po’ più “ricche”

Vacanze meno stanziali e con qualche euro in più a budget. Ecco, in sintesi, il profilo del vacanziero italiano 2019 secondo l’Osservatorio mensile Findomestic realizzato con Doxa. In particolare, evidenzia il report, aumenta leggermente  il numero di quanti faranno un viaggio in un Paese Ue, l’80% non prevede di fare più di due settimane lontano da casa e il 63% non spenderà più di 1.000 euro a persona.

Piacciono le città e i viaggi itineranti

Sono in aumento gli italiani che decidono  di trascorrere le vacanze fuori dai confini nazionali soprattutto in un Paese europeo, così come scelgono meno le località di mare a beneficio di città d’arte e viaggi itineranti. Si scopre anche che per questa estate il 65% degli intervistati ha programmato una vacanza, mentre il 15% dovrà rinunciare soprattutto per problemi economici (53%). L’80% di coloro che partiranno non si concederà più di due settimane di ferie. Ancora, il report mette in luce che negli ultimi tre anni è diminuito progressivamente il numero di italiani che scelgono di trascorrere le ferie entro i confini nazionali: erano il 58% nel 2017 e quest’anno sono il 50%. Un fenomeno a vantaggio dei Paesi Ue apprezzati ormai da quasi un quarto degli italiani (23%). Le vacanze dei nostro connazionali, poi, sono sempre meno stanziali: il mare pur rimanendo la meta preferita, vede calare le preferenze dal 65% dell’anno scorso al 59%. Parallelamente chi sceglie un viaggio itinerante aumenta dal 10% del 2017 al 14% di quest’anno, mentre le città d’arte sfiorano il 10% dei consensi. Il 16% del campione, esattamente come l’anno scorso, non sa ancora dove andrà.

Mille euro la spesa media

La sensazione prevalente degli intervistati è che si spenderà tanto quanto l’anno precedente (53%). E se il 14% è convinto di abbassare la propria soglia di spesa (nel 2018 quanti pensavano di spendere meno erano il 19%), più di un quarto dei vacanzieri italiani (26,5%) prevede, invece, di spendere più dell’anno passato. Tra questi, quasi il 70% si dichiara pronto a spendere dal 10% (24,4% delle risposte) al 30%  (45,3% dei rispondenti) in più rispetto al 2018. Il 16,4% è disposto ad alzare il budget fino al 50%. C’è, infine, un 9% del campione che mette in preventivo per le vacanze un esborso tra il 70% e il 100% superiore a quello dell’anno scorso. La maggioranza (63%) di chi si concederà una vacanza mette a budget una spesa non superiore ai 1.000 euro a persona e la metà non vorrebbe andare oltre i 500 euro (33%). Il 17,3% spenderà, invece, fino a 1.500 euro, mentre solo il 13,6% si spingerà oltre la soglia dei 2.000 euro. La rateizzazione del costo di una vacanza rimane una pratica poco diffusa: solo il 4,1% degli italiani ha già acquistato a rate una vacanza e il 2,4% ha intenzione di farlo in futuro, dato in linea con quanto rilevato a partire dal 2014.

Prenotazioni online in ascesa

Quello di prenotare le vacanze online è un trend in costante ascesa. Sette italiani su dieci scelgono Internet per prenotare: il 42% lo fa attraverso siti dedicati, una buona parte attraverso il sito della struttura ricettiva (dal 13% del 2018 al 17% di quest’anno) mentre registrano un calo le agenzie di viaggio online (dal 13 al 10% di quest’anno).  Sempre in merito alle prenotazioni, gli italiani dimostrano di apprezzare gli sconti (il 38% cerca gli sconti per prenotazioni anticipate e il 23% per quelle last minute) e i servizi extra inclusi nel prezzo (30,6%).

I big del tech contro il terrorismo sul web

Amazon, Facebook, Google, Microsoft e Twitter scendono in campo per confinare l’utilizzo di siti e social network da parte di terroristi ed estremisti violenti, e hanno sottoscritto un piano composto da nove punti per mettere al bando chi semina odio e morte sul web. Le misure già adottate non bastano infatti a fermare la diffusione di messaggi su Internet che istigano comportamenti violenti. L’impegno è stato confermato a Parigi in occasione dell’Appello di Christchurch contro la violenza online, durante un incontro all’Eliseo tra il presidente francese Emmanuel Macron, la premier neozelandese Jacinda Ardern, e altri capi di Stato.

Un Appello siglato da 26 rappresentanti politici e industriali

L’Appello è stato siglato anche da 26 rappresentanti politici e industriali. Non però da quelli degli Usa: la Casa Bianca ha fatto sapere di non aderire alla sottoscrizione per rispetto delle libertà d’espressione e di stampa. In ogni caso, l’iniziativa prende le mosse dalla strage di Christchurch (Nuova Zelanda) del 15 marzo scorso, quando un terrorista australiano fece irruzione in due moschee uccidendo 51 persone, e mostrando tutto in diretta Facebook. Il video della carneficina, lungo 17 minuti, rimbalzò da una piattaforma all’altra, e da un capo all’altro del pianeta, senza che se ne riuscisse a fermare la circolazione.

Investire in tecnologie per bloccare la diffusione di contenuti estremisti

“L’attacco terroristico a Christchurch è stato una tragedia terribile. È quindi giusto che ci riuniamo, risoluti nell’impegno a garantire che stiamo facendo tutto il possibile per combattere l’odio e l’estremismo che portano alla violenza terroristica”, si legge nel testo di assunzione di responsabilità firmato da Amazon, Facebook, Google, Microsoft e Twitter. Attraverso la sottoscrizione le cinque aziende hi-tech si impegnano a investire in tecnologie per individuare e bloccare la diffusione di contenuti estremisti, anche se avvengono in diretta, a fornire report periodici, e a fornire gli utenti di maggiori strumenti per segnalare i contenuti d’odio.

Rafforzare la partnership tra governi, società e industria tecnologica

Si tratta di uno sforzo congiunto per condividere lo sviluppo tecnologico, creare un protocollo di crisi, ed educare e sensibilizzare gli utenti contro l’odio e il bigottismo, riporta Ansa. “Il terrorismo e l’estremismo violento sono problemi sociali complessi che richiedono una risposta da parte di tutta la società – rilevano le cinque compagnie -. Gli impegni che ci stiamo assumendo oggi rafforzeranno la partnership tra governi, società e industria tecnologica per affrontare questa minaccia”.

L’accordo parigino è stato preceduto di alcune ore dalla limitazione delle dirette video annunciata da Facebook, finito nell’occhio del ciclone per non essere riuscito a fermare la proliferazione del video sul massacro neozelandese. Il social di Mark Zuckerberg ha reso noto che impedirà di trasmettere filmati in diretta a chiunque violi alcuni termini d’uso, come quelli appunto che vietano di propugnare azioni violente.

 

Che aria tira in Italia? Peggiora la qualità, ma aumenta la mobilità sostenibile

Nel 2018 in alcune città italiane la qualità dell’aria è migliorata, ma altre segnalano record negativi. Per le concentrazioni di PM10, ad esempio, la maglia nera spetta a Torino, che “conquista” il primo posto della classifica delle città italiane per superamento dei limiti giornalieri. Si sono ridotti invece i livelli di NO2 (diossido di azoto) a Messina (-23%), Cagliari (-21%), Roma (-12%), Torino (-12%) e Bologna (-11%), mentre Reggio Calabria e Catania segnalano un aumento. Rispetto ai limiti normativi le diminuzioni registrate però non bastano, e Milano, Roma e Torino restano fuori legge.

Concentrazioni medie di PM10, diverse città superano i limiti giornalieri

Lo rileva il rapporto MobilitAria 2019, realizzato da Kyoto Club, istituto Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) in collaborazione con Opmus Isfort, su 14 città e aree metropolitane italiane nel periodo 2017-2018.

Secondo il rapporto, per le concentrazioni medie di PM10 per diverse città è avvenuto il superamento dei limiti giornalieri, che non dovrebbero superare i 35 giorni di superamento annuo. Tra queste la peggiore del 2018 è Torino (89 giorni), seguita da Milano (79), Venezia (63), Cagliari (49) e Napoli (40).

Più spostamenti a basso impatto nelle aree urbane

Il rapporto MobilitAria contiene anche i dati inediti dell’Osservatorio Opmus-Isfort sulla mobilità in 14 aree metropolitane relativi agli anni 2016-2017, messi a confronto con gli anni 2012-13. L’Osservatorio introduce quindi il tasso di mobilità sostenibile, costruito sommando gli spostamenti a basso impatto (piedi, bici e Tpl) nelle aree urbane.

In generale, secondo lì’Osservatorio, in Italia nel 2016-2017 rispetto al 2012-2013 l’indice è cresciuto di quasi 8 punti a livello nazionale, e di circa 5,5 punti nelle aree metropolitane. Dai dati dell’Osservatorio emergono poi il balzo della mobilità a piedi e in bicicletta, la tenuta del trasporto pubblico e il calo dell’uso dell’auto, che tuttavia resta ampiamente il mezzo preferito dai cittadini metropolitani con oltre il 50% di spostamenti.

Se il tasso risulta inferiore al 40% sia nella media delle città metropolitane sia in quella nazionale, l’area metropolitana di Milano mette a segno un tasso di mobilità sostenibile di poco inferiore al 50% (48,3%).

Nella classifica delle città virtuose, subito dopo Milano, vengono Genova (46,7%), Venezia (46,4%) e Bari (44,1%). In fondo alla classifica Catania, Reggio Calabria e Messina.

Le auto tornano ad aumentare nelle città

Secondo la ricerca, riporta Adnkronos, dopo anni in costante diminuzione nel biennio 2017-2018 torna a salire l’indice di motorizzazione di automobili sia nelle città che nelle aree metropolitane. E Torino è la peggiore (+5%, 674 veicoli/1000 abitanti), seguita da Bologna (+3%, 531veicoli/1000 abitanti).

Per quanto riguarda invece l’uso del Trasporto Pubblico Urbano aumentano gli utenti a Bologna (+18%), Torino (+12%) e Cagliari (+9%), mentre la maglia nera spetta a Catania, che registra un -10%. Secondo lo studio, poi, la sharing mobility cresce a Milano, Torino, Firenze, Roma, Palermo e Cagliari, sbarca a Bologna per la prima volta, ma nelle altre città non decolla

Per un’impresa su 3 il personale deve aggiornare le competenze

Quasi un terzo delle imprese con almeno un dipendente, oltre 550.000 imprese italiane, avverte l’esigenza di disporre di personale più aggiornato, e più in linea con i cambiamenti tecnologici in atto di processo e di prodotto. Secondo quanto rilevato dall’indagine Inapp dal titolo Professioni e Competenze nelle imprese, il 35,2% delle imprese con almeno un dipendente dichiara infatti di avere “almeno una figura per cui si registra un fabbisogno da soddisfare con attività di aggiornamento”. Un dato medio nazionale in crescita del 2,4% rispetto al 2014, anno della precedente edizione dell’indagine.

I settori che registrano il maggiore fabbisogno di formazione e aggiornamento

L’indagine Inapp mostra poi come i fabbisogni più elevati di formazione e aggiornamento vengano registrati nei servizi e nei segmenti della manifattura a più alta intensità tecnologica, come Chimica (37,7%), Elettronica (36,9%), Energia, acqua e rifiuti (35,3%) e Metalmeccanica (34,4%). Queste necessità sono particolarmente rilevanti però anche nell’ambito dei servizi che riguardano le attività di Istruzione, nella Sanità e nei servizi alle persone (47,8%), e nei settori Comunicazione, Attività finanziarie e altri servizi alle imprese (38,6%).

Una necessità che riguarda più le skills che le conoscenze disciplinari

Secondo l’indagine, le professioni che registrano le esigenze più forti di aggiornamento sono quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (29,2%), degli Artigiani, operai specializzati e agricoltori (20,9%), delle Professioni esecutive nel lavoro di ufficio (20,8%) e delle Professioni tecniche (14,9%). In ogni caso, la necessità di aggiornamento maggiore, riporta Adnkronos, riguarda le competenze (skills) più che le conoscenze disciplinari. In particolar modo quelle relative al problem solving, alla capacità di pianificare l’utilizzo delle risorse e le abilità di tipo tecnico e competenze di tipo comunicativo e relazionale.

A manifestare un fabbisogno di aggiornamento di conoscenze e skills sono soprattutto le imprese con oltre 250 dipendenti (l’87,8%), seguite da quelle con un numero di dipendenti che varia da 50 a 249 dipendenti (il 76,5%).

A livello territoriale il Nord-Est è l’area più “esigente”

A livello territoriale le imprese che segnalano maggiori esigenze di aggiornamento sono al Nord-Est, con il 36,5%, seguite da quelle del Nord-Ovest, con il 36,3%, mentre per il 34,5% si trovano al Sud e nel 33,5% dei casi al Centro. E sono le piccole imprese quelle che manifestano una maggiore debolezza nel prefigurare i fabbisogni ed elaborare strategie di medio-lungo periodo. Mentre le aziende medio-grandi mostrano di percepire con maggiore facilità il fabbisogno di aggiornamento delle competenze, da soddisfare con nuove attività formative.