Categoria: Curiosità

Dalla Finlandia arriva il kalsarikänni, l’arte di sbracarsi sul divano

In un mondo che non dorme mai il kalsarikänni è la via finlandese per lo zen, una pratica e una filosofia per rilassare il corpo e rigenerare lo spirito. Nelle classifiche della felicità, la Finlandia è sempre ai primissimi posti. Molte caratteristiche dello stile di vita finlandese contribuiscono al raggiungimento di questo traguardo, basato sulla capacità di mantenersi calmi e in salute anche nell’occhio del ciclone.

Secondo Miska Rantanen, autore di Kalsarikänni, l’arte di stravaccarsi, questa capacità deriva dall’esercizio del kalsarikänni, ovvero stravaccarsi su un divano, possibilmente da soli, smettere di pensare, e farsi una bevuta.

In Svezia e Norvegia si pratica il lagom…

Questa forma di abbandono fisico e mentale, molto vecchio stile e per niente new age, è un percorso di rilassamento personale, recupero energetico e potenziamento dello spirito che prepara ad affrontare gli impegni. Come farlo? Basta spogliarsi degli abiti da lavoro fino a restare in mutande, tenere a portata di mano qualche dolcetto, preparare un letto o un comodo divano, una bevanda e lasciarsi andare.

In Svezia e Norvegia questa filosofia di vita è racchiusa nella parola lagom, che significa “la giusta quantità”, “niente di eccessivo”, “abbastanza. Il lagom è uno stile di vita improntato alla moderazione, alla consapevolezza sociale e alla sostenibilità, è democratico ed ecologico e, per molti versi, rappresenta la quintessenza del pensiero nordico.

…e in Danimarca l’hygge

Accanto al lagom c’è la celebre arte danese dell’hygge. Uno stile di vita hygge si ottiene creando un’atmosfera accogliente e intima, immergendosi in un tempo rallentato e assaporando i piaceri della vita momento per momento, circondati dall’affetto delle persone care. Hygge è una tazza di cioccolata calda sorseggiata sul divano, alla luce soffusa delle candele mentre fuori imperversa una bufera di neve. Se il lagom è una condizione mentale e una condotta di vita, all’hygge possiamo accedere creando o plasmando lo spazio fisico circostante. In pratica l’hygge è riassunto nell’immagine patinata che spopola sui blog di lifestyle e sulle riviste d’arredamento.

La meta finale: sollievo, relax e pace interiore

Nella gamma dei kit di sopravvivenza dei paesi nordici il finlandese medio preferisce affidarsi alla pratica primordiale, mondana e versatile del kalsarikänni. Una pratica attuabile in qualunque angolo del mondo, in qualunque situazione, contesto e soprattutto stato mentale. Un kalsarikänni ben fatto richiede però apertura mentale e disponibilità a vivere il presente, e in tal senso è affine alla meditazione consapevole, o mindfullness. Tuttavia, mentre la pratica della meditazione consapevole si sviluppa grazie all’aiuto di vari esercizi, ad esempio di respirazione, l’arte finlandese dello sbracarsi si aiuta con l’alcol, fornendo così una sorta di scorciatoia verso la meta finale: sollievo, relax e pace interiore.

Pagare con l’impronta del dito

Pagare sarà sempre più comodo, e soprattutto sicuro in ogni angolo del mondo, grazie a tecnologie che fino a poco tempo fa sembravano essere appannaggio esclusivamente dei film di fantascienza. Invece è realtà: arriva in Italia la prima carta di pagamento contactless che autorizza l’acquisto attraverso il riconoscimento dell’impronta digitale, eliminando così la necessità di apporre pin e firma. Per pagare è sufficiente avvicinarla al terminale Pos tenendo il pollice sul sensore della carta. A presentarla sono Intesa Sanpaolo e Mastercard, che hanno promosso in Italia una nuova carta di credito biometrica.

Il progetto pilota nelle grandi città

La fase di test, 16 settimane, messa a punto da Intesa Sanpaolo e Mastercard a Torino, Milano e  Roma  consente di sperimentare per la prima volta in Europa l’utilizzo di una carta biometrica contemporaneamente dotata anche di tecnologia contactless. La nuova card consente di combinare i vantaggi della tecnologia con chip a quelli della biometria, sistema informatico di identificazione tramite una caratteristica biologica. In questo caso la tecnologia biometrica si basa sul riconoscimento delle impronte digitali, come già avviene per alcuni sistemi di pagamento con il cellulare.

Velocità e facile utilizzo i must

“In Mastercard, in qualità di abilitatori di nuove tecnologie, lavoriamo costantemente con i nostri partner, per abilitare tecnologie all’avanguardia perché possano migliorare la vita quotidiana dei consumatori, garantendo semplicità e sicurezza ad ogni transazione”, ha detto Antonio Di Meo, Vice President Account Leader di Mastercard. I dati biometrici del titolare vengono rilevati in filiale tramite un’apposita apparecchiatura in grado di memorizzare e conservare in sicurezza l’impronta digitale sulla carta, che può essere utilizzata in tutto il mondo con le stesse modalità.

Quando la tecnologia è funzionale alla quotidianità

Dal canto suo, Intesa Sanpaolo si dice fiera di aver compiuto il primo passo per introdurre in Italia una carta “la cui tecnologia offre all’utilizzatore evidenti vantaggi concreti, in linea con la nostra scelta di anticipare e agevolare la diffusione di innovazioni davvero funzionali all’everyday banking delle persone”, ha spiegato la responsabile Retail della banca, Cinzia Bruzzone. Il progetto pilota, realizzato con il supporto di Mercury Payment System, si avvale anche del contributo di Gemalto, operatore mondiale che ha fornito la tecnologia per la realizzazione delle nuove carte biometriche e gli strumenti necessari per la memorizzazione dell’impronta digitale sul chip. Insomma, per pagare – e metterci al riparo da potenziali frodi – ci servirà soltanto.. un dito.

Carburanti, arrivano le nuove sigle

Carburanti, si cambia. Addio alle vecchie abitudini: quando faremo rifornimento dal benzinaio dovremo fare amicizia con nuovi segnali, che saranno gli stessi in ben 28 paesi del Vecchio Continente. Per identificare gasolio, verde, gpl e metano in tutta Europa verranno infatti utilizzate nuove etichette e sigle contrassegnate da una forma geometrica contenente lettere e numeri conformi allo standard definito nella norma EN 16942. La direttiva è già valida e applicata, anche in Italia.

Cosa prevede la direttiva Europea in merito

L’Unione Europea ha incaricato il Comitato Europeo di Normazione (CEN) di sviluppare etichettature da ora in vigore in tutti i 28 Stati membri dell’Unione, nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Lichtenstein, Norvegia), e ancora in Serbia, Macedonia, Svizzera e Turchia. Anche sui nuovi veicoli prodotti in UE e destinati al mercato britannico continueranno ad essere presenti le etichette, indipendentemente dalle decisioni di questo Paese sull’applicazione delle regole UE dopo la Brexit.

Come sono le nuove etichette

La benzina viene indicata con una sagoma circolare, per il gasolio l’etichetta è quadrata mentre per i carburanti gassosi è a forma di rombo. All’interno di tali forme compariranno lettere e numeri: la ‘B’ per il gasolio (più un eventuale numero che indica la percentuale di biocarburante) oppure ‘XTL’ per il gasolio sintetico; ‘H2’ per l’idrogeno; ‘CNG’ per il gas naturale compresso; ‘LPG’ per il Gpl; ‘LNG’ per il gas naturale liquefatto. Per quanto riguarda la benzina, è utilizzata la sigla ‘E’ affiancata da un numero che indicherà la percentuale di etanolo contenuta. Una serie di etichette simili è prevista anche per i veicoli elettrici o ibridi plug-in e relative stazioni di ricarica.

Dove trovare le sigle

La direttiva Ue richiede che le etichette vengano applicate su tutte le stazioni di rifornimento dell’UE (sia sul distributore di carburante sia sulla pistola della pompa per l’erogazione). Non solo: le sigle dovranno essere ben visibili anche sui veicoli immessi sul mercato per la prima volta o immatricolati da oggi. Le tipologie di veicoli interessati dalla norma sono praticamente tutti: ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli; autovetture; veicoli commerciali leggeri e pesanti; autobus. Sui veicoli le etichette si troveranno in prossimità del tappo o dello sportello del serbatoio e sul manuale d’uso e manutenzione fornito insieme alla vettura. Sui modelli più recenti si possono trovare nel manuale elettronico incluso nel sistema di infotainment del veicolo. Insomma, ci toccherà studiare per imparare a familiarizzare con i nuovi codici esposti dal benzinaio.

Milano regina delle startup innovative nel turismo

Milano attrae sempre più visitatori internazionali ed è in netta crescita sul fronte servizi turistici. Sono 15 a settembre 2018 le startup innovative attive secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tanto che il capoluogo lombardo ha il primato in Italia per numero di imprese seguito da Roma, Rimini, Napoli. Progetti innovativi: la app per dare nuova luce alla cultura con il tablet sharing, l’impresa che offre servizi e soluzioni informatiche specializzata nel turismo, il sito con le proposte educative per viaggi d’istruzione e quello che propone di viaggiare con operatori locali, tour operator, agenzie. Ci sono inoltre 194 imprese specializzate nel noleggio di autoveicoli e biciclette e 146 in servizi di biglietteria, di prenotazione e guide turistiche.

Imprenditoria femminile e giovane i target più dinamici

Il settore si conferma in crescita in un anno dell’1% e dell’8,4% in cinque. Secondo un’elaborazione della Camera di Commercio sui dati Aida-Bureau Van Dijk e Istat i ricavi delle vendite delle imprese impegnate nel settore turismo in Lombardia, supera i 43 miliardi di euro il giro d’affari turistico annuale nella sola Milano sui 49 totali realizzati dalle imprese dei comuni turistici lombardi. Le imprese del settore sono oltre 26 mila, di cui quasi 12 mila attive nel commercio al dettaglio, 11 mila nella ristorazione, oltre mille nelle attività sportive, nell’intrattenimento e nella ricettività. Quasi una su quattro le donne imprenditrici, 22 in Italia (23%). Quasi un terzo, il 30%, sono giovani imprenditori, 28 in Italia. Si tratta di imprese nate nel 2017 (29%), nel 2016 (19,6%), nel 2018 (17,4%), nel 2015 (17,4%), nel 2014 (6,5%), nel 2013 (9,8%).

Puntare sulla qualità e sulla varietà

“Bisogna continuare a puntare sulla qualità e sulla varietà dell’offerta diretta a un pubblico internazionale ma anche investire maggiori risorse per richiamare i turisti in modo mirato. Occorre fare rete tra le imprese e superare i particolarismi, nel quadro di uno sviluppo dell’ecosistema digitale turistico, come previsto in questo bando, che punta a dare alle imprese strumenti tecnologici e visibilità internazionale” dice Valeria Gerli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Per adeguarsi alle nuove richieste del mercato e innalzare gli standard qualitativi della propria offerta, gli operatori della filiera possono beneficiare di 300 mila euro in contributi a fondo perduto, finalizzati a dotarsi di strumenti tecnologici e comunicativi necessari per rendere più appetibile sul web la propria offerta, in particolare a un pubblico internazionale.

Adolescenti, rischio deficit di attenzione con troppi digital media

E’ un dato di fatto: i ragazzi passano moltissimo tempo con il loro smartphone, impegnati a chattare con gli amici o a controllare i social. E questo fin dalla più giovane età, già dalla preadolescenza. Per rendersene conto, basta davvero un’occhiata ai giovani che si incontrano sui mezzi pubblici, nei bar e, ovviamente, in casa. I familiari sanno che farli separare dal loro telefonino è un’impresa ardua.

I pericoli per i teen

Eppure questa attività che sembra così naturale per la generazione digitale potrebbe avere degli effetti davvero negativi.  Infatti gli adolescenti che usano molto smartphone e altri apparecchi multimediali hanno un rischio doppio rispetto a coetanei che adoperano poco tali mezzi di sviluppare disturbi comportamentali, in particolare il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), problema che influisce sul rendimento scolastico impedendo a chi ne soffre di portare a termine compiti assegnati, di prestare attenzione e concentrarsi. Lo scrive l’Ansa, riprendendo un’indagine pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Lo studio si è concentrato “sull’uso di social media, chat, messaggini, video in streaming, musica online o da scaricare, piuttosto che su intrattenimenti più tradizionali quali TV e video game” afferma l’autore Adam Leventhal dell’Università della Southern California.

Eccesso di stimoli

Secondo il ricercatore, “La tecnologia mobile oggi disponibile può fornire stimoli di elevato impatto in maniera rapida e in ogni momento della giornata, con effetti probabilmente ancora più profondi dei media classici” L’analisi è stata fatta su un gruppo rappresentativo di ragazzi. Inizialmente gli scienziati hanno selezionato un campione di 4.100 giovani di scuola superiore (15-16 anni): da questo gruppo hanno poi individuato i 2.587 giovani senza ADHD. Escludendo chi già soffriva del disturbo, i ricercatori avevano l’obiettivo di osservare l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali (come ad esempio Facebook). Dopo due anni è stata valutata la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.

Il risultato della ricerca

“Possiamo affermare con sicurezza che i teenager esposti a elevati livelli di media digitali hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare sintomi di ADHD in futuro”, ha commentato Leventhal, dopo aver esaminato tutti i dati raccolti. Già, perché il test di due anni ha rilevato che la comparsa di sintomi di ADHD era di circa il doppio negli adolescenti che utilizzavano frequentemente le piattaforme digitali rispetto ai giovani che le usavano raramente.

Le criptovalute consumano lo 0,5% dell’elettricità mondiale

Anche la moneta virtuale consuma energia elettrica. Quanta? A oggi 2,55 gigawatt a livello mondiale, ma alla fine del 2018 potrebbe consumarne 7,67 gigawatt, ovvero circa lo 0,5% del consumo elettrico globale. Quasi quanto quello di uno Stato come l’Austria, e in alcune giornate di picchi produttivi, la percentuale potrebbe salire al 5%. Questo è quanto risulta da un’analisi di Alex de Vries, economista ed esperto di blockchain, il processo di creazione di criptovaluta.

La creazione di bitcoin richiede calcoli complessi, e per completarli non bastano più dispositivi casalinghi, ma vere e proprie fabbriche che aggregano capacità di elaborazione. Ma queste richiedono grandi quantità di elettricità, sia per consentire alle macchine di funzionare sia per alimentare i potenti impianti di raffreddamento necessari a tenere bassa la temperatura degli ambienti e dei dispositivi.

Estrarre bitcoin potrebbe diventare sempre meno conveniente

Il problema non è solo ambientale. La prospettiva di de Vries è soprattutto economica: se il consumo energetico si moltiplicherà in così poco tempo cresceranno con altrettanta velocità anche le spese di chi estrae bitcoin, assottigliando così i margini dell’attività. In altre parole, estrarre criptomoneta potrebbe diventare sempre meno conveniente.

L’analisi dell’economista però non è una condanna, perché la profittabilità dipenderà dal prezzo futuro di un bitcoin, Se questo aumenterà a un ritmo superiore alle spese, il mining continuerà a produrre guadagni.

In Italia produrre un bitcoin costa 10.310 dollari

Ci sono poi differenze da Stato a Stato, poiché ogni Paese ha un costo dell’energia (e quindi dei processi) differente. Diverse analisi hanno provato a capire quali siano gli Stati più convenienti. In Italia, estrarre un bitcoin costerebbe 10.310 dollari, già molto più del valore attuale della criptovaluta (8300 dollari). In Germania, il costo è ancora superiore (oltre i 14.000 dollari), in Francia è poco sotto gli 8.000 dollari, e la produzione rende di più. Ma gli affari migliori si farebbero in Cina, Serbia, Bulgaria, Bielorussia, Georgia, Trinidad e Tobago, Zambia. Anche se il Paese più conveniente risulta il Venezuela, dove il costo di produzione di un bitcoin sarebbe di appena 531 dollari.

Il rischio cryptojacking

De Vries sottolinea come nei prossimi mesi il sistema bitcoin potrebbe adottare soluzioni capaci di risparmiare energia, come Lightning Network, il protocollo che punta a semplificare le transazioni, riporta Agi. Ma se la spesa energetica dovesse superare i ricavi potrebbero moltiplicarsi i furti, ovvero gli attacchi informatici che succhiano elettricità e capacità di calcolo dai dispositivi di utenti e grandi organizzazioni per aggregarla e produrre criptomonete.

Si tratta di un’ipotesi avvalorata da una recente analisi di F-Secure. Secondo i produttori di antivirus, i cybercriminali hanno preferito virare verso il cryptojacking, software malevoli che violano pc e smartphone al fine di sfruttarli nell’attività di mining. In pratica i cybercriminali ci guadagnano, tanto non sono loro a pagare le bollette.

Gmail cambia faccia. E non solo

Gmail cambia faccia. La casella di posta elettronica di Google sul web avrà una nuova grafica, che presto apparirà più ordinata e pulita, come quella per lo smartphone. Ma non si tratta dell’unica novità per il servizio di posta elettronica del colosso di Mountain View. Stando alle anticipazioni di The Verge, il sito di informazioni e novità tecnologiche che ha pubblicato in anteprima gli screenshot della nuova veste grafica di Gmail, sono diversi i cambiamenti in programma nelle prossime settimane.

Tre nuovi layout tra i quali scegliere

In pratica, per gli utenti che accedono al servizio da browser la grafica di Gmail sarà come appare attualmente nella versione per smartphone. La nuova Gmail offrirà tre nuovi layout, ovvero tra diverse modalità di visualizzazione tra le quali scegliere, ognuna con i propri elementi grafici.

La prima è una visualizzazione predefinita, riferisce Adnkronos, nella quale gli allegati saranno messi in evidenza attraverso diverse icone nell’elenco delle email ricevute. La seconda è una versione compatta, che aumenterà la quantità di messaggi che è possibile visualizzare su una singola pagina, e la terza, invece, ancora più essenziale.

Tra le nuove funzionalità la possibilità di rimandare la lettura di un’email

Si potrà anche effettuare una chiamata attraverso la chat, se attiva, si potranno aggiungere note attraverso l’app Keep, e sarà possibile accedere al calendario di Google direttamente dalla barra laterale. Come per la versione da smartphone, poi, la nuova Gmail permetterà di rispondere rapidamente alle mail tramite le Smart Reply, le risposte predefinite. Inoltre, tra le nuove funzionalità, ci sarà anche la possibilità di rimandare la lettura di un’email, e quella di sospendere i thread molto lunghi.

In futuro, possibili strumenti per limitare le azioni del destinatario

Inoltre, riferisce l’Huffington Post, Google starebbe lavorando a uno strumento in grado di limitare le azioni del destinatario di una mail. Ad esempio, la mail potrebbe essere bloccata, il che impedirebbe al destinatario di copiarla, scaricarla, stamparla. Oppure, dopo un determinato periodo di tempo, la mail dovrebbe essere cancellata, sia dalla casella del destinatario sia da quella del mittente. È possibile anche che Gmail inserisca un processo di autenticazione, per assicurarsi che quella email venga letta dal destinatario giusto.

Non è stata però ancora fissata una data precisa per il debutto ufficiale, ma stando a The Verge la nuova versione potrebbe essere lanciata l’8 maggio, in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O

Mutui, serve più tempo per l’erogazione

Ci vogliono 140 giorni. Ecco il tempo medio che intercorre tra quando un utente richiede le prime informazioni in merito alla possibilità di ottenere un mutuo e la sua effettiva erogazione. I calcoli in merito alle attese sono stati effettuati dai portali specializzati Mutui.it e Facile.it, che hanno analizzato una mole di circa 1.500 pratiche di finanziamento nel corso del 2017. Un altro dato che emerge dall’inchiesta è che, rispetto al 2016, i tempi necessari per avere un mutuo sono aumentati in un anno del 3,6%.

La “colpa”? Probabilmente più della burocrazia che delle banche

L’analisi evidenzia anche un altro elemento interessante. La “colpa” di questi cinque mesi di attesa – giorno più giorno meno – non può essere attribuita alla presunta lentezza degli istituti finanziari. La ricerca, scorporando i vari dati, rivela che il tempo che passa in realtà dall’istruttoria della pratica all’erogazione del mutuo vero e proprio è di soli 58 giorni. Quindi la lunghezza del processo è probabilmente dovuta alla grande, e spesso laboriosa, raccolta di tutti i documenti necessari.

Il Trentino Aldo Adige corre, la Sardegna cammina

In merito alla tempistica, la situazione è molto diversa analizzando le varie aree geografiche italiane. In base ai risultati ottenuti dall’analisi, si evince che le Regioni nelle quali l’erogazione di mutui è più lenta sono la Sardegna, dove servono 185 giorni, l’Umbria (180) e la Calabria (154). Dall’altra parte della classifica, spiccano per velocità il Trentino Alto Adige (85 giorni), la Liguria (105) ed il Friuli Venezia Giulia (122). Ancora più nel dettaglio, a livello provinciale le più rapide risultano essere Trento – che con i suoi 92 giorni è la più veloce – seguita da Genova (93 giorni) e Trieste (94). Spalmate dal Nord al Sud dello Stivale le più lente: Mantova (198 giorni), Sassari (182) e Brindisi (181).

A Nord le metropoli più rapide nell’iter

In linea di massima, per avere accesso a un mutuo ci vuole meno tempo nelle città del Nord rispetto a quelle del Centro e del Sud Italia. Esaminando le 1.500 pratiche campione prese in considerazione, emerge che chi risiede a Roma ha dovuto aspettare un tempo superiore del 4% rispetto a chi abita a Milano. I napoletani hanno percorso un iter più lungo del 12% rispetto a chi ha chiesto un mutuo a Bologna, mentre i residenti a Venezia hanno avuto un percorso più lungo del 38,5% rispetto agli abitanti di Genova.

Economisti, matematici, ingegneri e medici i professionisti più richiesti

Oggi più che mai, trovare lavoro non è facile. Ma non è così per tutte le professioni, come dimostra il rapporto diffuso da Uniocamere in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. In base ai dati raccolti, conquistare un’assunzione è nettamente più semplice per i giovani economisti, i matematici e gli ingegneri, quelli elettrotecnici in particolare.

Settembre – novembre 2017, al via 960 mila assunzioni

Nel trimestre luglio-settembre sono avvenute circa 960 mila assunzioni, cifra sostanzialmente simile a quella del periodo settembre-novembre. In entrambi i casi, i numeri si riferiscono a tutte le tipologie contrattuali, dalle collaborazioni al tempo indeterminato. Ma non tutte le ricerche di personale sono andate a buon fine, anzi. Infatti, anche se sono molte le persone che cercano lavoro e molte quelle stabilmente disoccupate, spesso le aziende che cercavano collaboratori non sono riuscite a trovarli. Perché? Per mancanza di disponibilità dei profili ricercati. All’insegna del paradosso, non c’è lavoro e non ci sono lavoratori (giusti).

Nuove assunzioni, il macrosettore servizi batte l’industria

Senza eccezioni, i professionisti più richiesti appartengono al macrosettore dei servizi, che ha ormai ampiamente superato la capacità dell’industria di generare nuove assunzioni. E, come è contenuto nello studio di Unioncamere  “Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2016-2020)”, tre assunzioni su quattro avranno luogo proprio in questo comparto, sempre più vasto e differenziato.

In particolare, nel periodo in questione la sanità farà registrare un aumento occupazionale del 4,1% all’anno, i servizi avanzati del 3,5% e quelli di public utility (società che forniscono servizi come luce, acqua e gas) del 3%, sempre annuo.

Spazio alla tecnologia…

Sempre più tecnologico e interconnesso, il mondo avrà un progressivo bisogno di tecnici specializzati (ingegneri informatici, programmatori, sviluppatori di software ed economisti), ma anche di esperti della comunicazione (digital marketing manager e communication manager), in grado di lavorare su più piattaforme e verificare le performance in termini di vendita ed engagement.

… e alla salute (anche mentale)

Ancora, il mondo avrà sempre più bisogno di professionisti della salute e dell’assistenza, vista la composizione demografica sempre più sbilanciata verso le età avanzate. Largo quindi a medici e personale sanitario, con posti di lavoro presso gli ospedali ma anche nell’assistenza domiciliare e presso i centri per gli anziani, e ai professionisti del benessere a 360 °, dai nutrizionisti agli psicologi.

Città eleganti, quattro italiane fra le 10 più chic del mondo

Sarà forse perché i miti sono duri a morire, o semplicemente perché è ancora oggi una verità, ma Parigi si conferma la prima città al mondo per eleganza. Insomma, la Ville Lumière da secoli non ha rivali quando si parla di chic. Però ci sono anche diverse – per la precisione quattro – buone notizie per l’Italia, che in quanto a buon gusto e saper vivere non ha paura dei competitor. Lo rivela una recente ricerca che incrocia moda e paesaggio urbano, tenore di vita e circolazione del denaro, creando dati che sono oggettivi ma anche soggettivi, ossia in relazione alla percezione. Diffusa nel nostro paese dal portale del fashion Zalando, l’analisi evidenzia che nella top ten delle metropoli eleganti ben quattro sono, appunto, italiane.

La classe non si impara

Lo studio globale ha classificato le prime 100 città più eleganti. “L’eleganza non può essere acquistata, la qualità, l’eleganza si riferiscono a qualcosa di più sottile e difficile da definire. E mentre le tendenze cambiano, la vera eleganza non esce mai di stile, forse per questo al top c’è Parigi, lo chic per eccellenza” spiega la ricerca. Ma cosa significa la definizione ‘eleganza’, o meglio come la si può misurare? E perché alcune metropoli la incarnano, o la interpretano, meglio di altre? Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato numerosi criteri basati su dati per valutare le città, tra cui il voto di architetti, giornalisti di moda e di lifestyle e trendsetter da tutto il mondo per valutare secondo le loro informazioni e aree di competenza quali siano.

Fattori tangibili e intangibili

Sebbene si tratti di una classifica, molte persone hanno difficoltà a esplicitare la definizione di eleganza, anche – o forse soprattutto – riferita a una città. “E’ semplicemente così!”, potrebbe essere la risposta più comune. Lo studio, però, si prefigge anche un obiettivo di attendibilità: “Abbiamo messo alla prova i nostri preconcetti, ricorrendo ai dati per definire e valutare dove si trovano le città più eleganti nel mondo. Abbiamo scelto alcuni fattori in tre categorie chiave per valutare la nostra lista: fattori relativi alla moda, fattori relativi al paesaggio urbano e accessibilità. Abbiamo analizzato migliaia di città e selezionato 400 luoghi ampiamente considerati eleganti per la moda o l’architettura. Li abbiamo valutati in base ai fattori rilevanti, selezionando le migliori” affermano i responsabili dello studio.

I parametri dei voti

“Per ottenere un punteggio elevato, abbiamo stabilito che una città dovesse essere caratterizzata da un settore della moda particolarmente attivo e vivace, un’architettura importante dal punto di vista culturale e storico, un’alta desiderabilità turistica e un punto di accesso attraente per i visitatori” spiegano ancora gli analisti.

La top ten delle città eleganti

Ecco, in ordine dal primo posto al decimo, la hit delle città eleganti: Parigi; Londra; Vienna; Venezia; Firenze; Barcellona; Milano; Roma; Oslo; Amsterdam.