Chissà quanti lavoratori milanesi trascorrono il tempo di una corsa in metropolitana ripensando alla giornata lavorativa appena conclusasi, ai progetti e alle sfide da intraprendere nei giorni a venire. Tra loro non mancano pubblicitari, grafici e designer che approfittano del tragitto sotterraneo per intensificare il processo creativo, perché l’idea vincente la si trova nel metodo, ma anche nell’illuminazione improvvisa. La metropolitana di Milano può essere una straordinaria palestra per i sensi delle menti creative, perché l’allestimento visivo porta la firma di Bob Noorda, designer olandese che ha profondamente rinnovato la storia della grafica italiana.

Noorda introdusse la striscia continua di diversi colori (rosso, verde, giallo) per distinguere le differenti linee della metropolitana milanese, che nel logo riprende l’iniziale della parola “Milano” e, specularmente (anche dal punto di vista visivo, per evocare la città sotterranea), l’iniziale di “Metropolitana”. Basterebbe questo logo a schiudere un universo di semplicità, coerenza e aderenza all’immagine del committente che tutti i grafici e i designer che oggi si cimentano con la creazione di un logo dovrebbero seguire.

Oggi, invece, si assiste a creazioni che non sempre incontrano i favori de pubblico, come dimostrano due recenti casi. Il primo lo ha scoperchiato il Corriere del Mezzogiorno, riportando i commenti sul nuovo logo di Bari, disegnato da una commissione ad hoc e costato 57 mila euro. Il logo si presenta barocco, quadripartito, con un eccesso di segni grafici. Il web è insorto e ha finito con lo storpiare il pay off “Never Ends” in “la politica non smette mai di stupirci”. Il secondo caso si è verificato lontano dal Sud Italia, aldilà delle Alpi. Riguarda il logo del comune di Lugano (Svizzera) e dimostra come non siano solo i grafici italiani a deludere.

Quali consigli dare, allora, a chi oggi si accinge a disegnare un logo? Dal punto di vista grafico, emergente invece è l’idea di un design digital first, che parta cioè dalla leggibilità sui nuovi device digitali. È sbagliato, però, rincorrere forsennatamente le mode, le tendenze e gli stilemi del momento, pena la rapida obsolescenza del logo. L’esempio di Bob Noorda, che in carriera ha disegnato ex-novo o proposto il restyling di marchi assai noti, come Algida, Eni, Enel, Coop, Feltrinelli, Mondadori e Pirelli (solo per ricordarne alcuni), sembra condurre verso grafiche minimali, riflessive, armoniose, che con pochi tratti colgono l’essenza di un’azienda e la portano fuori dal tempo. Taciturno, schivo, poco folgorante nell’arte oratoria, Noorda aveva nell’ascolto una delle sue doti migliori, una tecnica ancora oggi preziosa nel design di un logo: bisogna saper ascoltare la storia dell’azienda committente, l’anima dei sui prodotti e l’ispirazione dei concorrenti, per trovare una propria, distintiva voce.

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