Categoria: Curiosità

Cibo e bugie: la propensione a mentire dipende anche da quanto si mangia?

Più si mangia più si mente? È la domanda posta da uno studio che getta le basi per comprendere l’influenza del metabolismo sulla propensione a mentire. La ricerca, a cui ha partecipato l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) è stata condotta dal Joint Research Center della Commissione Europea e il Gate-Lab del Cnr francese su 150 soggetti, e dimostra che la propensione a dire il falso dipende in parte dai livelli di glucosio nel sangue. E che quindi potrebbe esserci un legame tra menzogna e obesità.

I cambiamenti dello status energetico possono influenzare diversi processi cognitivi

“A oggi sappiamo che i cambiamenti dello status energetico a breve termine, come quelli indotti dal digiuno o dalla sazietà, e quelli a lungo termine, come quelli associati all’obesità, possono influenzare una vasta gamma di processi cognitivi”, tra cui l’autocontrollo, spiega Eugenia Polizzi, ricercatrice Cnr-Istc e autrice dello studio. Ed è proprio l’autocontrollo un elemento centrale per la capacità di compiere scelte etiche e morali.

Solo i soggetti con indice di massa corporea sotto ai 25 hanno dimostrato di essere più onesti

In pratica i partecipanti all’esperimento hanno ricevuto un bicchiere coperto con dentro un dado a 3 facce colorate. A seconda del colore riportato, i soggetti avrebbero ricevuto una ricompensa differente. Metà dei soggetti ha tirato il dado prima di ricevere una colazione standard in laboratorio, mentre l’altra metà subito dopo averla fatta. Il risultato del dado era visibile solamente al partecipante, che poteva quindi barare. Ma poiché ogni colore ha 1/3 di probabilità di uscire, scostamenti da questa percentuale suggeriscono disonestà a livello di gruppo.

“Se brevi cambiamenti nello status energetico incidessero sulla propensione a mentire ci aspetteremmo che i soggetti a digiuno mentano più di quelli sazi, indipendentemente dalla situazione energetica globale – prosegue la ricercatrice -. Tuttavia, i risultati forniscono solo un supporto parziale a questa previsione. Infatti, solamente i soggetti con indice di massa corporea sotto ai 25, e in particolare donne, hanno dimostrato di essere più onesti dopo aver fatto colazione”.

L’obesità deriva da un’interazione tra aspetti comportamentali, neuronali e metabolici

Al contrario, si stima che quando la bugia serviva a evitare di riportare il colore associato a zero ricompense più dell’80% dei soggetti obesi abbia mentito, riporta Askanews.

“Questo dato ci dice che la condizione di obesità potrebbe essere associata a una difficoltà a gestire potenziali perdite” sottolinea Eugenia Polizzi. Ma se risulta difficile “spiegare l’influenza del metabolismo sul rispetto delle norme morali soltanto attraverso una prospettiva energetica”, aggiunge la ricercatrice, evidenze crescenti suggeriscono come l’obesità derivi da una complessa interazione tra aspetti comportamentali, neuronali e metabolici associati.

Donne e lavoro, come attrarre i talenti femminili col pallino per la scienza

Nonostante la disuguaglianza di genere, i talenti al femminile per le materie tecnico-scientifiche sono al centro dell’interesse delle aziende. Quando i team di manager sono composti da uomini e donne le imprese hanno il 21% di possibilità in più di essere più redditizie (fonte il report McKinsey e Accenture 2019), e le company con una cultura di parità raggiungono livelli di innovazione tre volte superiori alle concorrenti gestite solo da uomini. Come attrarre quindi donne manager col pallino per la scienza? La ricetta per diventare imprese a misura di cervelli femminili (e guadagnarci) la fornisce il report di Universum Global, dedicato alle giovani laureate nelle materie tecnico scientifiche a caccia di nuovo impiego.

L’uomo guarda prima di tutto ai guadagni futuri

Lo studio, che invita le imprese in ritardo a recuperare personale al femminile per battere la concorrenza, lascia la parola ai talenti femminili, che svelano ambizioni e obiettivi di carriera, riporta Ansa. Il campione è composto da scienziate, ingegneri e matematiche neolaureate, e l’obiettivo è capire le diversità fra uomini e donne. Il sondaggio attesta che mentre gli uomini nei futuri datori di lavoro cercano prima di tutto altri guadagni futuri (49%), poi puntano all’innovazione (48%) e all’opportunità di formazione e sviluppo personale (42%), le donne la pensano diversamente.

Per “lei” l’opportunità di formazione e sviluppo professionale è al primo posto

Per le donne l’opportunità di formazione e sviluppo professionale è al primo posto (45%), i guadagni futuri sono al secondo, a pari merito col desiderio di un’occupazione fissa (43%). “Le donne ricercano un lavoro sicuro più degli uomini – spiegano gli autori del report -. L’interpretazione più semplice è che le donne vogliano ridurre al minimo le possibilità di licenziamento, ma realisticamente significa invece che riducono al minimo il rischio di lasciare l’impresa che quindi può investire di più su di loro”.

La lista dei desideri femminili prosegue, e al terzo posto compare un ambiente lavorativo amichevole (42%), mentre gli uomini preferiscono che sia creativo e dinamico (41%). Le donne poi cercano di instaurare buoni rapporti nel team, gli uomini se ne occupano meno.

I settori più attraenti per le donne con la passione per le materie scientifiche

I primi dieci settori più attraenti per le donne con la passione per le materie scientifiche sono software, informatica, sviluppo multimediale e intrattenimento digitale (22%), ingegneria industriale e manifatturiera (14%), aerospaziale e difesa (14%), edilizia e ingegneria civile (13%), industria chimica (12%), farmaceutico e biotecnologico (12%), energia (12%). Seguono, all’11%, ambiti istituzionali educativi e scientifici, tecnologia hardware, arte, intrattenimento e ricreazione.

“Il problema diventa significativo per le donne che vogliono tempo libero per la famiglia – si legge nell’indagine -. Un’azienda può offrire diverse opzioni di congedo mantenendo alto il rendimento femminile, ma anche quando le company dichiarano di sostenerle, le donne affermano che l’esperienza vissuta è purtroppo diversa”.

Abitare prima e dopo il Covid-19, le soluzioni dei designer

L’emergenza Covid-19 sta cambiando le regole dell’abitare, la progettazione di quartieri, edifici, condomini e abitazioni in nome del rispetto per ambiente e salute. Di fatto, c’è un prima e un dopo Covid-19: sono bastati due mesi per condizionare ogni aspetto della nostra esistenza, a partire dalle abitazioni. Nei mesi di lockdown le nostre case si sono rivelate insufficienti a soddisfare i nuovi bisogni di famiglia, lavoro, socialità e igiene. Magari tutto sarà come prima, ma per ora la pandemia ha stimolato la riflessione di architetti, designer e progettisti, intenti a tracciare nuovi modi per abitare riconfermando il ruolo sociale dell’architettura.

Architettura ed economia circolare

Design Force, composto da studi di architettura, design italiani e internazionali, imprese e professionisti, ha tracciato il futuro dell’abitare nel progetto di DesignTech sviluppato nell’ambito di Mind (Milano Innovation District), l’hub di innovazione tecnologica dedicato al design. Secondo Design Force i nuovi edifici avranno una sorta di data di scadenza, e una volta invecchiati potranno essere smontati invece che demoliti, perché costruiti in blocchi di moduli interamente riciclabili. Gli edifici saranno progettati in modo biodinamico, con sistemi di areazione e regolazione della temperatura comandati da camini solari e torri del vento, saranno illuminati con luce naturale e dotati di soluzioni isolanti e schermatura solare, oltre che composti da materiali nobili per l’ambiente, riporta Ansa.

Gli spazi interni diventeranno ibridi

Architetti e designer stanno progettando nuovi sistemi di ventilazione naturale e ricambi d’aria automatici aperti, e non chiusi come accade per l’aria condizionata. Porte e superfici di casa verranno comandate con sensori anche indossabili o controlli vocali, e tutto sarà touchless. In casa non ci sarà più spazio per materiali sintetici, ma solo naturali e germorepellenti, come bronzo, rame e ottone. Gli interni saranno ibridi, con pareti flottanti e quinte a scomparsa. I mobili saranno su rotaie o su ruote per adattarsi gli ambienti a seconda delle necessità. E di sicuro finirà l’era dei loft minimalisti. Secondo gli esperti gli spazi diventeranno ibridi, trasformandosi da luoghi di lavoro a spazi di svago e co-living anche grazie alla domotica.

Dalla smart city alla safe city Anche gli spazi all’aperto cambieranno. In questi mesi abbiamo assistito e vissuto un nuovo uso degli spazi interstiziali alle nostre abitazioni, come pianerottoli, balconi, ballatoi, terrazzi e cortili condominiali, piani scala e parcheggi. Queste aree sono divenute estensioni del nostro vivere quotidiano, e saranno attrezzate con strutture modulari ibride montabili, smontabili e aggregabili. Gli autori sostengono che passeremo dalle smart cities digitalizzate alle safe cities, dove la tecnologia dialogherà con la sicurezza e il distanziamento. Anche con la progettazione di quartieri in cui negozi e luoghi di socialità non saranno più concentrati in pochi isolati, ma diffusi nello spazio. In modo da creare multi centri per decomprimere le aree troppo affollate

Matrimoni, feste e viaggi. I soldi persi dagli italiani a causa del Covid-19

I mesi primaverili per tradizione sono quelli in cui si celebrano matrimoni, comunioni, e cresime, o ci si concede un viaggio per le vacanze pasquali. La quarantena quest’anno ha però costretto più di 9,6 milioni di famiglie italiane a cancellare o rimandare impegni già programmati, e per i quali le spese erano già state sostenute. Da un’indagine di Facile.it commissionata all’istituto mUp Research, in collaborazione con Norstat, emerge che più di 5,1 milioni di famiglie, pari al 27,6% dei nuclei familiari italiani, hanno dovuto annullare i festeggiamenti, anche se avevano già sostenuto i costi legati alla ricorrenza.

Compleanni e matrimoni non rimborsati

Un caso particolare è quello legato alle feste di compleanno previste in sale prese in affitto. Il 13,7% delle famiglie è stato costretto ad annullarle, e più della metà (50,8%) non è riuscita a ottenere un rimborso. È andata meglio al 13,4% di coloro che hanno ottenuto un rimborso completo, o al 22,9% che almeno ha avuto la possibilità di riutilizzare, sia pure in un’altra data, quanto già pagato.

Oltre 1,1 milioni di famiglie, poi, erano coinvolte in matrimoni che gli sposi sono stati costretti ad annullare. Ma oltre al danno hanno subito anche la beffa, visto che il 29,1% di loro non ha ottenuto alcun rimborso per la cerimonia cancellata.

Il 34,8% di famiglie ha dovuto disdire un viaggio

Sono il 34,8% le famiglie italiane che sono state costrette ad annullare una vacanza in tutto o in parte già pagata. Tra queste, quasi una su tre (poco più di 2 milioni di nuclei) non è riuscita a ottenere alcun rimborso, e se si considerano anche coloro che hanno ottenuto solo un rimborso parziale si arriva a 3 milioni di famiglie. Il 20,8% dei nuclei familiari non ha potuto usufruire del biglietto aereo, navale o ferroviario. Come forma di rimborso, nel 35% dei casi è stato offerto un voucher da poter riutilizzare in un’altra data, ma una famiglia su 4 (25,5%), non ha ottenuto alcun rimborso, riporta Adnkronos.

Il 13,7% poi ha dovuto annullare prenotazioni fatte in hotel e B&B, e se il 35,5% dei nuclei familiari ha ottenuto dalla struttura un rimborso completo, al 32,6% è stata data la possibilità di cambiare la data di check-in.

Eventi e manifestazioni annullate

Tra gli impegni che gli italiani hanno dovuto annullare ci sono anche la partecipazione a eventi, manifestazioni, congressi, concerti, fiere e spettacoli. Questo riguarda il 25,2% delle famiglie italiane. Più in particolare, il 12,3% non ha potuto assistere a concerti o spettacoli teatrali, anche se nel 49,2% dei casi è stata data la possibilità di riutilizzare quanto già acquistato in un’altra data. Nel 33,6% dei casi però non si è ottenuto alcun rimborso.

Il 7,8% delle famiglie ha dovuto anche disdire la partecipazione a eventi sportivi, valore che raggiunge il 10,5% nei nuclei con 4 o più componenti, e sale fino al 10,8% nelle famiglie in cui sono presenti figli minorenni.

Vivere da ricchi o modestamente, la percezione cambia in base al reddito

La percezione della prosperità cambia in base al reddito, e gli standard da parte di chi ha quanto basta, chi ha molto e chi moltissimo cambiano parecchio. Lo studio Living on different income in London, condotto dalla Loughborough University e dalla University of Birmingham per l’associazione di beneficenza inglese Trust for London, ha stilato la lista dei beni e servizi essenziali per l’anno 2020 in base alle diverse tasche. Per i super ricchi, ad esempio, la lista comprende molte case (senza mutuo) in diversi Paesi, jet privati, supercar e yacht, mentre per chi vive con un reddito minimo cibo, vestiti e un riparo.

Super ricchi e ricchi

Imprenditori, celebrities, manager-inventori di alto profilo, calciatori di serie A e proprietari di squadre di calcio sono i super ricchi di oggi, mentre fra i ricchi rientrano banchieri di fascia alta, avvocati, persone con proprie attività commerciali, proprietari di più immobili in affitto, azioni e dividendi, investimenti offshore e cospicue eredità. I ricchi possiedono case grandi, con camere extra, oltre a una casa per le vacanze, al mare o in un altro Paese. Hanno un auto in più e fanno almeno 5 vacanze all’anno. I bambini vanno in scuole private di prestigio.  Rientra invece nella categoria di coloro che vivono comodamente chi possiede una casa (anche con mutuo) con camere da letto sufficienti per ogni componente della famiglia e servizio di portineria.

Vivere comodamente

Chi vive comodamente si rivolge a consulenti finanziari per la gestione dei propri soldi e spende soprattutto in beni di consumo, come abbigliamento e accessori, a volte, di lusso. Hanno la tv on demand, tablet e cellulari delle marche più prestigiose e li sostituiscono appena escono i nuovi modelli. A casa ordinano spesso il cibo a domicilio, e vanno al ristorante una volta alla settimana. Fanno una vacanza estiva di due settimane in un luogo da raggiungere con un volo di lungo raggio, e una vacanza invernale di 7-10 giorni. Hanno un’assicurazione privata per le spese sanitarie e pagano servizi extra per il benessere, riporta Ansa.

Sopravvivere comodamente o con un reddito minimo

Possedere una piccola casa in periferia pagando il mutuo basta a rientrare nella categoria di chi sopravvive comodamente. A questo si somma qualche risparmio per le emergenze. Mangiare qualche volta fuori casa si può, così come andare al cinema una volta alla settimana, avere un abbonamento in palestra e uno alle piattaforme tv. La spesa però si fa nelle grandi catene di supermarket, e l’auto si compra ogni 5-10 anni a rate.

Per chi invece vive con il livello minimo di reddito si tratta di avere ciò di cui si ha bisogno. Come abitare in cohousing o in monolocali in affitto, comprare smartphone con contratti a basso costo, e avere accesso ai canali tv free. Non si possiede un’auto. A cena fuori si va per le occasioni speciali, e si fa una settimana di vacanza l’anno affittando appartamenti sulle piattaforme online.

Tripadvisor, arriva il Centro Recensioni per i ristoratori

Tripadvisor lancia il Centro Recensioni, il nuovo portale interattivo che dà la possibilità ai proprietari di ristoranti di rispondere alle recensioni. Non solo di Tripadvisor, ma anche di TheFork, Google, Facebook e altri ancora. Il tutto da un’unica piattaforma. Il 90% dei consumatori afferma infatti che le recensioni contano nella scelta del posto dove mangiare, ed è importante per i ristoranti prestare attenzione ai feedback online dei clienti. Quando i proprietari rispondono, il 63% dei consumatori è più propenso a prenotare. E con il nuovo servizio Tripadvisor intende aiutare i ristoranti a gestire meglio il proprio business, e a prendere il controllo della reputazione online.

Una panoramica dei punteggi da diverse piattaforme 

“Pochi ristoratori hanno tempo di entrare in ognuno dei vari siti di ristoranti per rispondere alle recensioni dei loro clienti – ha commentato Bertrand Jelensperger, senior vice president of Restaurants, Tripadvisor – e il Centro Recensioni è l’ultimo esempio degli sforzi di Tripadvisor per rendere più semplice la gestione e il marketing online dei ristoranti per i proprietari”. Ma come funziona Centro Recensioni? Centro Recensioni mostra una panoramica dei punteggi e delle recensioni di diverse piattaforme e dà la possibilità ai proprietari di esplorare in modo approfondito l’andamento delle recensioni, permettendo così di vedere cosa funziona, e dove si può migliorare l’esperienza dei clienti. Questo, grazie a una gamma completa di recensioni di diversi siti.

Gestire la reputazione online è più facile

I proprietari dei ristoranti possono quindi rispondere velocemente a ogni recensione con una risposta ponderata della direzione, ringraziare gli ospiti per i loro feedback e condividere la loro versione dei fatti. La risposta della direzione che condivideranno viene quindi automaticamente postata sul sito, o sull’app, su cui la recensione originariamente è stata pubblicata dal cliente, rendendo la gestione della reputazione online più facile e veloce. Centro Recensioni è un servizio in abbonamento, disponibile per i proprietari di ristoranti, operatori e team di digital marketing. L’iscrizione può essere mensile o annuale, ed è disponibile in tutti i mercati in cui opera Tripadvisor. 

L’importanza di rispondere al cliente

Uno Studio IPSOS Mori, dal titolo Il potere delle recensioni, mostra che oltre il 90% dei clienti sostiene che le recensioni dei ristoranti siano importanti nella scelta di un posto in cui mangiare. Un dato che mostra quanto sia importante prestare attenzione a cosa dicono i consumatori online. Anche perché le recensioni online non solo mostrano le esperienze dei clienti passati, ma danno anche ai proprietari la possibilità di mostrare il meglio della loro attività a possibili clienti futuri. Dallo studio emerge poi che 6 su 10 intervistati (63%) affermano di essere più propensi a prenotare se i proprietari rispondono alla maggior parte delle recensioni. E quando un proprietario lascia una risposta personalizzata alle recensioni, sono oltre tre quarti dei rispondenti (77%) a sostenere di essere più propensi a prenotare.

Record per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, 3,5 miliardi di euro

Il Made in Italy vola sulle tavole delle feste di tutto il mondo. L’export dei prodotti tipici del nostro comparto agroalimentare hanno segnato un vero e proprio record. In tutto il mondo l’export italiano di vini, spumanti, panettoni, formaggi, salumi, ma anche caviale nostrano, nel periodo di Natale e Capodanno 2019 ha raggiunto infatti complessivamente i 3,5 miliardi di euro. Un aumento del 7% rispetto alle festività del 2018. Tra i grandi protagonisti del cibo Made in Italy sulle tavole delle feste straniere si conferma lo spumante, che grazie a un aumento in valore del 4% fa segnare un nuovo record, in linea con la crescita dell’intero settore vitivinicolo, anch’esso in aumento del 4%.

Tutti pazzi per panettoni, tortellini, formaggi e cotechini

Non solo spumante, ma anche dolci, salumi, e pasta ripiena. Da quanto emerge da un’analisi della Coldiretti, sulla base delle proiezioni relative al mese di dicembre 2019 effettuate sui dati Istat del commercio estero, a essere richiesti all’estero sono infatti anche i nostri dolci nazionali, come i panettoni e gli altri prodotti della pasticceria tipica delle feste, complessivamente in aumento dell’11% in valore. Sempre più gettonata poi anche la pasta farcita tradizionale del periodo invernale, come i tortellini e i cappelletti, che hanno segnato una crescita del +8%. Ma è in salita anche la domanda dei formaggi italiani, che hanno fatto registrare un aumento in valore delle esportazioni pari al 12%, così come quella di prosciutti, cotechini e altri salumi, cresciuti del +3%.

Boom per il caviale italiano, all’estero +18%

La vera sorpresa però è il successo del caviale Made in Italy, che a dicembre 2019 ha fatto segnare una crescita boom sui mercati internazionali, con un +18% nelle esportazioni, riporta Askanews.

“Il record fatto segnare sulle tavole delle feste è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano, che traina la ripresa dell’intero Made in Italy, peraltro in una situazione resa difficile a causa delle tensioni internazionali, ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

Tutelarsi dai prodotti taroccati della “agropirateria”

Ma secondo il presidente della Coldiretti “l’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una più efficace tutela nei confronti della agropirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati – sottolinea Ettore Prandini – che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”.

Saper leggere e scrivere protegge il cervello

Gli analfabeti, coloro che non hanno mai imparato a leggere e scrivere, presentano un rischio quasi tre volte maggiore di sviluppare una demenza rispetto chi è in grado di farlo. Leggere e scrivere infatti si rivelano un vero e proprio “scudo” contro la demenza. Almeno, secondo uno studio americano pubblicato su Neurology.

“Essere in grado di leggere e scrivere consente alle persone di impegnarsi in più attività – spiega Jennifer J. Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians di New York e autrice dello studio – come leggere giornali e aiutare figli e nipoti a fare i compiti”. E se precedenti ricerche dimostrano che queste attività possono ridurre il rischio di demenza “il nostro nuovo studio – aggiunge Manly – fornisce ulteriori prove del fatto che leggere e scrivere possono essere fattori importanti per mantenere un cervello sano”.

Uno studio americano su 983 persone con bassi livelli di istruzione

Lo studio ha coinvolto 983 persone con età media di 77 anni e bassi livelli di istruzione. I ricercatori hanno chiesto loro se avessero mai imparato a leggere o scrivere, dividendoli poi in due gruppi, 237 analfabeti e 746 alfabetizzati.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a esami medici e hanno sostenuto test di memoria e cognitivi, sia all’inizio dello studio sia nel corso di follow-up fissati ogni 18-24 mesi. I test includevano la capacità di ricordare il maggior numero di parole relative a determinate categorie, dalla frutta agli abiti.

Dopo quattro anni il 48% degli analfabeti si è ammalato di demenza

I ricercatori hanno scoperto che fra gli analfabeti 83 persone su 237 (il 35%) soffrivano di demenza all’inizio dello studio. Nell’altro gruppo il dato era di 134 persone su 746, ovvero il 18%. Dopo aver adattato i dati tenendo conto di età, stato socioeconomico e malattie cardiovascolari, è risultato che gli anziani che non sapevano leggere e scrivere avevano una probabilità quasi tre volte maggiore di demenza. Tra i partecipanti cognitivamente sani all’inizio dello studio, infatti, dopo quattro anni il 48% degli analfabeti si era ammalato di demenza, contro il 27% dell’altro gruppo.

L’alfabetizzazione è legata a punteggi più alti anche su memoria e test cognitivi

I ricercatori hanno concluso quindi che chi non era in grado di leggere e scrivere aveva il doppio delle probabilità di sviluppare una demenza, riporta Adnkronos. E fin dall’inizio del monitoraggio anche la capacità di linguaggio e ragionamento sono risultate ridotte negli anziani analfabeti.

“L’alfabetizzazione era legata a punteggi più alti sulla memoria e nei test cognitivi in generale, non solo ai punteggi di lettura e linguaggio – commenta Manly -. Anche se hanno solo pochi anni di istruzione alle spalle, le persone che imparano a leggere e scrivere possono beneficiare di vantaggi per tutta la vita rispetto a chi non ha imparato mai”.

Fornitura idrica, nuove regole e standard sulla morosità

Lo annuncia l’Autorità di Regolazione per Energia Reti Ambiente (Arera): dal 1° gennaio 2020 saranno introdotte regole certe e uguali in tutta Italia nel caso di mancati pagamenti da parte degli utenti per la fornitura dell’acqua. Con la delibera 311/2019/R/idr vengono infatti definiti i tempi e le modalità standard per la costituzione in mora, la rateizzazione degli importi, la sospensione della fornitura dell’acqua e la risoluzione del contratto. Il tutto salvaguardando le utenze vulnerabili in documentato stato di disagio economico sociale, e quelle pubbliche non disalimentabili, come scuole e ospedali.

Cosa cambia nel caso di mancato pagamento per le utenze domestiche residenti

Dopo un’ampia consultazione la delibera 311/2019/R/idr introduce quindi misure idonee ad assicurare all’utente l’adeguatezza e la trasparenza dell’informazione in merito alle azioni messe in atto dal gestore a tutela del proprio credito, ma anche la certezza delle modalità e delle tempistiche per il loro svolgimento. Più in dettaglio, nei casi di morosità delle utenze domestiche residenti non vulnerabili la fornitura potrà essere sospesa soltanto dopo il mancato pagamento di fatture per importi superiori al corrispettivo annuo dovuto per la fascia di consumo agevolato. O quando tecnicamente fattibile, solo successivamente alla limitazione del flusso dell’acqua, assicurando soltanto il quantitativo minimo vitale, che equivale a 50 litri per abitante al giorno.

Quando in mora è il condominio

Per la medesima categoria di utenza, la disattivazione della fornitura, con la risoluzione del contratto, potrà essere effettuata dal gestore solo nel caso in cui, a seguito della limitazione o sospensione e nel proseguirsi della mora, venga manomesso il misuratore, o nel caso in cui le stesse utenze non abbiano provveduto a pagare i relativi oneri per il recupero della morosità pregressa.

Nel caso di utenze condominiali invece il gestore non potrà limitare/sospendere/disattivare la fornitura idrica se entro la scadenza dei termini previsti nella comunicazione di messa in mora, sia stato pagato almeno metà dell’importo dovuto in un’unica soluzione. Potrà invece procedere con le azioni sulla fornitura se l’utenza condominiale non effettui il saldo entro i successivi sei mesi, riporta Askanews.

I gestori dovranno garantire la rateizzazione degli importi su 12 mesi

I gestori dovranno garantire, quando previsto, la rateizzazione degli importi oggetto di costituzione in mora su 12 mesi, informando in modo chiaro l’utente dei tempi e delle modalità per ottenerla. Il gestore dovrà poi inviare la costituzione in mora almeno 25 giorni solari dopo la scadenza della fattura, ma non prima di aver inviato un sollecito bonario con allegato il bollettino per il pagamento.

Obbligo di riattivazione della fornitura limitata, sospesa o disattivata per morosità, entro due giorni feriali dall’attestazione dell’avvenuto saldo da parte dell’utente finale. Previsti poi indennizzi automatici da 10 a 30 euro nel caso in cui non vengano rispettate, in tutto o in parte, tali modalità.

Raccolta differenziata, si ricicla di più, ma non è facile

Tra gli italiani la raccolta differenziata è sempre più diffusa. Per l’86% dei nostri connazionali si tratta di un’abitudine che indica senso civico, poiché va a beneficio di tutti pur in assenza di un ritorno economico diretto. Riciclare correttamente i propri rifiuti però non è sempre facile. Soprattutto per la difficoltà a interpretare i simboli per la raccolta differenziata che si trovano sui prodotti confezionati. Tanto che se il 38% degli italiani dichiara di capirli “più o meno bene”, il 18% afferma di non capirli bene, e il 7% non li capisce affatto. Al contrario, li capisce molto bene il 25%, ed estremamente bene, il 12%.

Il 90% degli italiani differenzia vetro e plastica

Lo rileva l’indagine sull’economia circolare elaborata da Ipsos per Conou, presentata durante EcoForum. Secondo la ricerca gli italiani differenziano sempre di più, in particolare il vetro e la plastica, che nel 2018 sono stati raccolti dal 90% degli italiani. Una percentuale in crescita  rispetto al 2005, quando venivano riciclati rispettivamente dal 71% (vetro) e dal 63% (plastica).

L’87% raccoglie invece con costanza carta e lattine, contro il 65% e il 42% del 2005, e sta crescendo molto anche l’abitudine a differenziare l’umido, raccolto dall’82% dei consumatori nel 2018 contro il 36% del 2005.

Il problema è il packaging

A preoccupare gli italiani, però, è il packaging, ovvero l’imballaggio dei prodotti. L’87% dei consumatori intervistati si dichiara infatti preoccupato per l’impatto che questo può avere sull’ambiente.

Ma chi deve farsi carico del problema? In particolare, chi dovrebbe preoccuparsi di ridurre la quantità di materiale utilizzato per le confezioni? Per il 30% degli italiani dovrebbero essere le aziende stesse, anche se il 39% afferma che dovrebbero occuparsene congiuntamente aziende, governo, e consumatori, riporta Adnkronos.

Aumentare la gamma dei prodotti riciclabili e introdurre sanzioni

Gli italiani però sono pronti ad agire in prima persona, non solo acquistando prodotti realizzati con materiali riciclati (53%) e riutilizzando gli articoli monouso (48%), ma anche smettendo di acquistare beni con imballaggi non riciclabili (41%), o smettendo di acquistare nei negozi che vendono molti prodotti con imballaggi non riciclabili (24%). Inoltre, sono anche disposti a pagare di più per prodotti con packaging green (9%). Per ridurre l’utilizzo della plastica e dei materiali non riciclabili, in molti poi sarebbero favorevoli alle sanzioni. Per il 46% degli intervistati le amministrazioni dovrebbero essere obbligate ad aumentare la gamma dei prodotti riciclabili, e per il 33% andrebbero tassati i negozi che utilizzano prodotti non sostenibili.