Nel 2023 in Europa si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, e tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale.

L’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.
Le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione. Dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.

Emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni.

Prosegue un processo di ribilanciamento di genere

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Progressione dei redditi tra tutti i gruppi professionali

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

II bilancio del mercato del lavoro indipendente è ancora negativo

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.