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Christmas blues: se sotto l’albero c’è il “mal di feste”

Un italiano su tre alle giornate delle feste natalizie non associa solo sentimenti di gioia, ma anche sensazioni negative, mentre per uno su cinque, il 20,4%, la pausa del Natale significa solo emozioni negative, principalmente, tristezza, malinconia, ansia, stress, e noia

Natale non è per tutti il momento più bello dell’anno. Anzi. In realtà tante persone non sono felici di trovarsi a un passo dalle feste. Si tratta del ‘Christmas blues’. A descriverne gli effetti è Assosalute, l’associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, in una ricerca condotta da Human Highway.
Per affrontare il ‘Christmas blues’ gli esperti di Assosalute hanno messo a punto cinque consigli. Lo scopo è quello di trasformare il periodo natalizio in un’occasione di cura e benessere personale.

Mantenere le sane abitudini anche nei giorni di riposo 

Anzitutto, pianificare il tempo con equilibrio. Creare una lista di attività che piacciono e alternarle agli impegni natalizi. Evitare di sovraccaricarsi con troppi eventi o aspettative, e ritagliarsi del tempo per stare da soli o per rilassarsi, ad esempio, leggendo un libro o passeggiando nella natura.

Mantenere, poi uno stile di vita sano: non trascurare il benessere fisico, anche durante le feste, seguendo un’alimentazione equilibrata e cercando di fare attività fisica regolarmente. Anche una breve camminata, soprattutto dopo i pasti, può aiutare. Assicurarsi inoltre di dormire a sufficienza (almeno 7 ore notte). Queste abitudini riducono lo stress e migliorano l’umore.

Ridurre gli incontri percepiti come obbligatori

Terzo consiglio: accettare, accogliere e condividere tristezza, ansia e frustrazione. È normale e umano provare malinconia o tristezza durante le feste. Per gestire l’ansia o l’irritabilità, si consiglia di praticare tecniche di rilassamento, come meditazione e respirazione profonda, scrivere in un diario o connettersi con amici e parenti tramite videochiamate.

Partecipare a eventi locali o attività di volontariato può anche donare un senso di appartenenza. Trascorrere il tempo con persone positive e ridurre gli incontri percepiti come obbligatori aiuta a migliorare il benessere emotivo.

Limitare le aspettative e praticare la gratitudine

Quarto consiglio: limitare le aspettative e praticare la gratitudine. Non cercare la ‘perfezione’ nelle feste, le celebrazioni non devono necessariamente seguire uno standard ideale. Concentrarsi invece su ciò che si ha e apprezzare le piccole gioie, come un momento tranquillo con un amico o un familiare, una buona tazza di tè o una passeggiata sotto le luci natalizie.

E se necessario, ricorrere ai farmaci da banco che possono essere utili per gestire alcuni disturbi fisici comuni associati al Christmas blues.

eSports: in Italia un mercato in transizione con nuove opportunità

Gli operatori eSports italiani, ovvero, chi opera nel settore delle competizioni di videogiochi a livello agonistico e professionistico, generano ricavi principalmente da pubblicità (80%), consulenza (60%), creazione di contenuti e influencer marketing (60%), e biglietti per eventi (60%).

Le partnership commerciali si concentrano attualmente nei settori hardware, intrattenimento e sport, ma il potenziale di crescita in altre categorie merceologiche è significativo. E i mercati più promettenti, oltre all’Italia, sono Arabia Saudita e Svizzera.
Sono alcuni dati del nuovo Rapporto sugli eSports in Italia nel 2024, realizzato da Deloitte in collaborazione con IIDEA.

Identikit del fan di sport elettronici

L’interesse verso il settore è alimentato dalla possibilità di interagire con un pubblico ricettivo e dalla mentalità aperta. 
La fanbase italiana degli eSports conta 7,3 milioni di spettatori che hanno fruito di contenuti online, in TV o a eventi live negli ultimi sei mesi.

Di questi, 3,3 milioni si definiscono spettatori abituali. Il pubblico è prevalentemente maschile (68%) e under45, con una forte presenza di Millennials (47%) e GenZ (19%). I fan risiedono principalmente in piccoli centri urbani, sono impiegati a tempo pieno e spesso hanno un background in economia e commercio.

Il videogioco guida la scelta dei contenuti

Il Rapporto, inoltre, evidenzia una propensione all’acquisto da parte dei fan, particolarmente ricettivi alla pubblicità. Gli ‘hardcore fan’, coloro che dedicano più di 10 ore a settimana agli eSports, mostrano maggiore propensione alla spesa in prodotti correlati.

Quanto alla scelta dei contenuti, è guidata principalmente dal videogioco. YouTube Gaming (47%) e Twitch (43%) dominano il panorama delle piattaforme di streaming, seguite da Free TV (31%), Facebook Gaming (29%) e Pay TV (23%).
League of Legends e Valorant si confermano i titoli più redditizi, seguiti da EA Sports FC, Rocket League e Fortnite.

“Un potente canale per attivazioni commerciali”

“Gli esports in Italia offrono un panorama unico per i brand, con un pubblico giovane e aperto alla pubblicità, che apprezza gli abbonamenti e fa acquisti frequentemente – afferma Kim Lachmann, Director Sport Business Group di Deloitte -. Nonostante le recenti fluttuazioni, i livelli di coinvolgimento rimangono elevati, posizionando gli eSports come un potente canale per attivazioni commerciali e connessioni durature”.

Lo studio evidenzia una fase di transizione per il settore, con sfide a livello globale e in Italia.
“Tuttavia – aggiunge Thalita Malagò, Direttore Generale IIDEA -, questa trasformazione sta aprendo nuove opportunità di innovazione. Gli operatori del settore si stanno adattando a nuovi modelli di business, sviluppando soluzioni creative per garantire una crescita sostenibile”.

Imprese lombarde: dall’Intelligenza artificiale al turismo gli ingredienti per la crescita

Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza ha condotto un sondaggio fra le imprese dei territori sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. In particolare, l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per la generazione di contenuti web dal 26% delle imprese, l’analisi predittiva dal 10% e le campagne di email marketing dal 9%.

Questi dati trovano conferma in quelli raccolti da Banca d’Italia, secondo i quali circa un terzo delle imprese lombarde di servizi, il 30%, ha effettuato investimenti in tecnologie digitali avanzate, e oltre il 34% già utilizza l’Intelligenza artificiale, soprattutto per generare contenuti sul web.
Anche sugli investimenti si conferma la medesima tendenza: il 40% delle imprese lombarde intervistate dal sondaggio prevede infatti di destinare il 10% del budget per tecnologie di Intelligenza artificiale.

“La forza dell’economia lombarda ormai è superiore ai livelli pre-pandemia”

“I dati della Banca d’Italia – ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – confermano la forza dell’economia lombarda, ormai superiore ai livelli pre-pandemia. In particolare, il turismo continua a crescere grazie alla attrattività del brand Lombardia, e con effetti positivi sia per gli investimenti esteri sia nelle infrastrutture materiali e immateriali. Molto importante – aggiunge Sangalli – è soprattutto l’utilizzo, sempre più rilevante nelle imprese dei servizi, dell’Intelligenza artificiale, che dimostra la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”.

Un quadro moderatamente ottimistico: Pil regionale a +1,2% nel 2023

Dai dati e dagli aggiornamenti del Report lombardo di Banca d’Italia presentato da Confcommercio a Milano è emerso un quadro moderatamente ottimistico.

Il Prodotto interno lordo del 2023 della Regione si evidenzia in crescita dell’1,2%.
I consumi reali, pari al +0,7%, hanno registrato una crescita leggermente superiore al dato nazionale, che si è attestato al +0,5%, mentre è in diminuzione la produzione industriale, che nei primi sei mesi del 2024 ha segnato un -1,2%.

La tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento

Sempre dai dati di Banca d’Italia approfonditi da Confcommercio, emerge come il commercio lombardo al dettaglio risulti stazionario, mentre il fatturato dei servizi sia in aumento del 2,7%. Inoltre, riferisce Ansa, si è fortemente consolidato il turismo, con un aumento, nel 2023, di quasi 10 punti percentuali rispetto al precedente anno, e una permanenza media dei viaggiatori di 2,3 giorni.

Nel 2024, dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento.

Italia, perchè cresce il mercato dei ricondizionati?

Negli ultimi anni, il mercato dei prodotti ricondizionati ha iniziato a cambiare le abitudini di consumo degli italiani, spingendoli verso scelte più responsabili. Sempre più persone, infatti, sono attratte dall’acquisto di dispositivi ricondizionati, preferendoli a quelli nuovi per motivi economici e di sostenibilità.

Un’indagine condotta da Altroconsumo, che ha coinvolto quasi mille consumatori, ha rivelato che il 76% del campione conosce la differenza tra prodotti ricondizionati e usati. Tuttavia, solo il 28% ha effettivamente acquistato un prodotto ricondizionato, con una prevalenza di smartphone. Di questi acquirenti, il 47% si dichiara soddisfatto del proprio acquisto.

Ricondizionato o seconda mano: cosa cambia? 

Un aspetto importante emerso dall’indagine è la crescente consapevolezza tra i consumatori, soprattutto giovani, sulla distinzione tra prodotti ricondizionati e di seconda mano. Il 78% degli intervistati sa che i dispositivi ricondizionati vengono riparati prima di essere rimessi in commercio, mentre il 56% è consapevole che un prodotto ricondizionato non può essere considerato equivalente a uno nuovo.

Tuttavia, c’è una scarsa conoscenza sulle normative che regolano questo mercato: solo il 24% degli intervistati sa che termini come “come nuovo” o “in perfette condizioni” non sono regolamentati a livello legislativo, e appena il 17% è a conoscenza del fatto che i prodotti ricondizionati e quelli di seconda mano hanno la stessa garanzia legale.

Cosa vogliono i consumatori

Nonostante l’interesse crescente per i prodotti ricondizionati, molti consumatori vorrebbero maggiori tutele. Un italiano su tre desidera migliori condizioni di reso e sostituzione (35%), mentre il 34% richiede un’estensione del periodo di garanzia.

Inoltre, il 31% degli intervistati ritiene necessaria una maggiore regolamentazione su come i prodotti ricondizionati vengono presentati, e il 29% vorrebbe controlli più severi sulle riparazioni eseguite.

Seconda vita, i prodotti più acquistati 

Tra i prodotti ricondizionati più acquistati, gli smartphone dominano il mercato, rappresentando il 59% degli acquisti. Seguono gli elettrodomestici (17%), i computer (8%) e i tablet (5%).

Questo suggerisce che i consumatori tendono a optare per acquisti più sostenibili soprattutto per dispositivi di uso quotidiano, dove la qualità e l’affidabilità sono particolarmente importanti.

Quali sono le criticità?

Nonostante il prezzo vantaggioso e l’attenzione alla sostenibilità, non mancano le criticità. Se il 47% dei consumatori si dichiara soddisfatto dell’acquisto di prodotti ricondizionati, il 45% si dice insoddisfatto. Problemi come batterie poco performanti o imperfezioni estetiche, come graffi visibili, sono stati segnalati nel 34% dei casi, evidenziando la necessità di miglioramenti nel settore.

Italia: aumenta la richiesta di credito, scende l’importo medio erogato

Nel 2024, oltre la metà della popolazione adulta italiana (52,7%) ha un contratto di credito rateale attivo, con un incremento del 2,6% rispetto al 2023. Questo dato riflette una crescente propensione delle famiglie a ricorrere al credito per sostenere consumi e investimenti, nonostante le difficoltà legate a tassi di interesse elevati e all’inflazione. Tuttavia, si registra un calo dell’importo medio delle rate mensili, che scende a 278 euro (-13,9%).

Tipologie di prestiti e mutui

I contratti di credito rateale attivi sono in gran parte rappresentati da prestiti finalizzati, che costituiscono il 47,7% del totale. I prestiti personali coprono il 28,7%, mentre i mutui rappresentano il 23,6%. L’analisi della CRIF per il primo semestre del 2024 evidenzia che i prestiti small ticket e il finanziamento di beni di consumo come auto, elettronica e arredamento sono tra i fattori principali alla base di questa crescita.

Qual è l’importo medio? 

La rata mensile media per i mutui rimane stabile sopra i 101.000 euro, con un aumento del 22,3% dei contratti attivi. Per i prestiti finalizzati, l’importo medio della rata è di 134 euro, mentre per i prestiti personali si attesta a 250 euro. Nel complesso, l’esposizione residua media per i contratti attivi in Italia è di circa 35.167 euro, in leggera crescita rispetto al passato (+0,8%).

Sostenibilità del debito

Nonostante l’aumento del rischio di credito, con un tasso di rischio dell’1,4% a marzo 2024, la situazione rimane sotto controllo e non desta particolare preoccupazione. Secondo Beatrice Rubini, direttrice della linea Mister Credit di CRIF, le famiglie italiane prestano molta attenzione alla sostenibilità delle rate, il cui importo è infatti in calo.

Distribuzione regionale del credito

A livello territoriale, la Valle d’Aosta è la regione con la più alta percentuale di popolazione con un credito attivo (62,3%), seguita dalla Toscana e dal Lazio. All’estremo opposto troviamo il Trentino-Alto Adige con il 28,7%. Le regioni con le rate medie più elevate sono Trentino-Alto Adige (406 euro), Lombardia (319 euro) e Veneto (306 euro). Al contrario, in Calabria, Molise e Sicilia, le rate mensili sono tra le più leggere, con importi intorno ai 230 euro, grazie a una maggiore prevalenza di prestiti finalizzati.

Il Trentino-Alto Adige guida anche la classifica dell’esposizione residua, con 52.059 euro da rimborsare, seguito dalla Lombardia e dal Veneto. Al Sud, in particolare in Calabria, l’esposizione residua è decisamente inferiore, con un debito medio di 22.081 euro, meno della metà rispetto al Trentino.

Truffe al volante: boom di frodi ai danni degli automobilisti

Dal finto tamponamento alla truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine commissionata da Facile.it con la collaborazione di Consumerismo No Profit a mUp Research e Bilendi nell’ultimo anno sono circa 2 milioni gli italiani vittime di un raggiro mentre erano alla guida o in fase di parcheggio.

Ma l’ultima novità in fatto di truffe al volante è il ‘pedone investito’ (13%). Il malvivente-pedone si butta a terra non appena passa un’automobile fingendo di essere stato investito. Vittime predilette di questa truffa, i giovani tra 18-25 anni (15%).
Sfruttando il senso di colpa dell’automobilista e la paura di possibili conseguenze, i truffatori propongono al guidatore di chiudere un occhio a fronte di un risarcimento in contanti. Spesso interviene anche un complice, che testimonierà di aver assistito al sinistro.

La dinamica è sempre la stessa

Lo schema più utilizzato dai malviventi però è quello del finto tamponamento (44%).
La dinamica è sempre la stessa: l’automobilista ignaro, in fase di manovra in un parcheggio, sente un colpo all’auto, causato con arte dal malfattore, che subito dopo raggiunge il guidatore accusandolo di avergli tamponato l’auto e ammaccato la carrozzeria.

Per evitare di coinvolgere la compagnia assicurativa, propone di saldare in contanti il danno subito. Una modalità che fa vittime, in particolare, tra le donne, dove la percentuale arriva al 47% (41% uomini).
Unica consolazione, nella maggior parte dei casi le somme versate sono state contenute: il 29% ha dato 50 euro, il 31% tra 50-100 euro. Solo il l’8% dei truffati ha perso più di 300 euro.

Quando la frode avviene in movimento

Altra truffa particolarmente diffusa è quella dello specchietto rotto (42%). In questo caso la frode avviene in movimento. La vittima si trova alla guida della propria automobile quando a un certo punto sente un forte rumore, normalmente causato dal lancio di una lattina vuota da parte di un complice del truffatore.

Pochi secondi dopo l’automobilista viene affiancato da un’altra vettura il cui conducente intima di accostare. Una volta scesi dal veicolo, il truffatore accusa l’automobilista di aver urtato, e rotto, il suo specchietto.
Ancora una volta, la proposta del malvivente è saldare il danno in contanti, senza coinvolgere la compagnia assicurativa, evitando così aumenti sull’RC auto.
La truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine, ha particolarmente successo tra gli uomini, dove la percentuale arriva al 48% (35% donne).

Chi cade nel tranello paga subito

Nonostante si tratti di trucchi più o meno noti, nell’ultimo anno circa 880.000 italiani hanno ammesso di essere cascati nel tranello e aver pagato in contanti il presunto danno.
Gli automobilisti più navigati, invece, una volta riconosciuto il tentativo di truffa, o hanno tirato dritto senza fermarsi e dare al truffatore la possibilità di portare a termine il piano (24%), oppure si sono fermati e hanno preteso di chiamare le forze dell’ordine (54%).

Inutile dire che al solo sentir parlare di Polizia, il più delle volte i malfattori cambiano improvvisamente idea sulla richiesta di risarcimento.

Medie imprese: la punta di diamante della manifattura italiana

Le medie imprese sono la punta di diamante della manifattura italiana: poco più di 4.000 aziende che da sole rappresentano il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana, il 15% del suo valore aggiunto, il 14% delle esportazioni e il 13% degli occupati totali.

Emerge dal XXIII Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, e nel report ‘La competitività delle medie imprese tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.
Tra il 2019 e il 2021 le medie imprese hanno registrato un aumento medio del 5,6% del fatturato contro il +4% del resto delle manifatturiere, del +4,6% delle esportazioni contro il +4,2%, e del +1,1% della forza lavoro (vs +0,01%). E nel 2022 la crescita è proseguita, a conferma di un trend che dura da 27 anni. 

L’alta gamma continua a correre

Le medie imprese sono poi già avanti sul cammino della transizione digitale: l’82,6% dal 2021 al 2026 ha investito o investirà in tecnologie 4.0, il 37,9% adotterà l’AI nei prossimi tre anni, soprattutto per migliorare l’efficienza interna, e il 69,6% ha investito o investirà nelle tecnologie green.
Dopo un 2023 all’insegna della stabilità (+0,1% le vendite), per quest’anno le attese sono di un calo del -1,2%, ma alcune medie imprese rimangono ottimiste. Quelle che operano nell’alta gamma, ovvero il 37,1% del totale, stimano una crescita delle vendite nell’ordine del +1,8%, in linea con il 2023.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione dei margini, competizione sui prezzi, approvvigionamento delle materie prime sono tra le principali difficoltà. Anche per questo, una media impresa su due chiede all’Unione Europea di garantire la sicurezza energetica.

Cercasi capitale umano di qualità

“L’incertezza del momento impone alle medie imprese obiettivi chiari e selettivi, ad esempio in termini di posizionamento su mercati e linee di prodotto – spiega Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca -. Ciò richiede capitale umano di qualità, arduo da reperire e trattenere, una difficoltà che, un po’ sorprendentemente, riguarda anche i siti produttivi all’estero. L’AI, sotto questo profilo, interviene come possibile fattore mitigante e si sta facendo strada nelle agende degli imprenditori, ma a sua volta richiede competenze specialistiche”.

Radicate nel territorio di origine

“Il territorio ancora oggi continua a essere un importante fattore di accumulazione e di know-how anche per le medie imprese, al punto che oggi più del 40% di queste aziende ha sede nei distretti industriali o in sistemi produttivi locali – sottolinea Giuseppe Molinari, presidente Centro Studi Tagliacarne -. Pur trattandosi di realtà molto aperte ai mercati internazionali, dove esportano il 42% del fatturato, la base produttiva resta radicata ai territori di origine. Solo l’11% delle medie imprese disloca, infatti, la produzione all’estero, e una grande maggioranza preferisce rifornirsi da suppliers nazionali, a testimonianza della forte affidabilità e reputazione, che anche per queste aziende, riveste la componentistica italiana”. 

L’Italia è di buon umore? Uno studio valuta lo stato d’animo degli italiani 

Prosperità e felicità non riguardano solo il presente, ma dipendono anche da come si guarda al futuro. Ma gli italiani sono prosperi e felici? E come guardano al futuro? Risponde Human Highway, che a partire da febbraio 2023 ha misurato lo stato d’animo di un ampio campione di italiani utilizzando il modello psicometrico PANAS (Positive and Negative Affect Schedule).

Secondo lo studio in Italia la dimensione positiva prevale su quella negativa. L’umore è comunque caratterizzato da una stagionalità annuale, nella quale marzo si dimostra il mese più cupo (a marzo 2024 la serie tocca il minimo storico) e giugno il mese più sereno.

Il momento più sereno? Venerdì alle 10 di mattina

Ma esiste anche una periodicità settimanale. Il giorno più sereno è venerdì, mentre mercoledì è il giorno peggiore della settimana. La stessa dinamica si osserva anche lungo le ore del giorno. I momenti migliori sono quelli del mattino, riportati da chi si alza all’alba e poi, di nuovo, verso le 10. Dopo, l’umore cala leggermente, ma costantemente, fino alla sera.

Quanto al genere, gli uomini riportano uno stato d’animo migliore rispetto alle donne, e con l’età aumenta notevolmente il benessere psicologico. E ancora, le persone che vivono in famiglie con uno o più bambini mostrano stati d’animo migliori rispetto alla media.

Prevale la prudenza sulle prospettive di vita

Ovviamente, la maggior disponibilità economica migliora l’umore, ma fino a un certo punto, oltre il quale il benessere non cresce. E gli abitanti delle regioni alpine sono le persone più serene d’Italia.
In merito alle prospettive di vita, l’atteggiamento prevalente è quello della prudenza. Gli intervistati affermano che la loro vita attuale va bene ma temono il deterioramento futuro in alcune dimensioni.

Infatti, mentre la dimensione affettiva positiva rimane quasi invariata nella proiezione verso il futuro, la dimensione negativa aumenta di peso, in particolare a causa dell’aumento della paura e dell’ostilità verso il prossimo.
Il futuro è generalmente visto come un miglioramento del presente fino a 34 anni. Dopo, lo sguardo sul futuro diventa progressivamente più incerto e cupo, in misura più pronunciata per gli uomini rispetto alle donne, e per gli abitanti del settentrione rispetto al meridione.

A casa propria si sta bene, nel mondo no

Gli italiani affermano di stare bene nel proprio quartiere, ma dichiarano che la qualità della vita non è altrettanto buona.
In pratica, la percezione di serenità e armonia nel proprio quartiere è elevata, ma la stessa percezione crolla se riferita all’Italia.

Oltre al quartiere e all’Italia, la ricerca ha analizzato altri due ambiti di vita la propria casa e il mondo intero. Le emozioni associate ai due ambiti ‘vicini’ (casa e quartiere) sono generalmente più positive rispetto ai due ambiti ‘lontani’ (Italia e mondo). Forse ciò che non conosciamo direttamente inquieta e mette paura. Oppure è il risultato dello ‘stile narrativo’ dei mezzi di comunicazione.

Come si spostano gli italiani in città? 

La mobilità urbana è un tema cruciale per amministrazioni e cittadini. Migliorarla richiede una comprensione approfondita delle abitudini di movimento degli italiani: quali mezzi utilizzano e quali tratte percorrono.

Progetto Pollicino: un’analisi sul campo

Il progetto Pollicino, dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Economy, ha come obiettivo proprio l’analisi della mobilità urbana tramite un’app di tracking. Questo strumento traccia la posizione e gli spostamenti di un gruppo “campione” di persone, superando le limitazioni delle indagini tradizionali basate su interviste o questionari. Il rapporto “Pollicino: i cittadini raccontano come si muove una città” fornisce dati dettagliati raccolti nella città di Bologna.

I mezzi di trasporto preferiti

Dal rapporto emerge che l’auto è il mezzo di trasporto più utilizzato, sia per numero di spostamenti (35%) sia per chilometri percorsi (59%). Tuttavia, gli italiani optano anche per una camminata (30%) e, per le tratte lunghe, preferiscono il treno (16%). Questo suggerisce che per distanze brevi si scelgano mezzi come piedi, bicicletta e autobus, mentre per distanze lunghe si ricorra all’auto o al treno.

I motivi degli spostamenti

Gli spostamenti per lavoro vedono una prevalenza dell’uso dell’autobus urbano (20,5%), mentre nel tempo libero, il 49,1% degli italiani preferisce camminare. Per acquisti e affari personali, l’auto privata rimane il mezzo più utilizzato, rispettivamente con il 40,9% e il 37,2% delle preferenze. Nonostante ciò, resta significativo l’uso di modalità attive come camminare e andare in bicicletta .

Confronto tra sharing mobility e utenti “classici”

Il rapporto mostra che gli utenti della sharing mobility tendono a usare più frequentemente l’autobus e i mezzi in condivisione come il bike sharing e il car sharing, mentre utilizzano poco l’auto privata. Al contrario, chi non utilizza la sharing mobility fa un uso doppio dell’auto privata e ricorre più spesso alla propria bicicletta. In entrambi i gruppi, camminare è una scelta comune (35% per gli utenti della sharing mobility, 30% per i non utenti).

Differenze fra le generazioni

L’analisi generazionale rivela che i “Baby boomers” e la generazione “Post war” preferiscono l’auto (74% e tra 54% e 58%). Invece, tra i giovani della “Gen Z” e dei “Millennials”, la mobilità è più sostenibile e condivisa, con l’80% e il 70% degli spostamenti rispettivamente. Anche la “Gen X” mostra una preferenza per soluzioni sostenibili, con poco più del 50% di spostamenti attivi e condivisi.

Conclusioni

Il progetto Pollicino evidenzia un’evoluzione nella mobilità italiana, trainata dalle nuove generazioni e dalla sharing mobility. Le auto private lasciano spazio a mezzi ecologici e condivisi, migliorando la qualità dell’aria e la vivibilità delle città, delineando un futuro più sostenibile e connesso.

Viaggi di piacere e di lavoro: cosa influenza le scelte?

La quarta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours analizza l’evoluzione dei comportamenti, delle tendenze e delle aspettative dei viaggiatori italiani ed europei per motivi di vacanza e lavoro. Quest’anno, sono state coinvolte oltre 5.000 persone residenti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, utilizzando anche test psicologici impliciti per comprendere le motivazioni inconsce che influenzano le scelte di viaggio.

L’Italia si conferma tra le mete più desiderate

L’edizione attuale conferma un aumento delle intenzioni di viaggio per l’anno in corso, con l’Italia al secondo posto, dopo la Spagna, come meta più desiderata per i viaggiatori europei. Il 90% degli intervistati ha in programma almeno un viaggio per vacanza, mentre i viaggi per lavoro stanno riprendendo con un aumento dell’8% e il ritorno ai livelli pre-pandemici.

I voli aerei… decollano

Nel 2023, sono aumentati i viaggi con tutti i mezzi di trasporto, con una crescita particolare nei viaggi in aereo (dal 54% al 62%) e in treno (dal 38% al 47%). Tuttavia, il 65% è cauto riguardo all’aumento dei costi, pur mantenendo un forte interesse nei viaggi.

Cresce anche il desiderio di unire vacanza e lavoro nello stesso viaggio, superando il 50% rispetto all’anno precedente. L’impatto ambientale assume un ruolo centrale nella scelta dei mezzi di trasporto, ma l’offerta di viaggi eco-sostenibili non soddisfa pienamente le esigenze dei viaggiatori.

L’IA entra nella pianificazione del viaggio

C’è un forte interesse nell’utilizzo dell’IA nella pianificazione dei viaggi, e le intenzioni della Generazione Z anticipano i trend futuri, offrendo indicazioni su come si evolveranno i viaggi e sui profili dei futuri viaggiatori.

Il 96% degli italiani prevede almeno un viaggio nel 2024, con il treno come mezzo preferito per i viaggi di lavoro (57%). 

Gli italiani amano l’Italia

Gli italiani sono più propensi a viaggiare nel proprio paese per vacanza, e la Spagna è la meta estera preferita. Il comfort è un fattore essenziale nelle scelte, e c’è un crescente interesse nel combinare vacanza e lavoro nello stesso viaggio.

Le modalità preferite per combinare lavoro e vacanza includono Bleisure, Workation, Digital nomadism e Team bonding, con un forte interesse soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z.